Il racconto della settimana

La vetrata andò in frantumi e cinquanta paia di scarpe entrarono correndo nello store. Dietro a cappucci neri e bandane, svuotarono gli scaffali: stivali, borse, portafogli, accessori. In pochi secondi il negozio della griffe venne ripulito come la carcassa di un cetaceo marino assaltata dagli squali. Subito i cappucci neri senza volto passarono al negozio successivo, per continuare a spolpare carcasse, mentre nell’aria il rumore degli scontri e l’odore acre dei cassonetti in fiamme e dei lacrimogeni formavano un’unica cappa scura. Il bilancio della refurtiva trafugata ammontava a diverse migliaia di euro. E non avrebbe potuto essere altrimenti: una cintura costava più dello stipendio di Mario, una borsa accessoriata e adeguatamente rifinita più della sua macchina. Mario era il commesso. Lavorava lì dentro da più di cinque anni, quasi sei a dire il vero, e non aveva mai saltato un solo giorno di lavoro. Anche perché a casa aveva due figli e la moglie stentava tra un part time in una cooperativa e le pulizie (a nero) dal Dottor Falchi. L’aveva raccomandata proprio Mario: il Dottor Falchi era il suo store manager. Falchi dette la notizia a Mario per messaggio. Gli parve più pratico. “Da domani sei a casa a stipendio ridotto per due settimane”. Avrebbe percepito l’ottanta per cento della retribuzione. A conti fatti, a fine mese avrebbe preso sì e no mille euro. Forse non ci sarebbe arrivato nemmeno. Nella mente di Mario andò quindi in scena il confronto tra l’Angelo e il Diavolo della sua Coscienza. “Questi teppisti!” cominciò il Diavolo digrignando i denti rosso di rabbia “Per colpa loro finiremo a chiedere l’elemosina!”. L’Angelo si dimostrò più comprensivo “Protestavano per una causa giusta…”. “E c’era bisogno di fare questo casino? Intanto per la loro causa giusta ci dovremo ciucciare le dita questo mese” ripose il Diavolo, alzando la voce. “Guarda il lato positivo, hanno buttato giù solo una delle due vetrate, altrimenti ci sarebbe voluto ancora di più”. “Ma sei scemo?”. “Via, non pensiamo a questo” tagliò corto l’Angelo “Piuttosto, facciamo i conti. Qualcosa si dovrà pur tagliare per sopravvivere”. Presero a descrivere il perimetro della mente di Mario a testa bassa e con le mani dietro la schiena. L’Angelo giocherellava con l’aureola, il Diavolo si arricciava la coda. “Si potrebbe sospendere l’abbonamento alle partite di Serie A, anche quei cinquanta euro fanno brodo” propose l’Angelo. “Potrebbe piuttosto abbozzarla sua moglie di andare dal parrucchiere. Quelli sono anche sessanta euro risparmiati” rispose il Diavolo infiammandosi. “Ma via! Non è che può non prendersi cura di sé stessa!”. “E allora che si taglia?” “Non so… forse la spesa… no! La luce! Ci sono delle candele nel cassetto del mobile della cucina, possono usare quelle!”. All’Angelo sembrò un’idea geniale. “Ma certo!” esclamò il Diavolo “E magari possono usare le candele anche per far bollire l’acqua della pasta, almeno risparmiano sul gas. E anche la doccia: se non deve più uscire può evitare di lavarsi!”. L’Angelo sembrò confuso. “Ma stai dicendo cazzate apposta?”. “Hai cominciato tu”. Tacquero e ripresero a camminare in cerchio. Dopo qualche secondo, la faccia dell’Angelo si illuminò. “Aspetta, aspetta… hai detto che non deve uscire più di casa”. “Sai com’è, l’hanno praticamente licenziato!” “Zitto! Se non deve uscire più di casa, significa che non gli servirà la macchina”. “E quindi?”. “Quindi non dovrà fare il pieno”. “E con la benzina a due euro al litro… Contando anche l’autostrada…” il Diavolo eseguì con le dita che tamburellavano nell’aria un rapido calcolo “Sono almeno duecentocinquanta euro risparmiati!”. “E non solo” continuò entusiasta l’Angelo “Potrà guardarli lui i bambini dopo scuola!”. “Ma certo! Niente baby-sitter… Sono altri quattrocento euro che questo mese gli rimangono in tasca!”. I due opposti della coscienza di Mario stavano per abbracciarsi. “E senti questa” aggiunse il Diavolo ormai al settimo cielo “Niente pausa pranzo fuori! Con i prezzi che ci sono in centro… risparmia altri cento, centocinquanta euro almeno!”. L’Angelo rimase assorto. Un’idea gli stava nascendo nel cerchio dell’aureola. Un’idea diabolica. Gli operai che stavano mettendo la grande vetrata in posa fecero appena in tempo a mettersi al riparo. Un tombino di ghisa venne scagliato contro la vetrina rimasta intatta la settimana prima. Mario, incappucciato, correva con il cuore in gola. A conti fatti, gli conveniva così.
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