La storia d’amore che si svolse nel corso degli anni a Palazzo Grifoni

Una storia d’amore, che oso quasi paragonare a quella di Giulietta e Romeo,non per la infelice fine dei due protagonisti ma per la purezza e fedeltà che solo i grandi amori sanno regalare, si svolse nel corso degli anni a Palazzo Grifoni (oggi Budini Gattai), situato tra l’angolo di Via de’Servi e Piazza della SS.Annunziata.

Ugolino Grifoni, (segretario del Duca Cosimo I) detto “L’altopascio” per essere stato Gran Maestro dello “Spedale” S.Jacopo d’Altopascio, antico ordine religioso cavalleresco, acquistò in quella area nel 1549 alcune case pre-esistenti. Dopo la loro demolizione, incaricò, per la costruzione del palazzo di famiglia, inizialmente Giuliano di Baccio d’Agnolo che fu il primo progettista: successivamente alla sua morte, Bartolomeo Ammannati (1563) divenne il solo esecutore e riprogettò la completa realizzazione della struttura,realizzazione portata a termine nel 1574. Una nota particolare: il palazzo è a mattoni a vista e pietra, metodo, in verità,poco usato a quell’epoca.

Ma veniamo alla nostra storia: si narra che un giovane rampollo della famiglia Grifoni, fosse da poco tempo sposato con una dolce fanciulla ma, purtroppo, costretto a partire per la guerra. L’addio fu struggente ma la promessa che la sposa lo avrebbe atteso con lo stesso amore e devozione di sempre,era un punto inamovibile che alimentava la speranza di riabbracciarsi presto.

Così il ragazzo partì, lei lo vide allontanarsi da una finestra della Piazza col cuore a pezzi.

Da quel giorno cominciò la lunga e lenta attesa, la sposa stava sempre affacciata a quella finestra senza quasi mai allontanarsi. (Mi piace pensare che, quell’angolo fosse divenuto la sua casa!) Passò il primo mese, poi ne seguirono altri, la giovane era sempre a quella finestra, la speranza di rivedere il marito, non l’abbandonava. Si succedettero inverni, primavere, estati, il tempo non ha pietà per nessuno. Gli anni aumentavano sempre più. Era chiaro che il suo amato, era morto ma la nobildonna non si dette mai per vinta, ferma alla finestra scrutava il via vai della gente nella piazza, sicura che prima o poi avrebbe rivisto il suo amore.

I capelli ormai candidi, la bellezza del volto di un tempo perduta, la figura malferma, solo il suo cuore era rimasto a quel giorno lontano dell’addio,giovane e innamorato. Poi,infine , dopo tanti anni, giunse la morte liberatrice,almeno così pensavano i familiari.

Una volta espletate le dolorose incombenze, una fantesca, entrando in quella stanza, si accinse a chiudere la finestra. Mal gliene incolse: successe il finimondo, un vento gelido invase l’ambiente, gli scranni si rovesciarono, le candele si spensero e gli oggetti si sparpagliarono sul pavimento con grande fragore. Atterrita la donna, riaprì subito la finestra e tutto, come d’incanto, ritornò calmo e al suo posto. I parenti,spaventati, decisero allora di tenere la finestra aperta per sempre; infatti anche oggi la persiana del secondo piano sulla destra è alzata, giusto per alimentare la leggenda di un fantasma che da lì sorveglia l’andirivieni della piazza con l’incrollabile fede di rivedere prima o poi, il volto tanto amato e trovare finalmente pace!!

Libera narrazione di Lady Viola- Le date e la spiegazione della parola “L’Altopascio” sono state riprese dal Web
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