Dopo gli Etruschi, ecco arrivare, nella piana dell’Arno nel 59 a.C., i Romani. Se non erano in guerra, la loro attività preferita era colonizzare. A loro si deve la bonifica della pianura, tanto da renderla “Florentia”, cioè “Fiorente”. Dopo aver migliorato le condizioni ambientali, servizi igienici compresi,( con le immancabili Terme), costruiti un Anfiteatro per ore di svago,un Campidoglio per gli impegni più seri, parte dei Romani, soprattutto veterani, soddisfatti dei risultati conseguiti con le loro fatiche, decisero di non andarsene ma di accamparsi in pianta stabile vicino al fiume. Questi soldati,chissà cosa avranno provato a trovarsi in mezzo a tante pace, abituati come erano a guerre brutali e sanguinose! Tutti passavano le giornate ,lavorando,nell’accampamento situato lungo il crocevia che, in termine gergale militaresco, veniva chiamato “il Cardo”e “Il Decumano” massimi (Cardo: da Nord a Sud –Decumano: da est a Ovest) Ancora oggi le direzioni di via Roma e via Calimala da un lato, Via Speziali e via degli Strozzi dall’altro.
Per alleviare le fatiche del campo, i soldati al tramonto se ne andavano in Via delle Terme e lì si rinfrancavano col Calidario, Tepidario e Frigidario a seconda delle esigenze personali o stagionali.
Col passare del tempo, ai veterani militari si unirono i primi coloni romani i quali cominciarono a guardarsi intorno per trovare nuove vie di ricchezza, come quel certo Mario che si spinse fino alle pendici di Fiesole e che marcò i suoi possedimenti con una chiara scritta:”Praedium Marianum” , possedimento di Mario – Oggi Maiano -.
Anche un altro, chiamato Settimio volle seguire il suo esempio con un tassativo avviso per difendere i suoi poderi.” Ager Septimianus “ Campo di Settimio – Oggi Settignano , mentre un colono molto scaltro mise gli occhi su certi terreni fertili dove, a sera, volavano i corvi e soprattutto, scorreva l’acqua, tanto necessaria per irrigarli .Li chiamò i campi di Corbignano, oggi piccolissimo borgo vicino a Settignano .
E che dire di Rubizzo? L’ingegnoso Rubizzo (il nome è già indice di amate bevute) piantò delle viti lungo l’Arno e il vino che ne ricavò divenne talmente famoso per la sua bontà che le sue viti erano a tutti note come “Le vigne di Rovezzano”.
Più avanti,l’Arno, in alcuni punti, si snodava libero tra i campi, in una vasta ansa che permetteva il passaggio delle barche, anche a coloro che, più cauti, si azzardavano di masso, in masso, “Vadum lungum” “Il lungo guado.” Oggi Varlungo. Dopo Varlungo, il fiume scorreva allo stato primitivo fra pioppi fitti e ombrosi “cum populus” . Oggi qui c’è Compiobbi.
Inoltre,è interessante ricordare che l’antica misura romana si ritrova ancora nel nome del torrente Terzolle ,nei paesi di Quarto, Quinto, Sesto e Settimo.
Per concludere, immaginiamo quali sarebbero stati oggi lo stupore e lo sbigottimento della romana tendopoli, ordinata, disciplinata e geometrica,nel trovarsi in Piazza della Repubblica tra vita cittadina e confusione,luogo quello da cui iniziò la costruzione dell’antica Florentia.
Quindi, amici, quando distrattamente camminiamo in una via o passeggiamo in un luogo, fermiamoci un momento a riflettere quanta storia potrebbero raccontarci e non finiremmo mai d’imparare ed ascoltare!
Viva Fiorenza!
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini con piccole annotazioni riprese dal Web
Per alleviare le fatiche del campo, i soldati al tramonto se ne andavano in Via delle Terme e lì si rinfrancavano col Calidario, Tepidario e Frigidario a seconda delle esigenze personali o stagionali.
Col passare del tempo, ai veterani militari si unirono i primi coloni romani i quali cominciarono a guardarsi intorno per trovare nuove vie di ricchezza, come quel certo Mario che si spinse fino alle pendici di Fiesole e che marcò i suoi possedimenti con una chiara scritta:”Praedium Marianum” , possedimento di Mario – Oggi Maiano -.
Anche un altro, chiamato Settimio volle seguire il suo esempio con un tassativo avviso per difendere i suoi poderi.” Ager Septimianus “ Campo di Settimio – Oggi Settignano , mentre un colono molto scaltro mise gli occhi su certi terreni fertili dove, a sera, volavano i corvi e soprattutto, scorreva l’acqua, tanto necessaria per irrigarli .Li chiamò i campi di Corbignano, oggi piccolissimo borgo vicino a Settignano .
E che dire di Rubizzo? L’ingegnoso Rubizzo (il nome è già indice di amate bevute) piantò delle viti lungo l’Arno e il vino che ne ricavò divenne talmente famoso per la sua bontà che le sue viti erano a tutti note come “Le vigne di Rovezzano”.
Più avanti,l’Arno, in alcuni punti, si snodava libero tra i campi, in una vasta ansa che permetteva il passaggio delle barche, anche a coloro che, più cauti, si azzardavano di masso, in masso, “Vadum lungum” “Il lungo guado.” Oggi Varlungo. Dopo Varlungo, il fiume scorreva allo stato primitivo fra pioppi fitti e ombrosi “cum populus” . Oggi qui c’è Compiobbi.
Inoltre,è interessante ricordare che l’antica misura romana si ritrova ancora nel nome del torrente Terzolle ,nei paesi di Quarto, Quinto, Sesto e Settimo.
Per concludere, immaginiamo quali sarebbero stati oggi lo stupore e lo sbigottimento della romana tendopoli, ordinata, disciplinata e geometrica,nel trovarsi in Piazza della Repubblica tra vita cittadina e confusione,luogo quello da cui iniziò la costruzione dell’antica Florentia.
Quindi, amici, quando distrattamente camminiamo in una via o passeggiamo in un luogo, fermiamoci un momento a riflettere quanta storia potrebbero raccontarci e non finiremmo mai d’imparare ed ascoltare!
Viva Fiorenza!
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini con piccole annotazioni riprese dal Web
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