Negli ultimi dieci anni Firenze ha perso oltre 4.000 imprese artigiane e anche il primo trimestre del 2026 conferma il segno negativo, con un calo del 4,2%, ben superiore rispetto al -1,6% registrato dal resto del sistema produttivo. Numeri che potrebbero far pensare a una crisi irreversibile. Ma per Francesco Amerighi, presidente di Cna Firenze Metropolitana, la realtà è diversa: il problema non sarebbe la mancanza di vitalità del settore, bensì norme ormai superate.
«Sarebbe un errore leggere questi dati come il segnale di un inevitabile declino dell'artigianato», spiega Amerighi. «Una parte di questa emorragia non è dovuta alla debolezza delle imprese, ma a regole che non ne rappresentano più la realtà. La legge quadro sull'artigianato risale al 1985: da allora sono cambiati mercati, tecnologie e modelli organizzativi, mentre la normativa è rimasta quasi immutata».
Secondo il presidente di Cna, molte attività che operano a tutti gli effetti come imprese artigiane finiscono oggi per restare escluse dall'Albo. «Succede, ad esempio, con molte Srl. Sempre più imprenditori scelgono questa forma societaria perché tutela il patrimonio personale e facilita l'accesso al credito, ma i requisiti richiesti per l'iscrizione sono talmente rigidi da escludere realtà che svolgono un'attività pienamente artigiana».
Tra i nodi da sciogliere c'è anche quello della contribuzione previdenziale. «Un professionista con 10 mila euro di utile versa circa 2.600 euro di contributi. Un artigiano, invece, supera i 4.500 euro perché i contributi sono calcolati su un minimale fissato per legge. Così attività che dovrebbero essere ricondotte all'artigianato vengono esercitate come libere professioni».
Per Amerighi, la riforma dell'artigianato appena avviata deve rendere più attrattiva l'appartenenza al settore. «L'iscrizione all'Albo deve tradursi in opportunità concrete: facilitazioni fiscali, accesso al credito e misure di sostegno. Dopo oltre quarant'anni si apre finalmente la possibilità di aggiornare le regole. È una riforma che Cna ha voluto con convinzione, ma siamo soltanto all'inizio del percorso».
Il presidente di Cna indica poi altre priorità: uniformare le regole tra Stato e Regioni per evitare disparità territoriali e rivedere i limiti dimensionali delle imprese artigiane. «Continuiamo ad applicare soglie fissate quarant'anni fa, spesso troppo basse per la realtà di oggi. Un limite che rischia di trasformarsi in un freno alla crescita».
Infine, uno sguardo alle nuove generazioni. «La riforma può contribuire ad avvicinare i giovani all'artigianato se riuscirà a rafforzare il rapporto tra scuola e impresa. Gli artigiani devono poter entrare nelle scuole come protagonisti della formazione. Le leggi possono accompagnare l'evoluzione del settore, ma sono le persone a garantirne il futuro». Lo scrive la Nazione.
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