Francesco Torselli, eurodeputato del Gruppo ECR e di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:
Quali sono le priorità assolute e i provvedimenti più urgenti che la politica deve mettere in campo per affrontare l'attuale crisi energetica?
L’attuale crisi energetica è senza dubbio causata dalla situazione internazionale e, in primis, dalla questione iraniana che ha portato al blocco dello stretto di Hormutz. E su questo, spero, possiamo essere tutti d’accordo.
Ma l’attuale situazione apre una riflessione più ampia: oggi l’Italia e l’Europa sono troppo dipendenti energeticamente dalle questioni geopolitiche internazionali: lo abbiamo visto con l’invasione russa dell’Ucraina, lo vediamo oggi con la crisi in Iran. E per chi ambisce ad essere una potenza mondiale, questo è ovviamente il primo dei limiti.
Tutto questo per dire che oggi servono provvedimenti rapidi, urgenti, contingenti, che permettano agli italiani di continuare a fare il pieno alla macchina e che permettano alle nostre imprese di continuare a tirare su l’interruttore della luce, al mattino. E per questo va ringraziato il governo che sta intervenendo con provvedimenti rapidi, seppur costosissimi, poiché si parla - solo per il taglio delle accise sui carburanti - di circa mezzo miliardo di Euro per ogni singolo provvedimento.
Purtroppo non esiste un altro metodo per incidere nell’immediato su quanto sta accadendo e questa è l’unica via.
-Quali investimenti strategici sulle fonti rinnovabili e sull'indipendenza energetica ritiene prioritari per evitare nuove emergenze in futuro?
Il vero tema è proprio questo. Io dico “grazie” al governo italiano per essere sempre pronto ad intervenire con provvedimenti d’urgenza, ma al tempo stesso chiedo all’Europa: veramente noi vogliamo e ambiamo ed essere protagonisti nel mondo, con una situazione energetica di assoluta dipendenza, come quella in cui viviamo oggi?
Veramente possiamo pensare di occuparci di energia solo in situazioni emergenziali, lasciando peraltro la palla ai singoli governi? Servono strategie a livello di Unione Europea, sia a breve che a medio e lungo termine.
A breve termine abbiamo segnato un significativo passo in avanti quando la nostra Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ottenuto dall’Europa la possibilità di sforare i paletti del patto di stabilità per compiere investimenti nel campo delle energie rinnovabili, finalizzati a produrre sconti concreti in bolletta. Ma questo, ovviamente, non lo riesci a fare in 3 mesi, seppure rappresenti un importantissimo primo passo.
A medio e lungo termine, serve però una comune politica energetica europea. Occorre che l’Europa metta a fattor comune, quanto prima, il tema dell’indipendenza energetica, preferibilmente lasciando da parte le posizioni ideologiche di chi osteggia a priori certe fonti fondamentali (nucleare) e quelle “nimby” di chi strizza l’occhio destro alle energie rinnovabili, mentre strizza l’occhio sinistro all’ennesimo comitato contro le pale eoliche.
Serve razionalità e pragmatismo. Serve un piano energetico serio, non ideologico, che tenga conto di tutte le tecnologie pulite e performanti che esistono oggi sul mercato. E quando dico “non ideologico” lo dico pensando a tutti coloro che si oppongono a qualsiasi tipo di approvvigionamento energetico differente dalle energie rinnovabili, citando sempre l’esempio della Spagna di Sanchez che oggi pagherebbe l’energia un terzo rispetto all’Italia, grazie alla sensibilità “green” del governo socialista. Senza nulla togliere agli ottimi investimenti spagnoli nel campo delle rinnovabili, occorre però dire che la Spagna risulta essere anche il Paese europeo che versava più Euro nelle casse di Vladimir Putin per l’acquisto di gas russo, mentre gli altri Paesi sceglievano di non acquistare più gas da chi aveva invaso uno Stato sovrano amico dell’Europa.
Questo per ribadire che l’Europa ha oggi di fronte una sola strada: la via della pianificazione seria, a medio e lungo termine, di una strategia per l’autonomia energetica, che sia davvero comune a tutti e 27 gli Stati Membri. Altrimenti smettiamo pure di parlare di “competitività” in Europa.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo

L'eurodeputato Francesco Torselli, membro del Parlamento europeo per il gruppo ECR.
Questa dichiarazione politica si riferisce alla sua attività al Parlamento europeo.
Ulteriori informazioni: L_202501410IT.000101.fmx.xml
Quali sono le priorità assolute e i provvedimenti più urgenti che la politica deve mettere in campo per affrontare l'attuale crisi energetica?
L’attuale crisi energetica è senza dubbio causata dalla situazione internazionale e, in primis, dalla questione iraniana che ha portato al blocco dello stretto di Hormutz. E su questo, spero, possiamo essere tutti d’accordo.
Ma l’attuale situazione apre una riflessione più ampia: oggi l’Italia e l’Europa sono troppo dipendenti energeticamente dalle questioni geopolitiche internazionali: lo abbiamo visto con l’invasione russa dell’Ucraina, lo vediamo oggi con la crisi in Iran. E per chi ambisce ad essere una potenza mondiale, questo è ovviamente il primo dei limiti.
Tutto questo per dire che oggi servono provvedimenti rapidi, urgenti, contingenti, che permettano agli italiani di continuare a fare il pieno alla macchina e che permettano alle nostre imprese di continuare a tirare su l’interruttore della luce, al mattino. E per questo va ringraziato il governo che sta intervenendo con provvedimenti rapidi, seppur costosissimi, poiché si parla - solo per il taglio delle accise sui carburanti - di circa mezzo miliardo di Euro per ogni singolo provvedimento.
Purtroppo non esiste un altro metodo per incidere nell’immediato su quanto sta accadendo e questa è l’unica via.
-Quali investimenti strategici sulle fonti rinnovabili e sull'indipendenza energetica ritiene prioritari per evitare nuove emergenze in futuro?
Il vero tema è proprio questo. Io dico “grazie” al governo italiano per essere sempre pronto ad intervenire con provvedimenti d’urgenza, ma al tempo stesso chiedo all’Europa: veramente noi vogliamo e ambiamo ed essere protagonisti nel mondo, con una situazione energetica di assoluta dipendenza, come quella in cui viviamo oggi?
Veramente possiamo pensare di occuparci di energia solo in situazioni emergenziali, lasciando peraltro la palla ai singoli governi? Servono strategie a livello di Unione Europea, sia a breve che a medio e lungo termine.
A breve termine abbiamo segnato un significativo passo in avanti quando la nostra Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ottenuto dall’Europa la possibilità di sforare i paletti del patto di stabilità per compiere investimenti nel campo delle energie rinnovabili, finalizzati a produrre sconti concreti in bolletta. Ma questo, ovviamente, non lo riesci a fare in 3 mesi, seppure rappresenti un importantissimo primo passo.
A medio e lungo termine, serve però una comune politica energetica europea. Occorre che l’Europa metta a fattor comune, quanto prima, il tema dell’indipendenza energetica, preferibilmente lasciando da parte le posizioni ideologiche di chi osteggia a priori certe fonti fondamentali (nucleare) e quelle “nimby” di chi strizza l’occhio destro alle energie rinnovabili, mentre strizza l’occhio sinistro all’ennesimo comitato contro le pale eoliche.
Serve razionalità e pragmatismo. Serve un piano energetico serio, non ideologico, che tenga conto di tutte le tecnologie pulite e performanti che esistono oggi sul mercato. E quando dico “non ideologico” lo dico pensando a tutti coloro che si oppongono a qualsiasi tipo di approvvigionamento energetico differente dalle energie rinnovabili, citando sempre l’esempio della Spagna di Sanchez che oggi pagherebbe l’energia un terzo rispetto all’Italia, grazie alla sensibilità “green” del governo socialista. Senza nulla togliere agli ottimi investimenti spagnoli nel campo delle rinnovabili, occorre però dire che la Spagna risulta essere anche il Paese europeo che versava più Euro nelle casse di Vladimir Putin per l’acquisto di gas russo, mentre gli altri Paesi sceglievano di non acquistare più gas da chi aveva invaso uno Stato sovrano amico dell’Europa.
Questo per ribadire che l’Europa ha oggi di fronte una sola strada: la via della pianificazione seria, a medio e lungo termine, di una strategia per l’autonomia energetica, che sia davvero comune a tutti e 27 gli Stati Membri. Altrimenti smettiamo pure di parlare di “competitività” in Europa.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo

L'eurodeputato Francesco Torselli, membro del Parlamento europeo per il gruppo ECR.
Questa dichiarazione politica si riferisce alla sua attività al Parlamento europeo.
Ulteriori informazioni: L_202501410IT.000101.fmx.xml
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