Sistema sanitario toscano “è pronto a rispondere con efficacia ed efficienza ai bisogni”

In Toscana quasi 300.000 persone convivono con il diabete di tipo 2 ma il sistema sanitario toscano "è pronto a rispondere con efficacia ed efficienza ai bisogni delle persone con questo tipo di patologia". L'analisi emerge dalla survey di Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, presentata in occasione della quinta e ultima tappa del progetto nazionale 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2', promosso proprio da Fiaso con il contributo di Lilly e Roche Diabetes Care. Nel dettaglio la Toscana conta 3.659.222 abitanti: i diabetici noti e diagnosticati ammontano a circa 257.693, con una prevalenza attorno al 6% della popolazione, più del 90% dei quali rappresentati da diabetici di tipo 2. Oltre ai 257.693 diabetici noti, si stima che ce ne possano essere altri non diagnosticati e per questo il dato sale a quasi 300.000.
    
Dalla survey emerge che il sistema sanitario toscano "presenta ambiti di eccellenza, come l'assistenza al piede diabetico, e un orientamento all'innovazione che mostra elementi concreti: accesso a terapie con obiettivi cardio-nefro-metabolici, acquisizione di dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia ed esperienze territoriali di telemedicina e telemonitoraggio". Delle sette interviste realizzate emerge "una Toscana con basi programmatorie, cliniche e informative consolidate: un modello formalizzato di gestione integrata, una rete diabetologica e strumenti regionali di monitoraggio".

    
Con il progetto 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2', ha spiegato il presidente Fiaso e direttore generale dell'Asl Roma 1 Giuseppe Quintavalle, la finalità "è costruire un framework di analisi e di governance che misuri la reale capacità del sistema di applicare percorsi di presa in cura di qualità, equi e sostenibili e faccia emergere le tante buone pratiche esistenti. L'obiettivo finale è tradurre tutto questo in indicazioni operative". Cristiana Maria Baggiore, direttrice della struttura operativa complessa di diabetologia, endocrinologia e malattie metaboliche dell'Azienda Usl Toscana Centro, ha affermato che "è necessaria una consapevolezza e una partecipazione attiva del paziente alla cura" di questa patologia.

Sulla gestione e la prevenzione del diabete di tipo 2 la Toscana "sta molto bene, soprattutto rispetto alle altre regioni: ha un livello consolidato di programmazione, una rete assistenziale diffusa quasi in maniera capillare, ha una capacità di competenza clinica molto forte. Restano ancora da colmare alcune distanze tra il disegno programmatorio e ciò che effettivamente poi il cittadino ha a disposizione nella quotidianità". A dirlo è Stefano Inglese, health analyst advisor Fiaso, in occasione dell'evento a Firenze 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2 - Modelli a confronto per l'ottimizzazione dei percorsi assistenziali'. L'appuntamento è promosso da Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere.
    
Secondo Inglese "c'è da lavorare molto sulla relazione, il rapporto, l'integrazione tra medicina e specialistica diabetologica. Questo è ancora un punto sul quale bisogna investire. Poi c'è tutto il settore della prevenzione a diversi livelli: primaria, secondaria e terziaria che ha bisogno di essere rafforzato. Qualche componente professionale ha lamentato carenze di personale, sia gli infermieri che i nutrizionisti, per esempio, e la difficoltà, quindi, di essere presenti dappertutto nei team multidisciplinari che sono alla base del lavoro dei team diabetologici". La Toscana è l'ultima tappa del progetto nazionale 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2': le altre regioni che sono state selezionate sono Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia.
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