Francesco Torselli, eurodeputato del Gruppo ECR e di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:
-Francesco Torselli ci può parlare del suo ruolo in Europa nel DNA come unico italiano?
Quando arrivi al Parlamento Europeo scopri che gli argomenti che ormai tratta l’Europa sono infiniti. Molti di più di quelli che possiamo pensare da fuori il palazzo. Ovviamente seguirli tutti diventa difficile, se non impossibile e così, dopo i primi mesi di orientamento, ho deciso di scegliere un argomento e seguire questo principalmente. Ho deciso di occuparmi dei temi legati all’Intelligenza Artificiale, alle comunicazioni e alla transizione digitale. Ovviamente ho condiviso questa decisione col mio gruppo e la mia delegazione e ho iniziato a seguire i primi dossier su questo argomento.
A marzo scorso, la Commissione Europea ha presentato il “Tech Sovereignty Package”, ossia una roadmap di direttive e regolamenti incentrati sull’autonomia strategica dell’Europa in campo digitale. Uno dei primi regolamenti - e forse uno dei più importanti - presentati è stato proprio il DNA, il “Digital Network Act”, ovvero il nuovo regolamento europeo sulle comunicazioni digitali su rete fissa, mobile e satellitare. Ho chiesto al mio gruppo di potermene occupare e alla fine, la casualità ha voluto, che sia l’unico italiano ed essere tra i relatori, non solo del DNA, ma di tutti i dossier presentati fino ad oggi nell’ambito di questo “Pacchetto per la Sovranità Digitale”.
Ovviamente questo mi riempie di orgoglio, ma al tempo stesso mi ha obbligato alla responsabilità di non rappresentare soltanto il mio gruppo e il mio partito, ma ancor di più gli interessi della nazione. Una responsabilità importante, ma anche pesante, a neppure due anni dal mio insediamento al Parlamento Europeo.
Per questo ho deciso di adottare un metodo di lavoro che spero si rivelerà utile per gli interessi italiani; ho diviso il mio lavoro in tre fasi: una prima dedicata all’ascolto di istituzioni locali, governo nazionale, associazioni di categoria e stakeholder; una seconda nella quale ho riunito tutti questi soggetti attorno ad un tavolo, per cercare di capire quali siano i punti di questo regolamento da sposare o modificare - non nell’interesse dei singoli attori - ma dell’intero sistema Italia; una terza e ultima fase, che sarà quella legislativa vera e propria, con la presentazione delle nostre proposte di modifica del regolamento.
-L’ obbiettivo è andare a riscrivere le regole delle comunicazioni a livello europeo?
L’Europa si è finalmente resa conto che il digitale non è un lontano futuro, ma è il presente. Da noi non esiste un mercato digitale unico: 27 paesi hanno 27 mercati differenti, regolati da norme e leggi completamente differenti tra loro, se non addirittura in antitesi. Capite bene come questo renda impossibile per chiunque - ad eccezione forse delle Big Tech - investire in Europa. Nessuno può permettersi il lusso di adeguare la propria capacità imprenditoriale a 27 regolamenti differenti e questo rende il mercato europeo assolutamente poco appetibile e poco competitivo.
A questo va aggiunto che su temi fondamentali per questo settore, come lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, la produzione della componentistica elettronica, il cloud computing, l’Europa è indietro anni luce rispetto a Stati Uniti, Cina, ma forse anche rispetto a South Korea, Taiwan e Giappone. E la rincorsa è tutt’altro che facile, visto che nazioni come Stati Uniti e Cina continuano ad investire, ogni anno, sette volte di più rispetto a quanto possa fare l’Unione Europea.
Oggi, finalmente, l’Unione Europea si è resa conto di questo e ha deciso di muoversi nella direzione della competitività e della resilienza delle proprie infrastrutture digitali. Il DNA nasce con queste prospettive: uniformare il mercato digitale europeo e renderlo più appetibile agli occhi degli investitori, promuovere le nuove tecnologie per le comunicazioni digitali - fibra e 5G Stand Alone su tutte - armonizzare la linea distributiva dei contenuti e dei servizi - dalle grandi aziende che creano contenuti, alle telco che li portano sui nostri dispositivi mobili e in casa nostra - promuovendo investimenti, salvaguardando quello fatti fino ad oggi, con l’obiettivo di fornire all’utente finale - cittadino o azienda che sia - un servizio migliore e più sicuro.
Ovviamente nel DNA non è tutto oro quello che luccica: vi è anche un tentativo da parte della Commissione di sottrarre parte della sovranità nazionale agli Stati Membri, soprattutto sul tema dell’allocazione delle spettro terrestre, che non ci vede d’accordo e su questo dovremmo aggiustare il tiro. Ma personalmente resto fiducioso: la Commissaria Virkkunen, presentando il “Digital Network Act” in aula, a Strasburgo, parlò chiaramente di incentivo alla “competitività europea” ad alla “resilienza delle infrastrutture digitali” e da qui credo che dobbiamo partire, fissando questi come obiettivi principali per il DNA, ma direi per l’intero “Tech Sovereignty Package”.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo

L'eurodeputato Francesco Torselli, membro del Parlamento europeo per il gruppo ECR.
Questa dichiarazione politica si riferisce alla sua attività al Parlamento europeo.
Ulteriori informazioni: L_202501410IT.000101.fmx.xml
-Francesco Torselli ci può parlare del suo ruolo in Europa nel DNA come unico italiano?
Quando arrivi al Parlamento Europeo scopri che gli argomenti che ormai tratta l’Europa sono infiniti. Molti di più di quelli che possiamo pensare da fuori il palazzo. Ovviamente seguirli tutti diventa difficile, se non impossibile e così, dopo i primi mesi di orientamento, ho deciso di scegliere un argomento e seguire questo principalmente. Ho deciso di occuparmi dei temi legati all’Intelligenza Artificiale, alle comunicazioni e alla transizione digitale. Ovviamente ho condiviso questa decisione col mio gruppo e la mia delegazione e ho iniziato a seguire i primi dossier su questo argomento.
A marzo scorso, la Commissione Europea ha presentato il “Tech Sovereignty Package”, ossia una roadmap di direttive e regolamenti incentrati sull’autonomia strategica dell’Europa in campo digitale. Uno dei primi regolamenti - e forse uno dei più importanti - presentati è stato proprio il DNA, il “Digital Network Act”, ovvero il nuovo regolamento europeo sulle comunicazioni digitali su rete fissa, mobile e satellitare. Ho chiesto al mio gruppo di potermene occupare e alla fine, la casualità ha voluto, che sia l’unico italiano ed essere tra i relatori, non solo del DNA, ma di tutti i dossier presentati fino ad oggi nell’ambito di questo “Pacchetto per la Sovranità Digitale”.
Ovviamente questo mi riempie di orgoglio, ma al tempo stesso mi ha obbligato alla responsabilità di non rappresentare soltanto il mio gruppo e il mio partito, ma ancor di più gli interessi della nazione. Una responsabilità importante, ma anche pesante, a neppure due anni dal mio insediamento al Parlamento Europeo.
Per questo ho deciso di adottare un metodo di lavoro che spero si rivelerà utile per gli interessi italiani; ho diviso il mio lavoro in tre fasi: una prima dedicata all’ascolto di istituzioni locali, governo nazionale, associazioni di categoria e stakeholder; una seconda nella quale ho riunito tutti questi soggetti attorno ad un tavolo, per cercare di capire quali siano i punti di questo regolamento da sposare o modificare - non nell’interesse dei singoli attori - ma dell’intero sistema Italia; una terza e ultima fase, che sarà quella legislativa vera e propria, con la presentazione delle nostre proposte di modifica del regolamento.
-L’ obbiettivo è andare a riscrivere le regole delle comunicazioni a livello europeo?
L’Europa si è finalmente resa conto che il digitale non è un lontano futuro, ma è il presente. Da noi non esiste un mercato digitale unico: 27 paesi hanno 27 mercati differenti, regolati da norme e leggi completamente differenti tra loro, se non addirittura in antitesi. Capite bene come questo renda impossibile per chiunque - ad eccezione forse delle Big Tech - investire in Europa. Nessuno può permettersi il lusso di adeguare la propria capacità imprenditoriale a 27 regolamenti differenti e questo rende il mercato europeo assolutamente poco appetibile e poco competitivo.
A questo va aggiunto che su temi fondamentali per questo settore, come lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, la produzione della componentistica elettronica, il cloud computing, l’Europa è indietro anni luce rispetto a Stati Uniti, Cina, ma forse anche rispetto a South Korea, Taiwan e Giappone. E la rincorsa è tutt’altro che facile, visto che nazioni come Stati Uniti e Cina continuano ad investire, ogni anno, sette volte di più rispetto a quanto possa fare l’Unione Europea.
Oggi, finalmente, l’Unione Europea si è resa conto di questo e ha deciso di muoversi nella direzione della competitività e della resilienza delle proprie infrastrutture digitali. Il DNA nasce con queste prospettive: uniformare il mercato digitale europeo e renderlo più appetibile agli occhi degli investitori, promuovere le nuove tecnologie per le comunicazioni digitali - fibra e 5G Stand Alone su tutte - armonizzare la linea distributiva dei contenuti e dei servizi - dalle grandi aziende che creano contenuti, alle telco che li portano sui nostri dispositivi mobili e in casa nostra - promuovendo investimenti, salvaguardando quello fatti fino ad oggi, con l’obiettivo di fornire all’utente finale - cittadino o azienda che sia - un servizio migliore e più sicuro.
Ovviamente nel DNA non è tutto oro quello che luccica: vi è anche un tentativo da parte della Commissione di sottrarre parte della sovranità nazionale agli Stati Membri, soprattutto sul tema dell’allocazione delle spettro terrestre, che non ci vede d’accordo e su questo dovremmo aggiustare il tiro. Ma personalmente resto fiducioso: la Commissaria Virkkunen, presentando il “Digital Network Act” in aula, a Strasburgo, parlò chiaramente di incentivo alla “competitività europea” ad alla “resilienza delle infrastrutture digitali” e da qui credo che dobbiamo partire, fissando questi come obiettivi principali per il DNA, ma direi per l’intero “Tech Sovereignty Package”.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo

L'eurodeputato Francesco Torselli, membro del Parlamento europeo per il gruppo ECR.
Questa dichiarazione politica si riferisce alla sua attività al Parlamento europeo.
Ulteriori informazioni: L_202501410IT.000101.fmx.xml
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