Il “Palazzo non finito” si trova in angolo tra Via del Proconsolo e Borgo degli Albizi. Poiché la fantasia popolare dei fiorentini è sconfinata, si fa presto a creare una leggenda e, a maggior ragione, quando la costruzione dell’edificio incontra difficoltà nella sua realizzazione, si arriva persino a dire che “il diavolo ci ha messo lo zampino”.
Quindi, la storia che racconto, è più che una leggenda.
Alessandro Strozzi aveva fama di essere banchiere oculato e fedele amico. Un nobile dell’epoca (siamo intorno alla fine del’500) , amico dello Strozzi, in punto di morte, gli raccomandò di controllare suo figlio, un giovane scapestrato,erede, ahimè, di un cospicuo patrimonio. Nella vita, è frequente che chi rimane, dilapidi le fortune paterne, specialmente se divorato dal vizio del gioco. Questo vizio lo dirigeva il diavolo stesso che preso di mira il giovane , lo seguiva come un’ombra. Se all’inizio la compagnia del demonio era piacevole, con l’andar del tempo divenne, per l’ingenuo giovane, un peso insopportabile. Fortuna volle che il ragazzo si innamorasse proprio della figlia di Alessandro Strozzi, il quale con grande saggezza ( in verità, non del tutto disinteressata, visto che sarebbe diventato suocero di una persona amante dell’azzardo!) cercò di indirizzare la vita del futuro genero verso altre direzioni, facendogli comprendere le follie che stava combinando. Vuoi che siano stati i consigli dello Strozzi vuoi che l’amore vince su tutto, fatto sta che ora il desiderio del giovane, era di liberarsi, a tutti costi, del diavolo e prendere in considerazione la possibilità di avere una casa tutta sua. Pensa e ripensa, alla fine trovò la soluzione. Parlò col diavolo del suo progetto di una casa bella e signorile nei pressi dell’abitazione del Proconsole in cantonata, dove gli Albizi avevano le case. Insomma il suo desiderio era vivere vicino alle dimore di altri banchieri ,in un ambiente consono al proprio rango e alla futura sposa, anzi in onore della fidanzata voleva che lo stemma degli Strozzi facesse bella mostra di sè all’esterno dell’edificio. “Se entro un anno, mi costruirai uno splendido palazzo - disse il nobile al diavolo - potrai stare sempre al mio fianco . “ma – aggiunse – dovrà essere abbellito di tutto ciò che ti dirò”.
Il diavolo , sogghignando , pensò .”Un gioco da ragazzi!”.!l patto fu concluso e l’opera iniziò con lo strano architetto. In verità, il palazzo poteva essere finito anche prima dei dodici mesi tenuto conto dell’identità del direttore dei lavori ma quel lasso di tempo faceva parte della scommessa. Il tempo passava, si era già arrivati al primo piano sotto lo sguardo compiaciuto del giovane che però richiedeva sempre nuovi abbellimenti di ricercata eleganza architettonica. Quando le linee dell’ esterno erano ormai definite, il diavolo, su richiesta dell’interessato, si dedicò a dettagli più minuziosi , d’altra parte, lui era il diavolo, nessuna difficoltà poteva impensierirlo! Tuttavia, si inquietò un po’ quando gli fu richiesto di apporre sul portone di ingresso, una lunetta con la figura della Madonna,di Gesù e dello Spirito Santo ma, non era tutto, nella futura camera da letto ancora non pitturata,il giovane voleva che fosse dipinta l’immagine di un santo, scelta libera all’ improvvisato pittore ma,con l’intesa che i colori, per aver maggior fluidità, dovevano essere diluiti nell’acqua benedetta. “Hai promesso di esaudire ogni mia voglia” – disse il giovane - vedendo il suo architetto poco propenso ad accontentarlo, anzi molto rabbuiato. Infatti , questa richiesta era per un diavolo, impossibile da concretizzare .
“Allora?” – lo sollecitò l’altro, spazientito.
Per tutta risposta , il cielo si coprì di nuvoloni neri, la pioggia cominciò a cadere insistente e da un riquadro di una finestra si vide volare una strano animale , che assomigliava ad una civetta che andava ripetendo,con un suono aspro stridulo .”Mai finito! Mai finito, ….” Questa frase riecheggiò per tutto il palazzo ma la gioia del giovane fu immensa perche capì di aver riacquistato la libertà e pareggiare così i conti con la propria coscienza e, poco importava, se la dimora non era terminata anche se, a quanto si mormorava, non lo sarebbe stata mai……. in effetti, la realtà odierna conferma la profezia del demonio poiché tutti gli Artisti che si sono succeduti per questa costruzione, dal Buontalenti a Nigetti, da Scamozzi a Caccini, per vari motivi, non portarono mai a termine i loro lavori.
Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini.
Quindi, la storia che racconto, è più che una leggenda.
Alessandro Strozzi aveva fama di essere banchiere oculato e fedele amico. Un nobile dell’epoca (siamo intorno alla fine del’500) , amico dello Strozzi, in punto di morte, gli raccomandò di controllare suo figlio, un giovane scapestrato,erede, ahimè, di un cospicuo patrimonio. Nella vita, è frequente che chi rimane, dilapidi le fortune paterne, specialmente se divorato dal vizio del gioco. Questo vizio lo dirigeva il diavolo stesso che preso di mira il giovane , lo seguiva come un’ombra. Se all’inizio la compagnia del demonio era piacevole, con l’andar del tempo divenne, per l’ingenuo giovane, un peso insopportabile. Fortuna volle che il ragazzo si innamorasse proprio della figlia di Alessandro Strozzi, il quale con grande saggezza ( in verità, non del tutto disinteressata, visto che sarebbe diventato suocero di una persona amante dell’azzardo!) cercò di indirizzare la vita del futuro genero verso altre direzioni, facendogli comprendere le follie che stava combinando. Vuoi che siano stati i consigli dello Strozzi vuoi che l’amore vince su tutto, fatto sta che ora il desiderio del giovane, era di liberarsi, a tutti costi, del diavolo e prendere in considerazione la possibilità di avere una casa tutta sua. Pensa e ripensa, alla fine trovò la soluzione. Parlò col diavolo del suo progetto di una casa bella e signorile nei pressi dell’abitazione del Proconsole in cantonata, dove gli Albizi avevano le case. Insomma il suo desiderio era vivere vicino alle dimore di altri banchieri ,in un ambiente consono al proprio rango e alla futura sposa, anzi in onore della fidanzata voleva che lo stemma degli Strozzi facesse bella mostra di sè all’esterno dell’edificio. “Se entro un anno, mi costruirai uno splendido palazzo - disse il nobile al diavolo - potrai stare sempre al mio fianco . “ma – aggiunse – dovrà essere abbellito di tutto ciò che ti dirò”.
Il diavolo , sogghignando , pensò .”Un gioco da ragazzi!”.!l patto fu concluso e l’opera iniziò con lo strano architetto. In verità, il palazzo poteva essere finito anche prima dei dodici mesi tenuto conto dell’identità del direttore dei lavori ma quel lasso di tempo faceva parte della scommessa. Il tempo passava, si era già arrivati al primo piano sotto lo sguardo compiaciuto del giovane che però richiedeva sempre nuovi abbellimenti di ricercata eleganza architettonica. Quando le linee dell’ esterno erano ormai definite, il diavolo, su richiesta dell’interessato, si dedicò a dettagli più minuziosi , d’altra parte, lui era il diavolo, nessuna difficoltà poteva impensierirlo! Tuttavia, si inquietò un po’ quando gli fu richiesto di apporre sul portone di ingresso, una lunetta con la figura della Madonna,di Gesù e dello Spirito Santo ma, non era tutto, nella futura camera da letto ancora non pitturata,il giovane voleva che fosse dipinta l’immagine di un santo, scelta libera all’ improvvisato pittore ma,con l’intesa che i colori, per aver maggior fluidità, dovevano essere diluiti nell’acqua benedetta. “Hai promesso di esaudire ogni mia voglia” – disse il giovane - vedendo il suo architetto poco propenso ad accontentarlo, anzi molto rabbuiato. Infatti , questa richiesta era per un diavolo, impossibile da concretizzare .
“Allora?” – lo sollecitò l’altro, spazientito.
Per tutta risposta , il cielo si coprì di nuvoloni neri, la pioggia cominciò a cadere insistente e da un riquadro di una finestra si vide volare una strano animale , che assomigliava ad una civetta che andava ripetendo,con un suono aspro stridulo .”Mai finito! Mai finito, ….” Questa frase riecheggiò per tutto il palazzo ma la gioia del giovane fu immensa perche capì di aver riacquistato la libertà e pareggiare così i conti con la propria coscienza e, poco importava, se la dimora non era terminata anche se, a quanto si mormorava, non lo sarebbe stata mai……. in effetti, la realtà odierna conferma la profezia del demonio poiché tutti gli Artisti che si sono succeduti per questa costruzione, dal Buontalenti a Nigetti, da Scamozzi a Caccini, per vari motivi, non portarono mai a termine i loro lavori.
Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini.
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