“Al fine di salvaguardare la funzione culturale e formativa della fondazione Teatro della Toscana e mantenere il rispetto di un piano di rientro finanziario”

Il Ministero della Cultura avvii una verifica amministrativo-contabile sulla gestione della fondazione Teatro della Toscana. Lo chiede il senatore Paolo Marcheschi, capogruppo Fdi nella commissione Cultura di Palazzo Madama, in un'interrogazione presentata al ministro Alessandro Giuli.

La fondazione, di cui facevano inizialmente capo il solo Teatro della Pergola di Firenze e il Teatro Era di Pontedera, "è stata riconosciuta "Teatro Nazionale" nel 2015, acquisendo un ruolo di riferimento e di prestigio nella produzione e circuitazione teatrale nazionale oltre a importanti contributi statali", ricorda Marcheschi che aggiunge: "Inizialmente, i contributi dei soci si sono rivelati sufficienti a garantire la sostenibilità economica della fondazione ma, con l'aumento dei costi di gestione dovuti alla crisi pandemica e, soprattutto, alla forzata incorporazione del Teatro di Rifredi, che ha comportato una gravosa ridefinizione degli assetti economici, finanziari e organizzativi della fondazione, il direttore generale attualmente in carica ha più volte ribadito la necessità di una ricapitalizzazione per evitare uno sbilanciamento strutturale tra costi e ricavi, nonché il rischio della perdita dello status di 'Teatro Nazionale', con conseguente danno d'immagine per l'intera città di Firenze. La fondazione Cassa di risparmio di Firenze, l'unico socio privato della fondazione Teatro della Toscana, a seguito della notizia di una possibile ricapitalizzazione da parte dei soci per coprire lo sbilanciamento tra costi e ricavi, nel 2022 è uscito dal consiglio di amministrazione in qualità di socio fondatore, costringendo la propria assemblea a un'urgente modifica statutaria per attribuire la quota di socio fondatore alla Città metropolitana di Firenze, ridefinendo così la natura della fondazione quale ente di diritto pubblico, in virtù della composizione interamente pubblica dei suoi soci. L'operazione di incorporazione che ha riguardato il Teatro di Rifredi, del tutto irrilevante ai fini dell'ottenimento dello status di Teatro
Nazionale, avrebbe comportato un appesantimento della gestione con oltre un milione di euro di oneri in più, tra cui canone di locazione, costi generali di gestione e del personale, con un'incidenza del solo costo del personale superiore al 50 per cento del totale".

Aggiunge Marcheschi: "Nel corso del 2023, a causa dei ritardi nei versamenti da parte di alcuni soci, la fondazione ha dovuto ricorrere a strumenti straordinari di copertura (quali l'attivazione di un'anticipazione bancaria per circa 240.000 euro annui e l'utilizzo del fondo di riserva) al fine di adempiere agli impegni retributivi e contributivi nei confronti dei dipendenti. In data 29 aprile 2025 il consiglio di amministrazione della fondazione ha approvato sia il bilancio consuntivo 2024 che il previsionale 2025 e, su sollecitazione dei soci fondatori, ha deliberato la riduzione del budget a 7,5 milioni di euro, rispetto ai 9,2 milioni originariamente proposti".

Il senatore Fdi chiede quindi al ministro Giuli "se, al fine di salvaguardare la funzione culturale e formativa della fondazione Teatro della Toscana e mantenere il rispetto di un piano di rientro finanziario", intenda avviare "una verifica amministrativo-contabile sulla gestione, al fine ulteriore di scongiurare anche quelle criticità non ancora emerse, quali l'aumento dei costi in bilancio derivanti dalla presa in carico del teatro di Rifredi e del relativo personale".

Marcheschi, inoltre, chiede al titolare del MiC "quali ulteriori iniziative intenda assumere per garantire sia la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche destinate alla fondazione sia la tutela dei lavoratori e degli allievi coinvolti nelle attività formative e produttive, assicurando al pubblico la continuità di un presidio culturale di rilevanza nazionale nel capoluogo toscano".
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