Lunga intervista alla capogruppo di Firenze Democratica sul ponte da Verrazzano e gli altri ponti sull'Arno

Per trattare la questione Ponte da Verrazzano e lo stato degli altri ponti sull'Arno a Firenze, abbiamo contattato in esclusiva Cecilia Del Re, Capogruppo di Firenze Democratica.

Consigliera Del Re, partiamo dall'annuncio dell'amministrazione sulla demolizione delle terrazze del ponte da Verrazzano per fare spazio a delle griglie metalliche. Qual è la posizione di "Firenze Democratica"?

"Appena è uscito l'annuncio a metà agosto, abbiamo sollevato subito la questione con il presidente del Quartiere 3. Parliamo di un'opera architettonica firmata da Leonardo Savioli, allievo del grande Michelucci: per noi la salvaguardia di questo bene fa parte dell'identità di Firenze. Non vediamo il giusto rispetto per la tutela dell'opera e siamo rimasti molto perplessi anche riguardo al metodo utilizzato, considerando che si sapeva già da tempo del futuro passaggio della tramvia. Quelle terrazze rappresentano la vera cifra stilistica di Savioli".

A tal proposito, che idea vi siete fatti delle dichiarazioni dell'assessore Giorgio rilasciate a La Nazione, secondo cui "i ponti sono fatti per essere attraversati"?

"Ci sembrano parole incomprensibili e davvero svilenti nei confronti di un'opera dal grande valore stilistico. Ridurre il concetto di ponte a un mero elemento funzionale è limitante. Per fortuna, la Soprintendenza e l'Ordine degli Architetti si sono fatti sentire. Del resto, c'è un quadro generale di scarsa attenzione: pensiamo al ponte Vespucci non ancora ultimato, o ai lavori di Ponte Vecchio contestati dai commercianti per la sicurezza. Manca completamente una visione d'insieme dell'Arno come fiume da vivere".

C'è stato un passato in cui si è provato a guardare al fiume con un respiro diverso, non crede?

"Esatto. Ricordiamo tutti quando Richard Rogers e l'architetto Cantella proposero un progetto organico per rivivere le sponde dell'Arno, un tema di cui si è tornato a parlare solo in campagna elettorale. Quest'anno ricorrono anche i sessant'anni dall'alluvione: dopo anni di distacco dei fiorentini dal fiume, c'erano state iniziative lodevoli come il "Terzo Giardino" — che poi è stato distrutto — capaci di riavvicinare la cittadinanza, al punto che in Arno erano persino tornate specie animali che prima non si vedevano più"

Invece, qual è la situazione oggi sul fronte degli spazi urbani legati all'Arno e al coinvolgimento dei cittadini?

"Vediamo interventi calati dall'alto, come l'apparizione di un'area giochi per bambini sul lungarno della Zecca senza il minimo dibattito con la cittadinanza. Senza dimenticare il progetto del tunnel sotto l'Arno pensato da Nardella, Giani e anche Funaro per portare i turisti a San Niccolò. Insomma, manca una visione partecipata e organica, ben lontana da quella che era l'impostazione di Rogers".

Per chiudere, ritiene che siano stati coinvolti gli enti di riferimento per la memoria e lo studio di questi grandi architetti, come la Fondazione Michelucci?

"Temo proprio di no. È un vero peccato, soprattutto se pensiamo che la Regione aveva anche allestito una mostra proprio su Savioli e gli architetti radicali toscani. Stiamo parlando di un artista e di opere che vengono studiate tutti i giorni a Santa Verdiana al Dipartimento di Architettura".

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