La Toscana è storicamente una terra di partecipazione, e Firenze si conferma la città con il senso civico più spiccato rispetto alle altre province. Tuttavia, l’Italia continua a registrare un calo costante dell’affluenza elettorale, dovuto a fattori come ricambio generazionale, secolarizzazione, indebolimento dei partiti e la percezione che il voto non porti cambiamenti concreti. Dalla Seconda Repubblica, l’affluenza nazionale è crollata, lontana dai picchi dell’80% ancora registrati in alcuni Paesi europei.
In Toscana, alle regionali di ottobre, si teme un’affluenza sotto il 50%, aggravata da campagne elettorali estive, candidature tardive e il voto spezzettato in sette regioni. Storicamente, Firenze ha sempre fatto meglio della media regionale: dalle elezioni dell’Ulivo nel 2000 con il 57% di affluenza, passando per le comunali del 2009 e del 2014, fino alle tornate recenti, con valori tra il 66% e il 68%.
Il capoluogo resiste anche nei momenti di crisi nazionale: alle regionali del 2015, durante l’ascesa del grillismo e la disaffezione verso le urne, Firenze mantenne un’affluenza superiore rispetto alla media, così come nel 2020, nonostante la pandemia. Questa partecipazione è fondamentale per l’elezione dei rappresentanti locali e per il sostegno dei candidati di centrosinistra, come dimostra il ruolo cruciale della città nella possibile rielezione di Eugenio Giani, a fronte della concorrenza di Susanna Ceccardi della Lega.
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