La maggioranza sostiene la stretta annunciata dalla sindaca Sara Funaro sugli studentati privati, mentre dalla sua ala più a sinistra arriva la richiesta di fare un ulteriore passo avanti. Le nuove disposizioni prevedono lo stop alla possibilità per gli studentati di svolgere attività turistico-ricettiva per 60 giorni e il superamento dell’automatismo che permette di trasformare immobili con destinazione direzionale in strutture per studenti. «Gli studentati devono fare gli studentati», ha ribadito Funaro. Da settembre partirà il confronto sui criteri necessari per ottenere l’autorizzazione comunale.
«È il terzo tassello per regolamentare l’accoglienza turistica: alberghi, affitti brevi, studentati», afferma il capogruppo del Pd Luca Milani, sottolineando la necessità di governare anche le trasformazioni dei numerosi immobili attualmente utilizzati come uffici. Soddisfazione anche da Avs Ecolò. «È ora che gli studentati siano studentati e niente più», affermano i consiglieri Caterina Arciprete, Giovanni Graziani e Vincenzo Pizzolo. Il gruppo chiede però di intervenire sul vincolo che impone ai privati di destinare il 20% dei posti letto a canone calmierato: «Crediamo, esattamente come per il social housing, che sia necessario lavorare alla rimozione del termine ventennale e renderlo perenne. Lavoreremo insieme a giunta e maggioranza per questo obiettivo».
Dall’opposizione, invece, Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune giudica positiva ma tardiva la svolta. «Quella modifica si poteva votare il 10 marzo 2023, poi il 20 marzo 2024 e il 4 novembre 2024. Ogni volta l’abbiamo proposta, ogni volta la maggioranza ha detto di no, anche se i pareri tecnici erano favorevoli». Spc chiede una data certa per l’arrivo della nuova disciplina in Consiglio comunale e che le regole interessino anche le strutture esistenti. «In una città con 4.200 posti letto privati e 1.800 pubblici, la sindaca avrebbe potuto riconoscere che finalmente il centrosinistra cambia posizione, assumendosi la responsabilità del ritardo con cui ci si arriva e chiedendo scusa per gli evidenti errori fatti». Lo scrive Repubblica.
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