L'aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale continua a scuotere la politica toscana. Il passaggio del biglietto urbano da 1,70 a 2 euro e il rincaro dell'8% sugli abbonamenti di autobus e tramvie non stanno provocando soltanto il malcontento dei cittadini, ma stanno aprendo profonde crepe anche all'interno della maggioranza che governa la Regione.
Le critiche arrivano da più fronti e riguardano soprattutto il metodo seguito per arrivare alla decisione. Secondo quanto trapela, la gestione della vicenda sarebbe avvenuta «in urgenza», senza un adeguato confronto preventivo né con gli alleati di governo né con le associazioni e gli enti locali. Una situazione che ha finito per creare un cortocircuito nel Partito Democratico: mentre a livello nazionale si parla di trasporto pubblico gratuito, in Toscana si procede nella direzione opposta.
Tra le voci più critiche c'è quella della sindaca di Firenze, Sara Funaro. «Siamo contrari all'aumento degli abbonamenti», ribadisce. «La nostra parte la stiamo facendo, e non con 12 milioni di euro come affermato da Giani, ma con 31 milioni». Palazzo Vecchio conferma inoltre il mantenimento dei bonus comunali destinati agli utenti del trasporto pubblico.
Sulla stessa linea anche il sindaco di Prato, Matteo Biffoni: «Storicamente abbiamo sempre investito più della media nel sostegno al trasporto pubblico. Se si trattasse di finanziare servizi aggiuntivi, sarebbe giusto chiedere più risorse ai Comuni. Ma qui si parla di garantire l'esistente».
Il malessere attraversa anche gli alleati del Pd in Regione. «Gli aumenti mettono in difficoltà le famiglie», osserva il capogruppo del Movimento 5 Stelle Luca Rossi Romanelli, pur ricordando che il problema nasce da un contratto di servizio sottoscritto circa dieci anni fa che prevede l'adeguamento delle tariffe all'inflazione. Da Alleanza Verdi e Sinistra arriva invece la richiesta di reperire nuove risorse per salvaguardare soprattutto gli abbonamenti. «Comprendiamo gli aumenti dei costi e i tagli del Governo, ma dobbiamo fare di tutto per trovare le risorse necessarie, anche rivedendo altre scelte economiche», afferma il segretario toscano di Sinistra Italiana, Dario Danti.
Anche l'Anci Toscana lamenta la mancanza di un confronto preventivo con la Regione, mentre Province e Comuni sperano che la riunione fissata per il 21 luglio possa aprire la strada a correttivi e misure compensative.
Le contestazioni arrivano inoltre dalle associazioni dei consumatori e dalle opposizioni di centrodestra. Federconsumatori Toscana chiede maggiore coinvolgimento di utenti e pendolari, mentre Fratelli d'Italia parla di «inaccettabile sudditanza alla multinazionale» francese Autolinee Toscane. Sullo sfondo resta anche il tema delle risorse: alcuni esponenti dem ricordano infatti che, nella recente variazione di bilancio regionale per la sanità, sarebbero stati sottratti 24 milioni proprio al fondo destinato ai trasporti, con la promessa di reintegrarli successivamente.
Il presidente Eugenio Giani continua a rivendicare l'impegno economico della Regione, che investe ogni anno circa mezzo miliardo di euro tra sanità e trasporto pubblico. Ma il punto di equilibrio che molti auspicano sembra essere un altro: tutelare maggiormente pendolari e abbonati, limitando il peso degli aumenti su chi utilizza quotidianamente i mezzi pubblici e valutando, al contrario, un maggiore contributo da parte dei turisti che raggiungono Firenze attraverso i collegamenti con Villa Costanza e l'aeroporto.
La partita, insomma, è tutt'altro che chiusa. E il confronto del 21 luglio potrebbe trasformarsi nel momento decisivo per ridisegnare una misura che, almeno per ora, mette d'accordo quasi tutti soltanto su un punto: così com'è, convince ben pochi. Lo scrive Repubblica.
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