Il maltempo, gli ambientalisti del “guai a chi tocca gli alberi” e la cecità di chi nega i cambiamenti climatici

“Tanto tuonò che piove”. E per “fortuna” che possiamo permetterci la battuta perché, alla fine, è andata molto meno peggio di quanto potesse. Il riferimento è a quanto accaduto a Viareggio, dove la tempesta di questi giorni ha ancora una volta portato con sé danni (seri) e disagi. E guai a parlare di “evento straordinario”. Vale lo stesso discorso che facciamo per il caldo. Ormai questa è la normalità, con buona pace dei fenomeni che si ostinano a negare il cambiamento climatico. Questa, quindi, è la prima lezione. Il cambiamento c’è, e va affrontato (subito) con politiche serie e coraggiose. 

La seconda lezione però, è per gli “estremisti” di segno opposto. Quelli che nel segno della tutela dell’ambiente sono disposti a mettere a rischio la sicurezza o la vita dei cittadini. E così veniamo al caso specifico: il crollo del “Gigante di Sant’Andrea”. Così veniva chiamato il pino secolare che l’amministrazione avrebbe voluto abbattere perché vecchio e malato e che invece è (era) rimasto al suo posto dopo le vibranti proteste del solito lungo elenco di associazioni e personaggi che sanno solo dire “no” e che in nome dell’ideologia sono disposti (appunto) a tutto. Storie viste e sentite anche a Firenze, quando per esempio si decise di buttar giù alcuni alberi in Viale Redi. Apriti cielo. Chissà però cosa sarebbe successo se il Comune avesse “obbedito” alle proteste e li avesse lasciati in piedi visti i nubifragi e i fortissimi venti di queste settimane. E per fortuna, appunto, che a Viareggio ci hanno lasciato le “penne” “solo” un muro ed un’auto. 

La lezione insomma, è duplice. Forse tripla. Per chi nega che il clima sia cambiato, per chi difende sempre lo status quo per ideologia e senza pensare a cause e/o conseguenze, e per quei politici (come successo a Viareggio) che pur di non perdere consenso agiscono non secondo convinzione ma per assecondare le richieste/proteste dei cittadini o di parte di essi. Non è quello, il ruolo della politica: il ruolo della politica è convincere la gente, anche a costo di rimetterci qualcosa nell’immediato. E poi ancora. Non esiste solo il bianco o il nero. Esistono le sfumature, i compromessi, e chi invece pensa o si comporta dando retta solo alle proprie (estreme) convinzioni raramente imbocca la strada giusta. 

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