Ci sono ristoranti la cui storia passa anche dai racconti tramandati, dalle fotografie alle pareti e dalle ricette insegnate davanti ai fornelli. Lo Zocchi, a Pratolino, è uno di questi. A raccontarlo è Luigi Albanese, che insieme alla sorella Cinzia porta avanti un’attività legata alla cucina toscana e alla strada che collega Firenze a Bologna.
«La storia dello Zocchi viene fatta risalire al 1783», spiega Albanese. Alle origini c’è una vicenda custodita nella memoria della famiglia: gli Zocchi avrebbero avuto un edificio all’interno del parco di Pratolino, poi scambiato, su richiesta dei Demidoff, con l’attuale sede sulla Bolognese. Un racconto orale, precisa Luigi, di cui non possiede documenti scritti e che gli fu trasmesso personalmente da Isolina Zocchi, storica anima del ristorante.
Le prime testimonianze fotografiche conservate nel locale risalgono invece al 1904: nelle immagini si riconoscono l’insegna e i cacciatori che camminano verso il parco. La Bolognese scandiva la vita dell’attività, offrendo un passaggio a chi si spostava fra Firenze e il Nord. Prima cavalli e calessi, poi automobili: il ristorante era un luogo in cui fermarsi, mangiare e riprendere il viaggio.
Fra i clienti sono passati anche tanti volti dello spettacolo. Albanese ricorda le fotografie di Renato Zero, Demis Roussos, Mita Medici, Mike Bongiorno e Claudio Villa. Proprio al celebre presentatore è legato uno degli aneddoti tramandati dagli Zocchi: durante un pranzo, la moglie richiamò allarmata la signora Isolina per un vermetto trovato in una cappella di porcino. La risposta arrivò con la schiettezza fiorentina: cosa si aspettava di trovarci, centomila lire? Una battuta rimasta nella memoria del locale.
A caratterizzarlo, però, era soprattutto la cucina: cervello fritto, fegatelli, funghi fritti, ranocchi e uno spiedo a vista. Piatti della tradizione, espressione di una cucina quotidiana e genuina che negli anni ha assunto un valore diverso, diventando anche una specialità ricercata.
La famiglia Zocchi rimase alla guida fino alla fine degli anni Ottanta. Seguirono altre gestioni, fino alla chiusura intorno alla metà degli anni Novanta. Nel 1999 subentrò la famiglia Albanese, avviando una ristrutturazione completa durata quattro anni. La riapertura arrivò nel 2003: da allora Luigi e Cinzia conducono il ristorante, mentre la proprietà dell’immobile è rimasta alla famiglia Zocchi.
Un passaggio accompagnato da un rapporto stretto fra le due famiglie. «Abbiamo sempre lavorato in armonia. La signora Isolina e suo marito Libero erano presenti, ci davano consigli, ci stavano vicini in cucina e in sala», ricorda Luigi.
Quella continuità vive ancora nelle preparazioni. Il cuoco storico del ristorante è stato allievo proprio di Isolina e ne ha appreso ricette e metodi: dalla frittura dei funghi ai fegatelli, dalla bistecca alla ribollita, fino alla pappa al pomodoro, alle lasagne e alle crespelle.
Isolina, del resto, era nata nelle stanze sopra il ristorante. «Era innamorata del suo lavoro», sottolinea Albanese. Un’esperienza maturata fin dall’infanzia e trasmessa attraverso gesti, sapori e abitudini.
È questa l’eredità che Luigi e Cinzia hanno scelto di raccogliere. «Abbiamo mantenuto la storia, le tradizioni, gli usi, i nomi e gli aneddoti. Vogliamo continuare a proporre una cucina genuina, casalinga e alla portata di tutti».
Lo Zocchi si trova in via Fiorentina 428 a Pratolino, nel comune di Vaglia, lungo il tratto della via Bolognese che attraversa il paese.
Condividi
Attiva i cookies














