La ricerca di Ires Cgil fotografa il calo della forza lavoro regionale. Oggi gli stranieri guadagnano mediamente il 33% in meno degli italiani

Nel 2038 la Toscana avrà bisogno di almeno 355mila lavoratori immigrati per rispondere alla domanda occupazionale. È quanto emerge dalla ricerca “Gli immigrati stranieri nella società e nell’economia toscana”, realizzata da Ires Cgil Toscana e presentata al Meeting Antirazzista di Cecina promosso dall’Arci.

Secondo le proiezioni, la domanda di lavoro raggiungerà un milione e 767mila unità, mentre l’offerta garantita dalla popolazione residente si fermerà a un milione e 412mila. I residenti potranno quindi coprire poco meno dell’80% del fabbisogno, lasciando scoperti 355mila posti che dovranno essere occupati in larga parte da persone provenienti dall’estero.

Nel 2024 i lavoratori stranieri in Toscana erano già 214mila, pari al 12,8% dell’occupazione complessiva, con una presenza rilevante in agricoltura, edilizia, tessile, calzature, servizi e assistenza. Tra il 2008 e il 2023 l’occupazione regionale tra i 20 e i 64 anni è cresciuta di 41mila unità: gli stranieri sono aumentati di 47mila, mentre gli italiani sono diminuiti di 6mila.

Restano però forti disuguaglianze. Un lavoratore straniero percepisce mediamente il 33% in meno di uno italiano e il part-time involontario riguarda il 20% dei dipendenti stranieri, percentuale che sale al 32% tra le donne. Il rischio di povertà raggiunge il 26,3%, contro il 7,7% degli italiani. Per il segretario regionale della Cgil Rossano Rossi, la risposta deve essere l’unione dei lavoratori nella richiesta di salari adeguati, diritti, sicurezza e occupazione di qualità. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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