Assessori regionali e sindaci della Piana fiorentina presenti al deposito Eni di Calenzano in occasione del presidio promosso dalla Cgil Firenze ricordare i cinque operai morti nell'esplosione del 9 dicembre 2024 e riportare al centro la questione della sicurezza sul lavoro, a partire dai referendum dell'8 e 9 giugno.
"Un Paese civile non può permettersi tre morti al giorno, non sono mai eventi accidentali", afferma l'assessora regionale al welfare Serena Spinelli. "Siamo qui per ribadire che vogliamo un lavoro sicuro e dignitoso e che sia adeguatamente pagato". Con i referendum dell'8 e 9 giugno, aggiunge, "abbiamo un'occasione importante", per riportare al centro questi temi. "E se le massime cariche di questo Paese" invitano a non andare al voto, conclude Spinelli, "è un motivo ulteriore per andarci".
Ancora più nette le parole della collega di giunta, l'assessora all'ambiente Monia Monni: "Quando un fascista dice di non andare a votare, è il momento di correre al seggio, perché vuol dire che qualcosa di grave in questo Paese sta accadendo".
E gli appelli a recarsi alle urne per votare cinque sì sono arrivati anche dai sindaci della Piana. Per Giuseppe Carovani, Calenzano, "abbiamo la possibilità di mettere un argine attraverso il nostro voto, di dare segnale chiaro di volere una forte inversione di rotta, perché senza la rivalorizzazione del lavoro non ce la facciamo a costruire una società più equa e giusta".
"Fare un appello al voto, in particolare per il quesito numero 4 (sulla responsabilità del committente che risponde anche per i danni da rischi specifici dell'appaltatore) qui davanti ha un peso e un'importanza ancora maggiore - dice Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino - Le catene di appalti e subappalti nascondono spesso una deresponsabilizzazione rispetto alla sicurezza".
Per Andrea Tagliaferri, primo cittadino di Campi Bisenzio, "non è un referendum tecnico", ma si tratta "di vedere in un modo o nell'altro la società, ed è questo che va detto ai cittadini. Non si va a votare solo per abrogare un a norma".
"Un Paese civile non può permettersi tre morti al giorno, non sono mai eventi accidentali", afferma l'assessora regionale al welfare Serena Spinelli. "Siamo qui per ribadire che vogliamo un lavoro sicuro e dignitoso e che sia adeguatamente pagato". Con i referendum dell'8 e 9 giugno, aggiunge, "abbiamo un'occasione importante", per riportare al centro questi temi. "E se le massime cariche di questo Paese" invitano a non andare al voto, conclude Spinelli, "è un motivo ulteriore per andarci".
Ancora più nette le parole della collega di giunta, l'assessora all'ambiente Monia Monni: "Quando un fascista dice di non andare a votare, è il momento di correre al seggio, perché vuol dire che qualcosa di grave in questo Paese sta accadendo".
E gli appelli a recarsi alle urne per votare cinque sì sono arrivati anche dai sindaci della Piana. Per Giuseppe Carovani, Calenzano, "abbiamo la possibilità di mettere un argine attraverso il nostro voto, di dare segnale chiaro di volere una forte inversione di rotta, perché senza la rivalorizzazione del lavoro non ce la facciamo a costruire una società più equa e giusta".
"Fare un appello al voto, in particolare per il quesito numero 4 (sulla responsabilità del committente che risponde anche per i danni da rischi specifici dell'appaltatore) qui davanti ha un peso e un'importanza ancora maggiore - dice Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino - Le catene di appalti e subappalti nascondono spesso una deresponsabilizzazione rispetto alla sicurezza".
Per Andrea Tagliaferri, primo cittadino di Campi Bisenzio, "non è un referendum tecnico", ma si tratta "di vedere in un modo o nell'altro la società, ed è questo che va detto ai cittadini. Non si va a votare solo per abrogare un a norma".
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