La leggenda però ha molto più fascino e mistero perchè ognuno di noi, con la propria immaginazione, può spaziare e ritornare a quei tempi

Anticamente era abitudine nominare i luoghi fuori le mura con la Porta più vicina, anche se il riferimento era approssimativo. La bottega di Cenni di Pepo si trovava fuori di Porta S.Pietro nel quartiere di S.Croce. Per non essere da meno di coloro che abitavano “Il Canto alla Briga”, Cenni, a causa del suo carattere irrequieto e irascibile, s’era guadagnato il nomignolo di “Cimabue”,tutto spigoli, fumantino e puntuto come le corna dei buoi. Come si addiceva alle famiglie borghesi di un tempo a cui Cimabue apparteneva, da piccolo era andato a scuola dai domenicani di S.Maria Novella. Se il buon abate metteva tutto il suo impegno ad insegnare la prima declinazione della lingua latina con la parola più conosciuta “rosa –rosae”, non è difficile immaginare Cimabue intento a disegnare quel bel fiore con arte sopraffina sul suo spiegazzato quaderno: così ben presto i domenicani si resero conto quanto Cenni di Pepo fosse sorprendentemente portato per la pittura. Gli anni passarono e, a Cimabue, fattosi adulto, venne offerto di dipingere una Madonna proprio in S.Maria Novella. Niente rancore per quell’antico discolo che aveva lasciato la scuola dopo aver appreso i primi indispensabili erudimenti! Come abbiamo detto, il carattere di Cimabue era particolare ma era pure assai scontroso e non sopportava la presenza di estranei in bottega- Eseguiva i lavori in gran segreto, persino ai suoi garzoni non era permesso di vedere nulla in sua presenza, preparavano i colori, le tavole e poi sparivano e solo quando lui non c’era potevano ammirare la sue opere, senza profferire parola. D’altra parte la pittura che si presentava alla loro vista, era il miglior commento!

Un giorno però arrivò uno straniero a cui Cimabue non potè rifiutare l’entrata nella sua bottega. Carlo d’Angiò, che passava occasionalmente da Firenze, avendo sentito parlare di questo capolavoro, volle accertarsene di persona ma, non solo il re era curioso, anche il quartiere di Cenni, aspettava con impazienza di ammirare la Madonna e rendere omaggio al suo dipintore. Gli allievi e l’abate del convento che aveva commissionato il lavoro, la definirono magnifica (“Nostra Madonna col bambino in trono e profeti”,ora agli Uffizi).

L’entusiasmo dei contradaioli era davvero all’apice , tanto che proposero e ottennero di fare una pubblica processione con l’immagine sacra per le strade di Firenze fino al convento. Il popolo di S.Croce impazziva di gioia era come se la Madonna fosse nata di nuovo nella bottega di Cimabue e scesa tra il popolo- Sarebbero stati presenti pubblici ufficiali con tanto di trombe e stendardi, insomma una grande festa!

Il lungo rettilineo che va verso la porta orientale di S.Pietro, fu chiamata da quell’evento “Borgo Allegri”, nome che conserva tuttora.

Non si sa dove di preciso dove fosse la bottega di Cimabue ma si può dire che la sua arte fu una gioia per il borgo e, chissà, se, oggi, a qualche persona che abita in quella strada non dispiaccia immaginare che la sua casa possa trovarsi vicino a quello che fu il laboratorio del Maestro o, addirittura , sopra di esso.

Questa è la tradizione e fantasia popolare, poi si legge che in quei luoghi ci fosse una famiglia, gli Allegri, che possedevano delle case. La leggenda però ha molto più fascino e mistero perchè ognuno di noi, con la propria immaginazione, può spaziare e ritornare a quei tempi, vivendoli, come la fantasia suggerisce.

Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini e modeste annotazioni riprese dal Web. 


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