Palagi e Palandri: “Su un’opera da 200 milioni servono trasparenza e confronto istituzionale”

Il 4 giugno 2026 il Comune di Firenze ha pubblicato la determinazione dirigenziale DD 04297/2026, adottata il giorno precedente, con cui viene approvata la sesta variante al contratto di appalto per i lavori di riqualificazione dello stadio Artemio Franchi (Ambito B – Stralcio 1). Si tratta del contratto principale dei lavori, sottoscritto il 12 marzo 2024 con la società consortile Nuovo Stadio Franchi S.c.a.r.l., finanziato con risorse PNC-MIC e PNRR.

A sollevare il caso sono Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune e Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune Quartiere 2, che evidenziano come siano sei le modifiche apportate allo stesso contratto in poco più di due anni dalla firma: la quarta a febbraio, la quinta a fine maggio e la sesta all’inizio di giugno. A queste si aggiungono tre varianti relative al contratto della direzione lavori.

“Non è il numero delle varianti in sé il problema – spiegano – ma ciò che rappresentano su un’opera da circa 200 milioni di euro, di cui circa 151 milioni legati a fondi PNC-MIC e PNRR, con una scadenza fissata al 31 dicembre 2026”.

Secondo i consiglieri, una sequenza così ravvicinata di modifiche in corso d’opera “dimostra che la programmazione iniziale viene continuamente aggiornata mentre il cantiere procede, con il rischio che ritardi e maggiori costi ricadano sulla parte pubblica”.

Gli esponenti di Sinistra Progetto Comune richiamano anche alcuni atti delle ultime settimane: l’11 giugno una determina ha impegnato risorse per una nuova fornitura elettrica, mentre il 12 giugno è stato autorizzato un ulteriore subappalto, all’interno di una catena di affidamenti sempre più articolata.

“Queste risorse non sono un affare privato della Giunta, ma appartengono alla città – sottolineano Palagi e Palandri –. Eppure decisioni rilevanti continuano a non avere un passaggio formale né in Consiglio comunale né nel Consiglio del Quartiere 2”.

L’opposizione chiede quindi di conoscere nel dettaglio gli effetti della sesta variante: quali lavorazioni vengono modificate, se sono previsti maggiori costi a carico dell’amministrazione e quale impatto avrà sul cronoprogramma dei lavori, già prorogato al 31 ottobre 2026.

“Serve un quadro complessivo e trasparente prima che la somma di varianti, integrazioni di spesa e impegni amministrativi renda definitive scelte che dovrebbero essere discusse dalla città”.

Palagi e Palandri annunciano nuove richieste di chiarimento attraverso gli strumenti del Consiglio comunale, ribadendo che “su un’opera pubblica di questa portata il controllo democratico non è un ostacolo, ma uno strumento necessario”.

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