Nordio valuta il ricorso contro il provvedimento e annuncia il contratto per i lavori. Gianassi attacca: “Il ministro venga a vedere la situazione”

Sono 137 i detenuti trasferiti da Sollicciano verso altri istituti penitenziari toscani dopo il sequestro preventivo di sette sezioni del carcere fiorentino, disposto dal Tribunale di Firenze per le gravi condizioni igienico-sanitarie. A comunicarlo è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo a un question time del deputato Federico Gianassi in Commissione Giustizia.

Dei detenuti trasferiti, 66 si trovavano nella prima e nella nona sezione, mentre altri 71, il cui trasferimento è ancora in corso e si concluderà il 7 luglio, erano nella seconda e nella decima sezione. Il numero, però, potrebbe aumentare. Intanto il Dipartimento per gli Affari di giustizia ha chiesto all’Avvocatura dello Stato di valutare la possibilità di impugnare il decreto di sequestro. Nordio ha precisato che non si tratta di negare le criticità, ma di esercitare una facoltà prevista dall’ordinamento per garantire la migliore gestione organizzativa.

Il ministro è tornato anche sui lavori previsti per il carcere, ricordando che il 24 giugno è stato sottoscritto il contratto per la progettazione esecutiva degli interventi di manutenzione delle coperture, delle facciate e dell’adeguamento delle sezioni detentive, per un importo complessivo di circa 9 milioni e mezzo di euro.

Dura la replica di Federico Gianassi. «È intollerabile che dopo quattro anni e di fronte a tutto quello che è successo, il ministro Nordio non abbia ancora sentito l’esigenza di presentarsi di persona a Sollicciano per metterci la faccia», ha dichiarato il deputato Pd. «Nordio venga qui: andiamo insieme a vedere la situazione. Quello ormai è un girone infernale».

Gianassi ha poi chiesto al governo di passare dagli annunci ai fatti, giudicando insufficienti le risorse finora indicate rispetto alla gravità della situazione. «Il tempo degli annunci è finito, serve agire», ha aggiunto, chiedendo un impegno chiaro per la rinascita di Sollicciano e per cancellare quella che definisce “un’infamia”. Lo scrive la Nazione. 

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