La Camera ha approvato il nuovo Piano Casa nazionale, che punta a realizzare 100 mila nuovi alloggi in dieci anni e a recuperare 60 mila abitazioni di edilizia residenziale pubblica. Il provvedimento, che dovrà ora passare al Senato, prevede investimenti stimati in circa 10 miliardi di euro in otto anni e introduce un sistema che consente ai privati di ottenere procedure semplificate a fronte dell’obbligo di destinare il 70% dei nuovi volumi all’housing sociale, lasciando il restante 30% al mercato libero.
Da Firenze arrivano però forti perplessità. L’assessore alla Casa Nicola Paulesu definisce il piano “del tutto deludente”, sostenendo che le risorse destinate all’edilizia residenziale pubblica siano insufficienti e che manchino interventi concreti su contributi affitto e morosità incolpevole. Secondo il Comune, sarebbero necessari circa 20 milioni di euro soltanto per ristrutturare gli oltre 800 alloggi popolari che necessitano di interventi a Firenze. Critica anche la sindaca Sara Funaro, che contesta l’introduzione della figura del commissario nazionale e il mancato coinvolgimento diretto dei sindaci nelle scelte strategiche.
Dubbi arrivano anche dal mondo accademico. Il professor Filippo Celata ritiene che il problema italiano non sia la scarsità di abitazioni, ma la mancanza di strumenti regolatori e di investimenti nel patrimonio pubblico. Secondo il docente, il meccanismo del 70-30 potrebbe favorire operazioni immobiliari nelle aree più redditizie senza offrire sufficienti garanzie sulla reale destinazione sociale degli alloggi. Il rischio, sostiene, è che il social housing finisca per sostituire l’edilizia popolare senza risolvere le difficoltà delle migliaia di famiglie in attesa di una casa pubblica. A Firenze, infatti, l’ultima graduatoria per gli alloggi Erp ha raccolto circa 3.500 domande. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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