"Il presidente Giani sbaglia a costituire in giudizio la Regione Toscana davanti alla Corte costituzionale a difesa della legge regionale sul fine vita. Sia la Corte costituzionale che l'Avvocatura dello Stato, negli anni scorsi, hanno stabilito che la legislazione sulla vita è di competenza del Parlamento nazionale, un'esclusiva che non potrebbe essere derogata da interventi normativi degli enti locali. E non è un caso la decisione del Tar dell'Emilia Romagna del 27 aprile scorso, che ha sospeso con effetto immediato le delibere della Regione sul fine vita, riconoscendo che la competenza è nazionale e non regionale". Lo afferma il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella.
"Oltretutto la sentenza 66/2025 della Corte Costituzionale, pubblicata il 21 maggio - aggiunge in una nota -, è un'indicazione preziosa nel dibattito che si è acceso in Toscana, dopo che lo scorso febbraio il Consiglio regionale ha approvato, con i voti favorevoli del centrosinistra e quelli contrari del centrodestra, la legge sul suicidio medicalmente assistito. In poche parole, la Consulta dice che lo Stato deve curare e proteggere i fragili, non agevolare la morte, e che il suicidio assistito non è un diritto, ma un'eccezione; quello che abbiamo sempre sostenuto noi, nonostante la maggioranza di sinistra dicesse il contrario".
Per Stella "la sentenza della Corte Costituzionale ci dà tre indicazioni e, in sostanza, sottolinea che la Consulta non ha mai voluto inserire nel Servizio sanitario nazionale l'obbligo di procurare la morte a chi ne faceva richiesta. Non ha mai voluto assecondare, come se fosse un diritto, il desiderio di suicidarsi contando sull'assistenza di un medico e a carico dello Stato. In secondo luogo, evidenzia che la libertà individuale non si può sovrapporre con il dovere dello Stato di proteggere i fragili e, infine, ribadisce che il principale dovere dello Stato è la cura dei più fragili e non la loro soppressione".
"Quindi - conclude -, il desiderio di suicidarsi non è né un diritto né, da parte dello Stato, un dovere. Resta la possibilità di individuare, in via eccezionale, un'area di non punibilità".
"Oltretutto la sentenza 66/2025 della Corte Costituzionale, pubblicata il 21 maggio - aggiunge in una nota -, è un'indicazione preziosa nel dibattito che si è acceso in Toscana, dopo che lo scorso febbraio il Consiglio regionale ha approvato, con i voti favorevoli del centrosinistra e quelli contrari del centrodestra, la legge sul suicidio medicalmente assistito. In poche parole, la Consulta dice che lo Stato deve curare e proteggere i fragili, non agevolare la morte, e che il suicidio assistito non è un diritto, ma un'eccezione; quello che abbiamo sempre sostenuto noi, nonostante la maggioranza di sinistra dicesse il contrario".
Per Stella "la sentenza della Corte Costituzionale ci dà tre indicazioni e, in sostanza, sottolinea che la Consulta non ha mai voluto inserire nel Servizio sanitario nazionale l'obbligo di procurare la morte a chi ne faceva richiesta. Non ha mai voluto assecondare, come se fosse un diritto, il desiderio di suicidarsi contando sull'assistenza di un medico e a carico dello Stato. In secondo luogo, evidenzia che la libertà individuale non si può sovrapporre con il dovere dello Stato di proteggere i fragili e, infine, ribadisce che il principale dovere dello Stato è la cura dei più fragili e non la loro soppressione".
"Quindi - conclude -, il desiderio di suicidarsi non è né un diritto né, da parte dello Stato, un dovere. Resta la possibilità di individuare, in via eccezionale, un'area di non punibilità".
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