FIRENZE – Si accende un duro scontro istituzionale nel mondo della scuola toscana. L'assessora regionale all'Istruzione, Alessandra Nardini, ha espresso il proprio netto e totale dissenso rispetto alle valutazioni positive espresse dal direttore dell'Ufficio scolastico regionale (Usr) in merito al disegno di legge Valditara. Pur premettendo che nessuno intende mettere in discussione il ruolo centrale e fondamentale delle famiglie nell'educazione dei figli, l'esponente della Giunta toscana ha definito la riforma governativa un vero e proprio disastro politico e pedagogico, accusandola di indebolire la funzione pubblica della scuola proprio nei contesti sociali in cui la presenza dello Stato sarebbe più necessaria per garantire pari opportunità, strumenti e conoscenze a tutti gli studenti.
Il fulcro della critica di Nardini si concentra sulle nuove regole relative all'introduzione dei progetti di educazione sessuo-affettiva negli istituti scolastici. Secondo l'assessora, l'idea di subordinare questi corsi al consenso preventivo dei genitori nelle scuole medie e superiori, vietandoli del tutto nelle scuole elementari e dell'infanzia, produrrà un effetto chiarissimo e discriminatorio. I giovani che nascono e crescono in contesti familiari o sociali in cui la sessualità e l'affettività sono ancora considerate un tabù, o dove resistono radicati stereotipi di genere, rischiano di ereditare questi pregiudizi senza possedere gli strumenti critici necessari per riconoscerli, metterli in discussione e, infine, emanciparsene.
Il valore della prevenzione contro la cultura del possesso
A difesa della validità dei percorsi formativi, Nardini ha tenuto a precisare che educare le nuove generazioni al consenso, al rispetto del proprio corpo e di quello altrui, a una sessualità consapevole e alle relazioni sane non significa in alcun modo esautorare o sostituirsi alle famiglie. Al contrario, si tratta di un'azione di affiancamento per aiutare i bambini e i ragazzi a crescere più liberi e consapevoli, potendo contare sul supporto di personale qualificato e specificamente formato su tematiche così delicate.
L'assessora ha poi sottolineato come la letteratura scientifica e l'esperienza didattica dimostrino che questi percorsi, se avviati fin dall'infanzia utilizzando linguaggi e approcci calibrati in base all'età degli alunni, risultino fondamentali per destrutturare sul nascere i ruoli di genere precostituiti, prevenendo le discriminazioni e la nascita di legami disfunzionali. Si tratta, insomma, di un argine indispensabile per contrastare quella cultura del possesso che, troppo spesso, rischia di sfociare in dinamiche di violenza. Nardini ha concluso il suo affondo ribadendo che la Regione Toscana difenderà sempre il modello di una scuola aperta, che educa al rispetto delle differenze e alla libertà di autodeterminazione, accusando il governo di spacciare per tutela della famiglia quella che in realtà è una condanna per le ragazze e i ragazzi e un attacco diretto all'autonomia della scuola pubblica
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