«Fa male vedere scritte antisemite davanti al Memoriale delle Deportazioni». Alessio Ducci, vicepresidente di Aned Firenze e figlio di un sopravvissuto di Mauthausen, interviene dopo le frasi comparse sulle mura esterne del Memoriale e successivamente cancellate dai Custodi del Bello. Ducci individua il problema nella confusione tra «ebrei» e «Israele»: «Il popolo ebraico è una comunità millenaria, Israele è uno Stato. Ridurre tutto a un’unica etichetta è il frutto dell’ignoranza». Un episodio condannato anche dalla sindaca Sara Funaro.
Ducci ricorda il valore del Memoriale come strumento contro l’ignoranza e luogo dedicato a tutte le vittime delle deportazioni. L’opera, allestita ad Auschwitz nel 1979, fu trasferita in Italia dopo la decisione della Polonia di sostituirla. Grazie all’impegno di Aned e delle istituzioni toscane e fiorentine arrivò a Firenze, con una prima inaugurazione nel 2018 e una seconda nel 2023 insieme al percorso museale.
Secondo Ducci, negli ultimi anni il clima è cambiato: «La memoria si è sfilacciata. Quelli che prima erano considerati confini eticamente invalicabili, ora non lo sembrano più». Il rischio maggiore è rappresentato dalle semplificazioni che alimentano odio e intolleranza. Aned, ricorda, ha espresso solidarietà al popolo palestinese e «tanti ebrei fiorentini sono lontanissimi da Netanyahu».
Nel racconto entra infine la storia personale del padre Alberto, deportato a soli 16 anni dopo essere stato fermato l’8 marzo 1944 durante il grande sciopero. Portato prima a Mauthausen e poi a Ebensee, tornò a Bagno a Ripoli diciotto mesi dopo pesando appena 27 chili. Nonostante le violenze subite, «non ha mai manifestato odio», ma conservò per tutta la vita il timore che atrocità simili potessero ripetersi. Lo scrive la Nazione.
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