Francesco Torselli, eurodeputato del Gruppo ECR e di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:
-La gestione dei migranti a Ceuta dimostra che l’Europa non ha ancora una vera politica comune sull’immigrazione?
Ceuta dimostra intanto che quando uno Stato perde il controllo della propria frontiera esterna, il problema diventa immediatamente un problema di tutta Europa. È esattamente ciò che il Governo italiano ha sostenuto fin dall’inizio. Per questo trovo francamente surreali le lezioni impartite da Sánchez all’Italia: di fronte a una crisi di quelle dimensioni, la priorità di Giorgia Meloni è stata tutelare la sicurezza degli italiani, introducendo controlli temporanei, mirati e selettivi per chi arrivava dalla Spagna. Una scelta responsabile, tanto che proprio oggi il Governo ne ha disposto la proroga per altri quindici giorni, alla luce del permanere delle criticità.
L’Europa ha bisogno di una politica comune, certamente, ma deve essere una politica comune di difesa delle frontiere esterne, contrasto alle partenze illegali, accordi con i Paesi terzi e rimpatri, non la vecchia ricetta della sinistra secondo cui il problema si risolve semplicemente distribuendo i migranti tra gli Stati membri. Su questo il Governo Meloni ha cambiato profondamente l’approccio europeo: non più “come redistribuiamo chi arriva?”, ma innanzitutto “come impediamo gli ingressi illegali?”. Ceuta dimostra che quella battaglia è più attuale che mai.
-Sui cosiddetti “Dublinanti”, è ancora sostenibile per l’Italia accettare i trasferimenti dagli altri Paesi europei?
Su questo tema abbiamo assistito a una delle campagne propagandistiche più clamorose delle ultime settimane. La sinistra ha agitato lo spettro di migliaia e migliaia di “Dublinanti” pronti a essere scaricati sull’Italia, arrivando persino a presentare la vicenda come il presunto “boomerang” della fermezza dimostrata dal Governo Meloni nei confronti di Sánchez. Poi, come spesso accade, sono arrivati i numeri: circa 50 richieste e appena 3 persone effettivamente rientrate in Italia, secondo l’ultimo dato ufficiale del Viminale. Avete capito? 3 persone!
Ma c’è un dato ancora più significativo. Tra il 2018 e il 2022, quando governavano anche quelle forze politiche che oggi gridano allo scandalo, furono trasferiti verso l’Italia 17.605 Dublinanti. Dal dicembre 2022 il Governo Meloni ha invece fermato circa 80 mila richieste di presa in carico. Questi sono i fatti.
Naturalmente l’Italia rispetta le regole europee, ma non accetteremo mai che il nostro Paese torni a essere il campo profughi d’Europa semplicemente perché è geograficamente esposto sul Mediterraneo. Ed è proprio per questo che abbiamo sostenuto un cambio di paradigma europeo: più protezione delle frontiere, procedure accelerate, maggiore responsabilità dei Paesi terzi sicuri e meno automatismi che penalizzino gli Stati di primo ingresso. La sinistra sperava in migliaia di rientri per poter gridare al fallimento del Governo. Per ora ne sono arrivati tre. Forse prima di celebrare i presunti “boomerang” di Giorgia Meloni sarebbe stato più prudente aspettare i fatti.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo

L'eurodeputato Francesco Torselli, membro del Parlamento europeo per il gruppo ECR.
Questa dichiarazione politica si riferisce alla sua attività al Parlamento europeo.
Ulteriori informazioni: L_202501410IT.000101.fmx.xml
-La gestione dei migranti a Ceuta dimostra che l’Europa non ha ancora una vera politica comune sull’immigrazione?
Ceuta dimostra intanto che quando uno Stato perde il controllo della propria frontiera esterna, il problema diventa immediatamente un problema di tutta Europa. È esattamente ciò che il Governo italiano ha sostenuto fin dall’inizio. Per questo trovo francamente surreali le lezioni impartite da Sánchez all’Italia: di fronte a una crisi di quelle dimensioni, la priorità di Giorgia Meloni è stata tutelare la sicurezza degli italiani, introducendo controlli temporanei, mirati e selettivi per chi arrivava dalla Spagna. Una scelta responsabile, tanto che proprio oggi il Governo ne ha disposto la proroga per altri quindici giorni, alla luce del permanere delle criticità.
L’Europa ha bisogno di una politica comune, certamente, ma deve essere una politica comune di difesa delle frontiere esterne, contrasto alle partenze illegali, accordi con i Paesi terzi e rimpatri, non la vecchia ricetta della sinistra secondo cui il problema si risolve semplicemente distribuendo i migranti tra gli Stati membri. Su questo il Governo Meloni ha cambiato profondamente l’approccio europeo: non più “come redistribuiamo chi arriva?”, ma innanzitutto “come impediamo gli ingressi illegali?”. Ceuta dimostra che quella battaglia è più attuale che mai.
-Sui cosiddetti “Dublinanti”, è ancora sostenibile per l’Italia accettare i trasferimenti dagli altri Paesi europei?
Su questo tema abbiamo assistito a una delle campagne propagandistiche più clamorose delle ultime settimane. La sinistra ha agitato lo spettro di migliaia e migliaia di “Dublinanti” pronti a essere scaricati sull’Italia, arrivando persino a presentare la vicenda come il presunto “boomerang” della fermezza dimostrata dal Governo Meloni nei confronti di Sánchez. Poi, come spesso accade, sono arrivati i numeri: circa 50 richieste e appena 3 persone effettivamente rientrate in Italia, secondo l’ultimo dato ufficiale del Viminale. Avete capito? 3 persone!
Ma c’è un dato ancora più significativo. Tra il 2018 e il 2022, quando governavano anche quelle forze politiche che oggi gridano allo scandalo, furono trasferiti verso l’Italia 17.605 Dublinanti. Dal dicembre 2022 il Governo Meloni ha invece fermato circa 80 mila richieste di presa in carico. Questi sono i fatti.
Naturalmente l’Italia rispetta le regole europee, ma non accetteremo mai che il nostro Paese torni a essere il campo profughi d’Europa semplicemente perché è geograficamente esposto sul Mediterraneo. Ed è proprio per questo che abbiamo sostenuto un cambio di paradigma europeo: più protezione delle frontiere, procedure accelerate, maggiore responsabilità dei Paesi terzi sicuri e meno automatismi che penalizzino gli Stati di primo ingresso. La sinistra sperava in migliaia di rientri per poter gridare al fallimento del Governo. Per ora ne sono arrivati tre. Forse prima di celebrare i presunti “boomerang” di Giorgia Meloni sarebbe stato più prudente aspettare i fatti.
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Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo

L'eurodeputato Francesco Torselli, membro del Parlamento europeo per il gruppo ECR.
Questa dichiarazione politica si riferisce alla sua attività al Parlamento europeo.
Ulteriori informazioni: L_202501410IT.000101.fmx.xml
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