Impossibile tirar su una cupola senza armatura!!! Ma Filippo Brunelleschi conosceva molto bene l’esattezza dei suoi calcoli. Si diceva che sorvegliasse i lavori giorno e notte, senza riposo, con un maniacale controllo della forma perfetta dei mattoni per permettere l’equilibrio della cupola priva di armatura: un procedimento di “spinta e contro spinta”. Moltissimi mattoni venivano rigettati per difetto di fabbrica o per qualità scadente fornita dalla opposizione invidiosa. Si narra che Messer Filippo,per dimostrare la genialità della sua idea ai colleghi che ritenevano il progetto “folle e pericoloso”, prendesse delicatamente tra le mani un uovo e ne togliesse, altrettanto delicatamente un piccolissimo frammento alla base e poi premesse l’uovo contro il piano di una tavola. L’uovo non cadeva!!!!
Se, su Brunelleschi circolavano storie e aneddoti più disparati, anche il suo capomastro visse un momento di popolarità, per una diceria, dapprima sottovoce, poi, via, via, sempre più insistente: il capomastro, lavorando sulle impalcature, in particolare su quelle di Via Ricasoli/Via de’Servi, si guardava spesso attorno: attraverso i vetri del palazzo in angolo, aveva notato una bella cucitrice intenta a confezionare dei pantaloni. La giovane si affacciava spesso alla finestra, sia per godere un po’ più di luce, sia per la curiosità di seguire i lavori della cupola, o, forse, per guardare di sottecchi, gli uomini intenti alla costruzione!
Forse tra quella finestra e le impalcature di legno saranno intercorsi taciti accordi, poi concretizzatisi in appuntamenti, come diceva la maldicenza. Quando il marito della donna non c’era, il segnale di intesa tra finestra e ponteggi, era di una facilità irrisoria. Il Capomastro, del resto, non era Brunelleschi che stava lì, sempre sul posto a controllare i mattoni e che tutto procedesse per il meglio, lui aveva del tempo libero a disposizione e lo trascorreva a suo piacimento.
Sembra che, a lavori ultimati, gli altri muratori a conoscenza della relazione, addirittura il capomastro stesso, avessero collocato, proprio di fronte a quella finestra “ gentilmente compiacente”, la testa di un toro come a ricordare al marito, la moglie infedele.
Infatti, gli occhi del toro sembrano guardare fin dentro ad una finestra che si trova in faccia alla curvatura dell’abside, dove un giorno lavorava una bella pantalonaia.
Verità o forse fantasia??…..Chissà!!!
Ma una realtà più comprensibile si può dedurre dal fatto che dalla SS. Annunziata e via de’Servi partiva un ponte in continua ascesa verso il centro, l’assito arrivava fino alla Cupola per permettere alle bestie di portare il materiale agli operai. Gli animali, stanchi, carichi, sudati, ma tenaci, andavano su e giù per il ponte, affinchè tutti potessero ammirare la nascita della Cupola più bella del mondo; accanto a loro, altri uomini, uniti nel comune lavoro e fatica. Quindi, quando la Cupola fu terminata in tutto il suo splendore grazie al Genio fiorentino, sarà stato spontaneo porre una testa di toro ad eterna riconoscenza a quei pazienti e indispensabili quadrupedi, dalla parte della strada dov’era situato il ponte di legno.
Amici, quando siete da quelle parti, aguzzate la vista!!!
Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini.
Se, su Brunelleschi circolavano storie e aneddoti più disparati, anche il suo capomastro visse un momento di popolarità, per una diceria, dapprima sottovoce, poi, via, via, sempre più insistente: il capomastro, lavorando sulle impalcature, in particolare su quelle di Via Ricasoli/Via de’Servi, si guardava spesso attorno: attraverso i vetri del palazzo in angolo, aveva notato una bella cucitrice intenta a confezionare dei pantaloni. La giovane si affacciava spesso alla finestra, sia per godere un po’ più di luce, sia per la curiosità di seguire i lavori della cupola, o, forse, per guardare di sottecchi, gli uomini intenti alla costruzione!
Forse tra quella finestra e le impalcature di legno saranno intercorsi taciti accordi, poi concretizzatisi in appuntamenti, come diceva la maldicenza. Quando il marito della donna non c’era, il segnale di intesa tra finestra e ponteggi, era di una facilità irrisoria. Il Capomastro, del resto, non era Brunelleschi che stava lì, sempre sul posto a controllare i mattoni e che tutto procedesse per il meglio, lui aveva del tempo libero a disposizione e lo trascorreva a suo piacimento.
Sembra che, a lavori ultimati, gli altri muratori a conoscenza della relazione, addirittura il capomastro stesso, avessero collocato, proprio di fronte a quella finestra “ gentilmente compiacente”, la testa di un toro come a ricordare al marito, la moglie infedele.
Infatti, gli occhi del toro sembrano guardare fin dentro ad una finestra che si trova in faccia alla curvatura dell’abside, dove un giorno lavorava una bella pantalonaia.
Verità o forse fantasia??…..Chissà!!!
Ma una realtà più comprensibile si può dedurre dal fatto che dalla SS. Annunziata e via de’Servi partiva un ponte in continua ascesa verso il centro, l’assito arrivava fino alla Cupola per permettere alle bestie di portare il materiale agli operai. Gli animali, stanchi, carichi, sudati, ma tenaci, andavano su e giù per il ponte, affinchè tutti potessero ammirare la nascita della Cupola più bella del mondo; accanto a loro, altri uomini, uniti nel comune lavoro e fatica. Quindi, quando la Cupola fu terminata in tutto il suo splendore grazie al Genio fiorentino, sarà stato spontaneo porre una testa di toro ad eterna riconoscenza a quei pazienti e indispensabili quadrupedi, dalla parte della strada dov’era situato il ponte di legno.
Amici, quando siete da quelle parti, aguzzate la vista!!!
Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini.
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