Qual è il motivo dell’occupazione?
Vogliamo richiamare l'attenzione sulle criticità della scuola e della società; di fatto, noi come studenti del Peano ci opponiamo al sistema scolastico basato sulla meritocrazia, sul nozionismo e sulla competizione che dà troppa importanza ai voti e non abbastanza allo sviluppo del pensiero critico. Inoltre, contestiamo l’attuale governo e il decreto legge sul tetto massimo degli studenti stranieri nelle scuole.
In qualità di studenti, vi dissociate dalle mobilitazioni degli scorsi giorni avvenute, per esempio, a Milano o anche nei territori della Francia?
Le occupazioni, o comunque la nostra, si inseriscono in un sistema molto più ampio che è legato alle problematiche della scuola e della società. Noi come studenti esprimiamo solidarietà alle mobilitazioni francesi e a coloro che scendono in piazza per rivendicare i propri diritti, evidenziando la loro condizione, ma allo stesso tempo desideriamo un’ occupazione pacifica che mantenga il suo stato ordinario e che resti rispettosa nei confronti della struttura.
Avete un appello da fare alle istituzioni?
Noi come studenti chiediamo una scuola più inclusiva, soprattutto partecipativa e più attenta alle esigenze dei singoli studenti. Pretendiamo un ambiente che favorisca il dialogo, la cooperazione e un incentivare il senso di comunità. Vogliamo e chiediamo una scuola che ottenga anno dopo anno dal governo maggiori investimenti e soprattutto anche politiche capaci di contrastare le varie disuguaglianze che adesso possiamo vedere nel contesto scolastico.
Per finire, avete anche un messaggio agli studenti?
Sì, l'obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero di studenti, invitandoli a partecipare attivamente, confrontandosi tra loro per contribuire al sistema con le proprie idee. Ovviamente l'appello è rivolto anche verso il corpo docenti e la dirigenza affinché ascoltino e le varie richieste che sono state portate avanti, smettendo di essere semplici interlocutori passivi. L’occupazione non deve passare come un singolo episodio, ma lasciare un segno indelebile.
Vogliamo richiamare l'attenzione sulle criticità della scuola e della società; di fatto, noi come studenti del Peano ci opponiamo al sistema scolastico basato sulla meritocrazia, sul nozionismo e sulla competizione che dà troppa importanza ai voti e non abbastanza allo sviluppo del pensiero critico. Inoltre, contestiamo l’attuale governo e il decreto legge sul tetto massimo degli studenti stranieri nelle scuole.
In qualità di studenti, vi dissociate dalle mobilitazioni degli scorsi giorni avvenute, per esempio, a Milano o anche nei territori della Francia?
Le occupazioni, o comunque la nostra, si inseriscono in un sistema molto più ampio che è legato alle problematiche della scuola e della società. Noi come studenti esprimiamo solidarietà alle mobilitazioni francesi e a coloro che scendono in piazza per rivendicare i propri diritti, evidenziando la loro condizione, ma allo stesso tempo desideriamo un’ occupazione pacifica che mantenga il suo stato ordinario e che resti rispettosa nei confronti della struttura.
Avete un appello da fare alle istituzioni?
Noi come studenti chiediamo una scuola più inclusiva, soprattutto partecipativa e più attenta alle esigenze dei singoli studenti. Pretendiamo un ambiente che favorisca il dialogo, la cooperazione e un incentivare il senso di comunità. Vogliamo e chiediamo una scuola che ottenga anno dopo anno dal governo maggiori investimenti e soprattutto anche politiche capaci di contrastare le varie disuguaglianze che adesso possiamo vedere nel contesto scolastico.
Per finire, avete anche un messaggio agli studenti?
Sì, l'obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero di studenti, invitandoli a partecipare attivamente, confrontandosi tra loro per contribuire al sistema con le proprie idee. Ovviamente l'appello è rivolto anche verso il corpo docenti e la dirigenza affinché ascoltino e le varie richieste che sono state portate avanti, smettendo di essere semplici interlocutori passivi. L’occupazione non deve passare come un singolo episodio, ma lasciare un segno indelebile.
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