Francesco Torselli, eurodeputato delGruppo ECR e di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:
-Francesco Torselli quali sono le principali cause della crisi del settore conciario negli ultimi anni?
Le cause della crisi del settore conciario e della pelletteria, più in generale, vanno ricercate fondamentalmente in due direzioni. La prima è senza dubbio la crisi internazionale che ha colpito il settore del lusso; una crisi dovuta a diverse variabili, non ultima la frenata del mercato cino-asiatico, che negli anni era diventato uno dei principali sbocchi per l'esportazione dei nostri prodotti.
Bisogna però essere onesti e ricercare le responsabilità anche nelle strategie industriali del recente passato, che non si sono rivelate così lungimiranti come i nostri imprenditori pensavano. Rimanendo nel settore del lusso, le nostre concerie e pelletterie si sono legate sempre più a doppio filo alle grandi griffe e ai big brand mondiali. Lo hanno fatto pensando che questo avrebbe garantito un netto salto di qualità, ed era una scelta comprensibile: da un punto di vista dell'immagine e delle performance aziendali, lavorare per i grandi stilisti internazionali è decisamente più attraente rispetto al servire il piccolo negozio di periferia.
A questo va aggiunto un altro elemento fondamentale, anche per non scaricare tutta la colpa sugli imprenditori: i piccoli negozi intermedi sono letteralmente scomparsi nel settore della pelletteria, così come in mille altri comparti. Hanno lasciato il posto alle grandi catene multinazionali, mentre i centri storici si sono progressivamente svuotati di residenti, vedendo le boutique dei grandi marchi sostituire le botteghe artigianali. Questo fenomeno ha impoverito il tessuto economico e commerciale delle nostre città, spingendo quasi forzatamente le imprese produttive tra le braccia delle grandi firme.
Finché le griffe hanno garantito guadagni elevati, i nostri distretti si sono espansi, sono cresciuti, si sono rinnovati ed evoluti. Quando però il mercato globale del lusso è entrato in sofferenza, la crisi si è ribaltata a cascata, travolgendo l'intero tessuto produttivo locale.
-Quali iniziative sono state portatate avanti in Europa a sostegno del settore conciario?
In Europa abbiamo portato avanti una grandissima battaglia per escludere il pellame e la pelle — materia prima vitale per le concerie del nostro territorio — dalla direttiva Deforestation Zero, la normativa contro la deforestazione. È successo quello che diciamo spesso: quando in Europa si approvano regolamenti e direttive, non lo si fa per danneggiare l'Italia o i suoi settori produttivi, come qualcuno ha raccontato per anni, ma spesso lo si fa senza conoscere i distretti produttivi italiani e le loro peculiarità.
La direttiva Deforestation Zero stabilisce che, quando ci si approvvigiona di materie prime di origine animale o vegetale, è necessario garantire un tracciamento completo della filiera. Nel caso di prodotti di derivazione animale, occorre sapere dove l'animale è nato, cresciuto, allevato e macellato, così da evitare l'acquisto di materie prime provenienti da allevamenti intensivi o illegali che contribuiscono alla deforestazione e alla distruzione delle aree verdi del pianeta. Questo è un principio del tutto condivisibile, ma quando il regolamento è stato scritto, nell'indifferenza generale dell'epoca, vi è rientrata anche la pelle animale. Chiunque non conosca il settore pensa infatti che la pelle arrivata in conceria appartenga a un animale allevato e ucciso appositamente per quel motivo.
Questa impostazione ha messo in profonda crisi le nostre concerie. Solo chi conosce la realtà conciaria toscana sa che nessun animale al mondo viene macellato per la pelle. La pelle che arriva nelle nostre concerie non è una materia prima di derivazione animale per cui si pianifica l'allevamento e l'abbattimento, ma è uno scarto della catena alimentare, un sottoprodotto di animali macellati per la vendita della carne. Se le nostre concerie non recuperassero questo materiale, esso dovrebbe essere smaltito, bruciato o distrutto, generando un enorme problema di gestione dei rifiuti. Invece, grazie a una straordinaria capacità tutta toscana e italiana, un rifiuto viene trasformato in un prodotto di lusso venduto nelle boutique di tutto il mondo a migliaia di euro.
Queste pelli vengono raccolte nei macelli di mezzo mondo, dall'Estremo Oriente al Sudamerica, e passano di mano dal piccolo venditore al grossista, fino all'esportatore internazionale. Quando arrivano a decine di migliaia nelle nostre concerie, ripercorrerne a ritroso la tracciabilità individuale è tecnicamente ed economicamente impossibile, poiché richiederebbe procedure dai costi insostenibili che renderebbero l'intero settore del tutto antieconomico.
Per questo motivo abbiamo portato avanti un'azione condivisa e super partes, coinvolgendo sia il centrodestra sia il centrosinistra — con l'onorevole Nardella tra i protagonisti di questa battaglia — insieme alle associazioni dei conciatori, che sono state attive in Europa con tantissime iniziative. Abbiamo semplicemente spiegato a Bruxelles la storia e la logica delle nostre concerie, facendo capire che la pelle non può essere trattata come una materia prima a rischio deforestazione, ma come un rifiuto che viene valorizzato e trasformato in eccellenza.
A seguito di questo lavoro di informazione e sensibilizzazione, la Commissione Europea ha deciso di escludere la pelle dalla direttiva Deforestation Zero. Manca ancora il voto finale del Parlamento Europeo, ma dagli orientamenti emersi ci aspettiamo un'ampia maggioranza a sostegno di questo passaggio. Se questo ultimo step verrà confermato, come riteniamo probabile, avremo dato un sostegno fondamentale al comparto conciario toscano. Questo risultato dimostra cosa significa rappresentare il Paese nelle istituzioni europee: non rassegnarsi al motto "ce lo chiede l'Europa", ma usare la logica del buon senso e raccontare le nostre realtà a chi legifera non contro l'Italia, ma spesso senza conoscerla.
-----------------------------------------------------------------------------------
Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Condividi
Attiva i cookies














