Un campo di calcetto relativamente nuovo, i dondoli, la carrucola e altri giochi per bambini. Ai giardini di Campo di Marte, l’elenco delle cose che non funzionano e degli spazi circondati dalle transenne finisce per togliere qualcosa a un luogo che, per tante famiglie, è un appuntamento quotidiano. Il posto dove andare dopo la scuola, incontrare gli amici, lasciare che i bambini corrano e si divertano. Possibilmente senza dover spiegare, anche lì, che da una parte non si passa e dall’altra non si può giocare.
Una premessa è necessaria: mantenere sempre immacolato un giardino pubblico così frequentato non è semplice. I giochi si consumano, le attrezzature si rompono, gli interventi richiedono organizzazione e tempi tecnici. Nessuno pretende che ogni guasto venga risolto nel giro di poche ore. E quando c’è un problema di sicurezza, delimitare uno spazio è doveroso.
Quello che si può pretendere, però, è che tra la chiusura e la riparazione passi il minor tempo possibile. Che la transenna sia il primo passo di un intervento, con un seguito e una conclusione. Perché mettere in sicurezza un gioco guasto serve a evitare che qualcuno si faccia male; restituirlo all’uso serve a garantire che quel giardino continui a svolgere la propria funzione.
Appena fuori, accanto all’ingresso e a pochi passi dal fontanello, c’è poi una situazione sulla quale siamo già tornati due volte. Il primo articolo di Firenzedintorni.it risale al 26 luglio 2025 (LEGGI QUI): raccontavamo l’area dissestata delimitata dalle barriere metalliche. Il 16 marzo 2026 (LEGGI QUI) scrivevamo nuovamente che quelle transenne erano ancora lì. Oggi, a quasi quindici mesi dalla prima segnalazione, siamo di nuovo a occuparci dello stesso punto. Un tempo che rende difficile continuare a parlare di provvisorietà.
È una vicenda distinta dai guasti alle attrezzature interne, ma aiuta a capire perché serva maggiore attenzione alla durata dei disservizi. Il rischio è abituarsi alle cose che non funzionano, fino a considerare normale un pezzo di spazio pubblico sottratto all’uso. Si impara a girare intorno a una recinzione, si rinuncia a un gioco, si cerca un’alternativa. Il problema resta, soltanto che a un certo punto quasi non lo si guarda più.
A Campo di Marte, oltretutto, tutto questo si aggiunge al peso del vicino cantiere dello stadio Artemio Franchi. E si inserisce in una Firenze nella quale i lavori, le deviazioni e gli spazi ridotti stanno già mettendo a dura prova la vita quotidiana dei cittadini. Si può comprendere l’utilità delle opere e, contemporaneamente, chiedere che venga tutelata meglio la vivibilità durante la loro realizzazione. A maggior ragione negli spazi che dovrebbero offrire un po’ di sollievo.
Più un quartiere sopporta disagi, più cura meriterebbero i luoghi rimasti a disposizione delle persone. Un giardino funzionante acquista ancora più valore quando tutto intorno diventa complicato. Per una famiglia può significare un pomeriggio all’aperto senza altri spostamenti; per un bambino, la possibilità di ritrovare il gioco preferito e gli amici.
Servirebbero quindi riparazioni tempestive e indicazioni comprensibili sui tempi di ripristino. Anche sapere quando un’attrezzatura tornerà disponibile sarebbe un segnale di attenzione, insieme alla certezza che a una chiusura segua davvero un intervento.
Ai fiorentini viene già chiesta molta pazienza. Sarebbe bene che i bambini non dovessero esercitarla anche davanti a un dondolo inutilizzabile o a una carrucola ferma. Almeno il loro tempo di gioco merita di essere liberato dalle transenne.
Una premessa è necessaria: mantenere sempre immacolato un giardino pubblico così frequentato non è semplice. I giochi si consumano, le attrezzature si rompono, gli interventi richiedono organizzazione e tempi tecnici. Nessuno pretende che ogni guasto venga risolto nel giro di poche ore. E quando c’è un problema di sicurezza, delimitare uno spazio è doveroso.
Quello che si può pretendere, però, è che tra la chiusura e la riparazione passi il minor tempo possibile. Che la transenna sia il primo passo di un intervento, con un seguito e una conclusione. Perché mettere in sicurezza un gioco guasto serve a evitare che qualcuno si faccia male; restituirlo all’uso serve a garantire che quel giardino continui a svolgere la propria funzione.
Appena fuori, accanto all’ingresso e a pochi passi dal fontanello, c’è poi una situazione sulla quale siamo già tornati due volte. Il primo articolo di Firenzedintorni.it risale al 26 luglio 2025 (LEGGI QUI): raccontavamo l’area dissestata delimitata dalle barriere metalliche. Il 16 marzo 2026 (LEGGI QUI) scrivevamo nuovamente che quelle transenne erano ancora lì. Oggi, a quasi quindici mesi dalla prima segnalazione, siamo di nuovo a occuparci dello stesso punto. Un tempo che rende difficile continuare a parlare di provvisorietà.
È una vicenda distinta dai guasti alle attrezzature interne, ma aiuta a capire perché serva maggiore attenzione alla durata dei disservizi. Il rischio è abituarsi alle cose che non funzionano, fino a considerare normale un pezzo di spazio pubblico sottratto all’uso. Si impara a girare intorno a una recinzione, si rinuncia a un gioco, si cerca un’alternativa. Il problema resta, soltanto che a un certo punto quasi non lo si guarda più.
A Campo di Marte, oltretutto, tutto questo si aggiunge al peso del vicino cantiere dello stadio Artemio Franchi. E si inserisce in una Firenze nella quale i lavori, le deviazioni e gli spazi ridotti stanno già mettendo a dura prova la vita quotidiana dei cittadini. Si può comprendere l’utilità delle opere e, contemporaneamente, chiedere che venga tutelata meglio la vivibilità durante la loro realizzazione. A maggior ragione negli spazi che dovrebbero offrire un po’ di sollievo.
Più un quartiere sopporta disagi, più cura meriterebbero i luoghi rimasti a disposizione delle persone. Un giardino funzionante acquista ancora più valore quando tutto intorno diventa complicato. Per una famiglia può significare un pomeriggio all’aperto senza altri spostamenti; per un bambino, la possibilità di ritrovare il gioco preferito e gli amici.
Servirebbero quindi riparazioni tempestive e indicazioni comprensibili sui tempi di ripristino. Anche sapere quando un’attrezzatura tornerà disponibile sarebbe un segnale di attenzione, insieme alla certezza che a una chiusura segua davvero un intervento.
Ai fiorentini viene già chiesta molta pazienza. Sarebbe bene che i bambini non dovessero esercitarla anche davanti a un dondolo inutilizzabile o a una carrucola ferma. Almeno il loro tempo di gioco merita di essere liberato dalle transenne.
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