Da Firenze e dalla Toscana arrivano storie che suggeriscono spunti al Campo Largo in vista delle prossime elezioni.

Dicono che si voti, sempre e comunque, “col portafogli”. Della serie: si va bene la politica estera, ok i macro temi come l’intelligenza artificiale, va benissimo discutere di diritti sociali. E ci mancherebbe. Alla fine però, quando un italiano entra nell’urna, finisce col porsi una domanda: sto meglio o peggio di cinque anni fa? Cosa è stato fatto, di concreto? E cosa propongono le opposizioni per farmi sperare che votando loro la mia vita possa migliorare? 

Rispondere alle prime due domande mi pare oggettivamente semplicissimo: si sta mediamente peggio, e non è stata fatta una riforma che sia una degna di essere ricordata. Il problema è trovare la risposta all’ultimo quesito: cosa propone il centrosinistra che si candida a mandare a casa il governo Meloni? Tante parole, qualche titolo (“sanità”, “equità”, “lavoro”), ma ancora zero proposte concrete. 

Eppure, leggendo le cronache fiorentine e toscane degli ultimi giorni, non dovrebbe essere troppo difficile. Mi riferisco alla questione sfratti (casi limite a Firenze, Livorno e Carrara) e, purtroppo, all’ennesima morte sul lavoro (in Toscana siamo a 40 nel 2026) avvenuta stavolta nel cantiere Foster. Temi apparentemente diversi, ma che in realtà sono tutti legati tra loro. E così torniamo al punto di partenza: il portafoglio.

Pensateci: se guadagno di più non ho bisogno (per esempio) di alzare l’affitto della casa per farne il vero reddito; se guadagno di più, posso essere nelle condizioni di rifiutarmi di lavorare in condizioni di (in)sicurezza non accettabili. Se guadagno di più, non mi farò prendere dalla paura dell’immigrato perché non penso che mi possa rubare il lavoro o la casa. Tutto si tiene insomma, e quindi se fossi nelle opposizioni partirei assolutamente da lì: i salari. E’ questa la grande (mica l’unica, s’intende) questione italiana e quindi toscana. Va trovato un modo per mettere lì gran parte delle risorse. Con una politica fiscale più equa e prima ancora con una battaglia (seria) all’evasione fiscale. Un segnale? Proporre il Ministero ad hoc, che si occupi solo e soltanto di quello. 

E poi certo: introduzione del reato di omicidio sul lavoro; investimenti seri nella scuola e sulle energie rinnovabili; una battaglia seria in Europa contro il diritto di veto; voto ai 16enni; nuove tecnologie (altro ministero da introdurre è quello per l’intelligenza artificiale); un fortissimo e rivoluzionario (non come quello farlocco messo in campo da questo governo) piano casa. Tutti temi che chi si definisce progressista dovrebbe cavalcare. Prima però, i salari. Perché tutto nasce da lì. 

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