Firenze ha vissuto e vive i suoi problemi con quello spirito ironico che l’ha sempre contraddistinta anche nei momenti più bui della sua storia e proprio per questa sua peculiarità, unita all’eterna bellezza, rimane una città unica

Nel corso del XIV secolo comparvero a Firenze I signori otto della Balìa (potere). Erano, questi, magistrati particolari (due per ciascun dei quattro quartieri della città e duravano in carica quattro mesi col naturale subentro a rotazione poi di altri funzionari) che avevano il compito di vigilare sulla quiete pubblica. Se qualcuno aveva bevuto troppo, litigava, o discuteva animatamente per questioni di gioco od altro e faceva baccano, queste Autorità intervenivano immediatamente con grande severità. Addirittura fecero apporre delle leggi preventive non solo in giro per la città ma anche nei punti più lontani. Un esempio di tale legge su tavoletta in pietra, forse ora in restauro, era di fronte a quella che si dice essere la casa di Dante e recitava così: “Li Signori 8 proibiscono il gioco delle pallottole ed ogni altro strepito, vicino alla Chiesa di Badia , a braccia venti, sotto pene rigorose”.Comunque lontano dalle “braccia venti”, davanti alla Chiesa di San Benedetto, c’era uno spiazzo di terreno coltivato ad orti dove gli amanti delle antiche “bocce”si potevano sbizzarrire a più non posso e ancor oggi la chiesa mantiene il nome:”San Benedetto delle Pallottole”. Anche sul terreno dove un giorno sarebbe sorto il Duomo, ci si poteva divertire in libertà. Nel cuore però di ogni fiorentino rimaneva il desiderio che quello spazio potesse essere utilizzato per edificare una Chiesa grande adatta ad un popolo che cresceva di fede e di numero. Nell’attesa, i fiorentini si contentavano della cripta di S.Reparata e del Battistero. Il sacramento del Battesimo avveniva due volte l’anno: la vigilia di Pentecoste e la vigilia di Pasqua. Quindi il periodo di sospensione dei giochi era, in verità, molto, ma molto, breve!

Firenze aveva a quel tempo sei (sestrieri) rioni,poi successivamente trasformati in quartieri,dove si udivano schiamazzi di altro genere e sempre vicino ad una chiesa. Ad es. nei pressi della Chiesa di San Pier Maggiore c’era un mercatino rionale di frutta e verdura che spesso invadeva con ceste e cestoni il sagrato della basilica unitamene al “vociare” degli ortolani che rendeva praticamente impossibile il raccoglimento dei fedeli -

Ed allora, ecco arrivare puntualissime le proibizioni degli 8. Anche qui fa bella mostra di sé l’ammonitore rettangolo di pietra.

E la morale cittadina e il buon costume?? I provvedimenti presi da questi magistrati erano numerosissimi ma spesso venivano poco recepiti e la dolce vita dilagava. Specialmente vicino a chiese si svolgevano “passeggiate”di donne di malavita . Gli 8, erano affiancati anche dai Capitani di Parte (guelfa), assai impegnati a far rispettare l’ordine, affliggendo salatissime multe e, sovente,anche il carcere, o peggio ,ai trasgressori. Da ricordare anche il divieto alle massaie di fare il bucato nella fontana del Biancone o agli impiegati comunali di sciacquare i calamai sporchi, ciò si evince da una legge sulla facciata in Palazzo Vecchio.

Come la inevitabile legge del Tempo insegna e a cui nessuno sfugge, dopo lunghissimo arco temporale della carica giuridica, nel XVIII secolo sparirono i Signor 8 e i capitani di Parte , quindi non più decreti e proibizioni. Tutto ciò, grazie al Granduca Pietro Leopoldo I di Toscana che provvide ad una più moderna e illuminata riorganizzazione del sistema giudiziario, eliminando la pena di morte,la tortura e applicando altre grandi riforme.

Firenze ha vissuto e vive i suoi problemi con quello spirito ironico che l’ha sempre contraddistinta anche nei momenti più bui della sua storia e proprio per questa sua peculiarità, unita all’eterna bellezza, rimane una città unica.

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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
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