Lo ha affermato Noemi Di Segni, presidente dell'Ucei, intervenendo a un incontro all'Università di Firenze

"Un dolore immenso" nel constatare che l'università "anziché rispondere a quell'esigenza di essere un luogo di costruzione di sapere, del fornire informazioni, un confronto, un dibattito con gli strumenti che caratterizzano le aule accademiche, si trasforma invece in un luogo dove si esercitano forme di violenza, di imposizione, favorendo ancora di più quella forma di appiattimento totale su motti, frasi o linguaggi che di scientifico, di approfondito e di confronto non hanno nulla". Lo ha affermato Noemi Di Segni, presidente dell'Ucei, intervenendo a un incontro all'Università di Firenze.

Da anni, ha ricordato Di Segni, "abbiamo rivolto alla Crui ma anche ai singoli atenei, la richiesta di considerare e adottare nel proprio codice di condotta o deontologico la definizione dell'Ihra di antisemitismo", perché "essere attenti e allarmati sul tema dell'antisemitismo non vuol dire essere a favore degli ebrei o fare un piacere all'Ucei, ma vuol dire essere consapevoli che questo è ed è stato il male al quale bisogna dare una risposta in termini di responsabilità sociale; ed essere non a favore, ma attenti alle esigenze di una collettività, ebraica o israeliana, che frequenta gli atenei italiani, non vuol dire essere contro i palestinesi". 
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