“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Claudio Desolati

E' un ragazzo prodigio Claudio Desolati. L'esordio in serie A e in maglia viola il giorno prima del suo diciassettesimo compleanno. Il primo gol nel massimo campionato (alla sua seconda partita, la prima da titolare) a diciott'anni al portiere della Juventus e della Nazionale Dino Zoff il 7 aprile 1973. Tra l'altro dopo averlo messo a sedere con una finta. Il gol (tra i più belli della sua carriera) che a sei minuti dal novantesimo regala la vittoria (2-1) alla Fiorentina realizzato nella porta sotto la curva Fiesole. Un'emozione unica, a distanza di oltre mezzo secolo, anche per chi come il sottoscritto era allo stadio quel sabato pomeriggio. Claudio è un attaccante davvero bravo che oltre tutto gioca come centravanti o come seconda punta a seconda delle necessità. Comunque ha un notevole senso del gol. Sa sempre trovare la posizione giusta nell'area di rigore avversaria. Rapido e scattante è abile nel dribbling ed  è dotato di un buon tiro. E poi è bravo nel gioco aereo.Nato a Genk in Belgio da genitori italiani il 24 gennaio 1955, arriva a Firenze dal Genoa nel mercato autunnale del 1971. E Nils Liedholm lo fa debuttare nel massimo campionato il 23 gennaio 1972 al Comunale nel match con la Sampdoria finito 0-0, mandandolo in campo in campo all'inizio del secondo tempo. Claudio talvolta gioca anche con la Primavera con la quale conquista due volte il torneo di Viareggio. Nel 1973 la Fiorentina batte in finale il Bologna 1-0 nei tempi supplementari. Nel 1974 batte in finale la Lazio 2-1 sempre nei tempi supplementari. E decisivo è il suo gol al 117'. Nel frattempo però l'attaccante gigliato si toglie delle soddisfazioni anche in prima squadra. Quasi due mesi dopo la rete alla Juve, il 6 maggio 1973, segna quella della vittoria (1-0) a Terni con la Ternana. E la settimana dopo contribuisce con un gol al successo della formazione di Liedholm al Comunale con l'Atalanta (4-0). La stagione successiva (1973/74), con Radice in panchina, è quella della sua consacrazione definitiva. Segna 7 reti, 6 delle quali in campionato. Tra l'altro va in gol alla prima giornata il 7 ottobre 1973 quando la Fiorentina batte al Comunale il Verona 2-1 (suo è il primo centro) e all'ultima il 19 maggio 1974 quando i viola pareggiano 1-1 a Firenze con la Sampdoria. In quella partita sbaglia però un rigore che avrebbe consentito alla squadra di Radice di qualificarsi per la Coppa Uefa. Nella stagione 1974/75 Claudio realizza 13 reti (10 in campionato e 3 in Coppa Italia) e conquista la Coppa Italia. È in campo all'Olimpico di Roma il 28 giugno 1975 quando la Fiorentina, con Mazzoni in panchina, batte il Milan 3-2 in finale. A quella finale la squadra viola la porta lui, segnando una doppietta nella partita decisiva finita 2-2 alla Roma sempre all'Olimpico. In campionato però la Fiorentina stenta e si classifica al nono posto. I tifosi sono scontenti. E dopo la sconfitta con la Sampdoria al Comunale per 2-0 il 26 gennaio 1975, all'uscita dagli spogliatoi, rincorrono Desolati (che quel giorno gioca nonostante sia infortunato) lungo il viale dei Mille. Il centravanti viola trova rifugio in un garage. Claudio conquista anche la Coppa di Lega italo-inglese. È in campo a Londra il 10 dicembre 1975 nella finale di ritorno quando la Fiorentina di Mazzone batte il West Ham per 1-0 con un gol di Speggiorin, dopo il successo all'andata per 1-0 al Comunale, e si aggiudica il trofeo. Anche nella stagione 1975/76 come in quella precedente segna 10 gol in campionato (1 anche in Coppa Italia) ed è il miglior cannoniere della squadra viola.È goleador principe della Fiorentina di Mazzone anche nel 1976/77 con 9 reti in campionato (una anche in Mitropa Cup). La formazione gigliata arriva terza, superando l'Inter (che finisce al quarto posto) battuta al Comunale per 3-0 alla penultima giornata il 15 maggio 1977. Quel giorno Claudio segna una tripletta. 2 gol li realizza nel primo tempo. Il primo di testa e il secondo con una conclusione di destro dal limite dell'area di rigore. Il terzo lo sigla nella ripresa nella porta sotto la curva Fiesole con un pallonetto dopo uno stop di petto. A causa di diversi infortuni nelle stagioni successive Desolati gioca poco. Nel 1977/78 segna solo un gol (il primo) a Pescara alla penultima giornata il 30 aprile 1978 quando la Fiorentina vince 2-1, ottenendo la salvezza la settimana successiva nel match con il Genoa (in Coppa Italia al suo attivo 4 reti). Anche nel 1978/79 realizza solo una rete. 4 le sigla nel 1979/80 e 5 (3 in campionato e 2 in Coppa Italia) nella stagione 1980/81, l'ultima in maglia viola. Il suo ultimo gol lo segna il 30 novembre 1980 a Torino contro il Toro nel match finito 1-1. È quello del momentaneo vantaggio della Fiorentina prima del pareggio di Graziani che prenderà l'anno dopo il suo posto come centravanti a Firenze. Nelle sue dieci stagioni in maglia viola, dal 1971/72 al 1980/81, Claudio disputa 198 partite, segnando 58 reti. Nell'estate del 1981 viene ceduto alla Pistoiese ma la Fiorentina resta sempre nel suo cuore e lui nel cuore dei tifosi.  

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Borja Valero

È uno dei pochi calciatori stranieri che hanno militato nella Fiorentina ad aver scelto di vivere a Firenze al termine della carriera. E già questo gli fa onore. Borja Valero arriva in riva all'Arno dal Villarreal ad agosto del 2012 insieme a Gonzalo Rodriguez quando ha ventisette anni (è nato a Madrid il 12 gennaio 1985). Va a formare con Pizarro e Aquilani un centrocampo di grande qualità. I tre sono tutti nuovi ma, grazie al lavoro di Montella, si integrano subito bene e in campo sembra che si conoscano da anni. Il calciatore spagnolo ricopre tutti i ruoli del reparto. Può giocare come mezzala perché è bravo negli inserimenti ma può essere impiegato anche davanti alla difesa o dietro le punte perché ha grande visione di gioco. In qualche partita fa pure l'esterno di centrocampo. E poi ha un bel tiro. È un centrocampista completo.Nella Fiorentina gioca sei stagioni (al suo attivo 233 presenze con 17 gol e 45 assist), dal 2012/13 al 2016/17, quando viene ceduto all'Inter nonostante la sua volontà di rimanere a Firenze, e poi nel 2020/21. Dopo tre anni con i nerazzurri torna, infatti, a vestire la maglia viola nell'estate del 2020. Gioca con la Fiorentina nel 2020/21 prima di dare l'addio al calcio professionistico ma non alla sua città d'adozione. Il primo gol con la casacca gigliata arriva a San Siro il 12 novembre 2012 quando la Fiorentina batte il Milan 3-1. Borja segna la rete del 2-0 nella porta sotto la curva dei tifosi viola dopo aver dribblato in area di rigore due giocatori rossoneri. La realizza con un diagonale di sinistro ed è bellissima. L'ultimo gol con la Fiorentina lo segna al Franchi il 23 febbraio 2017 nella porta sotto la curva Ferrovia nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League con il Borussia Moenchengladach. Sfruttando un errore di un difensore tedesco, Borja sigla la rete del momentaneo 2-0. È una rete dal sapore amaro però. Infatti la Fiorentina di Paulo Sousa, vittoriosa all'andata in Germania per 1-0, perde incredibilmente per 4-2 e viene eliminata. Quella è anche l'ultima partita in Europa del calciatore spagnolo con la maglia viola. Nelle prime tre stagioni a Firenze, con Montella in panchina, la Fiorentina arriva sempre al quarto posto che all'epoca vale l'Europa League o i playoff di Europa League. Nel 2013/14 Borja stabilisce il suo record di reti con la casacca gigliata: 7. E in più fornisce 11 assist. Nelle successive due stagioni in riva all'Arno, entrambe con Paulo Sousa in panchina, la Fiorentina ottiene un quinto posto grazie al quale va in Europa League (2015/16) e poi un ottavo posto (2016/17). Borja è sempre più amato dai sostenitori della Fiorentina. E nella partita di Reggio Emilia con il Sassuolo del 30 novembre 2015, finita 1-1 grazie a un suo gol, nella curva gigliata compare uno striscione che entra nella storia. C'è una sua foto molto grande con la maglia viola e la  fascia tricolore, quella che indossa il sindaco nelle manifestazioni ufficiali. Sullo sfondo della foto compaiono i monumenti di Firenze. E poi c'è la scritta Borja sindaco. Da quel giorno diventa il "sindaco".Quando smette di giocare il calciatore spagnolo va spesso allo stadio come tutti i tifosi viola. Lo ricordo all'Olimpico a maggio del 2023 nei distinti sud insieme ai sostenitori gigliati ad assistere alla finale di Coppa Italia con l'Inter. Lui che nove anni prima sempre a Roma la finale di Coppa Italia l'aveva diaputata con la maglia della Fiorentina sconfitta dal Napoli per 3-1. Borja è anche uno dei tre giocatori viola ad aver vinto due volte con la Juve a Torino. A differenza di Contratto e Carobbi che hanno battuto i bianconeri in due partite di campionato, uno dei due successi Borja lo ha ottenuto in Coppa Italia. E' in campo il 5 marzo 2015 quando la Fiorentina di Montella si impone per 2-1 con una doppietta di Salah nella semifinale d'andata di Coppa Italia (perde però 3-0 nel ritorno al Franchi e viene eliminata). Ed è in campo il 22 dicembre 2020 quando la squadra gigliata con Prandelli in panchina vince 3-0 con i gol di Vlahovic e Caceres e l'autorete di Alex Sandro. È una serata magica per i supporter viola che però come tutti gli altri non possono andare negli stadi, chiusi per il covid. È un lampo di luce quel successo in un'annata di sofferenza in cui la squadra si salva a tre giornate dalla fine. Borja poi è dispiaciuto perché in quell'ultimo campionato a Firenze prima del suo addio non ha potuto salutare i tifosi della Fiorentina. Viene accontentato dalla società gigliata. E l'anno dopo, il 9 maggio 2022, prima della partita con la Roma al Franchi vinta dalla squadra di Italiano per 2-0 fa un giro di campo con la sua famiglia osannato dalla sua  Firenze come meritava un grande campione e un grande uomo.

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

PEPITO ROSSI

Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Grosse. Uniche. Da brividi. A regalarcele è Pepito Rossi. È lui l'artefice numero uno di una delle rimonte più clamorose della storia centenaria della Fiorentina. Grazie alla sua tripletta (e al gol di Joaquin, quello del 3-2) il 20 ottobre 2013, quasi tredici anni fa, la squadra viola in svantaggio per 2-0 fino a 24 minuti dal novantesimo vince la partita con la Juve al Franchi per 4-2. 4 reti in 15 minuti e tutti nella porta sotto la curva Fiesole. Il primo gol Pepito lo realizza al 21' della ripresa su rigore concesso per un fallo di Asamoah su Mati Fernandez. Il secondo, quello del pareggio, lo segna con un tiro di sinistro dal limite dell'area al 31' su assist di Mati Fernandez. Al 36' sigla la rete del definitivo 4-2 con una conclusione precisa di sinistro dall'interno dell'area di rigore su assist di Cuadrado. Il Franchi è in tripudio ed è tutto ai suoi piedi. Pepito arriva a Firenze nel mercato di gennaio del 2013 quando ha quasi ventisei anni (è nato a Teaneck negli Stati Uniti il primo febbraio 1987 ma ha anche la cittadinanza italiana). È ancora infortunato quando la Fiorentina lo acquista dal Villareal, che milita nella serie B spagnola. Ritrova così Borja Valero e Gonzalo Rodriguez, suoi compagni di squadra proprio al Villarreal, in riva all'Arno da pochi mesi. Sceglie la maglia numero 49, l'anno di nascita del padre scomparso nel 2010. Nei primi mesi a Firenze si cura per l'infortunio. Cosi il suo debutto avviene a Pescara il 19 maggio 2013 all'ultima giornata di campionato nel match vinto dalla Fiorentina 5-1. Entra in campo nella parte finale dell'incontro al posto di Cuadrado. Pepito è un mancino naturale ed è dotato di un buon dribbling e di una buona visione di gioco. Ha grande tecnica e può giocare come centravanti ma anche come seconda punta. A Firenze avrebbe dovuto ricoprire questo ruolo al fianco di Mario Gomez, il centravanti acquistato nell'estate del 2013 dal Bayern di Monaco. Ma il destino è in agguato. Il giocatore tedesco si infortuna alla terza giornata nel match con il Cagliari al Franchi. Pepito diventa così la prima punta della squadra di Montella almeno fino al 5 gennaio 2014 quando nell'incontro con il Livorno a Firenze, per un duro intervento del difensore amaranto Vanigli, subisce un grave infortunio a un ginocchio. L'incidente arriva in un momento felice per lui. Con14 reti nelle prime 18 giornate di campionato è al comando della classifica dei cannonieri. Pur fermo ai box, per diverse settimane ancora, rimane il goleador principe della serie A. Rientra dopo quasi quatto mesi dall'infortunio all'Olimpico il 3 maggio negli ultimi minuti della finale di Coppa Italia con il Napoli persa dalla Fiorentina 3-1. Segna altre 2 reti, entrambe al Franchi, nelle ultime 3 giornate di campionato (al Sassuolo quando i viola perdono 4-3 e al Torino nel match finito 2-2) arrivando a quota 16, settimo nella classifica dei cannonieri. In quella stagione, la sua migliore in maglia viola, in 23 partite sigla 17 reti. Il campionato lo inizia alla grande. Va in gol alla prima giornata al Franchi il 26 agosto 2013 nel match con il Catania vinto dalla Fiorentina 2-1. E poi il primo settembre realizza una doppietta con il Genoa a Marassi dove la squadra di Montella si impone per 5-2. Non si ferma più. L'apoteosi è la partita con la Juve quando diventa, dopo Di Benedetti nel 1941, il secondo giocatore della Fiorentina a realizzare una tripletta ai bianconeri. E da quel giorno Firenze diventa casa sua. Gioca anche 30 partite in Nazionale segnando 7 reti. 3 le disputa da calciatore viola, siglando un gol.La sfortuna gli condiziona il resto della carriera. Per un infortunio durante la preparazione estiva salta completamente la stagione 2014/15. In quella successiva (2015/16) fino a gennaio disputa 16 partite (ma poche dall'inizio e mai in campionato) segnando 2 reti, entrambe nella fase a gironi di Europa League: a Lisbona al Belenenses il primo ottobre 2015 quando la Fiorentina vince 4-0 e al Franchi tre settimane dopo, il 22 ottobre, al Lech Poznan nel match perso dalla squadra di Paulo Sousa per 2-1. E' il suo ultimo gol in maglia viola. A gennaio del 2016 va in prestito al Levante. Torna a Firenze in estate e disputa la partita con la Fiorentina a Torino con la Juve il 20 agosto 2016 quando i gigliati vengono sconfitti per 2-1. È l'ultima delle sue 42 gare con la maglia viola nelle quali segna 19 reti prima della cessione al Celta di Vigo. Ma Firenze resta sempre nel suo cuore. E al Franchi gioca la partita d'addio al calcio il 22 marzo 2025. Ogni volta che torna, come in occasione dei festeggiamenti per il centenario della Fiorentina, è accolto con grandi ovazioni. Quella tripletta alla Juve lo consacra, infatti, per sempre alla storia viola. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Francesco 'Ciccio' Graziani

Come Julinho nel 1955/56 e Luciano Chiarugi nel 1968/69 anche Francesco Graziani, per tutti semplicemente Ciccio, nel 1981/82 aveva segnato il gol che assegnava matematicamente lo scudetto alla Fiorentina. Purtroppo, però, la sua rete a Cagliari il 16 maggio 1982 (al 14' della ripresa) all'ultima giornata di campionato viene ingiustamente annullata per un inesistente fallo di Bertoni sul portiere rossoblu Corti. Intanto alla Juve (a pari punti con i viola prima degli ultimi novanta minuti di gioco) a Catanzaro nel primo tempo non viene fischiato contro un rigore netto per un fallo di Brio su Borghi. Così mentre la Fiorentina pareggia 0-0 a Cagliari i bianconeri alla fine vincono 1-0 in Calabria con un rigore (che c'è) di Brady a un quarto d'ora e si prendono lo scudetto. La squadra viola ritorna mestamente a Firenze intorno a mezzanotte. Io sono davanti allo stadio insieme a migliaia di tifosi gigliati. Quando arriva il pullman e le porte si aprono mi ritrovo davanti Ciccio che peraltro non conosco personalmente. Gli do' come altri una pacca sulla spalla per provare a consolarlo. Partono i cori per lui come quando gioca e segna. Ciccio sembra, però, non accorgersi di quel che accade intorno. Sta male. È distrutto, arrabbiato. Entra con i suoi compagni all'interno del Comunale (dove sono parcheggiate le auto) a testa bassa e con gli occhi lucidi come tutti noi per la tristezza e per la rabbia. Graziani poi, se il gol fosse stato convalidato, avrebbe stabilito un record. Sarebbe stato l'unico giocatore a laurearsi campione d'Italia con il Torino (nel 1975/76) e con la Fiorentina. E per di più nello stesso giorno: il 16 maggio. Quella è una data, a parte l'anno con il Toro, che per Ciccio e per i tifosi viola è una sorta di maledizione. Nel 1990 proprio il 16 maggio sul campo neutro di Avellino la squadra gigliata con Graziani in panchina perde di fatto la Coppa Uefa. Pareggia 0-0 con la Juve la finale di ritorno dopo la sconfitta per 3-1 all'andata a Torino. È un'altra beffa.Ma in quel torneo 1981/82 Ciccio e la Fiorentina recriminano non solo per il gol annullato a Cagliari. Recriminano anche per quello segnato sempre da Graziani all'Ascoli al Comunale il 28 ottobre 1981 ma non visto. Il suo colpo di testa al 27' della ripresa batte sotto la traversa ed entra in porta ma l'arbitro Benedetti e il guardalinee credono che il pallone non abbia oltrepassato la linea. Un altro errore, oltre a quello di Cagliari (ma ce ne sono anche altri), che impedisce alla Fiorentina di vincere lo scudetto. La partita con l'Ascoli (recupero di quella sospesa il 27 settembre per impraticabilta' del campo in seguito a un violento temporale) finisce, infatti, 0-0 anche perché Antognoni a tre minuti dalla fine sbaglia un calcio di rigore. Ciccio arriva a Firenze quando ha ventotto anni (è nato a Subiaco in provincia di Roma il 16 dicembre 1952) nell'estate del 1981 dal Torino insieme a Pecci. Gioca per due stagioni con la maglia viola (1981/82 e 1982/83), ma nella seconda per un infortunio salta diverse partite, segnando in serie A solo 5 reti. Così nell'estate del 1983 viene ceduto alla Roma. Graziani con la Fiorentina disputa complessivamente 64 incontri  segnando 18 reti. La prima delle due stagioni è la migliore ed è quella tra l'altro in cui si laurea campione del mondo con la Nazionale in Spagna. Dopo aver realizzato due gol nel girone eliminatorio di Coppa Italia, Ciccio segna il primo gol in campionato al Comunale l'11 ottobre 1981 nel match con l'Avellino vinto dalla Fiorentina 1-0. E poi realizza il 22 novembre a Firenze la rete del momentaneo 3-1 nel match con il Genoa (l'incontro finisce con il successo della squadra di De Sisti per 3-2) pochi minuti dopo il grave infortunio alla testa di Antognoni. Segna poi il 20 dicembre ancora al Comunale con il Napoli la rete del primo vantaggio viola nella sfida vinta 2-1. È il giorno in cui la Fiorentina va per la prima volta da sola in testa alla classifica. E Ciccio segna anche all'Inter sempre a Firenze il 3 gennaio 1982, alla ripresa del campionato dopo la sosta natalizia, nel match in cui i viola si impongono per 4-2. Va in gol per la terza partita consecutiva il 10 gennaio a Udine alla penultima giornata del girone d'andata. Segna la rete del definitivo 2-1 che regala alla Fiorentina il titolo di campione d'inverno con un turno d'anticipo. Sembra l'inizio di un sogno. Ciccio in quel campionato realizza ufficialmente 9 reti che in realtà sono 11. Le 2 che mancano ingiustamente all'appello sono quelle che avrebbero regalato alla Fiorentina il terzo scudetto. 

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Carlos Dunga

Capitano della Fiorentina per due stagioni. E due anni dopo la sua cessione capitano del Brasile campione del mondo. Carlos Caetano Bledorn Verri, per tutti semplicemente Carlos Dunga (in portoghese significa cucciolo, il più piccolo dei sette nani in Biancaneve di Walt Disney), veste per quattro stagioni la casacca gigliata. Dal 1988/89 al 1991/92 gioca 154 partite, segnando 12 reti. E da giocatore viola nel 1989 conquista la Copa America (ne vince altre due dopo il suo addio a Firenze). Dunga è un centrocampista bravo in fase di interdizione. Si piazza davanti alla difesa, recupera il pallone e poi fa ripartire l'azione con lanci precisi. Ha un notevole senso della posizione. E ha grinta, lotta su ogni pallone, non si arrende mai. È un vero leader in campo e negli spogliatoi ed è bravo sui calci piazzati. La Fiorentina lo acquista nell'estate del 1984 quando ha vent'anni (è nato a Ljui' il 31 ottobre 1963) nell'ambito dell'operazione che porta Socrates a Firenze. Ma poi lo lascia in prestito tre stagioni in Brasile e una al Pisa (1987/88). A luglio del 1988 veste finalmente la maglia viola e rimane per sempre nel cuore dei tifosi gigliati che gli tributano grandi applausi anche nel corso della festa del centenario. È protagonista nella sua prima annata (1988/89) alla Fiorentina quando la formazione di Eriksson conquista il settimo posto, battendo la Roma 1-0 nello spareggio di Perugia per accedere in Coppa Uefa. Ed è protagonista anche nel 1989/90 quando la squadra viola prima con Giorgi e poi con Graziani in panchina arriva in finale di Coppa Uefa con la Juve pur soffrendo in campionato e salvandosi solo all'ultima giornata. Le due partite di finale contro i bianconeri sono autentiche battaglie sia a Torino all'andata dove la Fiorentina perde 3-1 che nel ritorno ad Avellino nel match finito 0-0. Carlos lotta come un leone su tutti i palloni e in entrambi gli incontri è tra i migliori in campo. Purtroppo non basta.Poi nell'estate del 1990, con Mario Cecchi Gori che rileva la società dalla famiglia Pontello, allenatore della Fiorentina diventa Lazaroni (già ingaggiato dalla vecchia proprietà), ex commissario tecnico del Brasile con cui Dunga disputa il mondiale in Italia. Carlos, dopo la cessione di Battistini all'Inter proprio nel 1990, eredita da lui la fascia di capitano. Nelle stagioni 1990/91 e 1991/92 i risultati della Fiorentina sono inferiori alle aspettative e la squadra viola ottiene due dodicesimi posti. A settembre del 1991, dopo una sconfitta al Comunale con la Roma per 1-0, Lazaroni viene esonerato e al suo posto arriva Radice. Il rendimento di Dunga è sempre molto alto e nel 1991/92 stabilisce il suo record di gol in maglia viola. Ne segna 5: 1 in Coppa Italia e 4 in campionato. Uno lo sigla all'Olimpico con la Roma quando la Fiorentina vince 3-1 grazie anche alla doppietta di Batistuta. L'ultimo gol lo realizza il 17 maggio 1992 al Franchi nel match con il Napoli, alla penultima giornata. La squadra viola batte quella azzurra 4-2 grazie anche anche alla tripletta di Borgonovo. È l'ultima partita di Carlos a Firenze. Nell'estate del 1992, infatti, il vicepresidente Vittorio Cecchi Gori annuncia che Dunga non avrebbe più giocato nella Fiorentina. Il centrocampo perde un elemento di grande spessore e temperamento che avrebbe sicuramente fatto comodo nel campionato  successivo (1992/93) finito con la retrocessione in serie B.Dunga va al Pescara e poi allo Stoccarda e intanto continua a giocare in Nazionale. A Firenze anche in quel periodo molti lo rimpiangono. E credo che la sera del 17 luglio 1994 quando il Brasile a Pasadena  batte l'Italia 3-2 ai rigori (Dunga ne segna uno prima di sollevare la coppa da capitano), nella finale del campionato del mondo, nella nostra città siano diverse le persone contente.

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Bernardo Rogora

È il terzino destro della Fiorentina campione d'Italia nel 1968/69 ed è uno dei giocatori più esperti di quella squadra. Bernardo Rogora ha trent'anni quando vince lo scudetto a Firenze (è nato l'8 novembre 1938). Ed è il Bernardo Rogora più famoso. Un suo omonimo nato come lui a Solbiate Olona in provincia di Varese è un ciclista professionista negli anni trenta e quaranta del secolo scorso. Ma non ottiene i successi del giocatore viola. Le vittorie più importanti del Bernardo corridore sono il giro di Catalogna del 1934 e il campionato italiano di ciclocross del 1937.Il Bernardo della Fiorentina, oltre allo scudetto, con la casacca  gigliata conquista anche la Coppa Italia e la Mitropa Cup, entrambe nella stagione 1965/66. Rogora è titolare in tutte e due le finali. È in campo il 19 maggio 1966 quando la squadra di Chiappella batte all'Olimpico di Roma il Catanzaro 2-1 dopo i tempi supplementari in Coppa Italia. Ed è in campo un mese dopo esatto, il 19 giugno, quando al Comunale di Firenze la formazione viola supera lo Jednota Trencin per 1-0 in Mitropa Cup. Rogora arriva alla Fiorentina dal Padova che milita in serie B nell'estate del 1965 per sostituire il capitano Robotti ceduto al Brescia. Veste la casacca gigliata per cinque stagioni, dal 1965/66 al 1969/70, disputando 169 partite e segnando 5 reti, 3 delle quali in campionato. Debutta in serie A con la maglia viola. È il 5 settembre 1965 e a Bergamo con l'Atalanta, alla prima giornata, il match finisce 1-1. Ricordo bene la prima volta che lo vedo giocare dal vivo una settimana dopo, il 12 settembre, al secondo turno di campionato nella partita del Comunale con il Brescia. Sono in Maratona con il mio papà. Ed esplodo di gioia quando Bernardo segna con un gran tiro nella porta sotto la curva Ferrovia. Il pallone è leggermente deviato dal difensore lombardo Rizzolini. Per le regole di allora è autorete. Per quelle attuali sarebbe gol di Rogora. Il suo primo gol in maglia viola arriva alla penultima giornata di campionato, il 15 maggio 1966, a Ferrara contro la Spal quando la Fiorentina vince 2-1. La sua seconda rete la realizza quasi un anno e mezzo dopo, il 29 ottobre 1967, e permette alla squadra gigliata di imporsi a Bologna per 1-0. Il terzo e ultimo gol in campionato lo segna al Comunale il primo febbraio 1970 nell'incontro con il Vicenza vinto dalla Fiorentina in rimonta per 2-1 (suo è il gol del momentaneo pareggio).Bernardo è un terzino molto bravo a controllare l'ala avversaria. È deciso nei contrasti. Non dà respiro all'attaccante che deve marcare, in un'epoca in cui si gioca rigorosamente a uomo. Si esprime meglio in fase di interdizione che non in fase di impostazione della manovra.  Rogora viene impiegato anche come stopper, il difensore centrale che marca il centravanti avversario. Ed è bravo anche in questo ruolo che ricopre in alcune partite  del campionato del secondo scudetto quando Brizi si infortuna. In quel torneo salta solo due gare ed è assente tra l'altro il 3 novembre 1968 quando la Fiorentina subisce al Comunale con il Bologna la sua unica sconfitta (1-3). Bernardo è poi protagonista anche nella stagione successiva (1969/70) disputando tutte e sei le partite di Coppa dei Campioni. Nell'estate del 1970 viene, però, ceduto al Brescia ma resta sempre nel cuore dei tifosi viola. 

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Renzo Contratto

È l'unico giocatore della Fiorentina ad aver disputato l'ultima partita in maglia viola con la fascia da capitano vincendo a Torino con la Juve. Questo record appartiene a Renzo Contratto che nella stagione 1987/88 eredita la fascia da Giancarlo Antognoni. Il 15 maggio 1988, negli ultimi novanta minuti di campionato, la squadra gigliata batte quella bianconera a Torino per 2-1 con le reti di Baggio e Di Chiara, costringendola tra l'altro a disputare lo spareggio (poi vinto) con il Torino per andare in Coppa Uefa. Renzo indossa la maglia numero due e si toglie questa grande soddisfazione. Peraltro è la seconda volta che vince con la Juve all'ombra della Mole dopo il successo del 28 aprile 1985 sempre per 2-1. Ed è l'unico insieme a Stefano Carobbi ad aver battuto due volte i bianconeri in campionato sul loro campo (sono appena otto le vittorie gigliate a Torino). Renzo è un terzino rapido e veloce ed è bravo nei recuperi. È tenace e grintoso ma non cattivo. All'inizio della sua carriera in maglia viola controlla per lo più l'ala sinistra avversaria. Ma poi si evolve. E nella stagione 1983/84, quando De Sisti schiera la difesa con il libero Passarella e due soli marcatori (lui e Pin) si occupa dell'attaccante più rapido. Nel  1987/88 poi, con Eriksson in panchina, gioca a zona come difensore di destra.A Firenze arriva dal Pisa nell'estate del 1980 e vi rimane per otto stagioni, dal 1980/81 al 1987/88, disputando 285 partite (222 in campionato) senza mai segnare. In maglia viola debutta tra l'altro in serie A il 14 settembre 1980, alla prima giornata, al Comunale nel match con il Perugia vinto dalla Fiorentina 1-0.  Lo vedo giocare per la prima volta dal vivo quando ha vent'anni (è nato a Borgaro Torinese in provincia di Torino il 5 dicembre 1959) in una partita amichevole tra la nazionale under 21 dell' Italia e quella olimpica dell'Unione Sovietica disputata al Comunale di Firenze il 13 febbraio 1980 e persa dagli azzurri di Vicini per 1-0. Renzo che milita nel Pisa (in serie B) entra in campo a un quarto d'ora dalla fine e mi colpisce subito per il suo dinamismo. È un giorno speciale per lui. Debutta, infatti, con l'Under 21 (colleziona altre 6 presenze e 4 con l'Under 23 tutte da calciatore gigliato) in quello che diventerà il suo stadio. In otto anni alla Fiorentina salta soltanto diciotto partite di campionato a conferma della bravura del giocatore e della sua importanza per tutti gli allenatori che si sono succeduti in quel periodo sulla panchina viola (Carosi, De Sisti, Valcareggi, Agroppi, Bersellini, Eriksson). Nel 1985/86 quando  la Fiorentina arriva quarta (il tecnico  è Agroppi) gioca tutte e trenta le gare. A Renzo, come a tutti noi, resta il grande rammarico per il mancato scudetto nel campionato 1981/82 nel quale salta non disputa solo le prime due partite. Nell'estate del 1988 viene ceduto all'Atalanta. Il suo legame con Firenze e la Fiorentina (il punto più alto della sua carriera) è rimasto però immutato nel tempo come dimostrato anche dalla sua presenza al Franchi per la festa del centenario. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Ferruccio Valcareggi

È l'unico ad aver battuto la Juve a Torino in campionato da giocatore e da allenatore della Fiorentina. E inoltre è l'unico ex giocatore viola ad aver conquistato un trofeo come allenatore della Nazionale italiana. Ferruccio Valcareggi, fiorentino d'adozione ma nato a Trieste il 12 febbraio 1919, vanta questi primati. Ferruccio, per tutti semplicemente Uccio, arriva a Firenze nell'estate del 1940, quella in cui l'Italia entra in guerra. Il presidente Ridolfi lo acquista dalla Triestina quando ha ventun anni per rinforzare il centrocampo della squadra che ha appena conquistato la Coppa Italia. Valcareggi è una mezzala dotata di grande intelligenza tattica. È dinamico e sa sempre trovarsi nella posizione giusta. E poi ha il gol nelle sue corde con i suoi tiri forti e precisi. È un giocatore completo. Nel primo campionato (1940/41) in cui è a Firenze la Fiorentina arriva terza alla pari con il Milano, l'attuale Milan, ad appena cinque punti dal Bologna che vince lo scudetto (con i rossoblu i viola vantano il miglior attacco dell serie A). Per cinque giornate, dalla terza alla settima comprese, è anche in testa alla classifica. Uccio è grande protagonista. Disputa tutte e 30 le partite e segna 7 reti che per una mezzala sono davvero tante. In quel torneo la Fiorentina, il 19 gennaio 1941, vince per la prima volta nella sua storia in campionato a Torino con la Juve (3-2). Valcareggi è in campo (lo è  anche nella sfida di ritorno al Berta, l'attuale Franchi, il 4 maggio 1941 quando la Fiorentina si impone per 5-0, conquistando la vittoria con il maggior scarto di reti contro la squadra torinese). Poi da allenatore viola batte 2-1 la Juve sul suo campo il 28 aprile 1985. Scrive un record nella centenaria storia della società gigliata perché nessuno ha vinto a Torino con i bianconeri da calciatore e da tecnico. Valcareggi gioca in maglia viola gli ultimi tre campionati prima dell'interruzione per la guerra (dal 1940/41 al 1942/43) e poi il campionato regionale toscano disputatosi nella primavera del 1945. La Fiorentina se lo aggiudica battendo in finale a Santa Croce sull'Arno la Pro Livorno 3-1. Uccio è in campo e quello resta l'unico trofeo vinto con la casacca gigliata. Alla fine dell'estate del 1945 viene ceduto, per questioni di bilancio, al Bologna. Nella stagione 1947/48 torna a Firenze ma l'anno dopo viene ceduto di nuovo, questa volta al Vicenza. Complessivamente disputa 135 partite in maglia viola, segnando 31 reti. Da Firenze di fatto non se ne va mai e rimane a vivere nella nostra città  fino al giorno della sua scomparsa a ottantasei anni (il 2 novembre 2005). Allena la Fiorentina prima e dopo la sua esperienza alla guida della Nazionale. Vince con l'Italia il campionato europeo del 1968 ed è l'unico ex giocatore viola a conquistare un trofeo sulla panchina azzurra. Ho avuto il privilegio di conoscere Valcareggi, un autentico gentiluomo e un profondo conoscitore del mondo calcio del quale è stato protagonista per tanti anni. Di una persona come lui si sente davvero una grande nostalgia. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Leonardo Costagliola

E' il secondo portiere della Fiorentina ad aver giocato in Nazionale. È l'unico, però, ad aver debuttato con l'Italia in un sestetto arretrato tutto viola. Leonardo (per tutti semplicemente Nardino) Costagliola, veste per la prima volta la maglia azzurra al Cairo il 13 novembre 1953 dove la nostra Nazionale vince 2-1. Davanti a lui giocano Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta e Segato. Come nella Fiorentina di Fulvio Bernardini. Con l'Italia disputa tre partite ed è il terzo portiere ai mondiali in Svizzera del 1954.Il campionato 1953/54, quello delle tre gare in azzurro, è sicuramente il migliore della sua carriera. La Fiorentina arriva terza alla pari con il Milan ed ha la difesa meno battuta della serie A con 27 reti al passivo. I meriti di Nardino sono evidenti. In quel torneo non salta nemmeno una partita. Le gioca tutte e 34 con 14 clean sheet, termine allora non usato.Costagliola arriva a Firenze dal Bari in cambio del portiere viola Moro nell'estate del 1948 quando ha ventisei anni (è nato a Taranto il 27 ottobre 1921). Gioca nella Fiorentina per sette stagioni dal 1948/49 al 1954/55. Nelle ultime tre indossa la fascia di capitano. Totalizza 233 presenze, 230 in campionato e 3 in Coppa Grasshoppers, manifestazione che si disputa tra il 1952 e il 1957 e che viene conquistata dalla squadra viola. Quindi anche Nardino è uno dei giocatori che l'hanno vinta.È soprannominato "gatto magico " per l'agilità, le doti acrobatiche e i grandi riflessi negli interventi. Ha un notevole senso della posizione, tipico dei portieri moderni. È un'eredita che lascia a Giuliano Sarti, suo sostituto in maglia viola dall'estate del 1955. Costagliola poi è bravo anche nelle uscite. Rimane alla Fiorentina anche nella stagione 1955/56 ma gioca solo nel campionato riserve. In prima squadra non colleziona nemmeno una presenza (come riserva di Sarti viene acquistato Toros) ed è per questo che non viene annoverato tra i campioni d'Italia. Nell'estate del 1956 a quasi trentacinque anni lascia il calcio giocato. Nardino però non lascia Firenze dove rimane a vivere quando conclude la sua carriera di allenatore e dove muore il 7 marzo 2008 a ottantasei anni. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Eraldo Mancin

È l'unico giocatore ad aver vinto lo scudetto con la Fiorentina e con il Cagliari e per di più consecutivamente. Il terzino sinistro Eraldo Mancin vanta questo record da oltre mezzo secolo. Si laurea campione d'Italia con i viola di Bruno Pesaola nel 1968/69. Nell'estate del 1969 viene ceduto, in cambio del terzino sinistro del Cagliari Giuseppe Longoni, ai rossoblu sardi di Manlio Scopigno (ricevono anche un conguaglio di 185 milioni di vecchie lire) con i quali conquista il titolo nel 1969/70. Mancin è uno dei sei giocatori italiani ad aver vinto due scudetti di fila con squadre diverse ma è l'unico ad averli conquistati con formazioni che non sono né di Torino né di Milano. Mancin gioca nella Fiorentina due stagioni: nel 1967/68 e nel 1968/69. Disputa 61 partite  segnando un gol all'Atalanta al Comunale il 17 dicembre 1967 nel match d'esordio sulla panchina viola di Luigi Ferrero e Andrea Bassi, sostituti dell'allenatore Chiappella appena esonerato. Viene acquistato dal Venezia nell'estate del 1967 quando ha ventidue anni (è nato a Porto Tolle in provincia di Rovigo il 18 aprile 1945, una settimana prima della fine della seconda guerra mondiale).Debutta in maglia viola l'11 ottobre 1967 al Comunale nell'incontro di ritorno dei trentaduesimi di finale di Coppa delle Fiere con il Nizza vinto dalla Fiorentina per 4-0. E quattro giorni più tardi esordisce anche in campionato all'Olimpico dove la squadra gigliata viene sconfitta 2-1 dalla Roma. Eraldo è un terzino sinistro che però è ambidestro. Ed è un terzino a cui piace attaccare e impostare l'azione anche se è bravo pure a difendere. È molto veloce ed è abile nel recupero del pallone. Nella stagione del secondo scudetto viola salta soltanto una partita, quella di Vicenza del 10 novembre 1968 terminata 0-0. Forma con Rogora una coppia di terzini per certi versi complementare. Più bravo Rogora nel controllo dell'avversario, migliore Mancin nel far ripartire l'azione. Eraldo ha un rendimento costante nel campionato del secondo scudetto. Difficilmente sbaglia la partita. E si dimostra tra i giocatori più affidabili. Gioca con la maglia numero tre, quella che era stata tra gli altri di Cervato e Castelletti. È in campo a Torino l'11 maggio 1969, alla penultima giornata, quando la Fiorentina batte la Juve 2-0 e si laurea campione d'Italia. La formazione di Pesaola con 18 reti subite ha la seconda miglior difesa del campionato insieme al Cagliari e i meriti di Eraldo sono evidenti. Disputa la sua ultima partita in maglia viola la settimana successiva, il 18 maggio, al Comunale. La Fiorentina vince 3-1 con il Varese in un clima di festa e di gioia immensa. Con la mia bandiera viola in curva Ferrovia vivo una giornata esaltante. A ripensarci a distanza di 57 anni mi commuovo anche perché penso che alcuni di loro come Mancin, deceduto a Mestre il 18 novembre 2016, purtroppo non ci sono più. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Claudio Bizzarri

È il primo giocatore della Fiorentina ad aver segnato un gol in Coppa dei Campioni. Claudio Bizzarri, ala sinistra viola, dopo aver vinto lo scudetto con lo squadrone di Bernardini nel 1955/56 sia pur giocando solo sei partite (subisce un serio infortunio alla prima giornata a Busto Arsizio nel match finito 2-2 e poi la squadra trova l'assetto giusto con Prini che è un'ala tornante) e realizzando una rete (alla Pro Patria a Firenze nell'incontro vinto dalla Fiorentina  4-1) è protagonista anche nell'avventura europea della formazione gigliata. Il 21 novembre 1956 al Comunale, nella gara d'andata degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni, la prima disputata nella sua storia dalla Fiorentina in questa manifestazione, segna contro gli svedesi del Norrkoping il gol del definitivo 1-1 dopo un quarto d'ora. Claudio arriva a Firenze dal Venezia che milita in serie C nell'estate del 1954 quando ha vent'anni (è nato a Civitanova Marche in provincia di Macerata il 21 dicembre 1933). Per lui è un doppio salto di categoria. Eppure non lo patisce e mette in mostra subito le sue qualità, aiutato da un maestro di calcio come l'allenatore della Fiorentina Fulvio Bernardini. Claudio è dotato di un buon dribbling, di un tiro forte e preciso e poi è bravo nel gioco aereo. È soprannominato Caio. Da bambino, infatti, non riesce a pronunciare correttamente il suo nome, Claudio. E quando gli chiedono come si chiama risponde Caio. E Caio è rimasto per tutta la vita.Legato alla sua regione, le Marche, vive, una volta lasciato il mondo del calcio, a Porto Sant'Elpididio in provincia di Macerata dove muore il 6 novembre 2016 a ottantadue anni. In quattro stagioni in riva all'Arno, dal 1954/55 al 1957/58, gioca 74 partite segnando 22 reti. Oltre allo scudetto vince anche la Coppa Grasshoppers, manifestazione iniziata prima del suo arrivo a Firenze e conclusasi nel 1957 (realizza un gol).La sua prima annata alla Fiorentina (1954/55) è la migliore. Segna, infatti, 10 reti ed è il secondo goleador della squadra. Le realizza tutte nelle prime 25 giornate. La prima all'esordio in serie A il 19 settembre 1954 quando la squadra viola, al debutto in campionato, batte al Comunale il Catania 2-1. E poi  segna la sua unica doppietta con la casacca gigliata a Milano contro l'Inter il 23 gennaio 1955 quando la Fiorentina vince 5-3. Rimane questo il successo con più reti dei viola contro i nerazzurri a San Siro. Per Claudio, al primo campionato di serie A della sua carriera, è una giornata speciale. All'Inter a Milano realizza la rete della vittoria (1-0) nella sua ultima stagione con la casacca gigliata il 20 aprile 1958. Poche settimane dopo segna un gol anche al Milan al Comunale nel match vinto dalla Fiorentina 4-3. L'ultima rete la realizza sempre al Comunale il 25 maggio all'ultima giornata quando la Fiorentina batte il Padova 6-1 e conquista il secondo posto. È la sua ultima partita in maglia viola prima della cessione alla Lazio dove ritrova Bernardini. Conosco Bizzarri nella primavera del 2006 quando a Firenze vengono organizzate diverse manifestazioni in occasione del cinquantenario del primo scudetto. È legatissimo ai suoi compagni e come tutti i campioni d'Italia dello squadrone di Bernardini mi racconta della forza del gruppo e dell'amicizia che anche dopo mezzo secolo non è mai venuta meno tra di loro. Ed è anche per questo motivo, per stare insieme agli amici di un tempo, che affronta un viaggio di quasi seicento chilometri tra andata e ritorno. Claudio ricorda sempre che avrebbe potuto collezionare più presenze con le regole del 2006 (sono consentiti tre cambi anche se non cinque come ora). Alla sua epoca, invece, non sono ammesse le sostituzioni dei giocatori e quindi le possibilità di giocare rispetto a oggi sono nettamente minori. Ma Bizzarri come tutti i suoi compagni non alimenta mai polemiche. E quando va in campo come nella prima partita di Coppa dei Campioni dà più del massimo per conquistare un posto da titolare come dimostrato dal gol al Norrkoping, uno dei più importanti della sua carriera. 

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Stefano Borgonovo

Non è tanto il numero di gol segnati a fare grande un centravanti. Un bomber di razza è tale soprattutto quando le reti le realizza alle squadre più forti. Stefano Borgonovo nella sua prima stagione a Firenze (1988/89) mette tra l'altro la propria firma sui successi al Comunale con Juve e Inter. Ai nerazzurri segna un gol anche il 28 settembre 1988 a Piacenza nella seconda fase a gironi di Coppa Italia. La Fiorentina vince 4-3 e si qualifica per i quarti di finale. È la sua terza partita in maglia viola con la quale debutta due settimane prima all'Olimpico con la Lazio (sempre in Coppa Italia) dove la squadra di Eriksson perde 1-0. Sette giorni più tardi, il 21 settembre, a Pistoia (al Comunale sono in corso i lavori di ristrutturazione in vista dei mondiali di Italia '90) realizza il suo primo gol con la casacca gigliata nel match con l'Udinese vinto dalla Fiorentina 3-0. Il 16 ottobre, alla seconda giornata, ancora a Pistoia debutta in campionato con la squadra viola che batte l'Ascoli 2-1, segnando un gol. E si ripete la settimana successiva a Cesena realizzando la rete del definitivo 3-0. Il primo gol a Firenze lo segna il 6 novembre all'Atalanta nel match pareggiato in rimonta 1-1.Borgonovo in breve tempo diventa per i tifosi viola Borgogol e con Baggio forma la B2, una coppia di attaccanti straordinaria. Insieme in campionato segnano 29 reti (15 Roberto, 14 Stefano), il sessantasei per cento del totale di quelli realizzati da tutta la squadra (44).Borgonovo arriva alla Fiorentina in prestito dal Milan nell'estate del 1988, quando ha ventiquattro anni (è nato a Giussano in provincia di Monza e della Brianza il 17 marzo 1964).Sa attaccare la profondità in maniera esemplare. Ha uno stacco di testa impressionante. È agile e veloce ed è dotato di buona tecnica. E poi ha un fiuto del gol particolare, quello dei grandi centravanti che sanno trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto. L'apoteosi per lui arriva il 15 gennaio 1989 a Firenze nella sfida con la Juve. All'89', sul risultato di 1-1, segna di testa su angolo battuto da Baggio il gol della vittoria in rimonta per 2-1 nella porta sotto la curva Fiesole. È un'emozione pazzesca. Battere i bianconeri è sempre bellissimo ma batterli all'ultimo minuto dopo essere stati in svantaggio è il massimo della gioia. Per me che sono allo stadio e perdo la voce urlando come un pazzo questo rimane uno dei successi più belli di sempre nelle sfide con la Juve. Il 29 gennaio ancora al Comunale contro la Roma nel match finito 2-2 arriva la sua prima doppietta in maglia viola. Con la Fiorentina sotto per 2-0 realizza il primo gol nel primo tempo con un rasoterra dall'interno dell'area di rigore nella porta sotto la curva Ferrovia. Il gol del pareggio lo sigla di testa a diciotto minuti dalla fine dopo una punizione battuta da Baggio nella porta sotto la curva Fiesole. La seconda doppietta Stefano la confeziona due settimane più tardi, il 12 febbraio, sempre a Firenze alla diciassettesima e ultima giornata del girone d'andata contro la capolista Inter ancora imbattuta in campionato. Con la Fiorentina in svantaggio per 3-2 a diciassette minuti dalla fine segna il gol del pareggio con un tiro di destro nella porta sotto la curva Fiesole. A cinque minuti dal novantesimo poi approfitta di un errato passaggio all'indietro di Bergomi al portiere Zenga e realizza la rete del 4-3 che manda in estasi i tifosi viola. Quel gol per me che sono allo stadio sembra una dedica alla mia nonna paterna che sta molto male e morirà due giorni dopo. Tra febbraio e marzo di quello stesso anno Stefano si toglie la grande soddisfazione di giocare anche tre partite in Nazionale.La Fiorentina in quel torneo arriva al settimo posto a pari punti con la Roma. È necessario uno spareggio per stabilire quale delle due squadre si qualifichera' per la Coppa Uefa. Stefano è rammaricato perché è costretto a saltare la sfida per squalifica rimediata per somma di ammonizioni. Per fortuna il suo sostituto, Pruzzo, segna il gol che porta i viola in Europa. Borgonovo, però, non gioca in Coppa Uefa con i viola. Lo rivuole il Milan, proprietario del suo cartellino. Ma torna a Firenze un anno dopo, nell'estate del 1990. È uno dei primi acquisti del presidente Mario Cecchi Gori che ha rilevato la società dalla famiglia Pontello.Purtroppo Stefano non si ripete ai livelli del 1988/89. In due stagioni segna solo 7 reti in 42 partite. Realizza però una tripletta, l'unica in maglia viola, il 17 maggio 1992 al Franchi con il Napoli nell'incontro vinto dalla Fiorentina 4-2 nel giorno della sua ultima partita a Firenze. Nell'estate del 1992 viene ceduto al Pescara, dopo aver disputato con la casacca gigliata 77 partite, segnando 23 reti. Poi purtroppo, quando ha già smesso di giocare, viene colpito dalla Sla. Muore ad appena cinquantanove anni il 27 giugno 2013 nella sua Giussano. Una volta, durante la malattia, torna anche al Franchi. Succede l'8 ottobre 2008 in una gara amichevole tra Fiorentina e Milan organizzata per raccogliere fondi per la ricerca sulla Sla. Entra in campo in una carrozzina trascinata dal suo amico Roberto Baggio. Noi quarantamila presenti allo stadio siamo tutti commossi. Piangiamo come bambini, mentre i tifosi viola intonano il coro Borgogol come quando segnava i gol decisivi a Juve e Inter. 

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Luigi Milan

È uno dei "Leoni di Ibrox ", lo stadio dei Rangers dove la Fiorentina di Hidegkuti, il 17 maggio 1961, vince 2-0 la finale d'andata della prima edizione della Coppa delle Coppe. Luigi (per tutti Gigi) Milan con la maglia numero dieci ereditata da Montuori (costretto ad interrompere la carriera dopo un grave infortunio patito ad aprile di quello stesso anno) è grandissimo protagonista di quella magica notte di Glasgow perché segna una doppietta. Va in gol al dodicesimo del primo tempo e fa il bis a due minuti dalla fine. Si ripete poi dieci giorni più tardi, il 27 maggio, al Comunale nella gara di ritorno vinta dai viola per 2-1. Gigi realizza la rete del momentaneo 1-0 sempre al dodicesimo del primo tempo. Così alla fine  della partita il capitano della Fiorentina Alberto Orzan alza nel cielo di Firenze la Coppa delle Coppe per la gioia dei cinquantamila tifosi presenti allo stadio e non solo. È un anno magico il 1961 per Gigi, acquistato quando ha ventidue anni (è nato a Mirano in provincia di Venezia il 10 dicembre 1937) nell'estate del 1960 dall'Udinese. Nelle trentanove partite giocate segna 14 reti. Quindici giorni dopo il trionfo europeo, l'11 giugno, la Fiorentina vince anche la Coppa Italia, battendo in finale al Comunale la Lazio 2-0. E Milan mette il proprio sigillo anche su questo trofeo, segnando il secondo gol a dieci minuti dal novantesimo. Gigi debutta in maglia viola a San Siro il 18 settembre 1960 nella finale di Coppa Italia con la Juve non disputatasi nella stagione precedente. È un debutto amaro perché la Fiorentina perde 3-2 ai tempi supplementari. Con la Juve comunque si rifà il 23 ottobre al Comunale quando la squadra gigliata batte quella bianconera che avrebbe conquistato lo scudetto 3-0. Quel giorno segna, infatti, la rete dell' 1-0. Milan è una mezzala con spiccate doti offensive. Bravo negli inserimenti diventa una sorta di attaccante aggiunto. Cambia posizione anche nel corso della stessa partita. E poi è freddo sotto porta come dimostrato dai 14 gol realizzati nel suo primo anno in riva all'Arno. Gigi resta a Firenze due stagioni. Ma nella seconda (1961/62) il suo rendimento è inferiore rispetto alla prima. Disputa 31 incontri (sono 70 quelli giocati con la Fiorentina), realizzando solo 2 reti. La prima la segna alla Dinamo Zilina in trasferta il 21 febbraio 1962 nella gara d'andata dei quarti di finale di Coppa delle Coppe persa dai viola 3-2 e la seconda al Padova al Comunale, il 25 marzo nell'incontro vinto dalla squadra gigliata 3-1.Viene ceduto nell'estate di quello stesso anno al Catania. Ma a Firenze, dove muore l'8 dicembre 2023 (due giorni prima del suo ottantaseiesimo compleanno), torna a vivere al termine della carriera e nella Fiorentina ricopre ruoli tecnici e dirigenziali. Per tutti però sarà sempre ricordato come uno dei Leoni di Ibrox. 

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Egisto Pandolfini

È il primo giocatore della Fiorentina ad aver segnato una rete ai mondiali. Ma Egisto Pandolfini è l'unico calciatore viola ad aver segnato ai mondiali nel giorno del suo esordio in azzurro avvenuto il 2 luglio 1950 a San Paolo in Brasile nel match con il Paraguay vinto dall'Italia 2-0. Debutta in maglia viola nel campionato regionale toscano 1944/45 vinto dalla Fiorentina che batte nella finale di Santa Croce sull'Arno del 29 luglio 1945 la Pro Livorno 3-1. Quel giorno Egisto realizza una doppietta, la prima  con la casacca gigliata. Con la Fiorentina gioca sei stagioni, dal 1944/45 al 1945/46 e poi dal 1948/49 al 1951/52, disputando 156 partite e realizzando 45 reti.Dopo aver giocato 6 gare nel campionato centro-sud 1945/46, Pandolfini nel 1946/47 viene mandato in prestito all'Empoli in serie B dove segna 12 reti e l'anno dopo (1947/48) viene ceduto alla Spal in serie B per circa due milioni di vecchie lire. Realizza 20 gol e vince la classifica dei cannonieri del girone B. La Fiorentina lo riacquista nell'estate del 1948 per diciassette milioni di lire, una cifra elevata per l'epoca. E inoltre deve disputare un'amichevole a Ferrara con incasso a favore della Spal. In quell'estate del 1948 Egisto viene convocato per le Olimpiadi di Londra anche se poi non gioca nemmeno una partita. Nelle quattro stagioni in serie A a Firenze diventa un giocatore fondamentale del centrocampo viola. Gioca 142 partite, saltandone solo 10, e segna 35 gol. Nel 1949/50 disputa tutti e 38 gli incontri, realizzando 13 reti (suo record alla Fiorentina) e meritandosi la convocazione ai mondiali. Pandolfini è un centrocampista, bravo in fase offensiva. È una sorta di trequartista. All'inizio della carriera gioca anche come attaccante. Ma poi arretra la posizione. Quando viene impiegato come mezzala sa quale è il momento giusto per gli inserimenti. Corre tanto ma sempre a proposito. Capisce quale zona del campo deve occupare. E poi è uno specialista nei calci di rigore e nei calci di punizione. La sua cessione alla Roma per circa sessanta milioni di vecchie lire per problemi economici nell'estate del 1952 voluta dal presidente Befani e annunciata durante l'assemblea dei soci nella sede di via dei Saponai scatena la rabbia di chi è contrario. Dalle parole si passa ai fatti e la gente si lancia le sedie addosso. L'episodio viene ricordato come la battaglia delle seggiole. Anche Egisto è dispiaciuto per dover lasciare la sua Fiorentina. Ma all'epoca i trasferimenti non si possono rifiutare. Ho il privilegio di conoscerlo. È una persona splendida con una competenza calcistica elevatissima. Conosce tutto di tutti i giocatori. Eppure è modesto come pochi, nonostante una carriera prima da calciatore gigliato e di altre grandi squadre (Roma e Inter) e poi da dirigente viola di altissimo livello. Di lui poi mi colpisce il grande amore per la Fiorentina, un amore incondizionato. Non fa mai una polemica ed è sempre a cercare il buon per la pace. Muore a novantadue anni il 29 gennaio 2019 a Lastra a Signa dove era nato il 17 febbraio 1926. Ironia della sorte. Ci lascia il giorno prima della sfida dei quarti di finale di Coppa Italia al Franchi tra la Fiorentina (della quale era tifoso) e la Roma, le due squadre nelle quali ha avuto il rendimento più alto della sua carriera. E i viola quel giorno onorano la memoria di Egisto, battendo i giallorossi 7-1. 

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Sergio Battistini

Cinque stagioni (dal 1985/86 al 1989/90 con 171 presenze e 12 reti) alla Fiorentina, le ultime due da capitano. Sergio Battistini arriva a Firenze dal Milan nell'estate del 1985 quando ha ventidue anni (è nato a Massa il 7 maggio 1963). È un centrocampista molto duttile. Bravo in fase di interdizione,  gioca per lo più davanti alla difesa. Però può fare anche la mezzala perché ha i tempi giusti per gli inserimenti offensivi. Nel 1987/88 con l'arrivo di Eriksson sulla panchina viola, cambia ruolo. Diventa difensore centrale a fianco di Hysen o Pin con la squadra che gioca a zona. In quella posizione è impiegato nei due anni in cui il tecnico svedese resta a Firenze. Nella sua ultima stagione in riva all'Arno (1989/90), con Giorgi prima e Graziani poi, la Fiorentina torna a giocare a uomo. Sergio così va a fare il libero. È il giocatore  che staziona davanti al portiere e dietro tutti i difensori, pronto a intervenire in caso di errore di uno dei suoi compagni. Grazie alle sue origini da centrocampista, è bravo oltre che a difendere anche a far ripartire l'azione e nell'impostazione della manovra. Ha grande visione di gioco. Sergio poi eccelle anche nel gioco aereo ed è dotato di un buon tiro. Personalmente plaudo alla decisione di Eriksson di cambiargli ruolo. Da difensore centrale e da libero migliora il suo rendimento. Emergono pienamente le sue qualità e meriterebbe di andare in Nazionale nel ruolo di vice Baresi. Ma il commissario tecnico Vicini lo esclude dalle convocazioni. Sergio esordisce in maglia viola a Viareggio il 21 agosto 1985, con Agroppi in panchina, nel primo incontro del girone eliminatorio di Coppa Italia. La Fiorentina vince 3-0 con il Monza e lui segna un gol. In quel campionato (1985/86) gioca ventotto partite su trenta e contribuisce al quarto posto finale dei viola. Nella stagione successiva (1986/87) l'allenatore è Bersellini. La Fiorentina si salva solo alla penultima giornata. Battistini subisce un serio infortunio nella sfida con l'Ascoli del 29 marzo 1987 e salta le ultime sei partite. Ma segna la sua prima rete al Comunale (le altre le ha siglate in trasferta) il 18 gennaio 1987 nel match con l'Avellino vinto 2-0. La realizza con un tiro dall'interno dell'area di rigore nella porta sotto la curva Ferrovia. Eriksson nella sua seconda stagione sulla panchina viola (1988/89), dopo la cessione di Contratto, affida a Battistini la fascia di capitano. La Fiorentina conclude il campionato al settimo posto vincendo lo spareggio Uefa con la Roma a Perugia. La sua ultima stagione in viola (1989/90) è la migliore per lui come rendimento personale nonostante la Fiorentina si salvi solo all'ultima giornata. Gioca 46 partite su 50: 30 in campionato, 12 in Coppa Uefa e 4 in Coppa Italia. Segna anche 5 reti (suo record con la maglia gigliata), 3 delle quali in serie A. Decisiva è quella realizzata al Comunale alla Juve il 17 gennaio 1990 nel match finito 2-2 dopo che la Fiorentina è stata in svantaggio per 2-0. Sergio a diciotto minuti dalla fine sigla il gol del pareggio di testa dopo una punizione battuta da Dunga. Proprio con la Juve sul campo neutro (si fa per dire) di Avellino (noto covo di tifosi bianconeri) nella finale di ritorno di Coppa Uefa il 16 maggio 1990 disputa, prima della cessione all'Inter, la sua ultima partita in maglia viola. Dopo la sconfitta per 3-1 nell'andata a Torino la Fiorentina pareggia 0-0. È una serata amara per lui e per tutta Firenze. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Sebastian Frey

È uno dei portieri più amati della Fiorentina ed è il primo giocatore francese a vestire la maglia viola. Sebastien Frey è sempre nel cuore dei tifosi gigliati nonostante abbia lasciato Firenze quindici anni fa, nell'estate del 2011, per essere ceduto al Genoa. È rimasto in riva all'Arno per sei stagioni, dal 2005/06 al 2010/11, disputando 218 partite. Ne avrebbe potute giocare molte di più. Purtroppo però dei seri infortuni lo hanno tenuto a lungo fuori dal campo.La Fiorentina lo prende dal Parma nell'estate del 2005, quando ha venticinque anni (è nato a Thonon les Bains il 18 marzo 1980), in prestito (viene acquistato a titolo definitivo a maggio dell'anno successivo). Lo vuole Cesare Prandelli che lo ha avuto una stagione al Verona e due proprio al Parma. E Frey non delude il suo allenatore.Sebastien ha grande senso della posizione. È esplosivo sulle conclusioni ravvicinate oltre che su quelle da lontano. È coraggioso quando deve uscire sugli attaccanti avversari. Non ha paura. È bravo nel gioco con i piedi e a far ripartire l'azione. E poi è un leader dello spogliatoio. Ha grande carisma.La curva Fiesole gli dedica subito un simpatico coro legato ai suoi capelli.La sua prima stagione a Firenze viene rovinata il 10 gennaio 2006 a Torino nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia con la Juve, vinta dai bianconeri 4-1. In un duro scontro di gioco Zalayeta gli causa la rottura dei legamenti del ginocchio sinistro. Non torna più in campo fino alla stagione successiva.Il secondo grave infortunio lo subisce in allenamento all'inizio di novembre del 2010. Così nell'ultimo campionato a Firenze (2010/11) disputa solo undici partite, l'ultima a Brescia, all'ultima giornata, il 22 maggio 2011, dove la Fiorentina pareggia 2-2.Dopo il primo infortunio si riprende alla grande. E nel campionato 2006/07, quello della penalizzazione di 19 punti poi ridotta a 15, è il portiere meno battuto della Serie A. Gioca tutte e 38 le partite e subisce 31 reti.Nel 2007/08, quando la Fiorentina arriva in semifinale di Coppa Uefa, è bravissimo nel parare i rigori. Ne para uno ad Eindhoven nella gara di ritorno dei quarti di finale con il PSV il 10 aprile del 2008, quando la squadra di Prandelli vince 2-0.In precedenza, il 13 marzo, negli ottavi a Liverpool contro l'Everton, dove la Fiorentina passa il turno ai rigori, para quello decisivo dopo aver fatto gli straordinari in tutta la partita, una delle migliori da lui giocate in maglia viola.La formazione gigliata va ai rigori anche in semifinale contro i Rangers. Il primo maggio al Franchi Frey para un altro tiro dal dischetto, ma gli errori dei suoi compagni non permettono alla squadra di Prandelli di approdare in finale.Il portiere francese vive stagioni straordinarie a Firenze. La Fiorentina, al netto delle penalizzazioni per la vicenda Calciopoli, in quattro campionati si sarebbe qualificata per i preliminari di Champions.E in Champions, nel 2010, viene eliminata agli ottavi dal Bayern, pagando il pessimo arbitraggio di Ovrebo a Monaco. La squadra viola in quegli anni arriva anche una volta in semifinale di Coppa Italia.E Sebastien è sempre protagonista di rilievo.

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Giuseppe Iachini

Un buon giocatore e poi un bravo allenatore della Fiorentina (dalla fine di dicembre del 2019 a maggio del 2021) ma soprattutto un uomo vero, leale e sincero con un legame fortissimo con Firenze. Giuseppe Iachini, per tutti noi semplicemente Beppe, è uno che per la squadra viola ha sempre dato tutto e anche di più in campo e in panchina.Arriva in riva all'Arno quando ha venticinque anni (è nato ad Ascoli Piceno il 7 maggio 1964) nell'estate del 1989 dal Verona con la Fiorentina che acquista dall'Hellas anche Pioli e Volpecina. Beppe è un mediano, quello che all'epoca controlla il giocatore avversario più dotato tecnicamente. È un lottatore, uno che non si tira mai indietro e che dà tutto per la maglia. E' serio, scrupoloso, si allena con impegno. Grintoso ma corretto è subito amato dai sostenitori viola. E quando in campo il gioco si fa duro dalla curva Fiesole parte il coro: "Picchia per noi Beppe Iachini". Da giocatore rimane in riva all'Arno per cinque stagioni dal 1989/90, quando la Fiorentina si salva all'ultima giornata ma va in finale in Coppa Uefa, al 1993/94 quando vince il campionato di serie B e viene promossa in serie A. Con la maglia gigliata segna 2 reti, entrambe al Franchi ed entrambe quando sulla panchina viola siede Gigi Radice. La prima la realizza all'Inter il 1 marzo 1992 con un tiro di destro dall'interno dell'area di rigore nella porta sotto la curva Ferrovia. È una rete importante perché è quella del definitivo 1-1. Il secondo gol lo segna sempre a Firenze,  sempre nello stesso anno e sempre nella stessa porta, alla Roma l'8 novembre. È il gol dell'1-0 con un tiro di destro da fuori area nell'incontro vinto dalla Fiorentina per 2-1. Debutta in maglia viola il 23 agosto 1989 nel primo turno di Coppa Italia a Licata dove la Fiorentina vince 3-1. E' la prima delle 150 gare giocate con la casacca gigliata. Tra le tante belle partite disputate da Beppe restano nella memoria quelle in Coppa Uefa nel 1989. Le battaglie nelle due sfide con l'Atletico Madrid nei trentaduesimi di finale decise ai rigori e poi la gara di ritorno degli ottavi del 6 dicembre con la Dinamo, nel campo ghiacciato di Kiev, finita 0-0. Sono incontri in cui c'è da lottare su ogni pallone e Iachini in queste occasioni si esalta più che mai. Nelle stagioni in cui Beppe veste la maglia viola la Fiorentina come massimo risultato ottiene il dodicesimo posto. E lui non sempre è titolare anche se un giocatore con le sue caratteristiche avrebbe fatto sicuramente comodo sempre. Nell'ultimo campionato disputato a  Firenze (1993/94 in serie B), invece, salta solo quattro partite su trentotto. Diventa uno dei punti di riferimento della squadra di Ranieri che ottiene la promozione a cinque turni dalla fine l'8 maggio 1994 battendo al Franchi 5-1 l'Ascoli, la formazione della sua città in cui ha iniziato la carriera. Tuttavia Iachini viene ceduto al Palermo nel mercato estivo. Firenze comunue rimane casa sua. E i tifosi viola lo accolgono da avversario sempre con grande calore. È curioso che la sua ultima partita in serie A la giochi proprio al Franchi, a trentasei anni, il 14 maggio 2000 da capitano del Venezia. Anche quel giorno per lui ci sono solo applausi. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Daniele Massaro

Uno scudetto sfiorato, un campionato del mondo vinto sia pure senza giocare un minuto. Il 1982 di Daniele Massaro, appena ventunenne, è stato un anno bello che avrebbe potuto essere fantastico con la conquista del titolo di campione d'Italia con la Fiorentina sfumato all'ultima giornata. Nato a Monza il 23 maggio 1961 arriva a Firenze nell'estate del 1981, acquistato dalla squadra della sua città insieme a Paolo Monelli. Daniele almeno in partenza sembra destinato al ruolo di riserva. In un attacco stellare con Daniel Bertoni ala destra e Ciccio Graziani centravanti la maglia numero undici sulla carta è sulle spalle di Monelli. Monelli, però, si infortuna durante il precampionato e De Sisti al suo posto schiera Massaro che ha caratteristiche diverse rispetto al suo ex compagno al Monza. Meno attaccante e più centrocampista conferisce, però, maggiore equilibrio alla squadra. Esordisce in maglia viola il 23 agosto 1981 a Brescia nella prima partita del girone eliminatorio di Coppa Italia vinta dalla Fiorentina per 1-0. E poi il 13 settembre al Comunale, alla prima giornata, quando i viola battono il Como per 1-0 debutta in serie A. Segna il primo gol nel massimo campionato il 28 febbraio 1982 ad Avellino dove la formazione di De Sisti si impone per 2-1. E in quel torneo, nel quale salta soltanto una partita, al San Paolo, il 25 aprile alla quartultima giornata fornisce a otto minuti dalla fine ad Antognoni l'assist per il gol del successo sul Napoli (1-0) che consente alla Fiorentina di rimanere in testa alla classifica insieme alla Juventus. Nel campionato successivo (1982/83), chiuso dalla squadra di De Sisti al quinto posto, gioca tutte le partite ed ottiene il suo record di segnature in maglia viola. Realizza 5 reti. Decisive sono quelle che regalano i successi al Comunale con il Napoli (1-0) e a Catanzaro (1-0) e il pareggio a Firenze con la Roma (2-2). Massaro corre tantissimo. È instancabile. Con le sue falcate fa salire la squadra. Quando vola sulla fascia (per lo più sinistra) mette al centro, una volta arrivato sulla linea di fondo, assist al bacio per i compagni di squadra. Inoltre è in grado di ricoprire diversi ruoli. Può giocare mediano, mezzala, ala e persino centravanti. Anche nel corso della stessa partita talvolta cambia ruolo. Per gli allenatori avere uno come lui in squadra è un'autentica fortuna.Nell'estate del 1983, con l'arrivo tra gli altri dell'ala sinistra  Pasquale Iachini, Daniele viene dirottato a centrocampo. Indossa la maglia numero cinque e gioca più indietro rispetto agli anni precedenti ma il suo rendimento non ne risente. La formazione di De Sisti arriva terza e dà spettacolo su tutti i campi. Senza il grave infortunio occorso ad Antognoni a febbraio nella partita con la Sampdoria la squadra viola avrebbe potuto lottare per lo scudetto. L'anno dopo (1984/85), con la cessione di Bertoni e l'acquisto di Socrates, Daniele torna a giocare all'ala sempre con buoni risultati a livello personale, nonostante la squadra arrivi soltanto nona. Nella sua ultima stagione alla Fiorentina (1985/86), con Agroppi in panchina, Massaro continua a  essere impiegato come ala, sempre però aiutando il centrocampo. Segna 4 reti, 2 in campionato ed altrettante in Coppa Italia. Va in gol tra l'altro l'8 settembre 1985 quando alla prima giornata, al Comunale la Fiorentina batte la Sampdoria 1-0. La squadra viola conclude poi il campionato al quarto posto. In Nazionale Massaro disputa 15 partite, realizzando una rete. Sei di queste gare le gioca da calciatore della Fiorentina, debuttando il 14 aprile1982 a Lipsia nell'amichevole con la Germania Est persa dagli azzurri 1-0. Daniele rimane a Firenze per cinque stagioni, dal 1981/82 al 1985/86, disputando 181 partite e segnando 15 reti. In questi cinque anni, prima di essere ceduto al Milan nell'estate del 1986, salta solo dieci partite di campionato a dimostrazione della sua rilevanza nel gioco della squadra viola. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Giancarlo Galdiolo

E' un allenamento contro la Nazionale al Comunale di Firenze a farlo conoscere al grande pubblico e a permettergli di esordire in serie A. Giancarlo Galdiolo, nato a Villafranca Padovana in provincia di Padova il 4 novembre 1948, è acquistato dall'Almas di Roma nella tarda primavera del 1970. Ma viene aggregato subito alla Fiorentina che disputa al termine del campionato la Coppa delle Alpi.  L'esordio avviene così il 13 giugno 1970 a Zurigo nella partita della prima fase di questa manifestazione con il Basilea finita 3-3. Quel giorno segna il primo dei suoi cinque gol in maglia viola. È in campo anche nella finale sei giorni dopo, sempre con il Basilea ma a Basilea, persa dalla Fiorentina 3-2. Non male per un ragazzo di ventun anni che fino a un mese prima giocava in serie D. Tra l'altro a Basilea la squadra di Pesaola disputa l'ultima gara della sua storia con lo scudetto sulla maglia. E anche Galdiolo ha questo grande privilegio. Ma poi nella stagione 1970/71 gioca praticamente solo nel torneo De Martino, riservato per lo più ai giovani e alle riserve. In prima squadra disputa solo una partita in Coppa Italia (ritorno dei quarti di finale) a Monza vinta dalla Fiorentina 2-0 il 4 novembre 1970. E così si arriva al 5 dicembre con la gara amichevole tra la Nazionale di Ferruccio Valcareggi, vicecampione del mondo, e la De Martino viola al Comunale in preparazione alla sfida con l'Eire tre giorni dopo sempre a Firenze. Lo ricordo benissimo quel sabato pomeriggio rigido e nuvoloso. L'uscita da scuola di corsa, un panino al volo a casa dopo aver lasciato libri e quaderni e poi a passo svelto verso lo stadio per il primo allenamento a porte aperte e gratuito degli azzurri. Sono in Maratona, l'unico settore aperto in un primo momento. Ma poi il pubblico viene fatto accedere anche in curva Ferrovia. Alla fine siamo in trentamila con un tifo alle stelle per i giovani viola. Mi colpisce in particolare il terzino destro gigliato Galdiolo che vedo per la prima volta dal vivo. Deve controllare l'ala sinistra azzurra Pierino Prati e non gli fa toccare palla tra gli applausi scroscianti dei sostenitori della Fiorentina. Giancarlo annulla letteralmente l'attaccante del Milan. La Nazionale vince l'amichevole 4-1 ma Prati non segna. E Galdiolo otto giorni dopo, il 13 dicembre, fa il suo esordio in serie A a Genova contro la Sampdoria dove la squadra viola, in lotta per non retrocedere, pareggia 2-2 dopo essere stata in vantaggio per 2-0. Praticamente da quel momento diventa titolare e contribuisce alla salvezza conquistata solo all'ultima giornata. Per i tifosi diventa subito Badile come l'attrezzo simile alla pala usato in agricoltura per rimuovere la terra. E per usarlo occorre molta forza. Il soprannome gli viene dato perché, secondo taluni, al posto dei piedi ha un badile. Insomma tecnicamente non è il massimo. Per me, invece, il motivo di questo soprannome deriva dal fatto che, soprattutto all'inizio della carriera, fa valere nel controllo degli avversari più la forza fisica (come quella necessaria per usare il badile) che la tecnica. I compagni, invece, affettuosamente lo chiamano Pappa, abbreviativo di Pappagone che è un personaggio televisivo dell'epoca portato in scena da Peppino De Filippo. Di Pappagone Giancarlo ha simile la capigliatura ma soprattutto il ciuffo. Galdiolo inizia la carriera come terzino destro ma poi viene impiegato anche come stopper, il difensore centrale che controlla il centravanti avversario. All'epoca si gioca a uomo. E Giancarlo non molla di un centimetro gli attaccanti (gli toccano di solito quelli più bravi) che deve marcare. Non dà loro respiro. Fa valere la sua forza fisica, la sua esuberanza atletica. Superarlo non è facile. È leale in campo e poi ama la Fiorentina. In campo dà tutto. Non si risparmia mai. Lotta come un leone. Galdiolo conquista in maglia viola la Coppa Italia il 28 giugno 1975 all'Olimpico anche se non va in campo nella finale con il Milan vinta 3-2 a causa di un infortunio patito sei giorni prima nell'ultima gara del girone con la Roma proprio nel medesimo stadio. Il 10 dicembre di quello stesso anno è tra i protagonisti del successo per 1-0 a Londra con il West Ham nella finale di ritorno della Coppa di Lega italo-inglese, riservata ai vincitori della Coppa Italia e della Coppa d'Inghilterra.  Dopo l'1-0 di Firenze all'andata la Fiorentina di Mazzone si aggiudica così il trofeo. Galdiolo mi fa passare uno dei giorni di San Silvestro più belli della mia vita. Con la Fiorentina, in piena lotta per la salvezza, il 31 dicembre 1977 segna il gol della vittoria (1-0) con il Napoli al Comunale nella porta sotto la curva Fiesole con un tiro fortissimo su punizione a un quarto d'ora dalla fine. In quel campionato il 26 febbraio 1978 realizza di testa il gol del definitivo 1-1 alla Juventus sempre a Firenze. Il 30 aprile, poi, alla penultima giornata a Pescara batte a un minuto dal novantesimo la punizione dal limite che, deviata da un difensore abruzzese, finisce sui piedi di Sella per la rete del successo viola (2-1).Nell'estate del 1980, dopo dieci anni trascorsi in riva all'Arno e 315 partite giocate in maglia viola, viene ceduto alla Sampdoria. Nell'agosto del 2010 è colpito dalla demenza frontale temporale e muore l'8 settembre 2018 a sessantanove anni. Galdiolo però continua a vivere nella memoria dei suoi ex compagni di squadra della Fiorentina e dei tifosi viola che lo ricordano ancora con affetto perché fa parte del ristretto numero di giocatori che hanno disputato più di trecento partite con la casacca gigliata. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Mario Pizziolo

È il primo dei sette giocatori della Fiorentina ad essersi laureato campione del mondo con la Nazionale italiana. Mario Pizziolo conquista il titolo nel 1934 quando la manifestazione si svolge nel nostro paese. Disputa due partite in quel torneo con gli azzurri di Vittorio Pozzo. Va in campo nella prima gara con  gli Stati Uniti vinta dall'Italia 7-1 a Roma. E poi gioca al Berta, l'attuale Franchi, davanti a tanti tifosi viola il 31 maggio 1934 l'incontro dei quarti di finale con la Spagna. Pizziolo subisce quel giorno un grave infortunio a un ginocchio dopo pochi minuti. Ma all'epoca non sono ammesse le sostituzioni. Così resta in campo, stringendo i denti e peggiorando la situazione, anche nei tempi supplementari nel match finito 1-1 e poi ripetuto il giorno dopo (successo azzurro per 1-0) quando Mario è in ospedale. Al danno fisico e morale, perché salta le partite decisive, si aggiunge la beffa. Pizziolo, infatti, non viene invitato alla cerimonia di premiazione della Federcalcio e non gli viene consegnata neppure la medaglia d'oro nonostante le proteste vibrate del commissario tecnico Vittorio Pozzo. Una copia di quella medaglia gli verrà data cinquantaquattro anni dopo, nel 1988.In Nazionale disputa dodici partite, segnando un gol al Berta il 3 dicembre 1933 nell'incontro con la Svizzera vinto dagli azzurri 5-2. E con l'Italia oltre al mondiale vince anche la Coppa Internazionale. Pizziolo, nato a Castellammare Adriatico in provincia di Pescara l'8 dicembre 1909, arriva a Firenze quando ancora non ha vent'anni nell'estate del 1929. La Fiorentina che milita in serie B lo acquista dalla Pistoiese.Pizziolo è un mediano completo. È dotato di buona tecnica e di una notevole visione di gioco che gli consente preziosi assist per i compagni. Ma è bravo anche in fase di interdizione, dote che gli permette di proteggere il reparto difensivo.Mario debutta in maglia viola il 6 ottobre 1929 allo stadio di via Bellini nell'incontro con il Casale finito 0-0. Proprio al Casale al Berta, il 18 dicembre 1932, nell'incontro vinto dalla Fiorentina per 3-0 segna la prima delle sue due reti in serie A (l'altra la realizza il 16 dicembre 1934 quando i gigliati battono la Lazio a Roma 5-3). Pizziolo gioca a Firenze due tornei nella serie cadetta e nel secondo contribuisce alla promozione in serie A. Nel massimo campionato debutta alla prima giornata il 20 settembre 1931 a Milano contro il Milano, l'attuale Milan, quando la Fiorentina pareggia 1-1. In maglia viola disputa 203 partite realizzando 3 reti in otto stagioni, dal 1929/30 al 1936/37. Nell'ultima, però, gioca solo una gara di campionato e una di Coppa Italia complice un grave infortunio patito al ginocchio (lo stesso dell' incidente del mondiale) durante un'amichevole precampionato a Rapallo. L'ultimo incontro in serie A lo disputa al Berta l'8 novembre 1936 quando la Fiorentina batte l'Ambrosiana, l'attuale Inter, per 1-0. Il giorno dell'Epifania del 1937 a Catania dove i viola vengono sconfitti 3-1 nel match dei sedicesimi di finale di Coppa Italia veste per l'ultima volta la casacca gigliata. A poco più di ventisette anni da' l'addio al calcio. Nelle cronache dell'epoca viene chiamato Pizziolo I perché ha un fratello minore, Italo, anch'egli per alcuni anni calciatore della Fiorentina. Come molti altri ex giocatori viola Mario continua a vivere a Firenze. Consegue due lauree, in Scienze Politiche ed in Economia e Commercio. A più riprese è dirigente e revisore dei conti della Fiorentina alla quale è sempre rimasto legato. E a Firenze muore a ottant'anni il 30 aprile 1990, trentotto giorni prima dell'inizio del secondo del mondiale disputato in Italia dopo quello del 1934 che lo aveva visto protagonista. 

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Luigi Griffanti

È il primo portiere della Fiorentina ad aver giocato in Nazionale. Luigi Griffanti, nato a Turbigo in provincia di Milano il 20 aprile 1917 e scomparso a Firenze, sua città d'adozione, il 2 maggio 2006 a ottantanove anni, veste la maglia azzurra in due partite.Siamo nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, e l'Italia può affrontare solo formazioni di paesi a lei non ostili. Così vengono organizzate due gare amichevoli con la Croazia a Genova il 5 aprile, il giorno dell'esordio di Griffanti in Nazionale, e due settimane più tardi, il 19, con la Spagna a Milano. L'Italia vince entrambi gli incontri per 4-0 e quindi il portiere viola rimane imbattuto. Il prosieguo della guerra lo penalizza e gli impedisce di vestire ancora la maglia azzurra.Con lui inizia la tradizione dei grandi portieri della Fiorentina.Luigi è bravo tra i pali ma anche nelle uscite, caratteristica questa insolita nei numeri uno dell'epoca che giocano per lo più intorno alla linea di porta. È un portiere moderno e i tifosi viola apprezzano il suo stile.Griffanti arriva a Firenze a ventun anni nell'estate del 1938. La Fiorentina, appena retrocessa in serie B, lo acquista dal Vigevano che milita nella serie cadetta. Il portiere lombardo, nella sua prima stagione in riva all'Arno, ottiene subito la promozione in serie A.L'esordio in maglia viola avviene al Berta, l'attuale Franchi, il 18 settembre 1938 nell'incontro con il Casale vinto dalla Fiorentina per 3-0. Luigi tiene la porta inviolata in 13 delle 33 partite disputate nel torneo di serie B.Debutta un anno dopo in serie A al Berta il 17 settembre 1939 nella sfida con il Genova 1893, l'attuale Genoa, finita 1-1. È un campionato difficile e di grande sofferenza per la Fiorentina che si salva solo per la miglior differenza reti.Le soddisfazioni arrivano però in Coppa Italia. La squadra viola elimina tra le altre il Milano (l'attuale Milan), la Lazio e la Juve classificatasi terza in campionato e sconfitta per 3-0. Il 16 giugno 1940, sei giorni dopo l'ingresso dell'Italia in guerra, la Fiorentina batte in finale 1-0 al Berta proprio il Genova 1893, la formazione contro la quale Luigi esordisce in serie A, e si aggiudica il trofeo.La squadra viola, sullo slancio del successo in Coppa Italia, fa bene anche nel campionato successivo (1940/41) quando si classifica al terzo posto alla pari con il Milano. Per un paio di giornate all'inizio la Fiorentina è anche da sola in testa alla classifica. Griffanti è tra l'altro in campo il 19 gennaio 1941 quando i viola vincono per la prima volta in campionato con la Juve a Torino, battendola per 3-2.Conosco Luigi quando sono alle medie, a metà degli anni sessanta del secolo scorso. Gestisce insieme a un suo ex compagno di squadra in maglia viola, il difensore Menotti Avanzolini, un bar a Firenze in via Cavour accanto al cinema Modernissimo nei cui locali adesso, dopo enormi cambiamenti strutturali, c'è il Teatro della Compagnia. Il bar si chiama Bar Scudetto. E nell'insegna sotto il nome ci sono due bandierine: quella viola e quella tricolore, ovvero il simbolo dello scudetto.Mi porta per la prima volta in quel bar il mio papà. Mentre io scelgo una pasta mi dice che i due signori al di là del bancone sono due ex giocatori della Fiorentina. Rimango estasiato, quasi senza parole. Ma mentre torniamo a casa mi faccio raccontare da mio padre la storia di Griffanti e Avanzolini. Per diverso tempo il Bar Scudetto diventa una mia meta quando vado in centro. Con la scusa di una pasta, di una bibita o di una partita a flipper scambio, soprattutto con Luigi, una battuta sulla Fiorentina del presente o del periodo in cui giocava.Sono sei le stagioni in cui veste la maglia viola, dal 1938/39 al 1945/46, disputando 168 partite, tra le più belle delle quali c'è quella che regala alla Fiorentina la prima Coppa Italia della sua storia. In quella finale vittoriosa con il Genova 1893 Griffanti è grande protagonista. Nel secondo tempo, con i viola in vantaggio per 1-0, compie tre parate difficili per salvare il risultato e conquistare il trofeo che in un pomeriggio di giugno regala per qualche ora un pò di gioia ai tifosi della Fiorentina nonostante la guerra.

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Enrico Fantini

È il secondo Fantini a vestire la maglia viola dopo Eugenio, giocatore gigliato nel 1959/60 (segna tre gol in serie A). Enrico non è parente di Eugenio con il quale, oltre al cognome, ha anche il ruolo in comune. Entrambi sono degli attaccanti. Enrico, però, è un'ala a differenza di Eugenio che è un centravanti. Ma le partite migliori per necessità le gioca anche lui da numero nove. In due gare da prima punta realizza nel giugno del 2004 due reti importanti, quelle che riportano la Fiorentina in serie A. Enrico arriva a Firenze a quasi ventotto anni (è nato a Cuneo il 27 febbraio 1976), nel mercato di gennaio del 2004, quando la Fiorentina che milita in serie B lo acquista dal Venezia. Nella gara d'esordio in maglia viola, il giorno dell'Epifania, la squadra di Cavasin batte al Franchi il Catania 3-2 e Fantini segna il gol del momentaneo 3-0. Nelle successive ventitre partite di campionato realizza soltanto un'altra rete, il 21 marzo, a Firenze nel match con il Bari vinto dalla Fiorentina 3-1. Bravo nel superare gli avversari in progressione, Enrico è dotato anche di un buon tiro. E poi è caparbio e combattivo. Insomma è un vero lottatore, uno di quei giocatori che in campo danno tutto. La squadra gigliata da metà febbraio è guidata da Emiliano Mondonico, dopo l'esonero di Alberto Cavasin. Alla fine, dopo una lunga rincorsa, conquista il sesto posto. E questo piazzamento vale lo spareggio, con gare di andata e ritorno, per la promozione contro la quartultima del campionato di serie A, il Perugia. La Fiorentina arriva, però, all'appuntamento più importante dell'anno senza centravanti nonostante in rosa ne abbia due: il greco Zisis Vryzas, impegnato con la sua nazionale agli Europei (che poi vincerà) e Christian Riganò infortunatosi nella partita con il Torino al Franchi alla penultima giornata (il 5 giugno). Mondonico è costretto a fare di necessità virtù. E nella sfida d'andata al Renato Curi il 16 giugno schiera Enrico centravanti. È lui l'unico punto di riferimento offensivo della squadra viola. Fantini che indossa la maglia con il numero settantasei (il suo anno di nascita) lo ripaga subito. Al decimo del primo tempo, dopo uno scambio con Scaglia, entra in area e segna il gol dell'1-0, facendo passare il pallone sotto le gambe del portiere del Perugia Kalac. Realizza il gol tra l'altro allo stesso minuto e nella stessa porta (quella sotto la curva nord) in cui Pruzzo quindici anni prima (il 30 giugno 1989) aveva siglato la rete della vittoria (1-0) nello spareggio Uefa con la Roma. Grazie al gol di Enrico la Fiorentina così si aggiudica la gara d'andata 1-0. Nel match di ritorno al Franchi quattro giorni dopo, il 20 giugno, Fantini, di nuovo impiegato come centravanti, è ancora protagonista. Al secondo minuto della ripresa, su assist di Maggio da destra di testa segna la rete del vantaggio viola nella porta sotto la curva Fiesole. Enrico esulta davanti ai propri tifosi. Vive un momento magico. Con i suoi gol sta riportando la Fiorentina in serie A. Va in pressing sui giocatori del Perugia in possesso di palla e commette dei falli che gli costano due cartellini gialli nel giro di pochi minuti. Cosi al dodicesimo viene espulso per somma di ammonizioni. La squadra viola rimasta in dieci soffre il ritorno degli umbri che con una rete di Do Prado ottengono il pareggio a otto minuti dalla fine. L'1-1 però regala alla Fiorentina il ritorno in serie A nel segno di Fantini. Enrico viene confermato anche la stagione successiva (2004/05) nella quale, dopo tante sofferenze, arriva la salvezza solo all'ultima giornata. In campionato rimane a secco di gol e segna solo una rete in Coppa Italia a Parma nella gara di ritorno degli ottavi di finale. L'ultima partita con la casacca gigliata la disputa la stagione dopo, il 14 agosto 2005, nei trentaduesimi di finale di Coppa Italia a Rimini quando la formazione di Prandelli vince 2-1 nei tempi supplementari. A fine mese viene ceduto al Torino dopo aver disputato 60 gare in maglia viola segnando cinque reti, due delle quali decisive per la promozione della Fiorentina in serie A. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Anselmo Robbiati

Conquista subito Firenze in un'estate particolarmente difficile, quella del 1993, con la Fiorentina appena retrocessa in serie B. Proprio in quell'estate Anselmo Robbiati viene acquistato dal Monza quando ha ventitre anni (è nato a Lecco il primo gennaio 1970). E il 22 agosto al Franchi,  nella gara dei trentaduesimi di finale di Coppa Italia, la prima della stagione, al 12' della ripresa realizza all'Empoli la rete del vantaggio viola nel match poi vinto 2-0 dalla squadra di Claudio Ranieri che si qualifica per i sedicesimi. La settimana successiva, il 29 agosto, il giorno dell'esordio a Palermo nel campionato cadetto dove la Fiorentina si impone per 3-0, segna sull'1-0 la sua prima doppietta. Per tutti a Firenze Anselmo diventa subito Spadino. Questo è il soprannome che si porta dietro per la somiglianza con un attore della serie televisiva Happy Days, molto popolare anche in Italia dove viene trasmessa a partire dal 1977. Glielo dà Giovanni Stroppa, l'attuale allenatore del Venezia, suo compagno di squadra al Monza. Robbiati è uno dei protagonisti della splendida cavalcata dalla serie B verso la serie A con la Fiorentina in testa alla classifica dalla prima all'ultima giornata. Segna una doppietta anche al Franchi l'8 maggio 1994, alla quintultima giornata, quando la squadra viola batte l'Ascoli 5-1 e viene promossa matematicamente nel massimo campionato. Sono gol simili. Entrambi realizzati con tiri a giro dal limite dell'area. Il primo nel primo tempo nella porta sotto la curva Ferrovia. Il secondo nella ripresa nella porta sotto la curva Fiesole.Spadino è rapido, veloce, scattante. E poi è dotato di un ottimo dribbling. Punta l'avversario, lo salta e tira in porta con precisione, spesso con la conclusione a giro con il sinistro, il suo piede naturale. Gioca all'ala ma anche come trequartista senza alcun problema perché ha una buona visione di gioco. Di frequente parte dalla panchina ma quando entra in campo, grazie alla sua agilità, spacca le partite. Spesso le decide con le sue reti. Spadino nel primo campionato di serie A (1994/95) per un infortunio salta la seconda parte del torneo. Disputa solo 15 partite senza segnare. Cosi il suo primo gol nella massima serie lo realizza l'anno successivo al Franchi il 29 ottobre 1995 quando la Fiorentina batte il Bari 3-2. La stagione 1995/96 è quella in cui la squadra viola conquista la Coppa Italia nella doppia finale con l'Atalanta. Anselmo gioca la gara d'andata al Franchi il 2 maggio 1996 vinta dalla Fiorentina per 1-0. Nel ritorno a Bergamo sedici giorni dopo quando i gigliati si impongono per 2-0 e si aggiudicano il trofeo disputa parte della ripresa. Nella stagione 1996/97 Spadino gioca gli ultimi minuti della finale di Supercoppa a San Siro con il Milan vinta dalla Fiorentina per 2-1 il 25 agosto 1996. E poi è protagonista non solo in campionato ma anche in Coppa delle Coppe. A Praga, nella gara di ritorno degli ottavi di finale il 31 ottobre 1996, segna il gol del definitivo 1-1 che regala i quarti di finale alla squadra di Ranieri. E il 10 aprile 1997 nella semifinale d'andata al Camp Nou avrebbe potuto realizzare una rete ancora più importante. Mentre è lanciato tutto solo verso la porta del Barcellona, l'arbitro fischia la fine dell'incontro senza far terminare l'azione. Il match finisce 1-1 e la Fiorentina poi, nel ritorno al Franchi, perde 2-0 e viene eliminata. La stagione 1996/97 delle sei e mezzo trascorse a Firenze (dal 1993/94 al 1998/99 e poi da gennaio a maggio del 2002 con 197 presenze e 36 gol) è la più prolifica. Segna tredici reti: undici in campionato, uno in Coppa delle Coppe e uno in Coppa Italia. In serie A è il secondo miglior marcatore della squadra viola dopo Batistuta. Spadino sigla tra gli altri al Franchi il gol della vittoria con il Milan (1-0) a sei minuti dalla fine, quello del pareggio (1-1) con  la Juve, quello del definitivo 3-2 al Bologna al 79' e quello del momentaneo vantaggio a Genova con la Sampdoria all'ultima giornata nel match finito 1-1. Alla Juve al Franchi segna anche nel campionato successivo il 22 febbraio 1998. Dopo tredici minuti dal suo ingresso in campo con un tiro a giro di sinistro realizza la rete del definitivo 3-0 nella porta sotto la curva Ferrovia. L'ultimo gol di Spadino in maglia viola è pesante. Lo sigla a Firenze il 28 gennaio 1999 nella gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia con l'Atalanta. La Fiorentina, dopo la sconfitta all'andata per 3-2 a Bergamo, vince 1-0 e si qualifica per le semifinali.Nell'estate del 1999 passa al Napoli ma torna a Firenze, in prestito dall'Inter, a gennaio del 2002 con la squadra viola in caduta libera verso la serie B. E gioca solo cinque partite. Ma il vero Robbiati è quello che ha lasciato la Fiorentina due anni e mezzo prima regalando ai tifosi gigliati grandi soddisfazioni. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

David De Gea

È uno dei due migliori portieri stranieri della storia della Fiorentina. Ma è l'unico numero uno (anche se indossa la maglia con il quarantatre) non italiano a essere scelto come capitano e non solo per alcune partite. David De Gea è alla sua seconda stagione a Firenze, sicuramente inferiore come rendimento a quella precedente semplicemente stratosferica. Ma questa è pur sempre, a livello di prestazioni personali, una stagione abbastanza positiva. E poi dal 21 dicembre 2025 quando la Fiorentina ottiene la prima vittoria in campionato, battendo al Franchi l'Udinese 5-1, indossa la fascia al posto di Ranieri. De Gea arriva a Firenze nell'estate del 2024 dopo un anno di inattività. Scaduto il suo contratto con il Manchester United a giugno del 2023, rimane dodici mesi fermo. Vuole decidere con calma il club al quale legarsi dopo una carriera fantastica. E alla fine sceglie la Fiorentina che dunque lo prende a parametro zero quando ha trentatre anni (è nato a Madrid il 7 novembre 1990). David debutta in maglia viola al Franchi il 22 agosto 2024 nel match d'andata dei playoff per accedere alla fase a gironi di Conference League contro la Puskas Akademy finito 3-3. La settimana dopo a Felcsut, nella gara di ritorno, la sfida si decide ai rigori perché dopo i tempi supplementari il risultato è di 1-1. De Gea para il quarto penalty calciato dalla formazione ungherese, mentre i giocatori viola dal dischetto non falliscono un colpo. Diventa subito un eroe per i tifosi viola anche perché durante la partita effettua due parate straordinarie. Con Palladino in panchina, nella passata stagione, David si esprime sempre a livelli altissimi. Tra ottobre e dicembre quando la Fiorentina vince otto partite consecutive in campionato, eguagliando il primato del 1959/60, in cinque occasioni mantiene la porta inviolata. La serie positiva di successi inizia al Franchi il 5 ottobre 2024 quando la squadra viola batte il Milan 2-1. In quella partita De Gea para due rigori, entrambi sull'1-0 per i viola. A Theo Hernandez nel primo tempo e ad Abraham nella ripresa. Il 10 novembre, quando la Fiorentina vince a Firenze con il Verona (durante la serie degli otto successi di fila) fornisce a Kean al 92' l'assist per il definitivo 3-1 con un lungo rilancio. Alla fine del campionato per David ci sono undici clean sheet nelle trentacinque gare disputate. Dal suo esordio in serie A a Bergamo il 15 settembre 2024 (alla quarta giornata) dove la Fiorentina perde 3-2 non salta più un minuto in campionato (neppure in quello in corso) e colleziona fino alla partita di quattro giorni fa a Lecce 68 gettoni di presenza consecutivi (84 in totale, comprese le coppe). Comunque anche in questo torneo difficile per la Fiorentina, nel quale David non è esente da colpe come tutti, colleziona sette clean sheet e altri tre ne colleziona in Conference dove peraltro non gioca sempre. A Marassi, il 9 novembre 2025, nel giorno dell'esordio di Vanoli sulla panchina viola, nel match finito 2-2 para un rigore (l'unico in questo campionato) a Colombo sul risultato di 1-1. Le critiche nei suoi confronti quest'anno sono spesso esagerate e preconcette. In certi momenti della stagione sembra che la squadra viola sia in fondo alla classifica per colpa sua. Non è affatto così. I suoi errori su alcune reti subite sono evidenti ma se la Fiorentina a questo punto del campionato è vicina alla salvezza matematica molti meriti sono anche suoi. E sicuramente i meriti sono nettamente maggiori degli errori. In diverse partite è protagonista assoluto con le sue parate che talvolta sembrano quasi impossibili. Ma non per lui. Fa sembrare facili gli interventi difficili. Salva spesso gol quasi certi. Ottimi riflessi, senso della posizione notevole, bravissimo nel respingere con i piedi e con le braccia larghe, sicuramente non eccelle nelle uscite e forse non esce abbastanza. Ma in queste due stagioni trascorse in Italia si dimostra uno dei portieri più bravi del nostro campionato. David ha ancora due anni di contratto (in scadenza il 30 giugno 2028) con possibilità da parte della Fiorentina di prolungamento di ulteriori dodici mesi. Il futuro prossimo della porta viola dovrebbe essere ancora in buone mani. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Giacomo Bonaventura

Quattro anni a Firenze. Tre finali giocate (due di Conference  League e una di Coppa Italia) e purtroppo perse. Giacomo Bonaventura, per tutti semplicemente Jack, dall'estate del 2020, con gli stadi chiusi al pubblico per il covid, alla primavera del 2024 disputa 162 incontri con la maglia della Fiorentina segnando 22 reti e fornendo altrettanti assist. Il suo rendimento è buono e costante. Ed è un punto di riferimento in campo e negli spogliatoi. In alcune partite indossa anche la fascia di capitano. Nell'ultimo campionato (2023/24) realizza 8 reti (oltre a 6 assist), 6 delle quali nelle prime quattordici giornate. E va in gol tra l'altro al Maradona l'8 ottobre 2023, all'ottavo turno, quando la formazione di Italiano vince 3-1 (sigla la rete del 2-1 al diciottesimo della ripresa) con il Napoli campione d'Italia. Quella sera la Fiorentina stacca gli azzurri di tre punti ed è terza alla pari con la Juve a quattro lunghezze dalla capolista Milan e  a due dall'Inter. Poi Jack ha un lieve appannamento. E nel girone di ritorno segna solo 2 gol. Il secondo lo realizza alla penultima partita del torneo a Cagliari, il 23 maggio 2024, dove la Fiorentina vince 3-2. È il suo ultimo gol in maglia viola. E sei giorni più tardi, il 29 maggio, disputa anche la sua ultima partita con la casacca gigliata ad Atene con l'Olympiacos nella finale di Conference League quando la squadra di Italiano viene sconfitta per 1-0 nel finale dei tempi supplementari. È una delusione pazzesca per tutti. C'è rabbia, tanta rabbia, e anche qualche lacrima perché la formazione greca non è certo un'avversaria di grande valore. Sicuramente è inferiore al West Ham con il quale la Fiorentina perde 2-1 il 7 giugno 2023 la finale, sempre di Conference, a Praga. In questa partita Jack segna il gol del momentaneo 1-1 nella porta sotto la curva dei tifosi viola. Sono vicino al settore della Eden Arena dove Bonaventura va ad esultare dopo la rete. Mi commuovo e piango di gioia perché penso che possa essere la serata giusta per conquistare finalmente un trofeo. E invece purtroppo arriva la seconda sconfitta in finale dopo quella di due settimane prima in Coppa Italia all'Olimpico (24 maggio) con l'Inter a cui Jack segna a San Siro il primo aprile il gol che permette alla Fiorentina di vincere l'incontro (1-0).Bonaventura arriva a Firenze a parametro zero nell'estate del 2020 quando ha trentun anni (è nato a San Severino Marche in provincia di Macerata il 22 agosto 1989), dopo aver giocato nelle stagioni precedenti nel Milan che non gli rinnova il contratto giunto alla scadenza.Jack è un destro naturale anche se viene impiegato spesso a sinistra perché sa calciare anche con il piede mancino. E' un centrocampista duttile, bravo sia ad impostare la manovra che ad inserirsi in area avversaria. Talvolta gioca anche sulla fascia, per lo più sinistra, o come trequartista dietro le punte. Dotato tecnicamente, ha grande visione di gioco ed anche un buon dribbling. E poi tira bene in porta anche i calci piazzati. Mi dispiace quando, terminata la stagione 2023/24, non gli viene rinnovato il contratto e viene lasciato libero. Nonostante i trentacinque anni di età forse, con la sua esperienza, avrebbe potuto essere ancora utile alla Fiorentina. Jack, lasciata Firenze, conclude la sua carriera in Arabia Saudita e a marzo di quest'anno si ritira definitivamente. Debutta in maglia viola il 19 settembre 2020, alla prima giornata, in un Franchi deserto con il Torino nell'incontro vinto dalla Fiorentina per 1-0. Il primo gol lo segna a Firenze il 23 gennaio 2021, nell'ultimo turno del girone d'andata, quando i viola battono il Crotone 2-1. In quel campionato realizza 3 reti. Poi il suo è un crescendo anche in fatto di gol in serie A: 4 nel 2021/22, 5 nel 2022/23 (2 anche in Conference dove nella partita di ritorno dei sedicesimi di finale al Franchi con il Braga vinta dalla Fiorentina 3-2 fornisce i tre assist dei gol viola) e 8 nel 2023/24.Bonaventura disputa anche 18 gare in Nazionale, 4 delle quali da giocatore della Fiorentina. L'unica sua rete in azzurro la realizza nel periodo in cui veste la maglia viola a Bari contro Malta il 14 ottobre 2023 quando l'Italia vince 4-0. Poi gioca altre due partite in azzurro e nel contempo trascina la squadra di Italiano verso la sua seconda finale di Conference. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Aurelio Milani

E' il secondo giocatore della Fiorentina a vincere la classifica dei cannonieri in serie A trent'anni dopo l'uruguayano Pedro Petrone.  Aurelio Milani, nel campionato 1961/62, si laurea re dei bomber del massimo campionato alla pari con il milanista Altafini con 22 reti. Quel titolo ex aequo un po' brucia però. Infatti a due giornate dalla fine l'attaccante viola ha tre gol di vantaggio su quello rossonero. Ma negli ultimi centottanta minuti la Fiorentina subisce due sconfitte e Aurelio realizza solo una rete. Il Milan che conquista lo scudetto vince entrambe le partite e Altafini segna due doppiette,  raggiungendo così Milani in testa alla classifica dei cannonieri. Il centravanti gigliato, nato a Desio in provincia di Monza e della Brianza il 14 maggio 1934 e scomparso a Borgo Ticino in provincia di Pavia il 25 novembre 2014, arriva a Firenze quando ha ventisette anni nell'estate del 1961. La Fiorentina ha appena conquistato la Coppa delle Coppe e la Coppa Italia ma ha concluso il campionato al settimo posto. Enrico Longinotti, da poco diventato presidente, vuole un attaccante prolifico e allora acquista Milani dal Padova di Nereo Rocco con cui ha segnato nell'ultimo torneo 18 reti.Aurelio è forte fisicamente ma anche dal punto di vista tecnico è piuttosto bravo. È abile nel gioco aereo. Di testa, infatti, segna diverse reti. E poi è dotato di un tiro potente. Con la sua forza prorompente apre gli spazi ad Hamrin che segna 15 gol in campionato. I due realizzano 37 reti, il sessantacinque per cento del bottino totale della squadra viola (57). L'inizio è difficile per Milani che va in gol solo alla sesta giornata il 24 settembre 1961. Quel giorno la Fiorentina batte al Comunale l'Udinese di Dino Zoff, all'esordio in serie A, 5-2 e Aurelio firma una doppietta. Ne segna altre tre in quel campionato. Al Milan sempre a Firenze il 29 ottobre quando la squadra viola, guidata dall'ungherese Hidegkuti, si impone per 5-2. Ancora ai rossoneri a San Siro nell'incontro perso 5-2. E poi al Comunale al Padova nel match vinto 3-1. Milani realizza anche una tripletta a Firenze il 21 gennaio 1962 quando la Fiorentina batte per 4-1 l'Inter che si classifica seconda alla fine del campionato. È un successo importante tra l'altro perché permette ai viola di raggiungere insieme al Milan i nerazzurri in testa alla classifica. In quella stagione Aurelio disputa anche una partita con  la Nazionale B  a Tolosa contro la Francia. Il match termina 2-2 e lui realizza un gol.Milani nel suo primo anno in riva all'Arno segna complessivamente 28 reti. Una la sigla in Coppa Italia e 5 in Coppa delle Coppe dove la Fiorentina per la seconda volta consecutiva arriva in finale. Aurelio realizza tra l'altro una tripletta il 22 novembre 1961 a Vienna contro il Rapid nella gara di ritorno degli ottavi di finale vinta per 6-2 dalla Fiorentina che si qualifica per I quarti.Nella stagione successiva (1962/63), con la squadra viola che conclude il campionato al sesto posto, complice un infortunio Milani gioca appena 20 partite, 18 delle quali in serie A. E segna solo una rete al Modena a Firenze alla prima giornata il 16 settembre 1962. È quella del momentaneo vantaggio in una partita poi persa 2-1. Nell'estate del 1963 Milani viene ceduto insieme al portiere Sarti all'Inter in cambio del portiere Lorenzo Buffon e della mezzala Maschio. A Milano Aurelio conquista uno scudetto, due Coppe dei Campioni e una coppa Intercontinentale e da giocatore nerazzurro disputa anche la sua unica partita in Nazionale. Ma non vince più come a Firenze la classifica dei cannonieri. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Enrico Chiesa

C'è il suo zampino sull'ultimo trofeo conquistato dalla Fiorentina, un quarto di secolo fa, il 13 giugno 2001 al Franchi. La squadra viola quella sera vince, infatti, la Coppa Italia e nella finale di ritorno con il Parma è Enrico Chiesa a fornire a Nuno Gomes al 20' del secondo tempo l'assist per il gol del definitivo 1-1 nella porta sotto la curva Fiesole. Dopo il successo per 1-0 all'andata al Tardini grazie a una rete nel finale di Paolo Vanoli, l'attuale allenatore viola, il capitano Manuel Rui Costa può alzare al cielo il trofeo. In quella edizione di Coppa Italia Enrico segna 5 reti, due delle quali nelle semifinali con il Milan. Realizza a San Siro all'andata, nel match finito 2-2, la rete del momentaneo 1-0 e al Franchi nel ritorno vinto dalla Fiorentina per 2-0 quella dell'1-0. Ai rossoneri in quella stagione 2000/01 (la sua migliore a Firenze con 27 gol, 22 dei quali in campionato, in 36 partite) segna tre gol anche in serie A: uno a Firenze quando i viola vincono 4-0 e una doppietta a Milano dove si impongono per 2-1. In quel campionato, esaltante per lui, fantastica è la sua doppietta alla Roma al Franchi nell'incontro del 9 aprile 2001 giocato di lunedì. Enrico segna il gol dell'1-0 con una splendida punizione nella porta sotto la curva Ferrovia e quello del definitivo 3-1 con un tiro di destro al volo nella porta sotto la curva Fiesole. In quella stagione disputa anche l'unica partita in Nazionale da giocatore gigliato (17 le sue presenze in azzurro con 7 reti all'attivo).Chiesa arriva a Firenze dal Parma nell'estate del 1999 quando la Fiorentina cambia il parco attaccanti da affiancare a Batistuta. Oltre a lui vengono acquistati Mijatovic e Balbo. Enrico ha ventotto anni (è nato a Genova il 29 dicembre 1970) e di lui mi colpisce la duttilità. Può fare la seconda punta ma anche il centravanti come avviene spesso dopo la cessione di Batistuta. È dotato di un buon dribbling e di un tiro forte e preciso. Ambidestro, gioca talvolta anche sulla fascia. Ha grande visione di gioco e quindi è bravo anche negli assist ai compagni. È uno specialista  nei calci di punizione che batte di potenza o con i tiri a giro e anche nei calci di rigore. Mai sopra le righe anche nelle interviste è sempre pacato. Quando arriva a Firenze il primo obiettivo stagionale della Fiorentina è il playoff per accedere alla fase a gironi di Champions League. E la squadra viola lo supera agevolmente, battendo il Widzew Lodz 3-1 all'andata al Franchi e 2-0 nel ritorno in Polonia il 25 agosto. Enrico segna quella partita il suo primo gol ufficiale con la maglia gigliata. Quattro giorni dopo, all'esordio in campionato al Franchi con il Bari, realizza la rete del successo della Fiorentina (1-0 il risultato finale) con un tiro al volo nella porta sotto la curva Fiesole.La sua prima stagione in riva all'Arno, complice anche una serie di infortuni, non regala grandi soddisfazioni a Chiesa dopo un buon inizio. Tra settembre e ottobre segna un altro gol al Franchi al Verona (successo per 4-1) e due in Champions: a Barcellona quando i viola perdono 4-2 e a Firenze all'Aik quando si impongono per 3-0. Poi per alcuni mesi resta a secco. Comunque alla fine sono 12 le reti realizzate: 7 in serie A, 4 in Champions e una in Coppa Italia. Spicca tra le altre la doppietta a San Siro con l'Inter, alla penultima giornata, il 7 maggio 2000 quando la Fiorentina vince 4-0. Dopo la splendida seconda stagione (2000/01) di Chiesa a Firenze e la conquista della Coppa Italia, i problemi economici della società viola portano nell'estate del 2001 tra le altre alle cessioni di Toldo e Rui Costa. La nuova stagione (2001/02) inizia tra mille difficoltà con due sconfitte consecutive in campionato dopo quella in Supercoppa all'Olimpico con la Roma. Enrico, invece, prosegue nel suo trend positivo. In sette partite in tutte le competizioni segna cinque reti, quattro in serie A e una in Coppa Uefa. E si arriva al 30 settembre 2001. Al Franchi, alla quinta giornata, c'è la sfida con il Venezia. Sarà purtroppo la sua ultima partita in maglia viola. Eppure l'incontro inizia bene. Dopo cinque minuti realizza il gol dell'1-0, su assist di Morfeo, con un tiro al volo di destro nella porta sotto la curva Ferrovia. E' il quinto gol del campionato, l'ultimo con la casacca gigliata. Nel corso del primo tempo, infatti, si infortuna gravemente al ginocchio sinistro. Per lui la stagione e la sua avventura a Firenze, dopo 45 reti in 85 partite, finiscono quel giorno, mentre la Fiorentina che pure batte il Venezia 3-1 precipita verso la retrocessione e il fallimento. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Alberto Galassi

È il quarto giocatore della Fiorentina ad aver segnato più reti in serie A, il primo tra quelli nati in Italia. Alberto Galassi, centravanti viola per cinque stagioni, dal 1947/48 al 1951/52 realizza nel massimo campionato 63 gol in 137 partite.Nato a Todi il 16 ottobre 1922 (muore a Firenze il 21 maggio 2002 a 79 anni), viene acquistato dal Bologna nell'estate del 1947. La velocità è una delle sue doti migliori perché l'attaccante gigliato da ragazzo pratica l'atletica leggera e i cento metri sono una delle sue specialità. Debutta in maglia viola il 21 settembre 1947 a Modena alla seconda giornata di campionato. E realizza il gol del definitivo 1-1 a nove minuti dal novantesimo. Contro la Lazio al Comunale il 25 gennaio 1948 nel match vinto dalla Fiorentina 4-1 segna la sua prima doppietta con la casacca gigliata. E con il Genoa a Firenze, alla trentanovesima e penultima giornata, il 27 giugno quando la squadra viola si impone per 4-0 arriva la sua prima tripletta. Tra le reti più importanti di quel suo primo campionato in riva all'Arno c'è quella del 27 maggio al Comunale al grande Torino che poi conquisterà lo scudetto. È la rete del momentaneo vantaggio della Fiorentina che poi perde l'incontro 2-1. Nel suo primo torneo in maglia viola Galassi è il capocannoniere della squadra con 15 gol. E lo è anche nel campionato successivo (1948/49) quando segna 14 reti. Spiccano tra le altre una tripletta alla Lazio il 2 gennaio 1949 nel match vinto 4-0 e una doppietta a Palermo dove i viola si impongono per 2-0. Il campionato 1949/50 è il migliore per lui. Realizza 24 reti e si classifica quinto nella classifica dei cannonieri ma è anche il primo tra i giocatori italiani. Il 2 ottobre 1949 quando la Fiorentina batte al Comunale la Roma 4-1  Alberto sigla tutti e quattro i gol. Ma avrebbero potuto essere anche cinque se il palo non  fermasse una sua conclusione sullo 0-0. La prima rete la firma all'8'. Si sposta da destra verso il centro e sferra un gran tiro che batte contro la parte bassa della traversa ed entra in porta. Due minuti dopo, su cross di Acconcia, anticipa il portiere giallorosso nell'area piccola e segna il gol del 2-0. La terza rete al 34'  la realizza sfruttando una respinta del numero uno della Roma su una conclusione di Dalla Torre. Dopo il gol della squadra capitolina guidata da Fulvio Bernardini, allenatore della Fiorentina tra l'altro nel campionato del primo scudetto, al 28' della ripresa Alberto firma la sua quarta rete in tuffo di testa su assist del capitano Augusto Magli dalla linea di fondo. In una giornata di pioggia così i gol di Galassi illuminano il cielo del Comunale. Alberto è un centravanti completo. Supera i difensori avversari in velocità, sfruttando le sue doti di ex atleta. Segna di piede ma anche di testa e in acrobazia. E i tifosi viola impazziscono per le sue giocate. Negli ultimi due campionati a Firenze, a causa anche di una serie di infortuni, realizza meno reti: 6 nel 1950/51 e 4 nel 1951/52.Nell'estate del 1952 viene ceduto alla Sampdoria. Disputa da calciatore della Fiorentina tre partite con la Nazionale B. Nel maggio del 1949, alla Coppa del Mediterraneo vinta dagli azzurri, Galassi realizza tre reti e si aggiudica la classifica dei cannonieri alla pari con un attaccante turco.A Firenze, come tanti ex giocatori viola, si lega in modo particolare ed è qui che decide di vivere una volta terminata la carriera di calciatore. Alberto si laurea in medicina e diventa un apprezzato dentista. Di lui ho un ricordo indelebile che risale al 1962. Ho otto anni e sono con il mio papà.  Per la strada mi indica Galassi che ha lo studio dentistico vicino a casa mia, dicendomi che è stato uno dei più grandi attaccanti della Fiorentina. Il dottore lo ringrazia per i complimenti e rivolgendosi a me mi dice che il calcio è bello ma che nella vita l'importante è studiare. Quelle parole non le ho mai dimenticate.

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Alberto Orlando

È uno dei cinque giocatori della Fiorentina ad aver vinto la classifica dei cannonieri in serie A. Ed è uno dei tre italiani ad esservi riuscito. Alberto Orlando, re dei bomber del campionato 1964/65 alla pari con l'interista Sandro Mazzola, veste la maglia viola solo in quella stagione quando la squadra di Chiappella ottiene il quarto posto finale. Diciassette le reti segnate dal centravanti gigliato nelle 32 partite giocate (su 34). E un testa a testa finale con Mazzola raggiunto a quota 15 alla terzultima giornata con una doppietta al Catania nel match del Comunale vinto dalla Fiorentina per 5-0. Quel giorno, tuttavia, sono tre i bomber della serie A. C'è anche il milanista Amarildo, futuro campione d'Italia con i viola nel 1968/69, che però nelle ultime due giornate non segna più. Orlando arriva a Firenze, con Enrico Longinotti presidente, quando ha quasi ventisei anni (è nato nella capitale il 27 settembre 1938) dalla Roma con la quale ha già vinto una Coppa delle Fiere, l'attuale Europa League, e una Coppa Italia. Ha disputato anche due partite in Nazionale (altre tre le gioca da calciatore viola), realizzando quattro reti, tutte con la Turchia al suo esordio in azzurro. Con la squadra giallorossa viene spesso impiegato come ala destra. Ma Alberto, invece, è un centravanti vero che sa usare entrambi i piedi, è bravo nel gioco aereo ed è dotato di un tiro forte e preciso.  E proprio da centravanti lo fa giocare a Firenze Chiappella. Diventa subito il punto di riferimento dell'attacco gigliato. Debutta in maglia viola il 6 settembre 1964 a Ferrara con la Spal nel match dei trentaduesimi di finale di Coppa Italia quando la Fiorentina viene sconfitta 3-0 ed eliminata. La settimana dopo, però, alla prima giornata di campionato la squadra viola si rifà e al Comunale batte in rimonta il Foggia 3-1. Alberto bagna l'esordio con una doppietta. Il terzo gol arriva all'undicesima giornata, il 29 novembre, ancora a Firenze quando la formazione di Chiappella si impone sul Cagliari per 2-0. E poi si ripete al Comunale il 27 dicembre nella gara con il Messina pareggiata in rimonta 1-1. Il 3 gennaio 1965 a Catania, nel match vinto 2-0, realizza la sua seconda doppietta con la casacca gigliata. Sono i suoi primi gol in trasferta. Il 17 gennaio, nell'ultima giornata del girone d'andata, a Firenze quando la Fiorentina batte il Genoa 5-0 segna la sua unica tripletta in maglia viola. Alberto ha al suo attivo nella prima metà del campionato nove reti. Nel girone di ritorno ne realizza una in meno, otto, quattro delle quali nelle ultime tre giornate. Dalla tripletta con il Genoa passa quasi un mese prima che Orlando torni a segnare. Lo fa il 14 febbraio quando la Fiorentina batte al Comunale il Varese per 1-0 con un suo gol su rigore a sette minuti dal novantesimo. Poi realizza una doppietta a Firenze nella gara con il Torino vinta per 2-0 (il secondo gol lo sigla dal dischetto). E poi segna la rete del definitivo 1-1 a Cagliari all'88'. Dopo arrivano la doppietta al Catania e una rete al Mantova nell'incontro vinto 2-0 alla penultima giornata.Prima degli ultimi novanta minuti di gioco Orlando e Mazzola guidano insieme la classifica dei cannonieri a quota 16. L'ultima giornata è emozionante.Il 6 giugno 1965 a Marassi contro il Genoa la  Fiorentina sta perdendo 4-0. Ma Alberto lotta come un leone per cercare di realizzare almeno un gol. E ce la fa all'89'. È il suo ultimo gol in maglia viola (il match finisce con la sconfitta per 4-1 della squadra di Chiappella). In quel momento supera Sandro Mazzola. Vincerebbe da solo la classifica dei cannonieri. Ma il giocatore dell'Inter su rigore al 90' firma a San Siro la rete del definitivo 2-2 nel match con il Torino. E così raggiunge Orlando a quota 17. I bomber della serie A sono due, ex aequo. Quella di Genova è l'ultima delle trentaquattro partite disputate in maglia viola (una in Coppa delle Fiere e una in Coppa Italia). Il presidente Baglini, a fine stagione, cede però Orlando al Torino per inserire in prima squadra, Paolo Nuti e Mario Brugnera, i giovani attaccanti del vivaio. Passeranno trent'anni prima che un altro giocatore della Fiorentina, Batistuta, si laurei di nuovo capocannoniere della serie A. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Francesco Baiano

È uno degli acquisti di punta della Fiorentina nell'estate del 1992. Francesco Baiano, per tutti semplicemente Ciccio, arriva dal Foggia delle meraviglie di Zeman per dieci miliardi di vecchie lire. Ha ventiquattro anni (è nato a Napoli il 24 febbraio 1968) e ha già disputato due partite in Nazionale. Assisto dal vivo al suo esordio in maglia viola. Avviene al Franchi il 26 agosto nell'incontro d'andata dei sedicesimi di finale di Coppa Italia contro il Perugia. La ricordo bene quella partita perché vengo via dal mare per vederla. La Fiorentina vince 1-0 grazie a un suo gol a un quarto d'ora dalla fine. Lo segna di destro dall'interno dell'area di rigore su assist di Batistuta nella porta sotto la curva Fiesole. Se in Puglia Baiano è il centravanti, con Rambaudi e Signori sulle fasce, a Firenze fa la seconda punta accanto a Batistuta. Con la sua rapidità gli apre gli spazi. E fino a dicembre del 1992 i due fanno faville (Ciccio segna sei reti nelle prime tredici giornate) e lanciano la Fiorentina al secondo posto. Poi, dopo la sconfitta con l'Atalanta e l'esonero di Radice, il campionato diventa un incubo e arriva la retrocessione. Baiano realizza altre quattro reti (arriva a quota dieci). Tra queste c'è l'inutile doppietta al Foggia all'ultima giornata il 6 giugno 1993 nel match vinto 6-2 che manda pero' i viola in serie B per la classifica avulsa.L'avventura di Baiano a Firenze è purtroppo condizionata da vari infortuni. Il primo, il  più grave, nell'estate del 1993 alla vigilia del campionato di serie B, gli fa saltare quasi tutta la stagione. Torna in campo solo il 13 marzo 1994 al Franchi nel finale della partita con la Fidelis Andria vinta dalla Fiorentina 3-1. Il primo gol lo segna l'8 maggio a Firenze, alla quintultima giornata al 90' su rigore (ne realizza altri tre in quel torneo, tutti dal dischetto), quando la squadra di Ranieri batte l'Ascoli 5-1 e conquista la matematica promozione. La stagione del ritorno in serie A (1994/95) non è delle migliori per Ciccio. In campionato segna solo due reti. A Torino con la Juve realizza quella del momentaneo vantaggio (1-0) nella partita poi persa 3-2 e a Genova con la Sampdoria quella del definitivo 2-2). Una rete la segna anche in Coppa Italia a Udine contro l'Udinese nel match finito 2-2. Nella stagione 1995/96, la migliore in maglia viola, Baiano è in grande condizione. Realizza sette reti nel girone d'andata. In tutto alla fine sono undici in campionato. Ed è il suo record con la casacca gigliata. Il 23 dicembre 1995 al Franchi, con la Fiorentina a un punto dalla capolista Milan, a poco più di un quarto d'ora dalla fine segna con la nuca nella porta sotto la curva Fiesole il gol del definitivo 2-2 dopo una punizione battuta da Rui Costa. Firenze è ebbra di gioia e in quei giorni sogna addirittura lo scudetto. Nel girone di ritorno le cose vanno un pò peggio ma alla fine arriva il quarto posto. Il destino però è in agguato per Ciccio. Il 20 aprile 1996 al Franchi nell'incontro di campionato con l'Atalanta vinto 1-0 dalla squadra di Ranieri dopo un quarto d'ora esce dal campo per un grave infortunio: la frattura del perone. Finisce qui la sua stagione. E così non può giocare proprio contro l'Atalanta la finale di Coppa Italia in programma da lì a poco (l'andata a Firenze il 2 maggio e il ritorno a Bergamo sedici giorni più tardi, il 18). La Fiorentina si aggiudica il trofeo dopo aver vinto al Franchi 1-0  e allo stadio Atleti azzurri d'Italia 2-0. Comunque c'è il suo sigillo su quella coppa. Baiano segna una doppietta a Lecce negli ottavi di finale quando la squadra di Ranieri batte i salentini 5-0 e una rete a Palermo nella gara di ritorno dei quarti di finale vinta per 2-1 dalla Fiorentina che si qualifica per le semifinali. La rottura del perone condiziona anche l'inizio della stagione successiva. Così Baiano salta pure la sfida di Supercoppa del 25 agosto quando la squadra viola, battendo a San Siro il Milan 2-1 con una doppietta di Batistuta, conquista il trofeo. La stagione 1996/97 è la quinta e ultima per Ciccio a Firenze ed è anche avara di soddisfazioni soprattutto in campionato. Segna solo due reti, entrambe al Franchi, con il Bologna su rigore quando la Fiorentina vince 3-2 e con l'Udinese quando perde con lo stesso punteggio. Quello con i bianconeri friulani, l'11 maggio 1997, è l' ultimo dei suoi 35 gol con la casacca gigliata. Il 6 marzo 1997 allo stadio Da Luz di Lisbona contro il Benfica nella gara d'andata dei quarti di finale di Coppa delle Coppe vinta dalla squadra di Ranieri per 2-0 segna la sua unica rete europea in maglia viola. È una rete importante, quella dell'1-0, a un minuto dell'intervallo con un tiro di destro in diagonale dall'interno dell'area di rigore su assist di Batistuta. E sarà fondamentale per la qualificazione dei viola alle semifinali con il Barcellona. Nell'estate del 1997, dopo 141 partite giocate con la Fiorentina, Ciccio viene ceduto al Derby County, squadra che disputa la Premier League. Rivedo giocare dal vivo Baiano quasi cinque anni e mezzo più tardi. È il 9 settembre 2002, il giorno dell'esordio della Fiorentina nel campionato di C2. Ad Arezzo, dove lo stadio è più capiente di quello di San Giovanni Valdarno, Ciccio, bomber della Sangiovannese, nel primo tempo segna il gol del vantaggio della sua squadra prima del pareggio viola di Masitto al 95'. Nel ritorno al Franchi il 12 gennaio 2003 quando la Fiorentina vince 2-0 Baiano, sia pure da avversario, disputa la sua ultima partita ufficiale nello stadio che gli ha regalato tante soddisfazioni. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Stevan Jovetic

A Firenze non lo avevamo mai visto un giocatore segnare una doppietta in Champions League o Coppa dei Campioni che dir si voglia prima al Liverpool a diciannove anni e successivamente al Bayern di Monaco pochi mesi dopo a venti. Poi però è arrivato Stevan Jovetic. E tra settembre del 2009 e marzo del 2010 al Franchi abbiamo gioito per le sue reti a due delle squadre più forti del mondo. La Fiorentina acquista Jo-Jo (questo è il suo soprannome) dal Partizan di Belgrado nell'estate del 2008 per una delle tante felici intuizioni di Pantaleo Corvino. Ha poco più di diciotto anni (è nato a Podgorica, la capitale del Montenegro, il 2 novembre 1989) ma ha già vinto con il club di Belgrado uno scudetto e una coppa di Serbia. E inoltre ha disputato tre partite con la nazionale maggiore del Montenegro. Jovetic è un fantasista con qualità tecniche straordinarie. I suoi lanci per i compagni sono di rara bellezza. Salta l'uomo in dribbling ed è dotato di un tiro forte e preciso. È un destro naturale ed è specialista nei calci di punizione e nei calci di rigore. Può fare la seconda punta, ruolo nel quale si esprime al meglio, ma all'occorrenza anche la prima perché sa muoversi su tutto il fronte d'attacco. Debutta in maglia viola, con Prandelli in panchina, il 27 agosto 2008 a Praga contro lo Slavia nella gara di ritorno dei playoff per accedere alla fase a gironi di Champions League finita 0-0 che qualifica la Fiorentina alla fase a gironi. Quattro giorni più tardi, il 31 agosto, per Jovetic arriva l'esordio in campionato al Franchi con la Juve nel match terminato 1-1 grazie a un gol di Gilardino nel finale. In entrambe le partite Stevan subentra nella ripresa. Nella gara con i bianconeri lo vedo giocare per la prima volta dal vivo. Mi colpisce per la sfrontatezza con cui sta in campo e per le sue giocate mai banali soprattutto per un ragazzo di poco più di diciotto anni. Il primo gol in maglia viola lo segna su rigore a Bergamo il 5 aprile 2009 quando la squadra di Prandelli batte l'Atalanta 2-1. La seconda e ultima rete di quella stagione che la Fiorentina conclude al quarto posto la realizza il 10 maggio a Catania dove i gigliati si impongono per 2-0. Il suo primo gol al Franchi è spettacolare. Lo segna il 26 agosto 2009 nella gara di ritorno dei playoff per accedere alla fase a gironi di Champions League contro lo Sporting di Lisbona. Con la Fiorentina in svantaggio per 1-0, dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo all'inizio del secondo tempo, controlla il pallone con il sinistro e con un destro a giro batte Rui Patricio, l'ex portiere di Roma e Atalanta, nella porta sotto la curva Fiesole. Con l'1-1 finale la squadra di Prandelli si qualifica per la fase a gironi di Champions. E nella fase a gironi il 29 settembre al Franchi Jo-Jo realizza al Liverpool, con due tiri di destro tra il 28' e il 37' del primo tempo, la sua prima doppietta in Champions nella porta sotto la curva Ferrovia. Il  primo gol lo segna su assist di Cristiano Zanetti, il secondo su assist di Vargas. La Fiorentina vince 2-0 e poi si qualifica per gli ottavi di finale. E agli ottavi al Franchi il 9 marzo 2009, dopo la sconfitta per 2-1 all'andata a Monaco, con il nevischio che si abbatte su Firenze, realizza al Bayern una doppietta su due assist di Gilardino tra il 9' e il 19' della ripresa nella porta sotto la curva Fiesole. Il primo gol, quello del momentaneo 2-0 lo segna di destro. Il secondo, quello del momentaneo 3-1, lo sigla di sinistro dopo un'azione strepitosa iniziata da lui. La Fiorentina vince la partita 3-2 ma, per le regole di allora (in caso di parità le reti realizzate in trasferta valgono doppio), il successo non serve ad evitare l'eliminazione. Jovetic salta completamente la stagione successiva, 2010/11 (la prima di Mihajlovic a Firenze),  nella quale non gioca neppure una partita a causa di un infortunio patito ad agosto in allenamento durante la preparazione. Jo-Jo lavora sodo per recuperare. E nel 2011/12, quando la Fiorentina si salva alla penultima giornata vincendo a Lecce 1-0 con tre allenatori che si alternano in panchina (Mihajlovic, Delio Rossi e Guerini), realizza 14 reti in campionato. È il suo record di segnature  con la maglia viola grazie anche a quattro doppiette con Parma, Catania e Udinese al Franchi e a Novara. E poi ci sono i gol decisivi per la salvezza  quando la Fiorentina vince 2-1 prima a San Siro (alla trentunesima giornata) con il Milan e poi all'Olimpico (alla trentatreesima) con la Roma.  Nella sua ultima stagione a Firenze (2012/13), con Montella in panchina, segna 13 reti, tutte in campionato. Nelle prime tre giornate realizza quattro gol. Spicca la doppietta all'Udinese al Franchi al primo turno il 25 agosto 2012 che regala ai viola la vittoria in rimonta per 2-1 al 92'. Di doppiette ne segna altre due. Il 22 dicembre a Palermo quando la Fiorentina vince 3-0 e il 17 febbraio 2013 a Firenze quando la squadra gigliata strapazza l'Inter, battendola 4-1 (è la partita in cui lo stadio urla ai giocatori nerazzurri "il pallone è quello giallo" perché non lo vedono mai). Il 19 maggio a Pescara, all'ultima giornata, dove la squadra viola vince 5-1 segna il quarantesimo gol nella sua ultima gara con la maglia della Fiorentina (in tutto sono 135) che si classifica quarta, qualificandosi per i playoff di Europa League.Dopo cinque stagioni che di fatto sono quattro, nell'estate del 2013, lascia Firenze per passare al Manchester City.  L'ultima volta che vedo giocare dal vivo Jovetic però è uno dei giorni più tristi, calcisticamente parlando, della mia vita. È il 29 maggio 2024. Sono ad Atene quando la Fiorentina perde 1-0 la finale di Conference League con l'Olympiacos di Stevan che entra in campo prima della mezz'ora della ripresa.

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Domenico Caso

Il piccolo Julinho. Così Fulvio Bernardini, diventato commissario tecnico della Nazionale, definisce Domenico Caso, ala destra viola. E lo fa giocare al suo debutto sulla panchina azzurra a Zagabria il 28 settembre 1974 quando l'Italia perde 1-0 con la Jugoslavia. Bernardini ha allenato Julinho, numero sette brasiliano della Fiorentina. Con lui ha vinto lo scudetto nel 1955/56 ed è arrivato alla finale di Coppa dei Campioni nella stagione successiva. Ma con tutto il rispetto per Caso il paragone con Julinho, un autentico fuoriclasse, uno dei giocatori più forti in assoluto della storia viola e non solo, è inappropriato. Per la differente qualità delle giocate innanzitutto. E poi per le caratteristiche tecniche. Il brasiliano è un'ala pura. Mimmo, questo è il soprannome di Caso, si muove sulla fascia ma fa anche la mezzala, perché ha una grande visione di gioco e quando lascia la Fiorentina è impiegato anche come regista. È bravo. Su questo non ci sono dubbi. Ma quel paragone con Julinho per qualsiasi giocatore di vent'anni (quanti ne ha quando gioca la sua unica partita in Nazionale; disputa anche cinque partite con l'Under 23) sarebbe ingombrante. Caso comunque è un predestinato. Arriva a Firenze quando ha appena quattordici anni. È Egisto Pandolfini, direttore sportivo della Fiorentina, a capire che quel ragazzino è dotato di grande talento. Dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile,debutta in prima squadra nella fase finale a gironi di Coppa Italia che si disputa al termine del campionato 1971/72, con Nils Liedholm in panchina. Mimmo gioca la sua prima partita (finita 0-0) con il Bologna a Firenze l'8 giugno 1972. L'esordio in Europa arriva nella stagione successiva, sempre al Comunale e sempre con Liedholm in panchina, il 27 settembre 1972. Entra nel finale della gara di ritorno dei trentaduesimi di finale di Coppa Uefa con i turchi dell'Eskisehirspor vinta per 3-0 dalla Fiorentina che si qualifica per i sedicesimi. Ormai Mimmo è pronto per il debutto anche in serie A che avviene il 29 ottobre 1972 al Comunale con il Torino nel match finito 0-0. Ha appena diciotto anni (è nato a Eboli in provincia di Salerno il 9 maggio 1954) e all'epoca a quell'età non si è neanche maggiorenni. Alla sua terza partita nel massimo campionato il 12 novembre, a Firenze con il Milan, realizza il suo primo gol. Lo ricordo benissimo, anche se è passato più di mezzo secolo perché è un gol di rara bellezza. Mimmo, spostato sulla sinistra, riceve il pallone da De Sisti. Salta prima il terzino Zignoli e poi il libero Schnnellinger. E infine con un pallonetto segna la rete del definitivo 3-1 nella porta sotto la curva Fiesole.Non segna mai gol banali Mimmo. Spettacolare è anche quello realizzato al Comunale, sotto la pioggia battente, alla Juve l'11 maggio 1975 alla penultima giornata con un tiro molto forte dal limite dell'area dopo un'azione in contropiede, nella porta sotto la curva Ferrovia, che non dà scampo a Zoff. È la rete del definitivo 4-1 che impedisce ai bianconeri di festeggiare lo scudetto con novanta minuti d'anticipo. Quello è il secondo gol che segna alla Juve a Firenze dopo quello del 20 gennaio 1974 quando la Fiorentina di Radice vince 2-0. Mimmo firma la rete del 2-0 a sei minuti dal novantesimo sempre nella porta sotto la curva Ferrovia. Caso è protagonista nella finale di Coppa Italia del 28 giugno 1975 all'Olimpico di Roma vinta dalla Fiorentina sul Milan per 3-2. Il gol del momentaneo vantaggio viola (1-0) lo realizza Casarsa su rigore concesso per un fallo commesso dal terzino rossonero Sabadini su di lui. Mimmo vince anche la Coppa di Lega italo-inglese, riservata ai vincitori della Coppa Italia e della Coppa d'Inghilterra. Disputa, però, solo la partita d'andata al Comunale del 3 settembre 1975 vinta dalla Fiorentina sul West Ham per 1-0. In quella di ritorno del 10 dicembre a Londra quando la squadra viola si impone ancora per 1-0 e si aggiudica il trofeo è convalescente. È, infatti, nell'auto guidata da Guerini quando avviene il grave incidente sull'autostrada del Sole il 24 novembre 1975. Per fortuna Caso si rompe il naso ma se la cava. E il 4 gennaio 1976 torna in campo al Comunale nella sfida con il Torino persa dalla Fiorentina per 1-0. Mimmo gioca in maglia viola sette stagioni, dal 1971/72 al 1977/78, disputando 192 partite e segnando 34 reti. L'ultima stagione è la più sofferta. La Fiorentina, infatti, si salva solo all'ultima giornata, pareggiando 0-0 al Comunale con il Genoa il 7 maggio 1978 grazie alla miglior differenza reti nei confronti del Genoa stesso e del Foggia. Caso è in campo in quella domenica di grande tensione. È la sua ultima partita di campionato in maglia viola. In quel torneo segna tre reti. Importante è quella realizzata a Firenze con il Perugia che regala il momentaneo vantaggio (1-0) alla squadra di Chiappella che poi vince 2-1. Nell'estate del 1978 viene ceduto all'Inter con la quale nella stagione 1979/80 conquista lo scudetto. A Firenze torna a fine carriera a guidare le giovanili. Lo conosco in quel periodo. Mi colpiscono la sua analisi delle partite, la valutazione dei suoi giocatori e di quelli avversari ma anche la sua sensibilità e la sua umiltà. Ricordo la sua gioia contenuta in quel febbraio del 1992 quando allo stadio dei Pini la Fiorentina conquista per l'ultima volta nella sua storia il torneo di Viareggio, battendo in finale la Roma 3-2. Con lo stesso risultato di 3-2, ma con una sconfitta della squadra gigliata a Monza nella fase finale a gironi di  Coppa Italia, si era conclusa la sua avventura da giocatore viola. Era il 6 giugno 1978. Erano passati quasi sei anni da quell'8 giugno 1972 quando Mimmo aveva indossato per la prima volta la maglia della prima squadra della Fiorentina. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Vincenzo Guerini

C'è la sua firma sull'ultimo trofeo europeo della Fiorentina, la Coppa di Lega italo-inglese conquistata nel 1975 con Carletto Mazzone in panchina. Vincenzo Guerini timbra con un gol il successo dei viola sul West Ham al Comunale (1-0) il 3 settembre nella finale d'andata della competizione riservata ai vincitori della Coppa Italia e della Coppa d'Inghilterra. È un bel gol con un tiro molto forte, su assist di Antognoni, non trattenuto dal portiere. Allo stadio in curva Ferrovia impazzisco di gioia. Non posso certo immaginare che quella è l'ultima rete segnata da Vincenzo nella sua carriera, la terza con la casacca gigliata. E, invece, purtroppo il destino è in agguato. Tutto avviene quel maledetto lunedì 24 novembre 1975. Il centrocampista della Fiorentina, alla guida della sua Porsche, con accanto il compagno di squadra Domenico Caso va a schiantarsi su un guard rail dell'autostrada del Sole nel tratto da Bologna a Firenze ma già vicino alla nostra città. È di ritorno da Ascoli dove la partita di ritorno degli ottavi di finale del campionato europeo dell'Under 23 di Vicini con l'Olanda (avrebbe giocato tra gli altri con Tardelli, Scirea e Graziani, futuri campioni del mondo in Spagna nel 1982), in programma la domenica, viene rinviata per la neve al giorno successivo (ma anche il lunedì nevica e il match quindi non si disputa). Vincenzo viene sobbalzato fuori dall"auto (non ci sono ancora le cinture di sicurezza) e vola sull'altra corsia. Rischia addirittura l'amputazione della gamba destra. Si sottopone a diversi interventi chirurgici ma la sua carriera purtroppo finisce lì, mentre Domenico due mesi dopo torna in campo. Guerini, quando succede l'incidente, ha appena ventidue anni (è nato a Sarezzo in provincia di Brescia il 30 ottobre 1953) ed è alla sua terza stagione alla Fiorentina che lo acquista dal Brescia (che milita in serie B) nell'estate del 1973. La squadra gigliata regala a Vincenzo, ricoverato all'ospedale, la gioia della Coppa di Lega italo-inglese. Dopo il successo di Firenze vince anche a Londra nel ritorno il 10 dicembre per 1-0. Ironia della sorte. Speggiorin realizza il gol nello stesso minuto in cui lo aveva segnato Guerini al Comunale: il diciannovesimo del primo tempo. Vincenzo è un centrocampista, bravo in fase di interdizione ma altrettanto bravo nell'impostazione della manovra. E' impiegato come mediano, ruolo in cui controlla la mezzala avversaria più dotata tecnicamente. Ma gioca anche come mezzala e i suoi inserimenti in avanti sono spesso produttivi. È inoltre dotato di un tiro forte e preciso ed è uno specialista sui calci di punizione. Guerini disputa 74 partite in maglia viola. La prima la gioca a Palermo il 29 agosto 1973 nel girone eliminatorio di Coppa Italia dove la squadra gigliata, con Radice in panchina, perde 2-0. Meno di un mese più tardi, il 19 settembre, esordisce in Coppa Uefa a Firenze nel match d'andata dei trentaduesimi di finale contro i romeni dell'Universitatea di Craiova terminato 0-0. Il 10 ottobre veste per la prima volta la maglia azzurra dell'Under 21 che a Parigi con la Francia pareggia 1-1 con un gol del viola Speggiorin ( in totale sono due le presenze con l'Under 21 ed altrettante con l'Under 23). Il debutto in serie A avviene al Comunale il 18 novembre nell'incontro con il Napoli finito 1-1 alla quinta giornata. Complice dapprima un infortunio a De Sisti diventa praticamente titolare e gioca ventidue delle trenta partite in programma. È un campionato nel quale la giovane Fiorentina disputa un girone d'andata esaltante chiuso al secondo posto alla pari con il Napoli alle spalle della capolista Lazio che avrebbe poi vinto lo scudetto (alla fine la squadra gigliata si classifica sesta). E il 16 dicembre quando la Fiorentina batte al Comunale l'Inter 1-0, con le regole attuali, avrebbe segnato il gol del successo, il primo in maglia viola. Con le regole di allora, invece, viene assegnata l'autorete al centrocampista nerazzurro Bedin che devia alle spalle del portiere Vieri, ma in maniera ininfluente, la sua punizione. Il primo gol in serie A arriva l'anno dopo a Torino con il Toro il 10 novembre 1974, con Nereo Rocco in panchina. La Fiorentina perde 2-1 e lui segna sul 2-0 per i granata. È un campionato deludente per la Fiorentina. Comunque per Vincenzo arriva l'esordio in Nazionale. Il commissario tecnico Fulvio Bernardini, ex allenatore della squadra viola con cui vince tra l'altro lo scudetto nel 1955/56, lo manda in campo a Genova il 29 dicembre 1974 all'inizio del secondo tempo nella partita amichevole con la Bulgaria finita 0-0.  Le gioie in quella stagione arrivano in Coppa Italia, la cui fase finale si disputa tra maggio e giugno del 1975. C'è Mario Mazzoni in panchina al posto di Rocco che lascia la Fiorentina al termine del campionato. La squadra viola il 28 giugno 1975 gioca la finale all'Olimpico di Roma con il Milan e vince 3-2, conquistando il trofeo. Vincenzo al nono della ripresa su punizione realizza la rete del momentaneo 2-1. È un momento di grandissima gioia. La nuova stagione 1975/76, sotto la guida tecnica di Mazzone, non inizia bene per la Fiorentina, eliminata ai rigori in Coppa delle Coppe (Guerini segna il penalty). La squadra viola stenta anche in campionato. Il 16 novembre 1975, alla sesta giornata, a Firenze con la Sampdoria Vincenzo gioca con la maglia numero sei, in un centrocampo stellare con Merlo e Antognoni, l'ultimo incontro della sua vita. La formazione di Mazzone perde meritatamente 1-0. È il suo congedo come giocatore. Alla Fiorentina rimane dapprima come tecnico delle squadre giovanili (in quel periodo faccio a Guerini la prima intervista della mia vita con grande emozione) e in tempi più recenti come club manager, salvo una parentesi sulla panchina della prima squadra nelle ultime due giornate del campionato 2011/12.Al Comunale comunque tra l'altro da allenatore della Primavera conquista il 25 giugno 1983 nella finale con il Cesena lo scudetto: l'ultimo vinto dalla Fiorentina.  

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Manuel Pasqual

È il quarto giocatore viola per numero di presenze in serie A, 302. E' il sesto, invece, per numero di presenze complessive, 356. Manuel Pasqual, nato a San Donà di Piave in provincia di Venezia il 13 marzo 1982, gioca undici stagioni, dal 2005/06 al 2015/16, nella Fiorentina che lo acquista in comproprietà dall'Arezzo quando ha ventitre anni. Sulla carta è la riserva di Pancaro, anche lui arrivato a Firenze nell'estate del 2005. Invece presto le gerarchie si ribaltano. Lo ricordo timido il giorno della presentazione in una calda mattina di luglio. Ma poi in campo la timidezza scompare e dimostra subito grande personalità. Pasqual è un terzino sinistro, bravo ad attaccare ma anche a difendere. Nei suoi primi cinque anni alla Fiorentina, con Prandelli in panchina, è impiegato nella difesa a quattro e dimostra di trovarsi bene. Ha corsa, è veloce,  è bravo nei recuperi ed è dotato di buona tecnica. Quando si spinge in avanti sulla fascia fornisce assist ai suoi compagni. E poi è uno specialista nelle punizioni e sa battere bene i calci d'angolo. Può essere impiegato come esterno di centrocampo quando la Fiorentina, soprattutto dopo l'addio di Prandelli, spesso gioca con una difesa a tre. La sua qualità e la sua versatilità sono sempre utili alla squadra. Il salto dalla serie B (dove gioca con l'Arezzo prima del trasferimento a Firenze) Manuel non lo sente. Debutta in maglia viola a Rimini il 14 agosto 2005 nella gara dei trentaduesimi di finale di Coppa Italia vinta dalla formazione di Prandelli per 2-1 in rimonta all'ultimo minuto dei tempi supplementari. Poco più di un mese dopo, il 18 settembre, arriva l'esordio in serie A. Al Franchi con l'Udinese alla terza giornata subentra a Pancaro al 62'. La Fiorentina batte i bianconeri 4-2 e Manuel da quel giorno in campionato salta solo la gara successiva a Lecce. Poi le gioca tutte e colleziona 35 gettoni di presenza nel torneo concluso al quarto posto che vale i preliminari di Champions vanificati però dalla vicenda calciopoli. Il 23 aprile 2006, a Firenze con l'Empoli nell'incontro vinto 2-1, realizza il suo primo gol in serie A, quello del momentaneo 1-0. Lo realizza con una punizione rasoterra nell'angolino alla sinistra del portiere nella porta sotto la curva Ferrovia. Le punizioni sono una delle sue specialità. E proprio su punizione il 6 novembre 2014, al Franchi nel match della fase a gironi di Europa League contro il Paok di Salonicco a due minuti dalla fine, segna il suo primo gol europeo, quello del definitivo 1-1. L'ultima delle sue dieci reti in maglia viola la realizza a Firenze tre mesi dopo, l'8 febbraio 2015, all'Atalanta. È quella del definitivo 3-2 all'89'.Nella stagione 2012/13 Montella gli affida la fascia di capitano. È quasi un destino indossarla per lui che è nato lo stesso giorno di Giancarlo De Sisti, il capitano del secondo scudetto viola. Quando nell'estate del 2015 all'"aeroplanino" in panchina subentra Paulo Sousa le cose cambiano anche per Pasqual. Senza una spiegazione, dopo poche partite, gli viene tolta la fascia. Una scelta illogica e una mancanza di rispetto e di riguardo nei suoi confronti. È evidente che non può rimanere ancora alla Fiorentina dopo la conferma del tecnico portoghese. E così quella stagione (2015/16) è l'ultima a Firenze. Al Franchi l'8 maggio 2016 con il Palermo, alla penultima giornata, nel match finito 0-0 disputa la sua ultima partita in maglia viola. Va in campo con un velo di tristezza ma con la consapevolezza di avere sempre dato tutto. Non vince niente Pasqual con la Fiorentina. Ma nelle sue undici stagioni in riva all'Arno la squadra gigliata va, al netto delle penalizzazioni per la vicenda calciopoli, otto volte in Europa. E conquista, sempre al netto delle penalizzazioni per la vicenda calciopoli, quattro volte la qualificazione ai preliminari di Champions. Con Montella in panchina poi arriva in tre occasioni al quarto posto che però allora vale o il playoff per accedere alla fase a gironi di Europa League o l'Europa League medesima. Rimane per Pasqual, ma non solo per lui, sopratutto il rammarico per la finale di Coppa Italia del 2014 persa con il Napoli all'Olimpico in una serata drammatica per quanto avviene fuori dal campo. Al Franchi il primo marzo 2006, nella sua prima stagione in serie A, Pasqual debutta anche in Nazionale. Lippi lo fa entrare nei minuti finali, al posto di Camoranesi, nell'amichevole con la Germania vinta 4-1. L'ultima delle sue undici partite in maglia azzurra la disputa nella sua ultima stagione a Firenze ancora nel suo stadio, il Franchi, il 3 settembre 2015 quando l'Italia batte Malta per 1-0. Manuel è l'unico giocatore della Fiorentina della quale per poco è ancora capitano. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Gianfranco Petris

Quando la Fiorentina lo acquista dalla Triestina nell'estate del 1958 Gianfranco Petris vanta già un record. È il primo giocatore di una squadra di serie B (quella alabardata) ad aver debuttato in Nazionale (altre tre partite le disputa da calciatore viola) e per di più segnando un gol. Ha ventidue anni (è nato a Budoia, allora in provincia di Udine ora di Pordenone, il 30 agosto 1936) quando arriva a Firenze. Debutta in maglia viola al Comunale il 7 settembre 1958 nella gara dei quarti di finale di Coppa Italia non conclusa nella stagione precedente (si è fermata ai gironi eliminatori). La Fiorentina vince in rimonta con il Padova 2-1, qualificandosi per la semifinale e Gianfranco bagna l'esordio con una rete. Nel primo campionato a Firenze (1958/59) realizza dieci gol. E' il suo record di segnature in serie A. Indimenticabile in quel torneo è la tripletta che segna a Bologna il 5 aprile 1959 dove la squadra gigliata vince 4-0. Proprio contro il rossoblu emiliani nel match d'andata al Comunale del 23 novembre 1958 nel quale i viola si impongono per 6-3 segna il suo primo gol in serie A. Petris è uno dei Leoni di Ibrox, lo stadio di Glasgow dove la Fiorentina il 17 maggio 1961 vince 2-0 la finale d'andata di Coppa delle Coppe contro i Rangers (in quel torneo nella semifinale di ritorno a Zagabria con la Dinamo persa dai viola 2-1 segna sul 2-0 il gol fondamentale per la qualificazione). La formazione gigliata batte gli scozzesi 2-1 anche dieci giorni dopo al Comunale e si aggiudica il trofeo. Gianfranco è in campo in entrambe le partite. L'11 giugno, a Firenze la Fiorentina vince anche la Coppa Italia, superando in finale la Lazio per 2-0. Petris è protagonista del match. Segna, infatti, dopo appena quattro minuti il gol del vantaggio viola. Gianfranco così conquista il secondo trofeo della sua carriera. Sarà anche l'ultimo. Lo conquista in una stagione, straordinaria per la Fiorentina nelle coppe ma complicata in campionato dove arriva settima. C'è una partita in quel torneo passata alla storia e non certo per la sua bellezza. L'8 gennaio 1961 al Comunale si gioca l'incontro con l'Inter. La squadra viola è in vantaggio per 1-0 grazie a un gol di Da Costa.  Poco prima della mezz'ora della ripresa diventa protagonista l'arbitro Concetto Lo Bello di Siracusa e suo malgrado anche Gianfranco. Su un angolo battuto da Bicicli Petris trattiene leggermente per la maglia Bolchi. Interventi così si vedono in tutte le partite senza che succeda niente. Invece il direttore di gara concede il rigore che l'interista Lindskog trasforma. Sull'1-1 il clima diventa incandescente in campo e sugli spalti. Poco dopo, a palla lontana, Gianfranco abbraccia platealmente Angelillo in area e chiede a Lo Bello se fischia il rigore anche in questa occasione. L'arbitro non fa una piega. Dice all'attaccante viola che lo avrebbe concesso dopo la sua uscita dal campo, visto che lo espelle (all'epoca non ci sono i cartellini, rossi e gialli cone ora). Lindskog questa volta calcia fuori il penalty. Nessuno saprà mai se sbaglia il tiro volontariamente per non esasperare gli animi molto accesi dei tifosi (le reti di recinzione del Comunale traballano) o se lo sbaglia per un errore non voluto.Gianfranco è un'ala sinistra ma all'occorrenza viene impiegato anche come centravanti. E' molto veloce ed è dotato di un tiro forte e preciso. Quando parte verso la porta avversaria è difficile fermarlo per i difensori avversari perché ha una forza travolgente. Come un "Diluvio" . Questo è il soprannome che gli viene dato a Firenze probabilmente per queste caratteristiche. Petris, morto a Trepalle, una frazione di Livigno in provincia di Sondrio il primo luglio 2018 a ottantuno anni, gioca nella Fiorentina per sei stagioni, dal 1958/59 al 1963/64 prima di essere ceduto alla Lazio. Gli anni a Firenze sono i migliori della sua carriera. Oltre ai due trofei conquistati ci sono quelli sfiorati: due secondi posti in campionato, due finali di Coppa Italia e una di Coppa delle Coppe. Disputa complessivamente con la maglia gigliata 199 partite, segnando 64 gol. L'ultimo il 2 febbraio 1964 a Bergamo contro l'Atalanta quando la Fiorentina vince 7-1. Gianfranco realizza il gol del momentaneo 7-0 e regala alla squadra viola un record: il successo in trasferta con più reti.

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Alessio Tendi

Debuttare in prima squadra in una finale è un privilegio di pochi. Se poi questa finale la vinci e in uno stadio importante la soddisfazione è ai massimi livelli. Alessio Tendi, terzino viola cresciuto nel settore giovanile e tornato a Firenze dopo esperienze con Livorno, Bari e Grosseto, esordisce a Upton Park a Londra, nello stadio del West Ham, il 10 dicembre 1975. Si gioca la finale di ritorno della Coppa di Lega italo-inglese, manifestazione riservata alle formazioni vincitrici della Coppa Italia e della Coppa d'Inghilterra. La Fiorentina si è aggiudicata il match d'andata al Comunale per 1-0 con un gol di Guerini. L'allenatore gigliato Carletto Mazzone si affida a Tendi, che non ha ancora debuttato in prima squadra, in questa gara così importante. E Alessio lo ripaga con una bella prestazione. La Fiorentina vince 1-0 anche a Londra con una rete di Speggiorin e si aggiudica il trofeo. Due trofei Tendi li ha già conquistati con la Primavera viola. Innanzitutto lo scudetto nel 1970/71 nelle due finali con il Milan (2-2 nell'andata a Firenze e successo per 1-0 nel ritorno a Milano). E poi nel 1973, quando è in prestito al Livorno, viene chiamato per disputare il torneo di Viareggio con la Fiorentina. E la formazione gigliata vince la Coppa Carnevale, battendo in finale il Bologna per 1-0. Alessio è un terzino sinistro (ma viene impiegato anche a destra) rapido e grintoso. Non si tira mai indietro nei contrasti e mette in campo tanta foga agonistica, quella che piace ai tifosi viola. Dove non arriva con la tecnica ci arriva con la determinazione e con l'impegno anche contro avversari di grande livello. La gente si esalta per il modo in cui gioca. E quando la gara si fa dura dalla curva Fiesole parte il coro "Picchia per noi Alessio Tendi " e qualche volta anche "picchiali Alessio ".Tendi, nato a Fiesole il 27 giugno 1953 debutta in serie A, quando ha quasi ventitre anni, il 28 marzo 1976 al Comunale nel match con la Roma finito 2-2. Gioca in prima squadra per sei stagioni, dal 1975/76 al 1980/81. Indimenticabile è il suo primo gol in campionato, il giorno dell'Epifania del 1980. Al Comunale la Fiorentina di Carosi sta vincendo 1-0 con la Juve grazie a un gol di Sacchetti al 19' del primo tempo. Dieci minuti dopo Alessio ferma un'azione offensiva dei bianconeri nella metà campo viola. Avanza palla al piede senza che nessuno riesca a contrastarlo. A trenta metri dalla porta fa partire un tiro imprendibile per Zoff, il portiere della Nazionale. È il gol del 2-0, segnato sotto la curva Ferrovia, fondamentale per il successo della Fiorentina che vince poi l'incontro 2-1. Il 13 aprile di quello stesso anno sempre a Firenze firma la rete del definitivo 1-1 al 90' nel match con il Cagliari. È il suo secondo e ultimo gol con la maglia gigliata. L'ultima partita (la numero 163) con la Fiorentina la disputa tredici mesi più tardi, il 10 maggio 1981, quando la Fiorentina batte a Pistoia la Pistoiese 1-0. È curioso che la prima e l'ultima gara di Alessio in viola abbiano un comune denominatore: una vittoria con lo stesso risultato (1-0) lontano da Firenze. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Gonzalo Rodriguez

Una standing ovation di tutto il Franchi. È questo il saluto che Firenze tributa a Gonzalo Rodriguez, il difensore argentino, che dopo cinque anni lascia la Fiorentina. E' il 28 maggio 2017. E' una serata quasi estiva. Le ventidue sono passate da pochi minuti e nell'ultima giornata di campionato la squadra viola, in dieci per l'espulsione di Federico Chiesa, sta perdendo 1-0 con il Pescara di Zeman, ultimo in classifica e già retrocesso (il match termina poi 2-2). Paulo Sousa, alla sua ultima partita sulla panchina gigliata, toglie al quarto d'ora della ripresa Gonzalo, il capitano, che cede la fascia a Borja Valero, anche lui alla sua ultima gara in maglia viola prima del ritorno nel 2020/21. Il pubblico è tutto in piedi a tributare gli applausi al difensore argentino con il quale in quattro anni su cinque la Fiorentina si è qualificata per l'Europa League, arrivando nel 2014 alla finale di Coppa Italia e nel 2015 alle semifinali di Europa League e di Coppa Italia. Gonzalo gioca la sua ultima partita in maglia viola accanto a Davide Astori che pochi mesi dopo prenderà la fascia di capitano indossata da lui. Il difensore argentino sarebbe rimasto volentieri a Firenze ma la società non gli rinnova il contratto in scadenza.Così finisce un'avventura iniziata nell'agosto del 2012 quando viene acquistato insieme a Borja Valero dal Villareal. Gonzalo, nato a Buenos Aires il 10 aprile 1984, torna in Argentina e va a giocare nel San Lorenzo dopo aver disputato 203 partite, segnando 25 reti, in maglia viola. È un difensore centrale bravo non solo a difendere ma anche a impostare la manovra e a far ripartire l'azione. Eccelle nel gioco aereo. Dotato tecnicamente si fa valere anche in area avversaria sui calci d'angolo o sulle punizioni. Guida  il reparto e diventa in breve un punto fermo della squadra. E poi ha il vizio del gol. Ne segna cinque a stagione di media che non sono poche per un difensore. Debutta con la casacca gigliata, con Vincenzo Montella in panchina, il 18 agosto 2012 al Franchi nell'incontro con il Novara valido per i trentaduesimi di finale di Coppa Italia vinto dalla Fiorentina per 2-0. E il 21 ottobre al Bentegodi contro il Chievo sigla il suo primo gol in maglia viola (quello del definitivo 1-1) di piede su assist di testa di Toni. In quel campionato realizza 6 reti. Alcune di testa, la sua specialità. Ma è anche un bravo rigorista. Il suo record di gol con la Fiorentina lo stabilisce nel 2014/15 quando va a segno otto volte: sette in serie A e una in Europa League, all'Olimpico con la Roma nella gara di ritorno degli ottavi di finale. La squadra viola, dopo l'1-1 nell'andata al Franchi, vince 3-0 e Gonzalo su rigore apre le marcature dopo pochi minuti dall'inizio dell'incontro che qualifica la Fiorentina ai quarti di finale. Nella stagione 2015/16, la prima di Paulo Sousa in panchina, viene scelto definitivamente come capitano al posto di Pasqual a partire dalla sfida di Marassi contro la Sampdoria dell'8 novembre 2015 vinta dalla formazione gigliata per 2-0. È una serata magica quella con la Fiorentina in testa alla classifica. Proprio a Genova contro i blucerchiati il 9 aprile 2017 nel match finito 2-2 realizza la sua ultima rete in maglia viola. La segna, dopo un corner battuto dal suo amico Borja Valero, di testa come tante altre volte. 

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Lorenzo Amoruso

È l'unico difensore centrale della Fiorentina ad aver segnato una rete in una finale di una coppa vinta dai viola. Lorenzo Amoruso vanta questo primato. Lo ottiene il 18 maggio 1996 a Bergamo dove si disputa la finale di ritorno di Coppa Italia. Dopo il successo per 1-0 all'andata al Franchi con un gol di Batistuta, allo stadio Atleti azzurri d'Italia il risultato alla fine del primo tempo è ancora fermo sullo 0-0. Al terzo della ripresa Rui Costa batte un angolo e Lorenzo con un tiro di destro al volo porta in vantaggio la Fiorentina ed ipoteca la conquista della Coppa Italia prima della rete del definitivo 2-0 di Batistuta. È un gol bellissimo, di pregevole fattura tecnica, segnato oltretutto nella porta sotto la curva dei tifosi viola. E' difficile veder segnare una rete così da un difensore. Proprio in Coppa Italia, nella gara dei sedicesimi di finale, ad Ascoli il 30 agosto 1995 Lorenzo fa il suo debutto con la maglia della Fiorentina che vince in rimonta 2-1. Amoruso nei due anni da calciatore trascorsi a Firenze (1995/96 e 1996/97), città dove poi sceglie di vivere una volta smesso di giocare, conquista due trofei e si toglie tante soddisfazioni. È un difensore centrale forte fisicamente, abile nel gioco aereo e bravo nel contrastare i centravanti avversari con decisione e con grinta. È un marcatore vero che non dà tregua agli attaccanti. Prevede i loro movimenti. Sta loro addosso  come deve fare un difensore. La Fiorentina lo acquista dal Bari nell'estate del 1995 quando ha ventiquattro anni (è nato nel capoluogo pugliese il 28 giugno 1971). La sua prima stagione in viola è davvero positiva. La squadra di Ranieri arriva terza in campionato alla pari con la Lazio e conquista la Coppa Italia. Amoruso segna il primo gol con la maglia gigliata alla terza giornata, nel giorno del suo esordio al Franchi, il 17 settembre 1995 con il Cagliari nel match vinto 3-1. È suo il terzo gol con un tiro potente nella porta sotto la curva Ferrovia quattro minuti dopo aver causato una sfortunata autorete che rimette in partita i rossublu in svantaggio per 2-0. In questo gol si vede tutta la grinta e il furore agonistico che Lorenzo mette in campo in ogni gara. Realizza la sua seconda rete in maglia viola e sempre nella stessa porta sotto la curva Ferrovia l'11 febbraio 1996 nella sfida con il Parma. La Fiorentina si impone per 1-0. Amoruso è rapido a spedire in porta un violento tiro di Batistuta non trattenuto dal portiere Bucci. La sua seconda stagione a Firenze comincia alla grande. Il 25 agosto 1996 Lorenzo è in campo a San Siro dove la squadra di Ranieri batte il Milan per 2-1 e conquista la Supercoppa. In quella stagione Amoruso si toglie anche la soddisfazione di fermare Ronaldo il Fenomeno nelle due partite con il Barcellona. Sono le due semifinali di Coppa delle Coppe. Il 10 aprile 1997, nel match d'andata, la Fiorentina pareggia 1-1 al Camp Nou. Due settimane più tardi perde 2-0 al Franchi nel ritorno e viene eliminata. Ma Ronaldo rimane all'asciutto. Tre giorni dopo la sfida del Nou Camp, il 13 aprile, Amoruso firma il suo unico gol stagionale. A Piacenza, con un tiro al volo di sinistro dopo una punizione battuta da Rui Costa, porta momentaneamente in vantaggio la Fiorentina che poi viene raggiunta (1-1 il risultato finale). È l'ultima delle sue quattro reti realizzate in maglia viola nelle 72 partite giocate. L'ultima la disputa al Franchi il 25 maggio 1997 contro la Reggiana, subentrando a Falcone all'inizio della ripresa nel match vinto dalla Fiorentina per 3-0. Nell'estate del 1997 viene ceduto ai Rangers di Glasgow con cui conquista tre scudetti, quattro coppe di Scozia e tre coppe di Lega scozzese. Diventa anche capitano. Ed è il primo capitano cattolico di una squadra la cui tifoseria è per lo più protestante. Un altro record di cui Lorenzo può andare fiero.

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Mario Brugnera

Un soprannome importante, il piccolo Di Stefano, come il centravanti del mitico Real Madrid. Cosi viene chiamato dall'allenatore viola Beppe Chiappella Mario Brugnera, attaccante della Fiorentina per cinque stagioni, dal 1963/64 al 1967/68, durante le quali in 93 partite realizza 32 reti. Mario gioca da falso nueve, termine che allora non esiste. Come il centravanti del Real Madrid ama partire da lontano ma poi è capace di segnare tanti gol. Brugnera è bravo tecnicamente ed è dotato di un buon tiro. Crea gli spazi per gli inserimenti dei compagni. E in alcune delle sue stagioni a Firenze ha al suo fianco due ali di immenso valore come Kurt Hamrin e Luciano Chiarugi.Brugnera è il protagonista della finale di Mitropa Cup del 19 giugno 1966 al Comunale. Contro lo Jednota Trencin (formazione dell'allora Cecoslovacchia) realizza il gol decisivo, quello del definitivo 1-0. È un gol bellissimo con un tiro di sinistro al volo dal limite dell'area nella porta sotto la curva Fiesole a tredici minuti dalla fine. Sono particolarmente legato a quel gol che ricordo perfettamente perché per la prima volta in vita mia assisto dal vivo a una finale. Mario comunque, quattro giorni prima, è protagonista anche nella semifinale disputata sempre a Firenze con il Wiener. La Fiorentina vince 4-2 e lui realizza una doppietta. Le reti in acrobazia fanno parte del suo repertorio. Un altro gol al volo importante Brugnera lo segna in quella stagione anche nella semifinale di Coppa Italia il 9 febbraio 1966 al Comunale contro l'Inter nel match vinto in rimonta dalla Fiorentina per 2-1. La rete la realizza al 31' della ripresa, su assist di Hamrin,  un minuto dopo il momentaneo vantaggio dei nerazzurri. Un gol Brugnera, quello dell'1-0, lo segna anche nei quarti di finale di quell'edizione di Coppa Italia il 6 gennaio quando la Fiorentina batte a San Siro il Milan 3-1. È un gol bellissimo, realizzato di testa dopo sette minuti su assist del terzino Rogora. Mario poi è in campo nella finale dell'Olimpico del 19 maggio contro il Catanzaro quando i viola battono i calabresi per 2-1 nei tempi supplementari e si aggiudicano il trofeo. Brugnera è un ragazzo precoce. Debutta in serie A a diciassette anni (è nato a Venezia il 26 febbraio 1946) a Vicenza il 23 ottobre 1963 quando la Fiorentina perde 1-0. Il primo gol in maglia viola lo realizza due anni più tardi, il 22 settembre 1965 al Comunale, alla Stella Rossa di Belgrado nella gara di ritorno dei trentaduesimi di finale di Coppa delle Fiere, l'attuale Europa League, vinta 3-1 dalla squadra di Chiappella che si qualifica per i sedicesimi. Due mesi dopo, il 21 novembre, va a segno per la prima volta anche in serie A. A Bologna, con la Fiorentina in svantaggio per 1-0, firma una doppietta che ribalta il risultato. Poi però i viola perdono 3-2. In quel campionato realizza un'altra doppietta il 24 aprile 1966 al San Paolo quando i viola battono il Napoli 4-0. È la stagione questa in cui Brugnera segna 14 reti e va in gol in tutte e quattro le competizioni: serie A, Coppa Italia, Coppa delle Fiere e Mitropa Cup. È il suo record di gol in maglia viola eguagliato nella stagione successiva (1966/67) quando però realizza 13 reti in campionato. Il 4 gennaio 1967 al Comunale, nel recupero della partita con il Vicenza in programma il 6 novembre 1966 e rinviata per la tragica alluvione di Firenze, Brugnera segna l'unica tripletta della sua carriera e regala alla Fiorentina il successo per 3-0. L'anno dopo (1967/68) Mario gioca meno e realizza solo due gol in campionato, l'ultimo alla Juve campione d'Italia al Comunale il 17 marzo 1968. Al 90' firma la rete del definitivo 2-0, l'ultima con la maglia gigliata. Nell'estate del 1968 insieme al portiere Enrico Albertosi viene ceduto al Cagliari in cambio della mezzala Rizzo. In Sardegna, dove vince lo scudetto nel 1969/70, Brugnera cambia ruolo e viene impiegato come mezzala e anche come libero. Ma per i tifosi della Fiorentina resterà sempre un centravanti, il piccolo Di Stefano. 

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Piero Gonfiantini

È felice come un bambino Piero Gonfiantini quando a quasi ventiquattro anni conquista il primo trofeo della sua carriera con la Fiorentina della quale è tifoso. E' il 27 maggio 1961 e la squadra viola vince la Coppa delle Coppe, battendo al Comunale i Rangers di Glasgow per 2-1 nella finale di ritorno dopo il successo per 2-0 all'andata dieci giorni prima in Scozia. È un momento straordinario per la carriera di Piero nato a Signa (dove è  morto il 21 febbraio 2025) il 12 giugno 1937 e che fino all'anno precedente non ha mai giocato in prima squadra, nonostante sia stato acquistato dal club della sua città nel 1955. Gonfiantini nelle due finali indossa la maglia numero quattro ed è uno dei due difensori centrali. Disputa due partite straordinarie, pur senza avere esperienza internazionale a differenza di diversi dei suoi compagni. Quella di Glasgow è solo la sua seconda gara europea. Diventa come tutti i giocatori gigliati in campo quella sera uno dei "Leoni di Ibrox ", dal nome dello stadio dei Rangers, dove i tifosi scozzesi con il loro incitamento rendono l'ambiente  caldo e difficile. Nonostante tutto la Fiorentina vince 2-0 e Piero il 27 maggio, dopo il successo anche nel match di ritorno, entra nella storia del calcio. La Fiorentina, infatti, è la prima squadra italiana ad aggiudicarsi un trofeo organizzato dall'Uefa. L'apoteosi è a Firenze intorno alle 23.30 quando il capitano e libero Alberto Orzan alza nel cielo del Comunale la Coppa delle Coppe. Quel gesto Orzan lo ripete sempre al Comunale quindici giorni dopo, l'11 giugno, quando la Fiorentina conquista anche la Coppa Italia, battendo in finale la Lazio 2-0. Gonfiantini gioca anche quella partita e di Orzan nella stagione successiva prende ruolo e maglia, la numero cinque. Diventa così il nuovo libero (il difensore che sta dietro tutti i compagni senza avere un avversario da controllare) della squadra viola. È un giocatore molto corretto ed elegante e ha un grande senso della posizione. Se i primi anni a Firenze sono stati quelli dell'apprendimento in una squadra fortissima (uno scudetto, quattro secondi posti e una finale di Coppa dei Campioni) poi la carriera di Gonfiantini decolla rapidamente. Piero debutta in serie A quando ha quasi ventitre anni. È il 22 maggio 1960 e alla terzultima giornata la Fiorentina di Luis Carniglia che conclude il campionato al secondo posto batte al Comunale l'Alessandria 3-1. E poi va in campo nelle due partite successive. Nell'annata delle due coppe Piero gioca venti partite ma titolare diventa solo dal 1961/62.A Firenze rimane dal 1955/56 (quando la Fiorentina vince il primo scudetto) per undici stagioni (fino al 1965/66), sette delle quali con la prima squadra. E conquista quattro trofei. Oltre alla Coppa delle Coppe e alla Coppa Italia nel 1960/61 nel suo palmares ci sono la Coppa Italia (disputa alcune partite ma non la finale) e la Mitropa Cup, entrambe nel 1965/66. Sta nascendo in quel periodo la Fiorentina ye-ye che nel 1968/69 conquisterà lo scudetto. Ci sono molti giovani che scalpitano. Tra questi c'è Ugo Ferrante, libero come Gonfiantini ma che ha otto anni di meno e gli insidia il posto. Piero vuole giocare titolare anche a costo di lasciare la squadra viola. La società lo vorrebbe tenere. Un elemento come lui è importante ma alla fine lo accontenta e nell'estate del 1966, quando ha ventinove anni, lo cede al Pisa. Nella finale di Mitropa Cup contro lo Jednota Trencin al Comunale il 19 giugno 1966 Gonfiantini gioca l'ultima delle sue 166 gare con la maglia gigliata (nelle quali non segna reti). È un trionfo anche quella partita. La Fiorentina vince 1-0 con una rete di Brugnera e il capitano Kurt Hamrin alza nel cielo di Firenze il trofeo. Piero è emozionato. Sa che quello è il giorno dell'addio alla squadra del suo cuore. 

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Alberto Di Chiara

C'è una data che cambia la vita calcistica di Alberto Di Chiara. È il 30 dicembre di venticinque anni fa, nel 1990. Quel giorno l'allenatore della Fiorentina Sebastiao Lazaroni, ex commissario tecnico della nazionale brasiliana, gli assegna per la prima volta in campionato la maglia numero tre, quella che indossa chi gioca come terzino sinistro. Una novità assoluta per Di Chiara, impiegato fino ad allora come ala sinistra. A Firenze si disputa il derby dell'Appennino tra la Fiorentina e il Bologna di Gigi Radice. Alberto si muove sin da subito con disinvoltura nel nuovo ruolo del quale inizialmente non è troppo convinto. La squadra viola vince per 1-0 con una rete di Fuser nel primo tempo. Di Chiara però deve uscire per infortunio poco prima dell'intervallo. Ma la sua prova rimane positiva. L'esperimento è riuscito. Nelle successive partite è impiegato qualche volta ancora come ala ma per lo più come terzino. Da lì in poi a più di ventisei anni (è nato a Roma il 29 marzo 1964) sarà quello il suo ruolo. Eppure anche come ala gioca bene. Ha una bella corsa, è veloce, sa dribblare e mette dei cross millimetrici per i suoi compagni. Partendo da dietro Di Chiara limita le sue incursioni offensive ma quando parte sulla fascia, sia pure da più lontano, diventa un attaccante aggiunto. Alberto arriva a Firenze quando ha ventidue anni dal Lecce nell'estate del 1986, quella nella quale vengono ceduti pezzi da novanta come Galli, Massaro e Passarella. È uno degli acquisti di maggior rilievo insieme al centravanti Diaz e a Galbiati che torna a vestire la maglia viola. Nel suo primo campionato a Firenze nel quale la Fiorentina di Bersellini si salva alla penultima giornata Di Chiara segna due reti. La prima è fondamentale. La realizza al Comunale il 22 marzo 1987 al Milan che chiude il primo tempo in vantaggio per 2-0. Dopo che Pin all'inizio della ripresa accorcia le distanze, Alberto firma il gol del definitivo 2-2 a venti minuti dalla fine battendo Galli nella porta sotto la curva Fiesole. Il secondo gol Di Chiara lo realizza meno di due mesi più tardi, il 17 maggio, all'ultima giornata, ancora a Firenze. Lo segna all'89' all'Atalanta. Questa volta nella porta sotto la curva Ferrovia. Dopo una cavalcata di quasi quaranta metri, entrato in aerea, di sinistro batte il portiere bergamasco Piotti. È il gol della vittoria (1-0) che condanna i nerazzurri alla retrocessione in una partita che passa però alla storia per essere l'ultima giocata da Antognoni in maglia viola. Nel campionato successivo (1987/88), il primo di Eriksson sulla panchina gigliata, Di Chiara segna due reti, entrambe nelle ultime due giornate. L'8 maggio 1988 a Firenze realizza il gol dell'1-0 contro il Napoli nella partita vinta per 3-2 che di fatto toglie la possibilità agli azzurri di riconquistare lo scudetto. Una settimana più tardi la Fiorentina batte 2-1 a Torino la Juventus e Alberto segna il gol del 2-0. A causa di questa sconfitta i bianconeri sono costretti a disputare lo spareggio per accedere alla Coppa Uefa (peraltro poi vinto) con il Toro. Proprio con la Juve nella doppia finale di Coppa Uefa (il 2 maggio nell'andata a Torino dove i viola perdono 3-1 e due settimane più tardi nel ritorno ad Avellino nel match finito 0-0) disputa le sue ultime partite in Europa con la squadra la squadra gigliata. Di Chiara rimane alla Fiorentina per cinque stagioni, dal 1986/87 al 1990/91, disputando 172 partite e realizzando 13 reti. Nell'estate del 1991 passa al Parma guidato dall'ex giocatore viola Nevio Scala. Come quinto a sinistra la sua carriera decolla. In Emilia vince quattro trofei: una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa e una Supercoppa europea e inoltre disputa sette partite in Nazionale. L'ultima gara con la Fiorentina la gioca da terzino sinistro a Cesena, il 26 maggio 1991, nell'incontro dell'ultima giornata vinto per 4-0. Finisce la sua carriera in viola con un gol. Lo segna a un quarto d'ora dalla fine, su assist di Nappi e approfittando di un rimpallo, nella porta sotto la curva dei tifosi viola. È il suo addio alla Fiorentina ma non a Firenze, città nella quale continua a vivere. 

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Stefano Carobbi

Lo vedo giocare per la prima volta in un freddo e piovoso pomeriggio di febbraio del 1983. In quella stagione non ho mai assistito alle partite della Primavera viola di Vincenzo Guerini. La sfida con il Milan per i quarti di finale del torneo di Viareggio mi spinge ad andare allo stadio dei Pini. La Fiorentina vince 1-0 ma a colpirmi è soprattutto il diciannovenne (è nato a Pistoia il 16 gennaio 1964) terzino sinistro Stefano Carobbi. Difende bene e attacca ancora meglio. Spinge sulla fascia e fa dei cross al bacio. E' un destro naturale anche se gioca a sinistra. Mi sembra maturo per la prima squadra. De Sisti lo segue da tempo e lo fa debuttare in serie A il 27 febbraio di quell'anno al Comunale nel match con l'Avellino vinto dalla Fiorentina per 3-0. Stefano entra negli ultimi cinque minuti. E poi disputa interamente le ultime due partite di quel campionato, a Firenze con la Sampdoria quando i viola vincono 3-1 e a Pisa dove pareggiano 0-0. Ricordo bene la sfida con i blucerchiati dell'8 maggio 1983. Segna, infatti, con un tiro di destro dal limite dell'area il gol del 2-1 nella porta sotto la curva Ferrovia, anche se il suo tiro è deviato dal difensore doriano Mauro Ferroni. È autogol di quest'ultimo per le regole di allora. Sarebbe gol di Stefano per le regole attuali. Nel campionato successivo (1983/84) gioca solo una partita, ad Avellino, all'ultima giornata quando la Fiorentina pareggia 0-0. Anche nel torneo 1984/85, quando sulla panchina viola Valcareggi subentra a De Sisti dopo undici giornate, Stefano colleziona solo undici presenze. È in campo comunque il 28 aprile 1985 quando la Fiorentina vince in rimonta 2-1 a Torino con la Juve. È solo con l'arrivo di Agroppi nell'estate di quello stesso anno che Carobbi diventa titolare inamovibile sin dalla prima giornata. E così viene convocato nella nazionale Under 21 di Azeglio Vicini con cui disputa sette partite (ne giocherà anche due con la nazionale olimpica), realizzando una rete. Debutta a San Benedetto del Tronto il 18 dicembre 1985 nel match con il Belgio vinto per 3-0. E il 4 febbraio 1986 nella partita con la Germania Ovest a Salerno segna il gol del definitivo 1-1 al 90'. È il suo unico gol con gli azzurrini con cui diventa nell'ottobre di quello stesso anno vicecampione di Europa. Gioca meno con la Fiorentina nella stagione successiva (1986/87). Poi con l'arrivo di Eriksson nell'estate del 1987 Stefano migliora molto. Sono due anni importanti per lui, culminati con la vittoria nello spareggio per andare in Coppa Uefa con la Roma a Perugia per 1-0 con un gol di Pruzzo. Diventa uno dei terzini sinistri più forti della serie A. Cosi' dopo sette stagioni in maglia viola, dal 1982/83 al 1988/89, lo vuole Sacchi al Milan. Quello con Firenze però non è un addio ma un arrivederci. Nell'estate del 1991, infatti, il presidente Mario Cecchi Gori lo acquista dal club rossonero con il quale, pur giocando poco, Carobbi conquista una Coppa dei Campioni, due coppe Intercontinentali e due Supercoppe europee. Stefano resta a Firenze, prima della cessione al Lecce, per altre due stagioni fino al giugno del 1993 quando la squadra gigliata retrocede in serie B. Nel suo ultimo campionato in maglia viola diventa capitano. Una bella soddisfazione per lui partito dalle formazioni giovanili e che con la Fiorentina gioca 209 partite, realizzando 5 reti. A Firenze conquista soltanto un trofeo, lo scudetto con la Primavera nel 1982/83, l'ultimo peraltro vinto dalla squadra viola. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Cristiano Biraghi

Un capitano vero. Un uomo vero. Uno che ci ha messo sempre la faccia in tutte le situazioni. Non si è mai tirato indietro anche se spesso è stato criticato dai tifosi viola. A me Cristiano Biraghi è sempre piaciuto come tutti i giocatori che giocano con il cuore e che escono dal campo con la maglia sudata. Sicuramente ha sbagliato delle partite come capita a chiunque ma nei suoi confronti molti erano prevenuti. Mi è dispiaciuto quando è stato messo in disparte l'anno scorso da Palladino prima della cessione a febbraio. Il tutto dopo essersi sacrificato all'inizio della stagione quando l'attuale allenatore dell'Atalanta, per mancanza di alternative, lo ha schierato anche come terzo a sinistra nella difesa a tre o come centrale in quella a quattro. Non esattamente i suoi ruoli visto che ha sempre giocato sulla fascia come terzino o come quinto. Eppure in quel periodo Biraghi è determinante con le sue reti. Segna quella del definitivo 1-1 su punizione al Tardini contro il Parma alla prima di campionato il 17 agosto. E dodici giorni dopo trasforma il rigore decisivo (il quinto) a Felcsut contro la Puskas Akademy nella gara di ritorno dei playoff per accedere alla fase a gironi di Conference. Con l'arrivo di Gosens le sue presenze si diradano. In campionato gioca l'ultima volta a Torino con il Toro il 3 novembre dell'anno scorso nel match vinto dalla Fiorentina per 1-0. Subentra a Kean all'85'. La sua ultima partita in maglia viola la disputa al Franchi il 28 novembre contro il Pafos (successo dei gigliati per 3-2) in Conference. Va in campo al posto di Sottil al 69'. Da quel momento non gioca più e negli ultimi tempi non viene neanche convocato. Ai primi di febbraio viene ceduto al Torino. Cristiano arriva a Firenze quando ha quasi 25 anni (è nato a Cernusco sul Naviglio il primo settembre 1992) in prestito dal Pescara ad agosto del 2017 nella prima stagione di Stefano Pioli sulla panchina viola. Ed esordisce in campionato alla seconda giornata al Franchi il 27 agosto nel match con la Sampdoria perso per 2-1. Diventa presto titolare come terzino sinistro nella difesa a quattro. Biro, questo il suo soprannome, segna il suo primo gol con la maglia gigliata a Firenze con il Chievo nel match del 25 febbraio 2018 vinto dalla Fiorentina per 1-0. Lo ricordo benissimo quel gol realizzato con un tiro dal limite dell'area nella porta sotto la curva Ferrovia. L'assist glielo fornisce Astori. Al solo pensiero mi monta una grande tristezza. Quella purtroppo, infatti, è l'ultima partita di Davide. Dopo due stagioni a Firenze Cristiano nell'estate del 2019 va in prestito all'Inter, il club nel quale è cresciuto. Ma dopo un anno torna alla Fiorentina. E nel 2021/22, con l'arrivo di Vincenzo Italiano sulla panchina viola, diventa capitano. In quel campionato realizza tra l'altro una doppietta al Genoa al Franchi il 17 gennaio 2022. Quella gelida sera, davanti ad appena cinquemila spettatori per le limitazioni imposte dal governo per la recrudescenza del covid, la Fiorentina vince 6-0. E Biro segna entrambi i gol su punizione, una delle sue specialità. Biraghi, con il passare degli anni, è sempre più integrato con Firenze. Nel novembre di due anni fa, nel 2023, il giorno dopo la sconfitta con la Juve al Franchi, senza tanta pubblicità invece di gustarsi il riposo concesso da Italiano alla squadra, va a Campi Bisenzio a dare una mano alla popolazione colpita dall'alluvione. È un cittadino a riconoscerlo e a postare la foto del capitano viola con pala e stivaloni su instagram. Il grande rammarico di Biraghi come di tutti i tifosi della Fiorentina è quello di non essere riuscito a conquistare un trofeo. Quelle tre finali perse in due anni bruciano ancora. Le sue lacrime davanti alla curva viola al termine delle partite dicono più di mille parole. Cristiano disputa 266 partite con la Fiorentina in sei stagioni e mezzo, segnando 15 reti. 16 partite le disputa, invece, in Nazionale, 14 delle quali da giocatore della Fiorentina. Il suo debutto, con Roberto Mancini in panchina, avviene quando veste la maglia viola a Bologna in Nations League nell'incontro con la Polonia terminato 1-1. Nel ritorno a Chorzow il 14 ottobre segna il suo unico gol in maglia azzurra. È il gol che regala il successo all'Italia che vince 1-0. Cristiano è ancora amato dai tifosi gigliati. È bello quello che succede pochi mesi fa, il 31 agosto, allo stadio Olimpico Grande Torino. La partita tra Torino e Fiorentina è finita da alcuni minuti (0-0) e Biro va a salutare la curva viola, ricevendo gli applausi. Più che mai meritati. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Daniele Carnasciali

È uno degli acquisti meno strombazzati della Fiorentina nell'estate del 1992 quando a Firenze arrivano tra gli altri il campione d'Europa Brian Laudrup, il vice campione d'Europa Stefan Effenberg e poi Ciccio Baiano, Fabrizio Di Mauro, Gianluca Luppi. E, invece il quasi ventiseienne Daniele Carnasciali (è nato a San Giovanni Valdarno il 6 settembre 1966) acquistato dal Brescia neo promosso in serie A si rivela uno dei pochi a salvarsi in quella triste stagione che vede la Fiorentina finire in serie B. E' bravo in campo e lo è altrettanto fuori. C'è un episodio che mi piace ricordare perché dimostra la serietà della persona. Cinque giorni dopo la retrocessione Daniele deve ritirare un premio, in una manifestazione già programmata da tempo, quando nessuno pensava che il campionato si sarebbe concluso in quel modo. Firenze è arrabbiata, furiosa. Il clima in città non è certo dei migliori. Ci sono tutti i presupposti perché Carnasciali declini l'invito e rimanga a casa. E, invece, a testa alta si presenta alla festa e riceve gli applausi dalla gente che lui non delude come non l'ha delusa dando in campo il cuore per tutto il campionato. Daniele gioca nella Fiorentina per quattro stagioni, dal 1992/93 al 1996/97), disputando 167 partite e realizzando 2 reti. Debutta in maglia viola al Franchi il 26 agosto 1992 nel match d'andata dei sedicesimi di finale di Coppa Italia con il Perugia vinto dalla squadra di Radice per 1-0. E proprio contro il Perugia al Renato Curi il 4 maggio 1997 disputa la sua ultima partita con la Fiorentina nell'incontro di campionato terminato 1-1. In serie A esordisce alla prima giornata il 6 settembre 1992 a Firenze nella partita con il Genoa finita 1-1. Carnasciali gioca terzino destro. È un giocatore completo. Bravo sia in fase di costruzione della manovra che quando deve difendere. E' rapido e veloce e tiene bene la posizione in campo. Gioca anche due partite in Nazionale con Arrigo Sacchi in panchina. Debutta a Pescara il 21 dicembre 1994 nell'incontro amichevole con la Turchia vinto dall'Italia per 3-1. Ma le prime convocazioni arrivano nell'autunno del 1993 quando la Fiorentina è in serie B. È un'enorme soddisfazione per lui. In quel campionato cadetto, dominato dalla squadra di Claudio Ranieri, Daniele è uno dei protagonisti. Disputa 35 partite su 38.Nelle sue quattro stagioni in riva all'Arno Carnasciali segna soltanto due reti, entrambe nel campionato 1994/95. Alla Cremonese al Franchi nel match vinto per 3-1 e al San Nicola contro il Bari nell'incontro finito 2-2. Con i viola sotto per 2-0 realizza il primo gol per la squadra di Ranieri, quello che dà il via alla rimonta. In maglia viola conquista la Coppa Italia nella stagione 1995/96. Daniele gioca nella finale con l'Atalanta sia all'andata al Franchi quando la Fiorentina vince 1-0 che nel ritorno a Bergamo quando si impone per 2-0 e conquista il trofeo. Rimane in campo per tutti i novanta minuti in entrambe le gare. Carnasciali disputa tutta la partita anche nella finale di Supercoppa del 25 agosto 1996 a San Siro con il Milan quando la Fiorentina batte i rossoneri 2-1. È uno dei momenti più belli della sua ultima stagione in maglia viola nella quale gioca anche in Coppa delle Coppe. È in campo anche al Franchi quando il 24 aprile 1997 la squadra di Ranieri perde 2-0 la semifinale di ritorno con il Barcellona dopo l'1-1 nell'andata al Camp Nou e viene eliminata. È anche la sua ultima partita a Firenze prima del trasferimento al Bologna. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Giovan Battista Pirovano

È il primo giocatore della Fiorentina a cui, timido come sono anche ora, chiedo un autografo. A una partita del torneo De Martino (un campionato al quale partecipano giovani, riserve e titolari poco impiegati in prima squadra o reduci da infortuni) in tribuna al Comunale vedo Giovan Battista Pirovano, il mediano viola, venuto ad assistere alla gara. Ho undici anni e insieme a un mio amico, con un quaderno e una penna, mi avvicino al giocatore e chiedo anch'io l'autografo. Gentilissimo me lo fa abbozzando un sorriso, forse perché sono rosso in viso per l'emozione come dopo essere stato a lungo al sole. In quell'autunno del 1965 (il giorno della partita del torneo De Martino)  Pirovano diventa uno dei miei idoli. È già alla sua terza stagione alla Fiorentina che lo acquista dal Verona nell'estate del 1963 quando ha ventisei anni essendo nato il 5 maggio 1937 a Vercelli (dove muore l'8 novembre 2014 a 77 anni per un malore).Giovan Battista rimane a Firenze per sette stagioni, dal 1963/64 al 1969/70. Colleziona 196 presenze, realizzando 16 reti. Pirovano è un mediano. Si occupa per lo più di controllare il numero dieci avversario, l'elemento più talentuoso. Eccelle nella fase difensiva e spesso così viene impiegato come terzino (destro o sinistro) ma anche come stopper (uno dei due difensori centrali di ora), il giocatore che marca il centravanti. È un autentico jolly, un elemento prezioso per la crescita della Fiorentina ye-ye' che nel 1968/69 conquista il secondo scudetto. Pirovano è uno degli elementi più esperti. È uno di quelli che difficilmente sbaglia la partita. È una sicurezza insomma. Non ha mai giocato, prima di venire a Firenze, in serie A. Debutta nel massimo campionato con la maglia viola il 15 settembre 1963 all'Olimpico di Roma nel match contro la Lazio alla prima giornata finito 1-1. Poco meno di tre anni più tardi, il 19 maggio 1966, in quello stesso stadio conquista il suo primo trofeo con la Fiorentina, la Coppa Italia, vinta 2-1 nella finale contro il Catanzaro. Quel giorno Pirovano viene impiegato dall'allenatore Chiappella come terzino destro. E un mese dopo, il 19 giugno, quando al Comunale la squadra viola si aggiudica la Mitropa Cup superando in finale per 1-0 lo Jednota Trencin, Giovan Battista gioca con la maglia numero sei come stopper. Nel 1966 il 19 è un giorno magico per Pirovano. Il 19 marzo, al Parco dei Principi di Parigi, debutta in Nazionale nell'incontro amichevole con la Francia terminato 0-0. È l'unica sua presenza in azzurro. Nella sua prima stagione in maglia viola (1963/64) stabilisce il suo record di gol con la squadra gigliata: 6, 5 dei quali in campionato. In serie A insieme a Seminario (un attaccante) è il terzo goleador della Fiorentina dopo Hamrin e Petris (due ali).  Il 2 febbraio 1964 quando la Fiorentina batte 7-1 l'Atalanta a Bergamo nella partita della sua storia quasi centenaria in cui segna più reti in trasferta e nella quale l'ala destra Kurt Hamrin realizza una cinquina (record di gol fuori casa nella serie A a 18 squadre) anche Pirovano entra nel tabellino dei marcatori con la rete del 4-0.Il primo gol in serie A Giovan Battista lo realizza a Messina il 17 novembre 1963 dove i viola vincono 3-0. E poi segna tra l'altro in quel campionato la rete del definitivo 1-1 il 6 dicembre a San Siro contro l'Inter campione d'Italia. Una settimana dopo il successo per 7-1 a Bergamo firma il gol della vittoria (1-0) a Marassi contro la Sampdoria. Pirovano nelle sue stagioni a Firenze segna in tutte le competizioni. Ricordo con piacere in Coppa Italia un gol il 6 gennaio 1966 nei quarti di finale a San Siro con il Milan dove i viola vincono 3-1 e si qualificano per la semifinale prima di aggiudicarsi il trofeo. Fondamentale è un suo gol in Coppa delle Fiere, l'attuale Europa League, il 18 settembre 1968 a Zagabria, nella gara d'andata dei trentaduesimi di finale a sette minuti dal novantesimo, quello del definitivo 1-1, fondamentale per il superamento del turno grazie alla vittoria per 2-1 a Firenze. E' la sua ultima rete con la maglia della Fiorentina.Nel 1967/68, dopo la cessione di Hamrin al Milan, Chiappella affida a Pirovano la fascia di capitano. E quella fascia la conserva anche nella stagione successiva (1968/69), quella del secondo scudetto con Pesaola in panchina. In quel torneo dopo le prime sei giornate, complice anche un infortunio, gioca solo un'altra partita di campionato (complessivamente solo 7 gare in serie A e 6 nelle altre competizioni). Così la fascia di capitano passa a Giancarlo De Sisti. Nel 1969/70 va in campo solo cinque volte, una in Coppa dei Campioni e quattro in campionato. Ed è con lo scudetto con la maglia che vedo Pirovano giocare l'ultima partita con la Fiorentina prima della cessione al Legnano. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Sandro Cois

È uno dei tre giocatori viola ad avere conquistato più trofei nell'ultimo mezzo secolo. Sandro Cois insieme a Manuel Rui Costa e Francesco Toldo ha conquistato con la Fiorentina due coppe Italia, nel 1995/96 e nel 2000/01 e una Supercoppa nel 1996. Cois arriva a Firenze dal Torino nell'estate del 1994, quella del ritorno in serie A. L'ex centrocampista granata ha appena ventidue anni (è nato a Fossano in provincia di Cuneo il 9 giugno 1972) ma con il Toro ha già vinto una Mitropa Cup e una Coppa Italia e ha disputato una finale di Coppa Uefa. Nella Fiorentina Cois gioca otto stagioni, dal 1994/95 al 2001/02 quando la squadra viola prima retrocede in serie B e poi fallisce. Disputa complessivamente 218 partite, realizzando 9 reti (175 gare e 6 gol in serie A). La prima la segna il 6 novembre 1994 quando la Fiorentina batte al Franchi il Bari per 2-0. Sandro dopo sette minuti del primo tempo realizza il gol del vantaggio viola. Si ripete nella gara successiva quando la squadra di Ranieri vince 5-2 al San Paolo con il Napoli. Cois segna la rete del 3-2. In quel suo primo campionato va in gol con i partenopei anche nel match di ritorno a Firenze nel quale la Fiorentina si impone per 4-0. Tra le reti segnate da Sandro la più bella resta quella fatta al Milan al Franchi il 13 gennaio 2001 quando i viola di Terim battono i rossoneri 4-0. Cois riceve all'interno dell'area di rigore il pallone da Torricelli. Lo stoppa con il petto e con una destro al volo batte Abbiati nella porta sotto la curva Ferrovia. È il gol del 2-0 con un gesto tecnico di rara bellezza. Ed è anche il suo ultimo gol con la maglia della Fiorentina. Ma è bello anche il suo primo gol europeo. Nella gara d'andata dei playoff per accedere alla fase a gironi di Champions League l'11 agosto 1999 al Franchi contro i polacchi del Widzew Lodz, dopo un calcio d'angolo battuto da Enrico Chiesa, di testa in tuffo segna la rete del 2-0 nella porta sotto la curva Fiesole (la Fiorentina vince poi 3-1). E segna ancora di testa, sempre su assist di Enrico Chiesa, il gol del definitivo 2-0 (che qualifica i viola alla fase a gironi) nel match di ritorno due settimane più tardi a Lodz.Cois è un centrocampista duttile.  È schierato per lo più a ridosso della difesa come mediano. Ma può fare anche la mezzala, giocando alcuni metri più avanti. Dà il meglio di sé da un punto di vista tecnico nella stagione 1997/98 con Alberto Malesani sulla panchina viola. Grazie alle sue brillanti prestazioni con la Fiorentina esordisce in Nazionale il 28 gennaio 1998 a Catania dove l'Italia batte la Slovacchia 3-0. Viene convocato da Cesare Maldini per i mondiali in Francia di quello stesso anno anche se non scende mai in campo. In azzurro colleziona tre gettoni di presenza. Nelle ultime due stagioni alla Fiorentina, anche a causa di diversi infortuni, non gioca molto. L'ultima partita in maglia viola la disputa il 7 aprile 2002, alla quintultima giornata di campionato, a Piacenza dove la squadra gigliata, avviata mestamente verso la retrocessione in serie B, viene sconfitta per 3-0. È il triste epilogo di un'avventura iniziata quasi otto anni prima, il 4 settembre 1994, quando la Fiorentina, alla prima giornata, batte al Franchi il Cagliari per 2-1. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Luca Ranieri

Possono piacere o meno il suo carattere e il suo atteggiamento in campo dove talvolta è anche molto polemico nei confronti soprattutto degli arbitri. Personalmente però Luca Ranieri è un giocatore che vorrei sempre veder giocare perché il suo attaccamento alla maglia viola è fuori discussione. Ha un grande temperamento. Ci mette il cuore in ogni partita. Lotta su ogni pallone. Talvolta sicuramente esagera nelle proteste e si fa prendere dalla foga. Però non si tira mai indietro. Non molla mai. Ha fatto tanta gavetta. E il posto prima da titolare e poi da capitano se lo è sudato. Non gli è certo piovuto dal cielo. Certo commette degli errori tecnici, alcuni molto evidenti. Come tutti del resto. Però quest'anno risente del momento negativo della Fiorentina. E le critiche nei suoi confronti sono spesso ingenerose. Fa parte del gioco questo comunque. Ranieri fa tutta la trafila nel settore giovanile viola dove arriva quando ha tredici anni (è nato a La Spezia il 23 aprile 1999) e dove molto spesso viene impiegato come terzino sinistro. È in quel ruolo che lo vedo per lo più giocare quando assisto alle partite della Primavera della Fiorentina. Con la Primavera con cui debutta a 16 anni, dal 2015/16 al 2017/18 disputa 105 partite segnando una rete.Nella stagione 2018/19 va in prestito al Foggia in serie B. Ritorna a Firenze l'anno dopo. E, con Montella in panchina, debutta in prima squadra il 18 agosto 2019 al Franchi nell'incontro con il Monza del terzo turno di Coppa Italia vinto in rimonta dalla Fiorentina per 3-1. Il primo settembre esordisce come terzino sinistro in una difesa a quattro in serie A a Marassi contro il Genoa dove i viola vengono sconfitti per 2-1. Fino a dicembre disputa cinque partite, tre in campionato e due in Coppa Italia. A gennaio del 2020 va in prestito all'Ascoli ancora in serie B. E sempre in serie B gioca in prestito alla Spal nel 2020/21. Nel 2021/22 va in prestito alla Salernitana ma in serie A. Nell'estate del 2022 ritorna a Firenze ma all'inizio non sono tutte rose e fiori. Anzi. Non viene convocato nemmeno per il ritiro di Moena. Luca non molla però. E l'8 settembre al Franchi fa il suo debutto in Europa nel match di Conference contro l'Rfs Riga finito 1-1. Ora gioca da difensore centrale. Nella stagione del suo definitivo ritorno a Firenze disputa 19 partite tra le quali anche la finale di Conference a Praga il 7 giugno 2023 con il West Ham persa dalla Fiorentina per 2-1. Ranieri esce all'84' quando il risultato è ancora di 1-1. Il 21 settembre di quello stesso anno segna per la prima volta in maglia viola (con la prima squadra). A Genk nella fase a gironi di Conference realizza una doppietta, portando per due volte in vantaggio la formazione di Italiano nell'incontro finito 2-2. Il 29 dicembre arriva anche il primo gol in serie A, al Franchi contro il Torino. Ed è un gol importante perché regala alla Fiorentina la vittoria (1-0). In quella stagione Luca disputa 43 gare, realizzando 5 reti, 3 in Conference e 2 in campionato.Nel 2024/25, con Palladino in panchina, le sue presenze sono ancora di più: 48 con 4 reti all'attivo. Bellissima quella al Franchi con l'Inter il 6 febbraio di quest'anno nell'incontro vinto dai viola per 3-0. Luca segna il primo gol con un tiro al volo dopo un calcio d'angolo battuto da Mandragora.In questa stagione sono 14 le partite già giocate da Ranieri condite da due reti: al Polissya a Reggio Emilia nell'incontro di ritorno dei playoff per accedere alla fase a gironi di Conference (successo in rimonta per 3-2) e al Franchi  con il Napoli quando i viola perdono 3-1. Nel 2025 Luca corona un suo sogno. Il 9 giugno, nell'ultima partita di Luciano Spalletti, debutta a Reggio Emilia in maglia azzurra nell'incontro con la Moldova vinto dall'Italia per 2-0. Proprio a Reggio Emilia in quello stesso giorno, il 9 giugno 2018, aveva perso con la Primavera viola la finale scudetto contro l'Inter. Sette anni dopo nel medesimo stadio Ranieri si prende davvero una bella rivincita. 

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Andrea Orlandini

Giocare nella squadra della propria città, quella per la quale si fa il tifo, è il sogno di ogni bambino. Andrea Orlandini corona il suo sogno di bambino a ventitre anni. E' Nils Liedholm a farlo debuttare come titolare con la Fiorentina nella prima partita ufficiale della stagione a Livorno nel girone eliminatorio di Coppa Italia il 29 agosto 1971 quando i viola vincono 3-0. Non esce più di squadra. Disputa tutte e quattro le gare di Coppa Italia. E debutta in campionato alla prima giornata il 3 ottobre con il Napoli al Comunale con la maglia numero quattro. E' il suo primo incontro in serie A. Dopo dieci minuti porta in vantaggio i viola. E' una gioia immensa perchè il suo primo gol lo segna a Dino Zoff, uno dei portieri della Nazionale insieme all'ex viola Enrico Albertosi. Quel giorno la Fiorentina vince 2-1. E "birillo", questo il soprannome di Andrea dovuto alla sua magrezza, diventa titolare inamovibile. In quel campionato salta solo una partita. Anche nel torneo successivo va in gol alla prima giornata. Il 24 settembre 1972 segna a Marassi contro la Sampdoria la rete che regala alla Fiorentina la vittoria (1-0).In quel campionato realizza anche il gol del definitivo 2-1 al Comunale alla Roma alla vigilia di Natale, il 24 dicembre. Per Andrea sono momenti di grandissima soddisfazione dopo anni di sacrifici. Arriva, infatti, in prima squadra dopo la trafila nelle giovanili gigliate e la gavetta in serie B con la Reggiana e in serie C con la Sambenedettese e il Prato. È un centrocampista che corre molto. Un motorino instancabile. Controlla per lo più il giocatore dotato di maggior tecnica della squadra avversaria, il numero dieci di solito. "Birillo" è un mediano instancabile che in campo si muove con molto raziocinio. Tutti gli allenatori vorrebbero avere uno come lui che si impegna sempre e non molla mai. I tifosi viola gli vogliono bene. Non ha la tecnica dei suoi compagni Antognoni e Merlo ma in campo dà sempre tutto e non si tira mai indietro. Orlandini nelle sue due prime stagioni disputa anche le due finali giocate dalla Fiorentina, purtroppo perse entrambe. Con il Celik Zenika in Mitropa Cup (pareggio per 0-0 nell'andata al Comunale e sconfitta per 1-0 nel ritorno) e con il Newcastle per 2-1 a Firenze nel torneo anglo-italiano. Nell'estate del 1973, viene ceduto al Napoli dove resta quattro anni. Poi ritorna nella sua città nella stagione 1977/78 e non va più via.Nel campionato del suo ritorno a Firenze, con Mazzone in panchina, la Fiorentina ottiene la prima vittoria in campionato soltanto alla nona giornata il 27 novembre 1977 a Bologna contro i rossublu di Pesaola, il tecnico del secondo scudetto viola. In uno stadio in cui gli spalti sono ricoperti in gran parte dalla neve (in condizioni analoghe oggi giustamente non si gioca per tutelare gli spettatori) è Andrea a firmare il gol del successo a tre minuti dal novantesimo di testa su assist di Antognoni. È questo il suo ultimo gol in campionato con la maglia gigliata. Il ragazzo di San Frediano (è questo il quartiere dove è nato) gioca in maglia viola fino alla stagione 1981/82 quando la Fiorentina va vicino alla conquista del suo terzo scudetto. Il 9 maggio 1982 al Comunale, alla penultima giornata, disputa la sua ultima partita, entrando in campo a sedici minuti dalla fine. In panchina c'è Giancarlo De Sisti, compagno di squadra di Andrea nei suoi primi due anni alla Fiorentina. Quel giorno la squadra viola batte l'Udinese 3-0 e aggancia la Juve in testa alla classifica prima che il sogno scudetto svanisca la settimana successiva. Concluso il campionato a trentaquattro anni Orlandini (è nato a Firenze il 6 febbraio 1948) chiude la sua brillante carriera di calciatore dopo aver giocato tra l'altro per sette stagioni con la Fiorentina 195 partite e segnato 5 reti. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Mario Bertini

La prima immagine che mi viene in mente quando penso a Mario Bertini, centrocampista viola per quattro stagioni dal 1964/65 al 1967/68, è il calcio di rigore da lui tirato nella finale di Coppa Italia del 19 maggio 1966 allo stadio Olimpico di Roma contro il Catanzaro. E' un ricordo stupendo con il cuore che batte ancora a mille anche se sono passati più di 59 anni. All'ultimo minuto dei tempi supplementari, con il risultato di 1-1 dopo il vantaggio iniziale di Hamrin e il pareggio di Marchioro per i calabresi, viene assegnato un penalty alla Fiorentina per un fallo di mano di Sardei. Ci vogliono coraggio e sangue freddo per andare sul dischetto in quel momento particolare della partita. Sono qualità che a Mario, appena ventiduenne e che ha fornito l'assist per il gol viola, per fortuna non mancano. Lui che due anni prima giocava nell'Empoli in serie C  va a battere il rigore tranquillo come un veterano. Calcia il pallone che finisce sul palo interno alla destra del portiere. Poi attraversa tutta la linea. Accarezza anche il palo sinistro e finalmente entra in porta. Attimi che sembrano infiniti per tutti prima della gioia per la vittoria che regala alla Fiorentina la terza Coppa Italia della sua storia. Bertini è una mezzala e in quel ruolo gioca nella sua prima stagione a Firenze (1964/65). Solo a partire dalla primavera del 1966 viene arretrato di alcuni metri dall'allenatore Chiappella e diventa un ottimo mediano, indossando come nella finale di Coppa Italia la maglia numero quattro. È quello il ruolo in cui si esprime meglio. È bravo in fase di interdizione e a controllare la mezzala tecnicamente più dotata della squadra avversaria. Ma è altrettanto bravo nell'impostazione del gioco con lanci calibrati. Un'altra delle sue caratteristiche è poi il tiro forte e preciso. Mario debutta con la Fiorentina in Coppa Italia a Ferrara il 6 settembre 1964 a vent'anni (è nato a Prato il 7 gennaio 1944) in una partita persa dai viola con la Spal per 3-0. Quel giorno gioca con la maglia numero otto. Con il dieci sulle spalle esordisce in serie A la settimana successiva, il 13 settembre, al Comunale alla prima di campionato quando la squadra viola batte in rimonta il Foggia per 3-1.All'Olimpico con la Lazio il 7 febbraio 1965 realizza la sua prima rete in serie A ed è una rete decisiva per il successo gigliato (1-0). Le prime reti europee Bertini le segna al Prater di Vienna pochi mesi dopo, il 23 giugno, nella semifinale di Mitropa Cup contro il Rapid. La Fiorentina vince 3-0 grazie a una sua doppietta e a un gol di Hamrin e vola in finale che poi perde con il Vasas Budapest. La squadra viola si rifà un anno dopo in Mitropa e conquista a Firenze il trofeo battendo in finale lo Jednota Trencin il 19 giugno 1966, un mese esatto dopo la vittoria in Coppa Italia con il Catanzaro. Sono questi gli unici due trofei che Mario si aggiudica con la Fiorentina, anche se la semifinale e la finale non le gioca. E' convocato, infatti, in Nazionale per le amichevoli in preparazione ai mondiali che si disputano a luglio in Inghilterra. Esordisce in maglia azzurra proprio nel suo Comunale il 29 giugno nell'incontro con il Messico vinto dagli azzurri per 5-0. Per il campionato del mondo, dove l'Italia viene eliminata al primo turno dalla Corea del Nord, insieme a Gigi Riva viene aggregato alla squadra ma fuori dalla rosa dei ventidue solo per fare esperienza. Gli sarà comunque utile. E l'anno dopo, il 25 giugno 1967, alla sua seconda presenza in Nazionale segna a Bucarest alla Romania il suo primo gol in maglia azzurra. Ed è un gol decisivo perchà l'Italia vince 1-0.La sua stagione migliore è quella triste per Firenze per l'alluvione del 4 novembre 1966. In quella stagione (1966/67) Mario disputa tutte e 34 le partite di campionato e realizza 6 reti, 5 delle quali in trasferta. Segna tra l'altro al San Paolo su rigore dove la Fiorentina batte il Napoli in rimonta per 2-1 e all'Olimpico con la Roma all'ultima giornata quando i viola si impongono per 1-0. Nei suoi quattro campionati a Firenze, nei quali la squadra gigliata arriva tre volte quarta e una quinta, disputa 97 partite segnando 13 reti (in totale le sue presenze in maglia viola sono 122 con 20 gol all'attivo), l'ultima il 28 aprile 1968 a Mantova alla terzultima giornata. Quel giorno la Fiorentina vince in rimonta per 2-1 e Mario segna il gol del pareggio (di Maraschi su rigore quello del successo). Due settimane più tardi, il 12 maggio, a Vicenza dove la formazione gigliata perde 1-0 disputa la sua ultima partita in maglia viola. In estate, con grande disappunto della tifoseria per ragioni di bilancio, viene ceduto all'Inter per 400 milioni di lire proprio nella stagione in cui la Fiorentina conquista lo scudetto. Quello scudetto che Mario vincerà a Milano due anni più tardi. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Roberto Galbiati

Un giocatore indispensabile. Così mi sento di definire Roberto Galbiati, che ha vestito per cinque stagioni la maglia viola. Infatti in cinque campionati ha saltato soltanto 14 partite, meno di tre di media a torneo. Arriva a Firenze a vent'anni, nell'estate del 1978, dal Pescara appena retrocesso in serie B e dalla nostra città dove vive tuttora non se ne va più, a parte le parentesi in cui gioca in altre squadre. E' giovane ma è già titolare dell'Under 21 con la quale tra l'altro da giocatore viola disputa 7 partite. La Fiorentina in quell'estate del 1978 si è appena salvata dalla retrocessione in serie B per la miglior differenza reti nei confronti di Foggia e Genoa. Inizia la stagione con un nuovo allenatore, Paolo Carosi, e tra gli acquisti di maggior rilievo c'è proprio il libero Galbiati. In quegli anni le squadre giocano per lo più a uomo. I terzini controllano le ali, lo stopper, uno dei difensori centrali di ora, si occupa del centravanti, e il libero, l'altro difensore centrale dei nostri tempi, è il giocatore che si posiziona dietro a tutti gli altri, pronto ad intervenire in caso di errori dei compagni di reparto.Galbiati, uno dei più bravi in Italia nel suo ruolo, debutta in maglia viola al Comunale il 27 agosto 1978 nel match contro il Taranto della fase a gironi di Coppa Italia. L'incontro finisce 1-1 e per la Fiorentina che poi non supera il turno segna Pagliari. E' la prima delle sue 161 partite ufficiali con la casacca gigliata condite da un gol segnato a Torino al Toro il 7 ottobre 1979. E' il gol del definitivo 1-1 (dopo l'autorete di Zagano) realizzato a sei minuti dalla fine alla squadra alla quale viene ceduto nell'estate del 1982. E proprio contro i granata in Piemonte, l'anno precedente, il 1 ottobre 1978 alla prima giornata di campionato, debutta in serie A con la Fiorentina nell'incontro finito anche quello per 1-1 con il gol di Pulici e l'autorete di Mozzini, il tutto nei primi quattro minuti di gioco. In quel campionato che la squadra viola conclude al sesto posto alla pari con il Napoli Roberto è l'unico giocatore viola a disputare tutte le partite. Nato come centrocampista, Galbiati è un libero dotato di buona tecnica. E' bravo a fermare gli attaccanti avversari grazie a un ottimo senso della posizione ed è altrettanto bravo nel far ripartire l'azione offensiva. E' un libero moderno che abbina le qualità del difensore a quelle del centrocampista. Ma è anche grintoso, pur essendo molto corretto. E in campo lotta come un leone. I tifosi lo apprezzano. E gli allenatori che ha a Firenze, solo tre ovvero Carosi, De Sisti e Bersellini, si affidano ciecamente a lui per guidare la difesa. Nella stagione del quasi scudetto (1981/82) salta solo la partita casalinga con la Juventus. In quel campionato la Fiorentina subisce soltanto 17 reti ed è la seconda della serie A. E i meriti di Roberto come di tutti gli altri sono notevoli. E' sicuramente il torneo migliore disputato da Galbiati in maglia viola con il grande rammarico dello scudetto sfumato negli ultimi novanta minuti. Quello scudetto che è abituato a vincere chi nasce come lui (il 16 settembre 1957) a Cernusco sul Naviglio in provincia di Milano e fa il libero. Ne conquista sette con la Juve Gaetano Scirea (classe 1953) e uno Roberto Tricella (classe 1959) nel 1984/85 con il Verona con quattro punti di vantaggio sul Torino di Galbiati, entrambi di Cernusco sul Naviglio, chiamato in quegli anni il paese dei liberi. Roberto lascia la Fiorentina nell'estate del 1982 perchè la società gigliata acquista Passarella, capitano e libero della nazionale argentina. Va al Torino e poi alla Lazio. Ma ritorna a Firenze quattro anni dopo. E' il luglio del 1986. I Pontello rinunciano alla presidenza, pur tenendo la proprietà del club, e per quel ruolo chiamano Pier Cesare Baretti. Vengono ceduti diversi titolari tra i quali Passarella. E Galbiati ritorna così a sostituire quel giocatore che gli aveva tolto il posto quarantotto mesi prima. Tra l'altro in quella stagione disputa le sue uniche due partite europee in maglia viola. Sono le sfide dei trentaduesimi di finale di Coppa Uefa con il Boavista  che elimina i gigliati ai calci di rigore. Il campionato 1986/87, con Bersellini in panchina, è davvero difficile per la Fiorentina che si salva solo alla penultima giornata, pareggiando 1-1 al San Paolo con il Napoli il giorno in cui la squadra azzurra conquista il suo primo scudetto. Roberto in quel torneo disputa 25 partite su 30, l'ultima a San Siro con l'Inter il 26 aprile 1987 quando la Fiorentina perde per 1-0. Proprio quel giorno, contro la squadra (quella nerazzurra) con cui debutta in serie A a 17 anni, Roberto gioca anche la sua ultima partita nel massimo campionato. A fine stagione passa al Prato in serie C1.Terminata la carriera di calciatore è di nuovo a più riprese alla Fiorentina come allenatore delle formazioni giovanili. Ma è anche nello staff tecnico della prima squadra. E a tutti ha sempre fatto capire l'importanza di vestire la maglia viola, simbolo di una città che non ha eguali nel mondo e nella quale ha scelto di vivere.

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Piccardi

La prima volta che sento nominare Piccardi ho più o meno cinque anni. È l'età in cui il mio papà comincia ad insegnarmi le formazioni della Fiorentina che lui ritiene le migliori. E io le imparo a memoria. Al primo posto c'è quella che ha vinto lo scudetto nel 1955/56. Poi c'è la squadra che in quella primavera del 1959 sta contendendo al Milan il titolo di campione d'Italia. Infine c'è la Fiorentina che nel 1939/40 ha conquistato la Coppa Italia. In quella formazione Piccardi è il terzino sinistro. Nel ricordo della mia infanzia a colpirmi  c'è anche il nome del giocatore, Carlo, e il soprannome, Carlino. Sono quelli del mio papà. Piccardi debutta in serie A a 18 anni a Genova il 6 marzo 1938 contro il Liguria, una delle squadre dalla cui fusione nasce nel 1946 la Sampdoria. È un campionato triste quello per la Fiorentina. Lo chiude all'ultimo posto e retrocede in serie B. Il giorno dell'esordio di Carlino comunque i viola pareggiano 1-1 dopo essere andati in vantaggio con un gol di Viani II. Piccardi si conquista il posto da titolare anche per le rimanenti sette partite. Gioca in maglia viola fino al 1947 a parte la breve parentesi con il Suzzara nel campionato di guerra del nord Italia nel 1943/44. E in molte occasioni è il capitano. Spazzarotaie è il suo  soprannome. Infatti Carlino è un terzino che quando c'è da difendere non bada tanto per il sottile. Va sull'attaccante avversario con grinta e decisione. Ma mai con cattiveria. Ci mette l'anima e il cuore. Non si tira mai indietro. Dà tutto in campo e i tifosi lo apprezzano anche per questo. E poi è forte fisicamente ed è bravo nel gioco aereo. Piccardi è titolare nel torneo di serie B 1938/39 vinto dalla Fiorentina che ritorna subito in serie A. Disputa 26 delle 34 partite. La stagione successiva (1939/40) gioca 26 delle 30 gare nel massimo campionato. La squadra viola soffre e si salva solo per la miglior differenza reti. Ma vola in Coppa Italia e arriva in finale. Tra le partite più belle giocate da Piccardi c'è proprio la finale del 16 giugno 1940 con il Genova 1893, l'attuale Genoa, al Berta, l'attuale Franchi. La Fiorentina  conquista il trofeo per la prima volta nella sua storia, battendo i rossublu per 1-0 con un gol di Celoria nel primo tempo. Ad impostare l'azione che porta alla rete è Carlino, il ragazzo di Campo di Marte, il quartiere di Firenze dove è nato il 7 ottobre 1919. Piccardi è in campo anche il 19 gennaio 1941 quando la Fiorentina, che poi conclude il torneo al terzo posto alla pari con il Milano (l'attuale Milan) ma con una peggiore differenza reti, batte per la prima volta in campionato a Torino la Juventus. I viola si impongono per 3-2. E gioca anche la gara di ritorno con i bianconeri al Berta il 4 maggio all'ultima giornata quando la Fiorentina vince addirittura per 5-0. Nel campionato successivo (1941/42) disputa sempre al Berta la partita con il Modena del 10 maggio 1942. I viola battono gli emiliani per 8-0. È il successo più netto della storia gigliata. Gioca naturalmente anche nel torneo 1942/43. Poi i campionati nazionali si fermano due anni per la guerra. Dopo la parentesi di Suzzara, con la liberazione di Firenze l'11 agosto 1944, disputa in maglia viola il campionato toscano 1944/45 vinto dalla Fiorentina e poi il successivo torneo centro-sud del 1945/46. La stagione 1946/47 è l'ultima che Piccardi gioca a Firenze. E segna anche il suo unico gol in maglia viola il 17 novembre 1946 quando la Fiorentina batte al Comunale (questo è il nome dello stadio dopo la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo) la Lazio 4-1. Con il Genoa (tornato a chiamarsi con la sua denominazione originaria vietata dalle leggi fasciste che non ammettevano vocaboli stranieri) il 22 giugno 1947 a Firenze, alla terzultima giornata con la Fiorentina impegnata nella lotta per non retrocedere, un suo gol annullato all'89' (quello del 3-2 che avrebbe avvicinato i viola alla salvezza) manda su tutte le furie i tifosi. E' anche un bel gol tra l'altro, segnato con un forte tiro dal limite, riprendendo il pallone respinto dalla traversa. La rete non viene inspiegabilmente convalidata dall'arbitro Bertolio di Torino tra lo stupore generale perché il guardalinee non ha ravvisato niente di irregolare e sta correndo verso il centrocampo. La partita finisce così 2-2. Tuttavia, dopo il fischio finale, nonostante la presenza delle forze dell'ordine una cinquantina di tifosi invade il campo cercando di colpire l'arbitro. Il direttore di gara riesce a raggiungere indenne gli spogliatoi. Gli scontri tra i tifosi e le forze dell'ordine proseguono poi a lungo e portano alla squalifica del campo (scontata nel campionato successivo) per una giornata (prima del ricorso sono due). Il 29 giugno Piccardi disputa la sua ultima partita in maglia viola al Comunale con il Bari battuto per 2-0. E a Bologna il 4 luglio con la Fiorentina che pareggia 1-1 e ottiene la salvezza veste per l'ultima volta la casacca gigliata. A fine stagione passa al Milan. E il 28 settembre 1947, torna per la prima volta a giocare a Firenze con i rossoneri sconfitti per 2-1. E' la sua prima gara da ex nel suo stadio contro la sua Fiorentina con la quale ha disputato 199 partite. A fine carriera torna a vivere nella sua città e gestisce sul viale Malta il bar Guerrina, locale che la mamma, Guerrina appunto, aveva aperto nel 1925. Ma a 51 anni appena, il 22 settembre 1971, ci lascia anche se continua a vivere nel ricordo di tutti i tifosi viola. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Alberto Malusci

C'è un giocatore che mi colpisce quando una domenica mattina nella primavera del 1989 vado ad assistere per la prima volta in quella stagione a una partita degli allievi della Fiorentina che poi avrebbe vinto lo scudetto. E' il libero Alberto Malusci. Mi piace per il modo autorevole con cui guida la difesa e per la sua abilità nel far ripartire l'azione con una visione di gioco da centrocampista. Sembra più maturo della sua età. Alberto ha soltanto 17 anni e penso che  nel giro di un paio di stagioni, se non si perde, possa essere pronto per la prima squadra. Invece nell'autunno di quello stesso anno debutta con i grandi. Il merito è del tecnico Bruno Giorgi che vede in questo ragazzino grandi qualità. Il 22 ottobre del 1989 è il giorno dell'esordio in serie A  di Malusci con la Sampdoria al Comunale. Sono allo stadio quando entra in campo a quattro minuti dal novantesimo al posto del centravanti Buso con la Fiorentina in vantaggio per 3-1 (quello è il risultato finale) e sono contento di aver sbagliato le mie previsioni. In pochi mesi dagli allievi alla prima squadra non è cosa da tutti. Il 21 gennaio del 1990 all'Olimpico con la Lazio Malusci disputa la sua prima partita da titolare in serie A. Indossa la maglia numero quattro e viene impiegato come centrocampista. Gioca bene e la Fiorentina pareggia 1-1 in rimonta grazie a un gol di Kubik a venti minuti dalla fine. Il 21 marzo è il giorno del debutto in Europa. Ad Auxerre nella gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa Uefa sul risultato di 0-0 (dopo il successo per 1-0 all'andata a Perugia) all'11' del secondo tempo Giorgi lo manda in campo al posto di Faccenda che già aveva sostituito Battistini nel primo tempo. Alberto gioca nel suo ruolo naturale, quello di libero. E fa la sua bella figura. La Fiorentina vince per 1-0 con un gol di Nappi a dodici minuti dalla fine e si qualifica per le semifinali. Il 3 aprile "il giovane Malusci", come ormai lo chiamano con un simpatico coro i tifosi della curva Fiesole, fa il suo debutto in Coppa Uefa dal primo minuto. Graziani, scelto per sostituire Giorgi esonerato dopo il pareggio per 0-0 a Perugia contro il Cesena il 25 marzo, al suo esordio sulla panchina viola lo manda in campo a Brema nella semifinale d'andata. Con il Werder Alberto gioca da centrocampista una bella partita. La Fiorentina sfiora il colpaccio. Dopo il gol di Nappi viene raggiunta al novantesimo nel match finito 1-1. Malusci disputa anche la gara di ritorno a Perugia tredici giorni dopo terminata 0-0 che porta i viola in finale con la Juve. E va in campo il 2 maggio negli ultimi tre minuti al posto di Kubik nella finale d'andata a Torino con i bianconeri persa per 3-1. Complessivamente nella sua prima stagione con la prima squadra colleziona 16 gettoni di presenza. Sono tanti per chi non è ancora maggiorenne (è nato a Pistoia il 23 giugno 1972).Nell'estate del 1990, con Mario Cecchi Gori nuovo presidente e Sebastiao Lazaroni ex commissario tecnico del Brasile allenatore, nasce una nuova Fiorentina e il "giovane Malusci" diventa titolare come libero. Sembra essere lui l'erede di Baresi. Gioca 21 partite in serie A e 5 in Coppa Italia. Nella stagione successiva (1991/92), con Radice che subentra a Lazaroni dopo cinque giornate, fa ancora ancora meglio e colleziona 26 presenze in campionato e 3 in Coppa Italia. Il 1 dicembre a Cremona segna il suo primo gol in serie A all'inizio del secondo tempo. C'è una punizione al limite dell'area. Dunga gli tocca il pallone e Alberto con un gran tiro porta in vantaggio la Fiorentina nel match poi vinto 3-1 grazie a una rete di Batistuta e a un autogol di Giandebiaggi. Alla Cremonese segna anche il suo primo gol a Firenze il 18 aprile 1992. E' quello del definitivo pareggio (1-1) a undici minuti dal novantesimo. La stagione, però, purtroppo si conclude malissimo. All'ultima giornata a Parma il 24 maggio, nel match finito 1-1 con i gol di Maiellaro nel primo tempo e di Brolin su rigore a un minuto dal novantesimo, il belga Grun con un fallo a centrocampo gli procura la frattura della tibia destra. Lo stop è lungo. Così salta tra l'altro la finale del campionato europeo Under 21 vinto dall'Italia e le Olimpiadi di Barcellona.  A gennaio, quando è sul punto di rientrare in campo, subisce una ricaduta. E così nella stagione 1992/93, quando la Fiorentina retrocede in serie B, non disputa nemmeno una partita. Torna in campo per la sua prima gara ufficiale quasi quindici mesi dopo l'incidente del Tardini. E' il 22 agosto 1993. Il nuovo allenatore viola Claudio Ranieri al Franchi nel match dei trentaduesimi di finale di Coppa Italia con l'Empoli vinto dalla Fiorentina per 2-0 lo schiera, a risultato già acquisito, a quattordici minuti dal novantesimo al posto di Effenberg. E' solo un assaggio. La settimana successiva, il 29 agosto, a Palermo alla prima di campionato gioca titolare, come libero naturalmente. I viola vincono 3-0 con un gol di Banchelli e una doppietta di Robbiati e  non mollano mai la prima posizione in classifica. Malusci è tra gli artefici della promozione. Disputa 33 partite e segna 2 reti, entrambe al Franchi. Il 21 novembre quando la Fiorentina batte il Ravenna 2-0 e il 23 gennaio 1994 su rigore nel match con il Palermo vinto per 4-1. Il 22 dicembre si toglie anche la soddisfazione del suo primo gol europeo. A Portsmouth nella fase a gironi del torneo anglo-italiano al novantesimo realizza la rete della vittoria (3-2) che però non è sufficiente a superare il turno.  Anche nel campionato 1994/95, quello del ritorno in serie A, Malusci è titolare inamovibile e disputa 30 partite. Nel torneo successivo, però, a causa di problemi agli adduttori ma anche per l'arrivo di Amoruso e Padalino che gli tolgono spazio, Alberto gioca poco. Appena 10 gare in campionato e 3 in Coppa Italia. Ed è in questa competizione che si toglie le maggiori soddisfazioni dell'annata. E' in campo a San Siro con l'Inter nella semifinale di ritorno dove la Fiorentina, dopo il successo per 3-1 all'andata al Franchi, batte 1-0 i nerazzurri con un gol di Batistuta nel finale. E soprattutto è in campo  nella finale di ritorno con l'Atalanta. Dopo aver vinto all'andata a Firenze per 1-0 i viola  si impongono per 2-0 anche a Bergamo con le reti di Amoruso e Batistuta. E' il 18 maggio 1996. La Fiorentina conquista la Coppa Italia. E' il giorno del trionfo. Ma è anche il giorno dell'ultima delle 160 partite ufficiali (con 6 reti) di Malusci in maglia viola. La festa di Bergamo prosegue nella notte a Firenze dove in quarantamila al Franchi attendono il ritorno della squadra dalla Lombardia. E' nel suo stadio che Alberto, osannato come tutta la squadra, saluta i tifosi viola che lo hanno sostenuto per tanti anni. Poi in estate arriva il trasferimento all'Olympique Marsiglia. Ma ogni volta che torna a giocare per qualche esibizione a Firenze viene sempre accolto con grande entusiasmo e con il coro passato alla storia: "giovane giovane giovane Malusci".

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Jorgensen il 95°

La Fiorentina è nel destino di Martin Jorgensen sin dal suo arrivo in Italia. Contro la squadra viola,infatti,il 31 agosto 1997 a Udine nelle file dell'Udinese gioca la sua prima partita in serie A. È il giorno in cui la formazione di Malesani vince in rimonta 3-2 grazie a una tripletta di Batistuta con i tifosi gigliati in festa per le prodezze del centravanti argentino. Anche Jorgensen diventerà un beniamino dei supporter della Fiorentina nelle cinque stagioni e mezzo in cui resta a Firenze. Arriva in comproprietà dall'Udinese nelle ultime battute del mercato estivo del 2004, quando ha quasi 29 anni (è nato a Ryomgard in Danimarca il 6 ottobre 1975). E debutta in maglia viola alla prima giornata il 12 settembre all'Olimpico nel match con la Roma perso dalla Fiorentina di Mondonico per 1-0. L'Olimpico regala ancora più delusione ma anche rabbia nella partita con la Lazio il 22 maggio alla penultima giornata con i viola in lotta per la salvezza. Sul risultato di 1-1 (che sarà quello finale), alla mezz'ora del primo tempo, un tiro di Jorgensen viene parato con la mano sulla linea di porta dal terzino Zauri con il portiere Peruzzi ormai battuto. È rigore sacrosanto per la Fiorentina ed espulsione del giocatore biancoceleste per tutti ma non per l'arbitro Rosetti e per i suoi collaboratori che non si accorgono dell'episodio. Per il giocatore danese sarebbe stato il terzo gol del campionato dopo quelli segnati al Lecce. Al Franchi all'andata, con Sergio Buso in panchina, realizza la rete dell'1-0 nell'incontro vinto dalla Fiorentina per 4-0. Nel ritorno in Salento, quando l'allenatore è Zoff, con la squadra in svantaggio per 2-0, sigla il gol che dà il via alla rimonta perché poi la partita finisce 2-2. Dopo un campionato di sofferenza con la salvezza raggiunta all'ultima giornata non è chiaro quale sarà il destino di Jorgensen. Fiorentina ed Udinese, comproprietarie del cartellino, non trovano l'accordo sulla valutazione del giocatore. In realtà nessuna delle due lo vuole. Così vanno alle buste. La società friulana indica zero euro, quella viola 500. Jorgensen resta a Firenze e con Prandelli in panchina vivrà stagioni fantastiche. Nella prima (2005/06), nella quale la Fiorentina arriva quarta e si qualifica per i preliminari di Champions League prima della penalizzazione per la vicenda calciopoli, segna 7 reti. Tante per chi per lo più gioca a centrocampo sulla fascia, destra o sinistra, e che viene impiegato talvolta come mezzala e in certi  frangenti anche come terzino (raramente come seconda punta). È un autentico e prezioso jolly. Tra i gol più importanti del campionato 2005/06 c'è quello (del 2-1) con il Milan al Franchi il 20 novembre alla dodicesima giornata quando i viola, vincendo 3-1, raggiungono i rossoneri al secondo posto in classifica alle spalle della Juve. L'anno dopo (2006/07) tra le altre realizza la rete della vittoria a Torino con il Toro il 25 ottobre, quando la Fiorentina, partita con una penalizzazione di 19 punti poi ridotta a 15, conquista la quarta vittoria consecutiva (1-0). Nella stagione successiva (2007/08) segna solo una doppietta agli svedesi dell'Elfsborg al Franchi nella fase a gironi di Coppa Uefa, in un incontro vinto dai viola per 6-1. Nel 2008/09, complice una malattia virale, Jorgensen disputa appena 13 partite ma segna un gol importantissimo alla penultima giornata a Lecce, dove subentra a Jovetic a dieci minuti dalla fine con la Fiorentina in svantaggio per 1-0. Lo realizza al 90' con la squadra in dieci per l'espulsione di Felipe Melo. E' la rete del definitivo 1-1, quella che regala alla formazione di Prandelli la matematica certezza del quarto posto (conclude il campionato in quella posizione) e della qualificazione almeno ai preliminari di Champions League con un turno d'anticipo. E' anche l'ultima rete in campionato di Martino, come viene chiamato ormai a Firenze, in maglia viola.L'ultima in assoluto la segna quello stesso anno in uno degli stadi più celebri del mondo. Ad Anfield il 9 dicembre nell'ultima partita della fase a gironi di Champions League. È  la rete dell'1-1 contro il Liverpool con un tiro in diagonale al 17' della ripresa su assist di Gilardino nella porta sotto la curva dei tifosi viola. Poi  Gila al 93' segna il gol del 2-1 che regala alla Fiorentina il primo posto e l'accesso agli ottavi di finale. Poco più di un mese dopo, il 10 gennaio 2010, al Franchi con il Bari nell'incontro vinto in rimonta dalla Fiorentina per 2-1 con le reti di Mutu e Castillo, disputa la sua ultima partita in maglia  viola. Alla fine di gennaio, a più di 34 anni, chiede di essere ceduto all'Aarhus, il club nel quale ha iniziato la carriera da professionista. La società viola lo accontenta. Jorgensen lascia Firenze dopo aver disputato 182 partite, segnando 17 reti. Oltre a essere stato un ottimo giocatore è anche una bella persona. Ed è un piacere, con 3 giorni d'anticipo, fargli gli auguri per i suoi primi 50 anni. 

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Luca Ariatti

Un buon esordio nella partita più difficile del campionato. Luca Ariatti debutta in maglia viola nel gelo di Rimini il 24 febbraio 2003 (un lunedì). La Fiorentina è seconda a due punti dai romagnoli nel campionato di C2. L'allenatore Cavasin si affida a un giocatore di grande esperienza come lui in una gara che conta molto. Luca ha appena 24 anni ed è arrivato a Firenze nel mercato invernale dalla Reggiana, che milita in C1. A Reggio Emilia dove è nato il 27 dicembre 1978, con la squadra della sua città, ha anche debuttato in serie A nel maggio del 1997. E' un elemento molto duttile. Può giocare a centrocampo in tutti i ruoli. A Rimini, con la maglia numero sette (all'epoca in serie C2 le casacche dei giocatori vanno dall'uno all'undici) fa l'esterno di destra. Ma talvolta viene impiegato anche come terzino.Ariatti tra l'altro è ambidestro e quindi gioca indifferentemente su entrambe le fasce. Per la categoria è un autentico lusso. Me ne accorgo subito. Ha una marcia in più rispetto a molti suoi compagni di squadra e tiene bene la posizione in campo. Sa come muoversi. Quella sera gioca alla grande come tutta la squadra. La Fiorentina  batte il Rimini 2-0. Lo sorpassa e vola in testa alla classifica. Non si ferma più e vince il campionato. Ariatti disputa altre otto partite e conquista i tifosi viola. La stagione successiva (2003/04) in serie B gioca 39 gare oltre alle 2 di spareggio con il Perugia che decretano il ritorno della Fiorentina in serie A. È il 20 giugno 2004 quando esplode la gioia del Franchi per la promozione raggiunta. Ormai, con Emiliano Mondonico in panchina, è un titolare inamovibile. E logicamente è confermato anche per la stagione successiva in serie A. È spesso il capitano della Fiorentina quando non giocano Di Livio o Riganò. E' anche sfortunato però. Il giorno del suo primo gol nel massimo campionato, il 28 novembre 2004 a Messina  (con Sergio Buso in panchina), con un tiro di destro all'incrocio dei pali alla sinistra del portiere al 9' della ripresa (su assist di Fantini), si infortuna nel momento in cui calcia in porta. Ed è costretto ad uscire dal campo. Non ha nemmeno il tempo di gioire. È un gol importante tra l'altro. È quello del vantaggio viola (il match finisce poi 1-1).La seconda rete la realizza di testa su assist di Miccoli al Franchi il 26 febbraio 2005 nell'incontro con l'Udinese al 34' del primo tempo nella porta sotto la curva Fiesole. Quel giorno indossa la fascia di capitano e regala una grossa soddisfazione al suo allenatore Dino Zoff, ex portiere dei bianconeri friulani. È la rete del 2-0 ma poi la squadra di Spalletti riesce a pareggiare e la partita finisce 2-2. Ariatti colleziona 30 presenze e si ritaglia un ruolo da protagonista. E' uno di quei giocatori che non molla mai e che non si tira mai indietro. È  grintoso ed è quello che serve in un campionato di grande difficoltà. La Fiorentina ottiene la salvezza solo all'ultima giornata per la miglior classifica avulsa nei confronti di Parma e Bologna con cui arriva alla pari(le due squadre emiliane disputano lo spareggio poi vinto dai ducali).È fondamentale il successo al Franchi per 3-0 all'ultimo turno sul Brescia dell'ex Cavasin che prima della partita ha due punti più dei viola e che finisce in serie B. Ariatti in quella partita rimane in panchina e gioca soltanto due minuti, quando entra al posto di Di Livio. Per entrambi, grandi protagonisti della doppia promozione dalla C2, è l'ultima gara con la maglia della Fiorentina. Per Ariatti è l'ottantaseiesimo incontro con 2 reti all'attivo. Festeggia quel 29 maggio 2005 con i suoi compagni una salvezza in certi momenti apparsa difficile in un Franchi stracolmo. A fine stagione la società lo cede all'Atalanta che nel frattempo è retrocessa in serie B. Ariatti vorrebbe rimanere ancora alla Fiorentina ma capisce che dopo due anni e mezzo il suo tempo a Firenze è concluso. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Vlahovic il 97°

Avrebbe avuto un futuro radioso alla Fiorentina perché i tifosi lo amavano. E invece  Dusan Vlahovic  preferisce la Juventus all'affetto di una città intera. Rifiuta Firenze e una proposta economica principesca che il presidente Rocco Commisso gli offre. Così la società viola, per non rischiare di svenderlo in estate (a un anno dalla scadenza del contratto) lo  cede nel gennaio del 2022 alla Juventus quando è capocannoniere del campionato e gioca che è una meraviglia. La Fiorentina acquista Vlahovic dal Partizan di Belgrado nell'estate del 2017 ma il trasferimento si concretizza quando il giocatore, nato a Belgrado il 28 gennaio 2000, diventa maggiorenne. Per ragioni burocratiche poi la società gigliata lo tessera solo a luglio del 2018. Vlahovic è giovane quando arriva a Firenze ma ha già vinto uno scudetto e due coppe di Serbia. Il suo debutto in maglia viola avviene su un palcoscenico importante. A San Siro contro l'Inter. E' il 25 settembre 2018. Stefano Pioli lo fa entrare a sei minuti dalla fine al posto di Benassi con la Fiorentina in svantaggio per 2-1 (questo è anche il risultato finale). Due mesi e mezzo più tardi, il 9 dicembre, disputa la sua prima gara dall'inizio a Reggio Emilia con il Sassuolo nel match finito 3-3. Nella sua prima stagione a Firenze gioca per lo più con la Primavera. In 21 partite segna 20 reti. 3 nella doppia finale di Coppa Italia con il Torino. Realizza una doppietta (un gol su rigore) al Franchi il 5 aprile 2019 nel match d'andata vinto dalla formazione di Bigica per 2-0 e uno dal dischetto la settimana successiva nel ritorno al Filadelfia dove i viola si impongono per 2-1 e conquistano il trofeo. E' però nella stagione successiva (2019/20), la prima sotto la presidenza di Rocco Commisso, che Vlahovic comincia a prendersi le luci della ribalta. Il 19 agosto 2019, nella gara con il Monza al Franchi del terzo turno di Coppa Italia parte dalla panchina. L'allenatore viola Montella lo manda in campo,  con la Fiorentina in svantaggio per 1-0 al posto di Benassi, a sedici minuti dalla fine. Dopo sei realizza il gol del pareggio e dopo altri sei quello del vantaggio (la squadra gigliata vince poi l'incontro per 3-1). In quella stagione, interrotta a marzo per il covid, realizza in 30 partite di campionato 6 reti, le prime 2 a Cagliari il 10 novembre quando la Fiorentina perde 5-2. Per Vlahovic sono i primi gol in serie A. L'esplosione del centravanti serbo avviene nel 2020/21 con Beppe Iachini e Cesare Prandelli che si alternano sulla panchina viola. Soprattutto con l'ex commissario tecnico della Nazionale che gli dà piena fiducia e non lo alterna con gli altri attaccanti Vlahovic dà il meglio di sè e comincia a segnare con regolarità. A dicembre va in gol per tre partite consecutive, realizzando tra l'altro la rete dell'1-0 a Torino con la Juve il 22 dicembre 2020 nell'incontro vinto dalla Fiorentina per 3-0. Pochi mesi più tardi, il 13 marzo 2021, a Benevento dove i viola si impongono per 4-1 segna la sua prima tripletta. Conclude il campionato con 21 reti all'attivo, il 44 per cento di quelle messe a segno da tutta la squadra. E' quarto nella classifica dei cannonieri dietro Ronaldo, Lukaku e Muriel. A luglio del 2021 sulla panchina viola arriva Vincenzo Italiano. Con il suo gioco Vlahovic si esalta ancora di più. Diventa una macchina da gol praticamente perfetta. Riaprono al pubblico, dopo quasi un anno e mezzo, gli stadi e i tifosi viola possono finalmente godersi dal vivo le gesta del loro centravanti. Ma il feeling dura poco. A ottobre Vlahovic rifiuta il rinnovo del contratto propostogli dal presidente Rocco Commisso. Da beniamino della curva Fiesole diventa un traditore nonostante segni gol a ripetizione. Tra gli altri una doppietta a Bergamo contro l'Atalanta battuta per 2-1, una tripletta al Franchi allo Spezia nel match vinto 3-0 e ancora a Firenze una doppietta al Milan, futuro campione d'Italia, quando la squadra di Italiano si impone per 4-3. Da agosto (doppietta al Cosenza in Coppa Italia) a gennaio, quando viene ceduto alla Juve per circa 80 milioni di euro, Vlahovic segna 20 reti in 24 partite. L'ultima la realizza al Franchi il 17 gennaio 2022 (un lunedì in notturna) contro il Genoa nell'incontro vinto dalla Fiorentina per 6-0 davanti ad appena cinquemila tifosi. Con l'aumento dei casi di covid, viene deciso dal governo che quello è il numero massimo di spettatori che può entrare in uno stadio. Quella sera Vlahovic con un pallonetto nella ripresa segna il gol del 4-0 e si fa perdonare l'errore dal dischetto commesso nel primo tempo. È la sera anche della sua ultima partita con la Fiorentina che lascia dopo 108 presenze condite da 49 reti e 8 assist alle quali vanno aggiunte le 22 gare disputate con la Primavera con 20 gol all'attivo. Undici giorni più tardi, il 28 gennaio, Vlahovic firma per la Juventus. Per i tifosi viola è il sigillo del tradimento. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

Nikola Milenkovic

Quando arriva a Firenze, a vent'anni ancora da compiere (è nato a Belgrado il 12 ottobre 1997), Nikola Milenkovic ha appena vinto lo scudetto e la coppa di Serbia e ha già disputato una partita con la nazionale maggiore del suo paese. La Fiorentina acquista il giovane difensore dal Partizan di Belgrado nell'estate del 2017 per cinque milioni e mezzo di euro. Di difensori centrali a Firenze ne arrivano altri due in quella sessione di mercato. Dal Betis Siviglia l'argentino German Pezzella e dal Palmeiras Vitor Hugo. È Pezzella il giocatore prescelto per giocare da titolare accanto a Davide Astori al centro della difesa. Milenkovic nei primi mesi alla Fiorentina va sempre in panchina. Ma si allena bene e cerca di capire i meccanismi di gioco della sua nuova squadra. Pioli, arrivato a Firenze nell'estate del 2017, segue costantemente il ragazzo. Per lui  non c'è spazio nella difesa a quattro che ha varato. Ma a Cagliari, alla penultima giornata del girone d'andata il 22 dicembre 2017, complice l'assenza di Pezzella, il tecnico emiliano opta per la difesa a tre. Milenkovic viene impiegato sul centro destra accanto ad Astori. La Fiorentina disputa una buona partita e vince per 1-0 con un gol di Babacar nel finale. Nikola gioca di nuovo quattro giorni dopo, a Santo Stefano, all'Olimpico contro la Lazio la gara dei quarti di finale di Coppa Italia, quando la Fiorentina perde per 1-0 e viene eliminata. Poi torna in panchina ma Pioli crede in lui e nella difesa a quattro lo impiega spesso come terzino destro al posto di Laurini e Gaspar. In quella stagione drammatica nella quale viene a mancare Davide Astori alla fine Milenkovic colleziona 17 presenze, 16 delle quali in campionato. La ciliegina sulla torta per lui arriva con la partecipazione al mondiale in Russia dove disputa tutte le partite con la nazionale serba.La stagione successiva diventa titolare inamovibile della Fiorentina. Ormai è una certezza, un punto fermo. Gioca per lo più come centrale ma anche come terzino destro. E' forte fisicamente, bravo nel gioco aereo ed è dotato anche di un buon tiro. Il 26 agosto 2018, alla prima di campionato al Franchi (la gara del primo turno a Genova con la Sampdoria è rinviata per la tragedia del ponte Morandi nella quale muoiono 43 persone) con il Chievo battuto per 6-1, Milenkovic segna il suo primo gol in maglia viola. Lo ricordo molto bene perchè è un gol bellissimo. Tra l'altro è la rete più importante della partita. E' quella dell'1-0, dopo appena otto minuti, con una conclusione da venticinque metri all'incrocio dei pali, nella porta sotto la curva Ferrovia, che non dà scampo all'ex portiere della Primavera viola (ha vinto la Coppa Italia nel 2010/11) Seculin.Milenkovic segna addirittura cinque reti (suo record personale, eguagliato nel 2024/25 al Nottingham Forest, club della Premier League al quale viene ceduto nell'estate del 2024) nella stagione 2019/20, quella interrotta a marzo per il covid.Nikola rimane alla Fiorentina per sette stagioni. E' titolare in maglia viola e nella Serbia con cui partecipa nel 2022 al secondo mondiale della sua carriera, quello in Qatar. Gioca naturalmente anche in Conference League. E dopo la finale di Praga, persa il 7 giugno 2023 per 2-1 con il West Ham viene inserito dagli osservatori tecnici dell'Uefa nel loro undici ideale della manifestazione insieme tra gli altri a Biraghi e Nico Gonzalez.Proprio nella finale di Conference League di Atene dell'anno successivo (29 maggio 2024) contro l'Olympiacos dove la Fiorentina viene sconfitta per 1-0 nei tempi supplementari, Milenkovic gioca, invece, la sua ultima partita in maglia viola. L'ultima delle 264 nelle quali realizza 17 reti e confeziona 5 assist. 

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Gianfranco Casarsa

Un centravanti di una squadra di serie B retrocessa in serie C. Gianfranco Casarsa, allora ventunenne (è nato a Udine il 28 marzo 1953), arriva a Firenze nell'estate del 1974 dal Bari (che ha concluso il torneo cadetto al penultimo posto) tra lo scetticismo generale. Non è un goleador e nel suo ultimo campionato in Puglia ha realizzato appena 4 reti in 33 partite. Invece farà ricredere tutti. È lui l'acquisto di maggior rilievo (l'altro è il difensore Lelj) della Fiorentina che cede, invece, in quella sessione di mercato  alla Roma Giancarlo De Sisti, il capitano del secondo scudetto. Casarsa non è un centravanti classico. E' un centravanti di manovra che crea gli spazi per i compagni e serve assist. In Italia un centravanti con le sue caratteristiche non si è mai visto. Oggi lo si definirebbe un falso nueve. Così il tecnico viola Nereo Rocco qualche volta lo schiera anche sulla fascia destra come tornante sfruttando la sua duttilità. Casarsa si ritaglia il suo spazio subito. Ricordo ancora il suo primo gol in maglia viola il giorno dell'esordio in serie A. E' il 13 ottobre 1974 e nel match della seconda giornata la Fiorentina gioca a Firenze contro il Bologna. Rocco lo manda in campo all'inizio del secondo tempo al posto di Desolati, poco incisivo nei primi 45 minuti. Su azione di calcio d'angolo dopo un quarto d'ora Casarsa segna, nella porta sotto la curva Fiesole, battendo il portiere rossoblu Buso che avrebbe guidato la Fiorentina per alcuni mesi nella stagione 2004/05. È il gol dell'1-0, quello che sancisce la vittoria viola. Da allora Casarsa non si ferma più. Disputa 23 partite su 30 e con 7 reti diventa il goleador della squadra in campionato. Il 16 febbraio 1975, con la Fiorentina in svantaggio per 1-0, il centravanti friulano al Comunale segna il gol del definitivo 1-1 al Milan. Lo realizza su rigore, calciando da fermo senza rincorsa. Albertosi, uno dei più grandi portieri non solo della storia viola ma anche del calcio italiano, è spiazzato. Segnerà di nuovo ad Albertosi ancora su rigore, tirato sempre nella stessa maniera, nella finale di Coppa Italia all'Olimpico di Roma il 28 giugno di quello stesso anno. Casarsa realizza il gol dell'1-0 in una partita che la Fiorentina vincerà, con Mario Mazzoni in panchina (Rocco va via al termine del campionato) per 3-2, conquistando il trofeo. E sempre su rigore, in quello stesso campionato alla penultima giornata a Firenze, spiazza anche Zoff, realizzando al 28' della ripresa il gol del 3-1, quando la Juve stava attaccando alla ricerca del pareggio. E' l'11 maggio 1975 e la squadra viola vince l'incontro 4-1, impedendo ai bianconeri di festeggiare lo scudetto con una settimana d'anticipo (cosa che sarebbe successa se avessero conquistato un punto). Casarsa, oltre alla Coppa Italia, con la Fiorentina vince nel 1975 anche la Coppa di Lega italo-inglese, manifestazione che viene disputata tra le squadre vincitrici della Coppa Italia e della Coppa d'Inghilterra. I viola, con Carletto Mazzone in panchina, battono il West Ham per 1-0 sia a Firenze il 3 settembre (gol di Guerini) che a Londra il 10 dicembre (rete di Speggiorin).Casarsa resta alla Fiorentina per quattro anni fino al termine della stagione 1977/78, quando i viola si salvano all'ultima giornata per la differenza reti. E in quel torneo è fondamentale il suo gol, quello del 2-2, all'Atalanta al Comunale alla sestultima giornata con i gigliati che perdevano 2-0 fino a 24 minuti dalla fine. La stagione 1976/77, quando la Fiorentina di Mazzone arriva terza in campionato, è la migliore per Casarsa dal punto di vista realizzativo perchè segna 13 reti: 6 in campionato, 4 in Coppa Italia e 3 in Mitropa Cup. Complessivamente disputa 135 partite in maglia viola, realizzando 31 reti. A lui i tifosi della Fiorentina dedicano anche una canzoncina (che in curva canto anch'io) sulle note della Marsigliese. Le parole sono queste: "Quando segnerà Caasarsa (con due a) tutti in piedi ci alzerem ed allora griderem alè viola alè". 

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Celoria il centesimo

Il re di Coppa. Così possiamo chiamare Mario Celoria, il centravanti viola che regalò alla Fiorentina il primo trofeo della sua storia, a meno di 14 anni dalla sua nascita. Fu lui a realizzare il gol decisivo che fece impazzire di gioia Firenze in giornate difficili. Era il 16 giugno 1940 e l'Italia era entrata in guerra da appena 6 giorni. Quel giorno allo stadio Giovanni Berta, l'attuale Artemio Franchi, si disputava la finale di Coppa Italia tra la Fiorentina e il Genova 1893, l'attuale Genoa. Il regime fascista vietava l'uso di parole straniere e Genoa è la denominazione in inglese di Genova. La squadra viola vinse 1-0 con una rete realizzata da Celoria al 26' del primo tempo con un secco rasoterra su assist di Tagliasacchi. Il centravanti viola era stato grande protagonista in Coppa Italia, nella quale aveva segnato 5 gol. Aveva realizzato una rete (quella del 2-0) al Milano (anche la denominazione Milan era vietata) nella gara degli ottavi di finale al Berta vinta dalla Fiorentina per 5-0. La prima partita si era giocata a Milano ed era finita 1-1. Per le regole vigenti andava rigiocata, invertendo il campo. Celoria segnò sempre a Firenze una rete (la prima) alla Lazio nei quarti di finale nell'incontro vinto 4-1. E poi in semifinale il 9 giugno, nell'ultimo giorno di pace per l'Italia, realizzò una doppietta (i gol dell'1-0 e del 2-0 tra il 61' e il 77') alla Juventus nella partita che la Fiorentina si aggiudicò per 3-0. In campionato, dove la squadra viola si era salvata solo per la differenza reti, Celoria aveva segnato solo 3 gol. Al Liguria, alla Roma e al Napoli. Tutte al Berta come quelle realizzate in Coppa Italia. E tutte le partite in cui era andato in gol la Fiorentina le aveva vinte.Celoria era nato a Rive Vercellesi in provincia di Vercelli il 26 agosto 1911 ed è scomparso a Grignasco in provincia di Novara il 20 novembre 1984 a 73 anni. A Firenze arrivò quando aveva 27 anni, nell'estate del 1938. La Fiorentina era stata retrocessa in serie B ed aveva bisogno di un giocatore abile in fase offensiva. La società lo aveva acquistato dall'Alessandria che aveva perso con il Modena lo spareggio per la promozione in serie A. Celoria era una sorta di trequartista dei nostri giorni. Poteva fare la mezzala o il centravanti a seconda delle esigenze della squadra. Ma da centravanti come in Coppa Italia dava il meglio di sé. Nel campionato della promozione in serie A (1938/39) che la Fiorentina aveva vinto aveva realizzato 9 reti.Quella con il Genova fu la sua ultima partita in maglia viola. Fu ceduto, infatti, al Liguria, una delle società da cui nel 1946 sarebbe nata la Sampdoria. Nei 2 anni trascorsi a Firenze Celoria ha disputato complessivamente 67 incontri, segnando 17 gol. L'ultimo regalò una gioia immensa ai 13.000 spettatori presenti al Berta (e non solo) tra i quali c'era anche il mio papà (mancato piu' di 9 anni fa) poco più che undicenne e che mi ha trasmesso l'amore per la Fiorentina. Mi raccontava spesso che quel gol di Celoria se lo sogno' spesso negli anni più bui di una guerra appena cominciata. 

“Un secolo Viola, i cento nomi che hanno fatto la storia”

I criteri della classifica

Una scelta difficilissima. Scegliere i migliori cento giocatori della Fiorentina dalla sua nascita ad oggi. Tutti coloro che hanno vestito la maglia viola anche per un solo minuto per me avrebbero meritato di entrare in questa classifica. Ma logicamente non è possibile. E allora ho adottato un criterio, sicuramente discutibile, ma che mi sembrava il più giusto. Ci sono 12 giocatori che hanno vinto il primo scudetto nel 1955/56 e altri 12 che lo hanno conquistato 13 anni più tardi, nel 1968/69 (allora le rose erano composte di soli 18 elementi). E poi ce ne sono 8 della squadra che nel 1981/82 lo ha scudetto lo ha solo sfiorato. Ci sono i 5 giocatori che si sono aggiudicati la classifica dei cannonieri in serie A. E 6 tra quelli che hanno conquistato la Coppa delle Coppe nel 1960/61 e 15 giorni più tardi la Coppa Italia. Il primo trofeo della sua storia la Fiorentina lo ha conquistato nel 1939/40. Era la Coppa Italia. Di quella squadra ci sono 4 elementi. Ci sono diversi giocatori che hanno vinto le altre Coppe Italia: 6 della rosa del 1995/96, 4 del 2000/01, 9 del 1974/75 e 7 del 1965/66 (questi si sono aggiudicati tre anni dopo lo scudetto). Ho inserito tre elementi che hanno vinto il campionato di C2 nel 2002/03 e che nella stagione successiva hanno ottenuto la promozione in serie A. Ci sono anche diversi tra coloro che nel maggio 1990 sono stati sconfitti dalla Juve nella finale di Coppa Uefa. In questa classifica ci sono giocatori che hanno comunque scritto pagine indelebili di storia della nostra Fiorentina come Davide Astori, Egisto Pandolfini, Ferruccio Valcareggi, Stefano Borgonovo, Manuel Pasqual, Cristiano Biraghi ed altri. Non ci sono giocatori che hanno vestito la maglia viola solo per una stagione a parte chi ha vinto la classifica dei cannonieri (ecco perchè non c'è Viercowod). Della rosa attuale ho inserito solo 5 giocatori e non nelle prime posizioni. Non per demerito ma con la speranza che il meglio debba ancora venire. E sono convinto che tra qualche anno potranno essere tutti ai vertici di questa classifica.Stilare poi la classifica in ordine decrescente dei migliori 100 giocatori della Fiorentina è stato ancora più difficile. L'ho ricambiata più di 200 volte. Avevo dei dubbi io, e li ho tuttora, e quindi sono convinto che a molti non piacerà. Ma ci ho provato lo stesso, conscio delle critiche che riceverò e che comunque accetterò molto volentieri. Ho una certezza però. Tutti noi, pur con le legittime differenze di opinioni, abbiamo a cuore la nostra Fiorentina che ha avuto, ha ed avrà sempre posto di grande rilievo nelle nostre vite.