Un uomo aveva un solo figlio, Michele, una stalla, un granaio ed un orto. Di giorno, svolgeva il suo lavoro quotidiano, guidando avanti e indietro sul viottolo dell’orto, i cavalli carichi di sacchi di grano da portare al mulino e alle case.
Quest’uomo aveva chiamato il figlio col nome dell’Arcangelo che uccide il demonio sotto mentite spoglie di drago. Nell’arte, questo Arcangelo era raffigurato come un giovane guerriero con una lunga lancia e le bilance pronte a pesare il valore delle anime. Michele, invece delle bilance, aveva lo staio di grano ma quanto a bontà si poteva davvero paragonare all’Angelo! Per amore verso il prossimo, il ragazzo, non si sa come, cominciò a fare miracoli tanto che la gente iniziò a chiamarlo santo. L’orto coltivato intorno alla stalla divenne quindi “L’orto di San Michele” come se il padre glielo avesse già lasciato in eredità. Ma Michele non amava i beni terreni, e morì presto, tuttavia anche dopo la morte, apparve molto spesso ai genitori chiedendo loro sempre lo stesso desiderio e cioè che la stalla e l’orto diventassero un luogo di adorazione con una chiesa. I genitori erano persone semplici ed all’inizio non prestarono attenzione alla richiesta del figlio e continuarono nel loro modesto lavoro, la madre a far crescere nell’orto menta, salvia, rosmarino, varie spezie, mentre il padre dava il ramato alle viti, potava gli alberi, curava il frutteto, la vigna, annaffiava ecc .ecc .Per un periodo la visione non si presentò ma durante quelle notti, i cavalli nella stalla cominciavano a nitrire, nitriti lunghi e lamentosi, disturbando il riposo dei padroni. L’uomo pensò allora a dei ladri ed una notte ispezionò in largo e in lungo ogni angolo della stalla, come pure il granaio, spostando ogni sacco, ogni asse di legno, ma non trovò nulla. Appena spuntava l’alba, i cavalli si calmavano. Gli balenò anche l’idea di venderli ma fu subito scartata e si vergognò persino di averla pensata. Su dorso di quei cavalli era passata tante volte la mano delicata del figlio, come avrebbe potuto sbarazzarsene!!!!La notte in cui Michele riapparve, i genitori lo pregarono di ammansire i cavalli. Da allora le notti tornarono tranquille, tutti dormivano. …..silenzio e pace! Solo la mattina si vedevano le mangiatoie colme di fieno, cavalli strigliati, i giacigli con paglia fresca, insomma tutto in ordine come se qualcuno di notte avesse lavorato e così la cosa andò avanti ma poichè non fu trovata alcuna spiegazione logica, alla lunga nessun ci fece più caso.
Un giorno, uno stalliere si accorse che un cavallo non muoveva più uno zoccolo. Chiamò il maniscalco ma quando quest’ultimo prese tra le mani lo zoccolo malato, il pezzo si staccò e cadde, senza una goccia di sangue. Alla meraviglia, fece purtroppo da contraltare la triste decisione di uccidere l’animale in quanto non più utile ma, il cavallo, che pareva aver capito i loro propositi, avanzò zoppicando e, battendo la zampa sullo zoccolo infermo, quest’ultimo, in me che non si dica, si riattaccò più forte di prima e con il garretto più slanciato e agile che mai. Ancora attoniti da quel prodigio i due uomini, mentre si compiva il miracolo, avvertirono qualcosa che cadeva in terra, tintinnando, era il ferro lunato arrugginito di quello zoccolo. Ancor oggi, si dice che porti fortuna trovare una ferro di cavallo!
Ormai gli avvertimenti di Michele erano palesi. Sul suo orto doveva sorgere una chiesa. Iniziarono i suoi genitori, che troppo tardi avevano compreso il desiderio del figlio, a trasformare, come narra la leggenda, l’orto in un piccolo oratorio, chiamandolo “San Michele in Orto”. Col tempo architetti e maestranze si succedettero affinchè da quel piccolo, orto, stalle, e granaio, nascesse la bella chiesa di Orsanmichele. Prima di arrivare però alla definitiva consacrazione, nel 1290 Arnolfo di Cambio vi costruì la Loggia del Grano ma che fu, nel 1304, distrutta da un incendio, come fosse un ammonimento che quel luogo non doveva aver più niente a che fare coi campi e col grano. Francesco Talenti, Neri Fioravanti e Benci di Cione ricostruirono la loggia ma disposero il granaio ai piani superiori per assicurare scorte di viveri in caso di carestia o assedi. In seguito la devozione popolare spinse alla chiusura degli archi della loggia ed a trasformare il pianterreno nella bellissima Chiesa che oggi ammiriamo sotto la protezione delle Arti (corporazioni fiorentine) che vollero fossero scolpiti i loro santi protettori (14) in tabernacoli esterni. Nel caso che ci riguarda il protettore dei maniscalchi è S.Eligio, scolpito da Nanni di Banco con il sottostante bassorilievo che, per una strana coincidenza sembra ripercorrere la storia del cavallo con lo zoccolo rotto.
Quest’uomo aveva chiamato il figlio col nome dell’Arcangelo che uccide il demonio sotto mentite spoglie di drago. Nell’arte, questo Arcangelo era raffigurato come un giovane guerriero con una lunga lancia e le bilance pronte a pesare il valore delle anime. Michele, invece delle bilance, aveva lo staio di grano ma quanto a bontà si poteva davvero paragonare all’Angelo! Per amore verso il prossimo, il ragazzo, non si sa come, cominciò a fare miracoli tanto che la gente iniziò a chiamarlo santo. L’orto coltivato intorno alla stalla divenne quindi “L’orto di San Michele” come se il padre glielo avesse già lasciato in eredità. Ma Michele non amava i beni terreni, e morì presto, tuttavia anche dopo la morte, apparve molto spesso ai genitori chiedendo loro sempre lo stesso desiderio e cioè che la stalla e l’orto diventassero un luogo di adorazione con una chiesa. I genitori erano persone semplici ed all’inizio non prestarono attenzione alla richiesta del figlio e continuarono nel loro modesto lavoro, la madre a far crescere nell’orto menta, salvia, rosmarino, varie spezie, mentre il padre dava il ramato alle viti, potava gli alberi, curava il frutteto, la vigna, annaffiava ecc .ecc .Per un periodo la visione non si presentò ma durante quelle notti, i cavalli nella stalla cominciavano a nitrire, nitriti lunghi e lamentosi, disturbando il riposo dei padroni. L’uomo pensò allora a dei ladri ed una notte ispezionò in largo e in lungo ogni angolo della stalla, come pure il granaio, spostando ogni sacco, ogni asse di legno, ma non trovò nulla. Appena spuntava l’alba, i cavalli si calmavano. Gli balenò anche l’idea di venderli ma fu subito scartata e si vergognò persino di averla pensata. Su dorso di quei cavalli era passata tante volte la mano delicata del figlio, come avrebbe potuto sbarazzarsene!!!!La notte in cui Michele riapparve, i genitori lo pregarono di ammansire i cavalli. Da allora le notti tornarono tranquille, tutti dormivano. …..silenzio e pace! Solo la mattina si vedevano le mangiatoie colme di fieno, cavalli strigliati, i giacigli con paglia fresca, insomma tutto in ordine come se qualcuno di notte avesse lavorato e così la cosa andò avanti ma poichè non fu trovata alcuna spiegazione logica, alla lunga nessun ci fece più caso.
Un giorno, uno stalliere si accorse che un cavallo non muoveva più uno zoccolo. Chiamò il maniscalco ma quando quest’ultimo prese tra le mani lo zoccolo malato, il pezzo si staccò e cadde, senza una goccia di sangue. Alla meraviglia, fece purtroppo da contraltare la triste decisione di uccidere l’animale in quanto non più utile ma, il cavallo, che pareva aver capito i loro propositi, avanzò zoppicando e, battendo la zampa sullo zoccolo infermo, quest’ultimo, in me che non si dica, si riattaccò più forte di prima e con il garretto più slanciato e agile che mai. Ancora attoniti da quel prodigio i due uomini, mentre si compiva il miracolo, avvertirono qualcosa che cadeva in terra, tintinnando, era il ferro lunato arrugginito di quello zoccolo. Ancor oggi, si dice che porti fortuna trovare una ferro di cavallo!
Ormai gli avvertimenti di Michele erano palesi. Sul suo orto doveva sorgere una chiesa. Iniziarono i suoi genitori, che troppo tardi avevano compreso il desiderio del figlio, a trasformare, come narra la leggenda, l’orto in un piccolo oratorio, chiamandolo “San Michele in Orto”. Col tempo architetti e maestranze si succedettero affinchè da quel piccolo, orto, stalle, e granaio, nascesse la bella chiesa di Orsanmichele. Prima di arrivare però alla definitiva consacrazione, nel 1290 Arnolfo di Cambio vi costruì la Loggia del Grano ma che fu, nel 1304, distrutta da un incendio, come fosse un ammonimento che quel luogo non doveva aver più niente a che fare coi campi e col grano. Francesco Talenti, Neri Fioravanti e Benci di Cione ricostruirono la loggia ma disposero il granaio ai piani superiori per assicurare scorte di viveri in caso di carestia o assedi. In seguito la devozione popolare spinse alla chiusura degli archi della loggia ed a trasformare il pianterreno nella bellissima Chiesa che oggi ammiriamo sotto la protezione delle Arti (corporazioni fiorentine) che vollero fossero scolpiti i loro santi protettori (14) in tabernacoli esterni. Nel caso che ci riguarda il protettore dei maniscalchi è S.Eligio, scolpito da Nanni di Banco con il sottostante bassorilievo che, per una strana coincidenza sembra ripercorrere la storia del cavallo con lo zoccolo rotto.
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