Quando una farfalla giallina chiamata”cavolaia” vola per gli orti, tra i cavoli ed altri erbaggi, a nessuno viene in mente la storia dell’erbivendola di nome Berta (vissuta nel X secolo) che con il suo banchino, ricolmo di fresche verdure, in particolare cavoli e odorosa frutta se ne stava fissa di fronte alla Chiesa di S.Maria Maggiore tra una strada ed un palazzo. Immaginate il fragrante profumo che si spandeva per l’aria!!!
Di lato, la strada correva verso i Pantani dove si trovavano le case dei Cerretani, signori di Cerreto, per poi finire in Via dei Fossi. Immaginate Voi lo stato delle strade!!! (Forse, un tantino peggio di ora con i lavori della tramvia!!! J ) .
Alle spalle di Berta, si erigeva una tetra casa che a detta di tutti,era piena di trabocchetti,passaggi segreti, e con una stanza adibita a strumenti di tortura. Era di proprietà dei Vecchietti, ricchi feudatari.
Non c’è dubbio che Berta sia realmente esistita per due sue buone azioni. La prima per aver lasciato alla Chiesa di S.Maria Maggiore una campana per il coprifuoco che avvisava chi era fuori di rientrare e chi era dentro, al bisogno, di uscire. Così accadeva che una trattativa più impegnativa, una discussione più calorosa, facesse sì che le persone non si accorgessero del tramontare del sole. Tutte le porte si chiudevano, chiavi,e chiavistelli al lavoro, ligi al loro dovere divenivano il peggior nemico di coloro che avevano in mente progetti diversi. Proprio grazie a Berta, e alla sua campana questi intoppi piano, piano scomparvero. Ognuno sapeva che si era alla fine della giornata , si terminava ogni chiacchierata, avviandosi verso la meta desiderata. Quando al rintocco della campana mancavano cinque minuti , qualcuno, chissà se si sarà attardato in un osteria a bere in fretta e furia una “tazza”di vino e via. Da non dimenticare il lavoro dei Torrigiani che,vigili guardiani di torri e porte, a dovere terminato, potevano attaccare alla cintura le innumerevoli chiavi tintinnanti nel cerchio di ferro.
La seconda azione di Berta fu ancor più lodevole. A Berta non era mai piaciuto la casa dei Vecchietti, che le stava di spalle: detto questo,un giorno di carnevale vide arrivare dei convitati di quella consorteria scelti a ragion veduta tra i maggiori nemici. Alla sospettosa cavolaia questo non piacque affatto e si trattenne oltre l’orario stabilito (si sa, la curiosità, è donna!)per vedere come sarebbe finita la festa. Vedeva entrare ma uscire nessuno. Allora un sospetto si fece strada e avvisò i ritardatari di ciò che la assillava. I meno accorti,purtroppo,trovarono stabile dimora in una fossa comune, gli altri si salvarono grazie a lei! . A ricordo, il palazzo in angolo su via Vecchietti, testimone della strage, si chiama ancora “Palazzo della Cavolaia.”.
Ma i frati? Riconoscenti per aver avuto in dono la campana del coprifuoco fecero scolpire, in alto sul fianco di S.Maria Maggiore, dalla parte di Via Cerretani, una piccola testa marmorea; alzate gli occhi, amici, e la vedrete: graziosa, porta una pettinatura un po’ ricciuta come le donne di campagna .
C’è però chi racconta un’altra storia e cioè che quella testa fosse di un frate che, affacciato ad una feritoia, avrebbe negato un po’ d’acqua a Cecco d’Ascoli, importante filosofo ,poeta, astrologo ecc. , condannato per eresia dall’Inquisizione. La risposta di quest’ultimo sarebbe stata:”Che tu non ti possa più muovere da costì” Detto fatto, è lì ferma da secoli. Ma questa storia non è credibile, se si osserva bene la piccola testa è proprio quella di una donna, con i capelli ben ravviati, divisi in due bande come era uso in campagna. Quindi non può essere un frate anche se Berta fece loro dono devotamente della preziosa campana detta appunto “della cavolaia”.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
Di lato, la strada correva verso i Pantani dove si trovavano le case dei Cerretani, signori di Cerreto, per poi finire in Via dei Fossi. Immaginate Voi lo stato delle strade!!! (Forse, un tantino peggio di ora con i lavori della tramvia!!! J ) .
Alle spalle di Berta, si erigeva una tetra casa che a detta di tutti,era piena di trabocchetti,passaggi segreti, e con una stanza adibita a strumenti di tortura. Era di proprietà dei Vecchietti, ricchi feudatari.
Non c’è dubbio che Berta sia realmente esistita per due sue buone azioni. La prima per aver lasciato alla Chiesa di S.Maria Maggiore una campana per il coprifuoco che avvisava chi era fuori di rientrare e chi era dentro, al bisogno, di uscire. Così accadeva che una trattativa più impegnativa, una discussione più calorosa, facesse sì che le persone non si accorgessero del tramontare del sole. Tutte le porte si chiudevano, chiavi,e chiavistelli al lavoro, ligi al loro dovere divenivano il peggior nemico di coloro che avevano in mente progetti diversi. Proprio grazie a Berta, e alla sua campana questi intoppi piano, piano scomparvero. Ognuno sapeva che si era alla fine della giornata , si terminava ogni chiacchierata, avviandosi verso la meta desiderata. Quando al rintocco della campana mancavano cinque minuti , qualcuno, chissà se si sarà attardato in un osteria a bere in fretta e furia una “tazza”di vino e via. Da non dimenticare il lavoro dei Torrigiani che,vigili guardiani di torri e porte, a dovere terminato, potevano attaccare alla cintura le innumerevoli chiavi tintinnanti nel cerchio di ferro.
La seconda azione di Berta fu ancor più lodevole. A Berta non era mai piaciuto la casa dei Vecchietti, che le stava di spalle: detto questo,un giorno di carnevale vide arrivare dei convitati di quella consorteria scelti a ragion veduta tra i maggiori nemici. Alla sospettosa cavolaia questo non piacque affatto e si trattenne oltre l’orario stabilito (si sa, la curiosità, è donna!)per vedere come sarebbe finita la festa. Vedeva entrare ma uscire nessuno. Allora un sospetto si fece strada e avvisò i ritardatari di ciò che la assillava. I meno accorti,purtroppo,trovarono stabile dimora in una fossa comune, gli altri si salvarono grazie a lei! . A ricordo, il palazzo in angolo su via Vecchietti, testimone della strage, si chiama ancora “Palazzo della Cavolaia.”.
Ma i frati? Riconoscenti per aver avuto in dono la campana del coprifuoco fecero scolpire, in alto sul fianco di S.Maria Maggiore, dalla parte di Via Cerretani, una piccola testa marmorea; alzate gli occhi, amici, e la vedrete: graziosa, porta una pettinatura un po’ ricciuta come le donne di campagna .
C’è però chi racconta un’altra storia e cioè che quella testa fosse di un frate che, affacciato ad una feritoia, avrebbe negato un po’ d’acqua a Cecco d’Ascoli, importante filosofo ,poeta, astrologo ecc. , condannato per eresia dall’Inquisizione. La risposta di quest’ultimo sarebbe stata:”Che tu non ti possa più muovere da costì” Detto fatto, è lì ferma da secoli. Ma questa storia non è credibile, se si osserva bene la piccola testa è proprio quella di una donna, con i capelli ben ravviati, divisi in due bande come era uso in campagna. Quindi non può essere un frate anche se Berta fece loro dono devotamente della preziosa campana detta appunto “della cavolaia”.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
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