Sul bel palazzo Bartolini che si trova in P.zza S.Trinita, avrete notato alle finestre uno strano motto che recita “Per non dormire”.
C‘è una leggenda dietro questa scritta molto arguta che molti conosceranno ma che vale la pena ricordare.
Dunque, siamo nel’ 500, in quel periodo i mercanti facevano affari d’oro, di conseguenza i palazzi crescevano a vista d’occhio per la gioia di architetti e maestranze. Il mercante Giovanni Bartolini non volle essere da meno dei suoi colleghi e rivali, e dette ordine nel 1527 a Baccio D‘Agnolo di costruire un palazzo, la cui semplicità doveva essere la caratteristica principale, memore dell’accortezza di Cosimo il Vecchio,inamovibile riferimento.
Giovanni Bartolini aveva acquistato quella parte di terreno che rimaneva sulla P.zza S.Trinita tra via delle Terme e la strada detta dei setaioli :Porta Rossa. La fantasia dell’architetto fece sì che l’ingresso del palazzo , superando le problematiche del terreno che si allagava a raggiera, fosse nella piazza. Ci vollero tre anni per portare l’opera a compimento ma il risultato fu di una tale raffinatezza da essere preso come modello per l’edilizia del ‘500. Tuttavia, all’inizio, il palazzo ricevette molte critiche (altrimenti non sarebbero stati fiorentini!) perché i timpani sulle finestre,le colonne, le trabeazioni, conferivano una somiglianza più ad un tempio che ad un Palazzo. Anzi durante la notte alcuni buontemponi si divertivano ad attaccare alla facciata dei festoni d’oro come se dovesse essere celebrata una cerimonia pagana. Ma Bartolini non si curava degli scherzi e dal suo bel palazzo continuava a seguire i suoi affari con avveduta accortezza e con nuovi contatti. La concorrenza era agguerrita sia in città che fuori. Lo stemma di famiglia rammenta quanto i Bartolini fossero prudenti e addirittura insonni per la passione negli affari. Il loro motto,scalpellato sulla finestra sotto tre steli di papavero, ricurvi per il peso dei semi, recita infatti, come detto più sopra, “Per non dormire”. Come è noto, l’infuso di papavero è soporifero. Si narra che la famiglia, per festeggiare il nuovo palazzo avendo come ospiti dei mercanti genovesi che ingenuamente il giorno prima , appoggiati alla facciata, del palazzo , parlavano di affari ( non solo i muri ma anche le finestre hanno orecchie)), somministrasse loro una bevanda a base di papavero, quindi i malcapitati si addormentarono senza essere in grado la mattina successiva, a partecipare agli speciali mercati che si svolgevano in P.zza S.Trinita. E così i migliori affari furono portati a termine da chi aveva astutamente vegliato.
Leggenda che conferma quanto i fiorentini possano essere scaltri anche negli affari tanto da vincere i genovesi solitamente furbi ed accorti e quanto Bartolini fosse stato avveduto pure nella scelta dell’architetto.
Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
C‘è una leggenda dietro questa scritta molto arguta che molti conosceranno ma che vale la pena ricordare.
Dunque, siamo nel’ 500, in quel periodo i mercanti facevano affari d’oro, di conseguenza i palazzi crescevano a vista d’occhio per la gioia di architetti e maestranze. Il mercante Giovanni Bartolini non volle essere da meno dei suoi colleghi e rivali, e dette ordine nel 1527 a Baccio D‘Agnolo di costruire un palazzo, la cui semplicità doveva essere la caratteristica principale, memore dell’accortezza di Cosimo il Vecchio,inamovibile riferimento.
Giovanni Bartolini aveva acquistato quella parte di terreno che rimaneva sulla P.zza S.Trinita tra via delle Terme e la strada detta dei setaioli :Porta Rossa. La fantasia dell’architetto fece sì che l’ingresso del palazzo , superando le problematiche del terreno che si allagava a raggiera, fosse nella piazza. Ci vollero tre anni per portare l’opera a compimento ma il risultato fu di una tale raffinatezza da essere preso come modello per l’edilizia del ‘500. Tuttavia, all’inizio, il palazzo ricevette molte critiche (altrimenti non sarebbero stati fiorentini!) perché i timpani sulle finestre,le colonne, le trabeazioni, conferivano una somiglianza più ad un tempio che ad un Palazzo. Anzi durante la notte alcuni buontemponi si divertivano ad attaccare alla facciata dei festoni d’oro come se dovesse essere celebrata una cerimonia pagana. Ma Bartolini non si curava degli scherzi e dal suo bel palazzo continuava a seguire i suoi affari con avveduta accortezza e con nuovi contatti. La concorrenza era agguerrita sia in città che fuori. Lo stemma di famiglia rammenta quanto i Bartolini fossero prudenti e addirittura insonni per la passione negli affari. Il loro motto,scalpellato sulla finestra sotto tre steli di papavero, ricurvi per il peso dei semi, recita infatti, come detto più sopra, “Per non dormire”. Come è noto, l’infuso di papavero è soporifero. Si narra che la famiglia, per festeggiare il nuovo palazzo avendo come ospiti dei mercanti genovesi che ingenuamente il giorno prima , appoggiati alla facciata, del palazzo , parlavano di affari ( non solo i muri ma anche le finestre hanno orecchie)), somministrasse loro una bevanda a base di papavero, quindi i malcapitati si addormentarono senza essere in grado la mattina successiva, a partecipare agli speciali mercati che si svolgevano in P.zza S.Trinita. E così i migliori affari furono portati a termine da chi aveva astutamente vegliato.
Leggenda che conferma quanto i fiorentini possano essere scaltri anche negli affari tanto da vincere i genovesi solitamente furbi ed accorti e quanto Bartolini fosse stato avveduto pure nella scelta dell’architetto.
Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
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