Chi passa da P.zza Strozzi o Via Tornabuoni, si soffermi un attimo ad ammirare nelle lanterne, gli agili spicchi che ne impreziosiscono i lati, ispirati ai mazzi delle cipolle


Siamo alla fine del ‘400. In P.zza delle Cipolle,(oggi P.zza Strozzi) Filippo Strozzi aveva acquistato per sé e la sua famiglia una vastissima area per la costruzione di un palazzo. A partire dal 1489 l’architetto Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, subentrato a Benedetto Da Maiano, ideatore del progetto e Giuliano da Sangallo, autore di un elaborato ligneo, diresse i lavori con sapiente realizzazione del bugnato fino al cornicione aggettante. Vi chiederete perché aveva come soprannome “ Il Cronaca”. Perché,come scritto da Giorgio Vasari nelle sue “Vite”, avendo soggiornato per lungo tempo a Roma per studiare le antiche vestigia, al suo ritorno,raccontò la sua affascinante esperienza con una meticolosità millimetrica e dovizia di particolari tali da essere poi chiamato con quel soprannome.

Fra tutte le maestranze impegnate nella realizzazione dell’opera in un via, vai di febbrile operosità, c’era anche un’altra persona non di meno valore, Niccolò Grosso ,detto il Caparra insuperabile nei lavori di ferro battuto. Costui era bravo ma povero e nel suo mestiere,era sempre costretto a farsi anticipare le spese. Chiamato da Filippo Strozzi , non aveva avuto il coraggio di chiedere nulla nemmeno per quei suoi meravigliosi supporti in ferro battuto realizzati per torce e stendardi. Ma adesso c’era il problema della costruzione delle lanterne la cui spesa si presentava assai onerosa e a fronte della quale , il fabbro non poteva far fronte ma si vergognava a chiedere denaro ad un signore autentico come Filippo Stozzi.

Filippo Strozzi , nella sua folle mania di grandezza voleva, addirittura le lanterne in oro zecchino e quindi occorrevano denari “sonanti e ballanti” in grande quantità , anche se Niccolò, pensava che come trattava lui, il ferro, specie quello pesante e spesso, non c’era nessuno ed il valore che ne sarebbe derivato, avrebbe acquistato più pregio dell’oro.

Così,pensava Il Caparra, seduto sul bancone esterno del palazzo in un giorno di mercato.

La tristezza era così evidente sul suo volto, che un cipollaio di piazza, si avvicinò per consolarlo. Argutamente gli suggerì un saggio consiglio: se Il Caparra non aveva il coraggio di affrontare il suo padrone, non c’era altro da fare che restare su quel bancone a vendere cipolle e aspettare che il signore uscisse dal palazzo. Detto fatto il consiglio ebbe il suo effetto. Filippo Strozzi fu molto divertito vedendo Il Caparra trasformarsi in un venditore di cipolle per affrontare le necessità quotidiane della vita che la sua arte non riusciva a supplire. Capì l’allusione e non solo pagò lautamente in anticipo ma si lasciò convincere di avere le lanterne in ferro battuto.

Chi passa da P.zza Strozzi o Via Tornabuoni, si soffermi un attimo ad ammirare nelle lanterne, gli agili spicchi che ne impreziosiscono i lati, ispirati ai mazzi delle cipolle.

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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini


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