Lo ha detto Cristiana Maria Baggiore, direttrice della struttura operativa complessa di diabetologia, endocrinologia e malattie metaboliche dell'Azienda Usl Toscana Centro

"Oggi sappiamo che la prevenzione primaria del diabete di tipo 2 si può fare, partendo dalla prevenzione primaria e dalla riduzione del numero complessivo delle persone affette da diabete. Ma l'intervento precoce deve esserlo veramente", per non vanificare il lavoro. Lo ha detto Cristiana Maria Baggiore, direttrice della struttura operativa complessa di diabetologia, endocrinologia e malattie metaboliche dell'Azienda Usl Toscana Centro in occasione dell'evento 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2 - Modelli a confronto per l'ottimizzazione dei percorsi assistenziali', a Firenze: l'appuntamento è promosso da Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere.

    "E' chiaro che più interveniamo precocemente, più avremo la possibilità di dare anni di salute a queste persone - ha aggiunto -. E' molto importante anche andare a utilizzare il buon senso clinico per poter dare alla persona i trattamenti giusti. Intervenire su una popolazione giovane che ha già manifestato la patologia e che è in prevenzione primaria, quindi non ha ancora avuto eventi, è un valore aggiunto". C'è un salto di qualità ancora da fare.

    "Bisogna sollecitare la medicina generale, coloro che si dedicano istituzionalmente alla prevenzione e pensare nell'ottica oncologica - ha spiegato Baggiore -. Quindi dobbiamo offrire screening alle persone, stratificandole per rischio. E dare strumenti alla popolazione per poter intercettare precocemente che possono manifestare il diabete o che hanno questa patologia e non lo sanno. I dati epidemiologici ci dicono che per ogni diabetico noto ce ne è almeno uno che non è noto. Io credo che le istituzioni possano spingere in maniera anche concreta sulla prevenzione, attraverso strumenti come gli istituti dedicati alla prevenzione di massa". 
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