Francesco Torselli, eurodeputato del Gruppo ECR e di Fratelli d'Italia, ha parlato così in esclusiva a Firenzedintorni.it:
-Come colmare il divario tecnologico e infrastrutturale nelle aree interne della Toscana?
Il tema delle aree rurali e interne in Europa è estremamente sentito. Questo perché più del 70% del nostro territorio è considerato area interna o rurale. Si tratta di un territorio vastissimo, dove però vive soltanto il 30% della popolazione; sono quindi aree grandi ma poco popolate, che affrontano un enorme problema di connettività. Infatti oltre il 66% dei cittadini europei che vivono in queste zone ha a disposizione un solo operatore in grado di fornire servizi a banda larga, oppure nessun operatore. Questo è un tema gigantesco che apre la porta a due considerazioni principali: Il paradosso degli investimenti e della connettività. L'Europa sta portando avanti una grande operazione di investimento, spendendo molti soldi per ripopolare le aree interne e rurali. Ad oggi, però, la situazione si trasforma in un "cane che si morde la coda”. Da una parte si investono fondi per convincere le persone a tornare a vivere in queste zone. Dall'altra, il 66% di chi ci vive non ha una connessione a banda larga. Oggi, nel 2026, come si può pensare che una famiglia decida di trasferirsi in un'area interna dove non c'è una connessione internet che permetta a un figlio di studiare, fare didattica a distanza o formarsi? O dove non sia possibile accedere alle informazioni che ormai circolano solo sulla rete?La situazione è ancora peggiore per le aziende. Come possiamo pensare che un'impresa investa per aprire una fabbrica, un capannone o un locale in un'area interna (cosa che servirebbe proprio a ripopolarla) quando manca la connessione internet? Nessuna azienda aprirebbe mai dove non c'è copertura di rete.Il secondo problema riguarda la difficoltà di digitalizzare queste aree, poiché per i privati si tratta di un'iniziativa antieconomica. Le aziende che si occupano di portare la fibra, il 5G (o in futuro il 6G), non fanno investimenti in queste zone perché non rientrerebbero dei costi. Anche se tutta la popolazione residente migrasse istantaneamente alle nuove tecnologie – cosa impossibile, dato che persino nelle aree urbanizzate la percentuale di passaggio dai vecchi sistemi ai nuovi non è altissima – il numero di utenti non basterebbe comunque a coprire l'investimento fatto dall'azienda per portare la fibra. Per questo motivo non vanno a investire lì, ed è qui che dobbiamo per forza prevedere un mix di investimenti pubblico-privati. È necessario che il settore pubblico in qualche modo sopperisca e intervenga. Come portare connettività in queste aree? La connettività si può portare seguendo due strade: la politica deve spingere le aziende a investire nella digitalizzazione delle aree rurali e interne. Altro tema la neutralità tecnologica: La tecnologia del futuro sarà sicuramente la fibra (e il 6G per il mobile), ma non possiamo pensare di coprire tutto il territorio solo con queste due tecnologie. In Europa ci sono luoghi che, oltre a essere antieconomici, sono tecnicamente irraggiungibili con la fibra e molto difficili da coprire con il 5G o il 6G. Diventa quindi fondamentale un mix tecnologico che includa: la Fibra ottica, il 5G (e futuro 6G), FWA (Fixed Wireless Access), una copertura satellitare: la comunicazione via satellite può essere fondamentale per andare a coprire tutte quelle aree che risultano totalmente irraggiungibili dalle altre tecnologie.
-Cosa sta facendo e cosa farà l’Europa per migliorare la situazione?
L'Europa intanto ha preso coscienza di questa problematicità e ha preso coscienza che un euro investito per ripopolare un'area interna laddove non c'è connettività è un euro buttato via, perché una famiglia non va a vivere dove non c'è connettività, un'azienda non va a investire dove non c'è connettività. Noi abbiamo fatto uno studio sommario: abbiamo preso come esempio due bambini che nascono lo stesso giorno alla stessa ora a distanza di 40-50 km l'uno dall'altro, non 5000, 40 o 50 km l'uno dall'altro, uno in un'area urbana, uno in un'area interna rurale. Ecco, ebbene, se si parte dalla nascita e si guarda e si arriva a 20 anni, 21 anni, quindi al termine del percorso di studi, 25, quindi al termine del percorso di studi quando questi entrano nel mondo del lavoro, affinché entrino nel mondo del lavoro con la stessa preparazione, con lo stesso titolo di studio, con la stessa formazione, con la le stesse capacità la stessa formazione, quello nato nelle aree interne è costato dai 100 ai 150.000 euro in più alla famiglia di appartenenza rispetto a quello nato nell'area urbana, unicamente in funzione della digitalizzazione. E siccome non tutte le famiglie hanno 150.000 euro sul conto corrente disponibili in più delle altre, ecco è una disparità che deve essere in qualche maniera superata. Ecco, l'Europa si è accorta di questo. Si è accorta che investire centinaia di milioni di euro per ripopolare le aree interne senza investire in digitalizzazione sono investimenti buttati via, che non servono a niente e, per esempio, in questa legislatura il Parlamento Europeo ha approvato all'unanimità, quindi senza voti contrari, quindi all'unanimità, un'iniziativa della commissione della commissione REGI, tra l'altro presentata dal mio collega Denis Nesci, che prevedeva proprio la digitalizzazione, gli investimenti per la copertura delle aree bianche e grigie come elemento fondamentale per ripopolare le aree interne e le aree rurali.
-----------------------------------------------------------------------------------
Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo
-Come colmare il divario tecnologico e infrastrutturale nelle aree interne della Toscana?
Il tema delle aree rurali e interne in Europa è estremamente sentito. Questo perché più del 70% del nostro territorio è considerato area interna o rurale. Si tratta di un territorio vastissimo, dove però vive soltanto il 30% della popolazione; sono quindi aree grandi ma poco popolate, che affrontano un enorme problema di connettività. Infatti oltre il 66% dei cittadini europei che vivono in queste zone ha a disposizione un solo operatore in grado di fornire servizi a banda larga, oppure nessun operatore. Questo è un tema gigantesco che apre la porta a due considerazioni principali: Il paradosso degli investimenti e della connettività. L'Europa sta portando avanti una grande operazione di investimento, spendendo molti soldi per ripopolare le aree interne e rurali. Ad oggi, però, la situazione si trasforma in un "cane che si morde la coda”. Da una parte si investono fondi per convincere le persone a tornare a vivere in queste zone. Dall'altra, il 66% di chi ci vive non ha una connessione a banda larga. Oggi, nel 2026, come si può pensare che una famiglia decida di trasferirsi in un'area interna dove non c'è una connessione internet che permetta a un figlio di studiare, fare didattica a distanza o formarsi? O dove non sia possibile accedere alle informazioni che ormai circolano solo sulla rete?La situazione è ancora peggiore per le aziende. Come possiamo pensare che un'impresa investa per aprire una fabbrica, un capannone o un locale in un'area interna (cosa che servirebbe proprio a ripopolarla) quando manca la connessione internet? Nessuna azienda aprirebbe mai dove non c'è copertura di rete.Il secondo problema riguarda la difficoltà di digitalizzare queste aree, poiché per i privati si tratta di un'iniziativa antieconomica. Le aziende che si occupano di portare la fibra, il 5G (o in futuro il 6G), non fanno investimenti in queste zone perché non rientrerebbero dei costi. Anche se tutta la popolazione residente migrasse istantaneamente alle nuove tecnologie – cosa impossibile, dato che persino nelle aree urbanizzate la percentuale di passaggio dai vecchi sistemi ai nuovi non è altissima – il numero di utenti non basterebbe comunque a coprire l'investimento fatto dall'azienda per portare la fibra. Per questo motivo non vanno a investire lì, ed è qui che dobbiamo per forza prevedere un mix di investimenti pubblico-privati. È necessario che il settore pubblico in qualche modo sopperisca e intervenga. Come portare connettività in queste aree? La connettività si può portare seguendo due strade: la politica deve spingere le aziende a investire nella digitalizzazione delle aree rurali e interne. Altro tema la neutralità tecnologica: La tecnologia del futuro sarà sicuramente la fibra (e il 6G per il mobile), ma non possiamo pensare di coprire tutto il territorio solo con queste due tecnologie. In Europa ci sono luoghi che, oltre a essere antieconomici, sono tecnicamente irraggiungibili con la fibra e molto difficili da coprire con il 5G o il 6G. Diventa quindi fondamentale un mix tecnologico che includa: la Fibra ottica, il 5G (e futuro 6G), FWA (Fixed Wireless Access), una copertura satellitare: la comunicazione via satellite può essere fondamentale per andare a coprire tutte quelle aree che risultano totalmente irraggiungibili dalle altre tecnologie.
-Cosa sta facendo e cosa farà l’Europa per migliorare la situazione?
L'Europa intanto ha preso coscienza di questa problematicità e ha preso coscienza che un euro investito per ripopolare un'area interna laddove non c'è connettività è un euro buttato via, perché una famiglia non va a vivere dove non c'è connettività, un'azienda non va a investire dove non c'è connettività. Noi abbiamo fatto uno studio sommario: abbiamo preso come esempio due bambini che nascono lo stesso giorno alla stessa ora a distanza di 40-50 km l'uno dall'altro, non 5000, 40 o 50 km l'uno dall'altro, uno in un'area urbana, uno in un'area interna rurale. Ecco, ebbene, se si parte dalla nascita e si guarda e si arriva a 20 anni, 21 anni, quindi al termine del percorso di studi, 25, quindi al termine del percorso di studi quando questi entrano nel mondo del lavoro, affinché entrino nel mondo del lavoro con la stessa preparazione, con lo stesso titolo di studio, con la stessa formazione, con la le stesse capacità la stessa formazione, quello nato nelle aree interne è costato dai 100 ai 150.000 euro in più alla famiglia di appartenenza rispetto a quello nato nell'area urbana, unicamente in funzione della digitalizzazione. E siccome non tutte le famiglie hanno 150.000 euro sul conto corrente disponibili in più delle altre, ecco è una disparità che deve essere in qualche maniera superata. Ecco, l'Europa si è accorta di questo. Si è accorta che investire centinaia di milioni di euro per ripopolare le aree interne senza investire in digitalizzazione sono investimenti buttati via, che non servono a niente e, per esempio, in questa legislatura il Parlamento Europeo ha approvato all'unanimità, quindi senza voti contrari, quindi all'unanimità, un'iniziativa della commissione della commissione REGI, tra l'altro presentata dal mio collega Denis Nesci, che prevedeva proprio la digitalizzazione, gli investimenti per la copertura delle aree bianche e grigie come elemento fondamentale per ripopolare le aree interne e le aree rurali.
-----------------------------------------------------------------------------------
Nato a Firenze il 9 marzo 1976, Francesco Torselli è una delle figura di spicco del panorama politica italiano ed europeo. Eurodeputato italiano del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, rappresenta una delle figure più consolidate del centrodestra toscano, con alle spalle un percorso politico sviluppato tra livello locale e regionale.
Prima dell’approdo a Bruxelles nel 2024, ha ricoperto il ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio Regionale della Toscana, distinguendosi per un’attività politica incentrata sulla difesa del tessuto produttivo e delle identità territoriali. Un’esperienza che oggi porta nel contesto europeo, dove si occupa in particolare di politiche economiche, industriali e del lavoro.
Al Parlamento europeo è membro della Commissione per il commercio internazionale (INTA) e della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali (EMPL), oltre a essere membro sostituto nella Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) e nella Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (DLAT). Partecipa inoltre alle delegazioni per i rapporti tra Unione europea e Messico e tra Unione europea e Regno Unito.
Nel corso della sua attività parlamentare si è concentrato su temi come la tutela delle filiere produttive europee, il sostegno ai lavoratori colpiti dalla globalizzazione e l’impatto delle trasformazioni economiche e tecnologiche sul mercato del lavoro, intervenendo anche su questioni sociali e sull’utilizzo dei fondi europei.
Articolo finanziato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














