"Su ciò che mi hanno fatto e che ci hanno fatto ho davvero finito le parole. E sono sconvolto dal silenzio di chi dovrebbe oggi parlare e tace per viltà". Lo scrive sulla sua E-News il leader di Italia viva, Matteo Renzi tornando "per l'ultima volta" sullo "scandalo Consip" spiegando che "poi voglio parlare di altro".
"Ma oggi - sottolinea - ho il cuore ferito perché ho finito le parole rispetto allo scandalo di un Paese in cui si è consumata un'aggressione contro di me e contro i miei amici, aggressione ordita e protetta da pezzi delle Istituzioni. E da un vergognoso intreccio tra procure, palazzi e redazioni che costituisce il più grande problema della classe dirigente italiana e che abbiamo visto all'opera anche in dossieropoli. Quello che ci hanno fatto non è degno di un sistema democratico. Lo stanno iniziando a capire tutti ma molti non hanno il coraggio di dirlo".
Renzi, quindi, elenca i fatti delle ultime ore: "1. La sentenza Consip ha assolto tutti i miei amici (e mio padre, ancora una volta assolto dopo anni di fango) dicendo che 'il fatto non sussiste'. Lo scandalo Consip è stato una montatura mediatica per massacrarci sette anni in tutti i talk, ma il fatto non sussiste. Non sussiste, è chiaro? Sussiste e insiste Il Fatto Quotidiano, il silenzio dei commentatori, la mediocrità impaurita di tanti colleghi politici che sono stati in silenzio per la paura. Ma la vicenda Consip - rimarca - non esiste, non era uno scandalo. O meglio, scandaloso è stato solo ciò che ci hanno fatto. Non solo: su Consip hanno assolto i miei amici che si ritrovano con la vita rovinata. Ma hanno condannato due carabinieri che hanno mancato di rispetto ai propri doveri. Soprattutto quello Scafarto che diceva alla PM Lucia Musti "dobbiamo arrivare a Renzi, dobbiamo arrestare Renzi" che poi come premio la destra ha nominato assessore alla legalità in un comune campano".
Il secondo punto Renzi lo dedica alla premier Giorgia Meloni che "ha smentito Crosetto e Nordio e ha rifiutato la loro idea di fare una commissione di inchiesta su Dossieropoli. Giorgia non vuole la verità, si limita a qualche audizione in commissione Antimafia (e che c'azzecca la Mafia con gli accessi abusivi ai database dei politici?) e smentisce i due ministri di Fratelli d'Italia. Su queste vicende - osserva - Meloni è molto timida, chissà perché. E del resto davanti allo scandalo di quello che è successo contro di me e contro i miei amici la maggioranza degli addetti ai lavori tace. Tace anche Giorgia Meloni forse perché ricorda bene quello che disse allora. Come pure tace Salvini o tacciono i Cinque Stelle o tace quel PD che ha scaricato Luca Lotti senza troppi complimenti e oggi insegue il giustizialismo di Giuseppe Conte. E i riformisti del PD dove sono?".
"Per dire - conclude - la differenza tra politici e influencer: quando mi chiesero di far dimettere Lotti io andai in TV a difenderlo, nel momento più difficile, perché per me prima viene la dimensione umana poi viene l'interesse elettorale. E comunque la politica non può vedere maciullate le persone perché lo decide una redazione o un servitore dello stato infedele. Preferisco perdere i voti piuttosto che perdere la dignità di guardare in faccia i miei amici"
"Ma oggi - sottolinea - ho il cuore ferito perché ho finito le parole rispetto allo scandalo di un Paese in cui si è consumata un'aggressione contro di me e contro i miei amici, aggressione ordita e protetta da pezzi delle Istituzioni. E da un vergognoso intreccio tra procure, palazzi e redazioni che costituisce il più grande problema della classe dirigente italiana e che abbiamo visto all'opera anche in dossieropoli. Quello che ci hanno fatto non è degno di un sistema democratico. Lo stanno iniziando a capire tutti ma molti non hanno il coraggio di dirlo".
Renzi, quindi, elenca i fatti delle ultime ore: "1. La sentenza Consip ha assolto tutti i miei amici (e mio padre, ancora una volta assolto dopo anni di fango) dicendo che 'il fatto non sussiste'. Lo scandalo Consip è stato una montatura mediatica per massacrarci sette anni in tutti i talk, ma il fatto non sussiste. Non sussiste, è chiaro? Sussiste e insiste Il Fatto Quotidiano, il silenzio dei commentatori, la mediocrità impaurita di tanti colleghi politici che sono stati in silenzio per la paura. Ma la vicenda Consip - rimarca - non esiste, non era uno scandalo. O meglio, scandaloso è stato solo ciò che ci hanno fatto. Non solo: su Consip hanno assolto i miei amici che si ritrovano con la vita rovinata. Ma hanno condannato due carabinieri che hanno mancato di rispetto ai propri doveri. Soprattutto quello Scafarto che diceva alla PM Lucia Musti "dobbiamo arrivare a Renzi, dobbiamo arrestare Renzi" che poi come premio la destra ha nominato assessore alla legalità in un comune campano".
Il secondo punto Renzi lo dedica alla premier Giorgia Meloni che "ha smentito Crosetto e Nordio e ha rifiutato la loro idea di fare una commissione di inchiesta su Dossieropoli. Giorgia non vuole la verità, si limita a qualche audizione in commissione Antimafia (e che c'azzecca la Mafia con gli accessi abusivi ai database dei politici?) e smentisce i due ministri di Fratelli d'Italia. Su queste vicende - osserva - Meloni è molto timida, chissà perché. E del resto davanti allo scandalo di quello che è successo contro di me e contro i miei amici la maggioranza degli addetti ai lavori tace. Tace anche Giorgia Meloni forse perché ricorda bene quello che disse allora. Come pure tace Salvini o tacciono i Cinque Stelle o tace quel PD che ha scaricato Luca Lotti senza troppi complimenti e oggi insegue il giustizialismo di Giuseppe Conte. E i riformisti del PD dove sono?".
"Per dire - conclude - la differenza tra politici e influencer: quando mi chiesero di far dimettere Lotti io andai in TV a difenderlo, nel momento più difficile, perché per me prima viene la dimensione umana poi viene l'interesse elettorale. E comunque la politica non può vedere maciullate le persone perché lo decide una redazione o un servitore dello stato infedele. Preferisco perdere i voti piuttosto che perdere la dignità di guardare in faccia i miei amici"
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