Il sacerdote delle Piagge racconta 32 anni vissuti nella periferia fiorentina: «La Chiesa è un brand, io preferisco obbedire al Vangelo»

Don Alessandro Santoro, da 32 anni alla guida della Comunità delle Piagge, racconta la propria idea di fede e di Chiesa. Non porta il crocifisso al collo perché vuole sentirsi «nudo tra la gente», senza simboli capaci di creare distanze. Ammette anche il dubbio sull’esistenza di Dio: «La vita è un mistero e vivo nella sacralità di questo mistero, nella fiducia che lì ci sia Gesù. Ma non è una certezza».

Alle Piagge, quartiere di circa novemila abitanti, la comunità ha sviluppato corsi serali, una mensa, un mercato e una cooperativa che recupera e lavora il ferro scartato. Lo scarto diventa così il simbolo di ciò che può essere rigenerato, proprio come le esistenze segnate dalla povertà e da percorsi difficili. Santoro vive in una casa popolare e lavora accanto agli altri abitanti: «La povertà bisogna conoscerla da vicino».

Il sacerdote rivendica inoltre l’autonomia dalla Chiesa intesa come istituzione «potente e possente»: «La Chiesa è un grande brand, io preferisco obbedire al Vangelo». Una visione che lo ha portato anche a proporre la sostituzione del crocifisso nelle scuole con la Costituzione, considerata un simbolo più aperto e universale. La comunità ha inoltre raccolto 100mila euro per aiutare chi si trova in difficoltà.

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