«Vediamo se lo sciopero di oggi sarà un'occasione di confronto, o l'ennesimo pretesto per attaccare il Governo Meloni»

La crisi dell'industria italiana non nasce nel 2022, ma nel 2008. Da allora la produzione industriale è rimasta sotto i livelli pre-crisi, attraversando governi di ogni colore. Attribuire questa situazione all'attuale Esecutivo significa ignorare oltre quindici anni di storia economica. Dal 2022, invece, l'occupazione ha raggiunto livelli record e l'economia italiana ha dimostrato una tenuta superiore alle attese.

Alla Sindaca Funaro che chiede al Governo di rilanciare le politiche industriali, voglio chiedere: “Come mai la Toscana è la regione che paga il piu’ duro prezzo a livello di deindustrializzazione in Italia?”

Il peso dell’industria è sceso al 19,2% del PIL regionale, il dato più basso degli ultimi 25 anni, mentre sono circa 15.000 i lavoratori coinvolti tra cassa integrazione, contratti di solidarietà e altri ammortizzatori sociali. La Regione Toscana, che governa questo territorio da decenni, spieghi perché il nostro sistema produttivo perde competitività rispetto ad altre regioni.

Anche i sindacati dovrebbero fare un esame di coscienza. Oggi manifestano contro la crisi industriale, ma dov'erano quando l'Italia diventava l'unico grande Paese OCSE con salari reali in calo nel lungo periodo? E quando migliaia di lavoratori aspettavano mesi, o anni, per il rinnovo dei contratti?

Servono meno polemiche e più politica industriale: energia a costi competitivi, meno burocrazia, sostegno agli investimenti, innovazione e condizioni favorevoli alle imprese. È così che si difendono il lavoro, l'occupazione e salari più alti».
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies