La presidente Maria Oliva Scaramuzzi: «Non serve abbatterlo, ma riqualificarlo. Ora una cabina di regia con istituzioni e professionisti»

Il sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano non deve essere letto soltanto come l’ennesima emergenza del sistema penitenziario, ma come un’opportunità per ripensare il futuro della struttura. Ne è convinta Maria Oliva Scaramuzzi, presidente della Fondazione Giovanni Michelucci, che invita istituzioni e professionisti ad avviare una riflessione concreta sul recupero del penitenziario.

«Quello che è accaduto era prevedibile e forse persino auspicabile viste le condizioni dell’istituto», afferma Scaramuzzi. Secondo la presidente della Fondazione, Sollicciano è il risultato di anni di mancata manutenzione e di un sovraffollamento che ha contribuito a rendere la situazione sempre più critica. Per questo il sequestro disposto dalla magistratura rappresenta «un fatto drammatico», ma anche l’occasione per affrontare finalmente problemi rimasti irrisolti per troppo tempo.

Scaramuzzi prende però le distanze dall’ipotesi di demolire e ricostruire il carcere, proposta avanzata nei giorni scorsi dalla sindaca Sara Funaro. «Abbattere e rifare Sollicciano significherebbe attendere almeno otto anni. È un tempo che non possiamo permetterci. La struttura può essere recuperata e riqualificata», sostiene, ricordando come autorevoli professionisti abbiano già indicato questa strada come percorribile.

La proposta della Fondazione è quella di ripartire dal masterplan sottoscritto nel 2022 da Comune di Firenze, Comune di Scandicci, Università, Ordine degli Architetti, amministrazione penitenziaria e Fondazione Michelucci. Un progetto che prevedeva sia la riqualificazione urbanistica delle aree esterne sia interventi di ristrutturazione all’interno della struttura, ma che negli ultimi anni è rimasto sostanzialmente fermo.

Per la presidente serve ora una vera e propria cabina di regia che coinvolga ministero, enti locali, professionisti e realtà del territorio. «Solo mettendo attorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti sarà possibile costruire una soluzione che vada oltre la gestione dell’emergenza», spiega. Un percorso che richiederà anche importanti risorse economiche: i 7,5 milioni recentemente stanziati dal Ministero della Giustizia per la riqualificazione vengono giudicati insufficienti. «Ne servirebbero almeno cento», sottolinea Scaramuzzi.

Tra le priorità indicate dalla Fondazione non c’è soltanto il recupero degli spazi detentivi, ma anche una migliore integrazione del carcere con il contesto urbano circostante. L’idea è quella di valorizzare le aree verdi e di intervenire sugli spazi destinati ai familiari dei detenuti, oggi descritti come luoghi degradati e inadeguati. «Chi attende di entrare a Sollicciano si trova in condizioni difficili sia d’estate che d’inverno. Anche questi spazi devono diventare parte del progetto di riqualificazione», conclude Scaramuzzi.

Per la Fondazione Michelucci, dunque, il futuro di Sollicciano passa non dalla demolizione, ma da una profonda riprogettazione condivisa, capace di restituire dignità a una struttura da anni al centro delle criticità del sistema penitenziario toscano. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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