Il sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano continua a scuotere il dibattito politico e istituzionale. A chiedere interventi radicali è Giuseppe Fanfani, garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, che individua nel penitenziario fiorentino il simbolo di una crisi ben più ampia. «Sta venendo alla luce tutto il malessere del carcere italiano di cui Sollicciano è un emblema. Non è un caso isolato, ma un esempio di come la detenzione in Italia possa essere disastrosa», afferma.
Secondo Fanfani, la struttura è ormai giunta al capolinea. «È abbandonata a se stessa. Sentiamo tante critiche, ma non arrivano soluzioni concrete. Se ci fosse la possibilità, l’unica strada sarebbe quella di raderla al suolo e ricostruirla in piccoli blocchi. Nelle carceri di dimensioni più contenute è possibile svolgere un vero lavoro di rieducazione, cosa molto più difficile nelle grandi strutture». Il garante sottolinea inoltre come i problemi di Sollicciano – dalla carenza di spazi alle condizioni igienico-sanitarie – siano diffusi anche in molti altri istituti italiani.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha annunciato l’intenzione di confrontarsi con il Governo. «Ci conto sul gioco di squadra su Sollicciano, voglio parlare con il ministro. È una questione che conosciamo da tempo e adesso è necessario realizzare quegli interventi che consentano al carcere di tornare a una piena efficienza», ha dichiarato il governatore.
Dure anche le prese di posizione del Partito Radicale, con il segretario Maurizio Turco e la tesoriera Irene Testa, che parlano di una situazione prevedibile, frutto di degrado strutturale, sovraffollamento cronico e mancanza di interventi adeguati. Per i radicali il sequestro rappresenta la conseguenza inevitabile di anni di inerzia istituzionale. Sulla stessa linea il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, che definisce «gravissime» le condizioni denunciate, ricordando come la dignità dei detenuti e la sicurezza degli operatori penitenziari non possano essere considerate questioni secondarie.
Anche l’avvocatura fiorentina torna a chiedere una svolta. Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Firenze, Sergio Paparo, ricorda le numerose denunce avanzate negli anni sulle condizioni «intollerabili e degradanti» dell’istituto. Per la Camera Penale di Firenze, il provvedimento della magistratura rappresenta invece «un significativo cambio di passo» nell’approccio alle problematiche del sistema penitenziario, reso necessario dall’inerzia della pubblica amministrazione. Un coro sempre più ampio che, dopo il sequestro disposto dalla magistratura, chiede una soluzione definitiva per il futuro di Sollicciano. Lo scrive la Nazione.
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