Oggi seduta solenne del Consiglio regionale, molti i commenti

"Ci ritroviamo oggi in seduta solenne per celebrare il Giorno del Ricordo. È un momento che affida alle istituzioni una responsabilità particolare: custodire la memoria di una tragedia che ha segnato profondamente la storia nazionale e farlo nel luogo che rappresenta tutti i cittadini, al di là di ogni appartenenza politica. Perché il Giorno del Ricordo deve essere memoria collettiva e patrimonio condiviso". Lo ha detto Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana, parlando durante la seduta solenne per il Giorno del Ricordo.
    
Per Saccardi "la memoria, perché sia davvero tale, deve essere rispettosa del dolore delle vittime, consapevole della complessità della storia, sottratta a ogni tentazione di strumentalizzazione. Solo così può diventare patrimonio comune e contribuire alla coesione civile". Saccardi ha poi ripercorso i fatti storici di quegli anni aggiungendo che "ricordare significa restituire dignità alle vittime, riconoscere la sofferenza degli esuli, assumere fino in fondo il peso di una vicenda che è parte integrante della nostra storia nazionale. Non per riaprire ferite, ma per evitare che il silenzio e l'oblio diventino una seconda ingiustizia. La memoria, tuttavia, perde il suo valore se viene piegata alla contrapposizione o alla semplificazione".

     
Per Saccardi, "in questo momento storico il peso e il condizionamento di politiche sovraniste e populistiche stanno crescendo in maniera inquietante e sarebbe importante che paesi come il nostro, che hanno conosciuto i drammi che nascono dalle pulsioni nazionalistiche, fossero in prima linea per contrastarne gli effetti sulle relazioni internazionali. La storia del confine orientale ci ricorda quanto rapidamente le diversità linguistiche, culturali e identitarie possano essere trasformate in fattori di esclusione, quando prevalgono la paura e la semplificazione. Le differenze - ha concluso - non sono una minaccia: lo diventano quando vengono negate o strumentalizzate. Per questo la memoria di quelle tragedie non riguarda solo il passato, ma parla direttamente alla nostra responsabilità presente".

Secondo Luca Rossi Romanelli (M5s) "nel Giorno del Ricordo rendiamo omaggio alle sofferenze atroci che derivarono da ideologie totalizzanti; in questo momento solenne diamo dignità e riconoscimento alle vittime italiane e facciamo memoria di una pagina storica documentata e dolorosa, dai numeri drammatici". In tale contesto è quanto mai necessario un confronto aperto ed autentico, scevro dalle strumentalizzazioni politiche, soprattutto in una stagione attraversata da venti di guerra, per fornire insieme "una lettura consapevole della storia, come uomini delle istituzioni, e per custodire la coscienza collettiva e trasmetterla alle nuove generazioni, nel nome della verità".
    
Sulla stessa lunghezza d'onda Lorenzo Falchi (Avs): "Con questa seduta solenne celebriamo il Giorno del Ricordo e lo facciamo per riconoscere il valore della storia e la necessità della sua promozione, per farne memoria", ha detto.

Francesco Casini (Cr) ha sostenuto che "ricordare gli italiani dell'Istria e della Dalmazia, che hanno subito violenze indicibili, pagando con la loro stessa vita o con l'abbandono delle loro terre, non può essere solo un gesto formale, ma l'impegno a tenere una luce accesa su una storia a lungo rimossa o minimizzata".

Simone Bezzini (Pd) ha detto che oggi "ripartiamo da una vicenda rimasta a lungo nel silenzio e nel disinteresse, lasciando un vuoto nella memoria del nostro Paese".
Bezzini osserva che nonostante questo "atto di assunzione di responsabilità da parte della Repubblica, la ricorrenza si è trasformata spesso in un terreno di scontro. La memoria dovrebbe servire a fare tesoro del passato, a costruire un minimo comune denominatore di valori, memoria, responsabilità, rispetto. È per questo - aggiunge - che suscita in me una profonda amarezza essere qui alla celebrazione di fronte a banchi vuoti. L'auspicio è che da qui nasca impegno comune per una riflessione seria e matura, che rafforzi la dimensione unitaria della memoria di questo Paese".
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