L’anno 1230 stava per finire e il 29 dicembre alla vigilia della festa di San Firenze (San Fiorenzo Martire), il sacerdote Uguccione si preparava a dir Messa nella Chiesa di S.Ambrogio. Si racconta che questa chiesa, antica già allora, fosse stata voluta da San Zanobi per essere dedicata appunto al vescovo milanese, dopo che lo stesso aveva brevemente soggiornato a Firenze.
L’aria era così gelida che Uguccione faceva molta fatica ad eliminare la rigidità dei suoi movimenti.
Le mani del vecchio sacerdote tremavano per l’età ma per Uguccione, il vero colpevole era il freddo. A causa della debole vista, durante il rito della purificazione, asciugando il calice, rimase qualche goccia di vino sul fondo. Quale non fu la sua meraviglia quando la mattina dopo, riprendendo in mano il calice, si accorse che il vino si era tramutato in sangue!! Si gridò al miracolo e le suore del vicino monastero, di cui Uguccione era il cappellano, corsero per prime a genuflettersi, seguite dal popolo festante. Questa, la versione ufficiale di famosi storici come il Villani, l’Ammirato, l’Ughelli. Ma non dimentichiamo che anche i fiorentini ebbero grande venerazione per il preziosissimo contenuto di quel calice. Quando nel 1340 scoppiò a Firenze la peste, una processione portò quella reliquia in ogni quartiere, invocando la grazia divina.
Venne deciso di costruire un tabernacolo per il calice di Uguccione e gli stessi Priori si incaricarono di tale compito ma, si sa, che tra i dire e fare c’è di mezzo il mare…. Purtroppo passarono più di 80 anni prima che Mino da Fiesole potesse dar corso alla costruzione. Nella piccola cappella (chiamata appunto “del Miracolo”), a sinistra dell’altar maggiore, la reliquia è protetta dal marmo di Mino, racchiusa tra le pareti affrescate da Cosimo Rosselli. Su una di queste, si può osservare una processione che termina in P.zza S.Ambrogio e tra la folla risaltano i presunti ritratti di Pico della Mirandola, del Poliziano e del Ficino. Molti fedeli vollero essere sepolti in questa chiesa, tanto amata; lo stesso Mino da Poppi detto da Fiesole (perchè lì operò molto), riposa assai vicino alla sua splendida realizzazione. Pure Leonardo del Tasso, autore di un tabernacolo ligneo, dove si può ammirare la figura di San Sebastiano, ha il suo riposo nel pavimento della Chiesa. Andrea Verrocchio, Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, Francesco Granacci, scelsero il semplice rettangolo in terra a testimoniare le loro modeste sepolture.
Mino da Fiesole e Cosimo Rosselli con il loro talento hanno voluto conservare il ricordo di un miracolo che, purtroppo ad eccezione di pochi, i fiorentini sembrano avere dimenticato.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
L’aria era così gelida che Uguccione faceva molta fatica ad eliminare la rigidità dei suoi movimenti.
Le mani del vecchio sacerdote tremavano per l’età ma per Uguccione, il vero colpevole era il freddo. A causa della debole vista, durante il rito della purificazione, asciugando il calice, rimase qualche goccia di vino sul fondo. Quale non fu la sua meraviglia quando la mattina dopo, riprendendo in mano il calice, si accorse che il vino si era tramutato in sangue!! Si gridò al miracolo e le suore del vicino monastero, di cui Uguccione era il cappellano, corsero per prime a genuflettersi, seguite dal popolo festante. Questa, la versione ufficiale di famosi storici come il Villani, l’Ammirato, l’Ughelli. Ma non dimentichiamo che anche i fiorentini ebbero grande venerazione per il preziosissimo contenuto di quel calice. Quando nel 1340 scoppiò a Firenze la peste, una processione portò quella reliquia in ogni quartiere, invocando la grazia divina.
Venne deciso di costruire un tabernacolo per il calice di Uguccione e gli stessi Priori si incaricarono di tale compito ma, si sa, che tra i dire e fare c’è di mezzo il mare…. Purtroppo passarono più di 80 anni prima che Mino da Fiesole potesse dar corso alla costruzione. Nella piccola cappella (chiamata appunto “del Miracolo”), a sinistra dell’altar maggiore, la reliquia è protetta dal marmo di Mino, racchiusa tra le pareti affrescate da Cosimo Rosselli. Su una di queste, si può osservare una processione che termina in P.zza S.Ambrogio e tra la folla risaltano i presunti ritratti di Pico della Mirandola, del Poliziano e del Ficino. Molti fedeli vollero essere sepolti in questa chiesa, tanto amata; lo stesso Mino da Poppi detto da Fiesole (perchè lì operò molto), riposa assai vicino alla sua splendida realizzazione. Pure Leonardo del Tasso, autore di un tabernacolo ligneo, dove si può ammirare la figura di San Sebastiano, ha il suo riposo nel pavimento della Chiesa. Andrea Verrocchio, Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, Francesco Granacci, scelsero il semplice rettangolo in terra a testimoniare le loro modeste sepolture.
Mino da Fiesole e Cosimo Rosselli con il loro talento hanno voluto conservare il ricordo di un miracolo che, purtroppo ad eccezione di pochi, i fiorentini sembrano avere dimenticato.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
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