E’ cosa abbastanza frequente che, nelle leggende, i fantasmi siano i padroni delle torri e così anche quella di S.Niccolò, per non essere da meno delle altre “colleghe”, aveva il suo folletto che danzava nelle notti di plenilunio. Forse era un genio allegro e tanto astuto da essere paragonato all’araba fenice, che c’era lo sapevano tutti, ma nessuno l’aveva mai visto. Si narra che in una notte d’autunno quando la luna piena ingrandiva l’ombra della torre, si allungava ben visibile la sagoma di un uomo che, inquieto, andava su e giù sotto quel torrione. Lo scopo di quel tale era di provare a conoscere il folletto e sapere la sua storia. Aspettò che il vicino campanile di S.Miniato suonasse l’ultimo rintocco della mezzanotte perché è in quell’ora che gli spiriti errano senza mèta in cerca di pace e si mise in attento ascolto. Non volava una mosca! Piano, piano, si udì un impercettibile bisbiglio, poi sempre più nitida, ecco, una parola, ora, una frase. Il cuore dell’uomo batteva forte; una voce diceva: “Sotto la torre, giace un tesoro nascosto da un monaco del Monte, la sua anima non avrà pace fino a quando qualcuno riuscirà ad entrare in possesso di questo tesoro, ma perché questo avvenga, è necessario riuscire a trovare una rosa profumata”. L’uomo, forse, a quella richiesta si sarà grattato la testa, pensando come sarebbe stato possibile trovare una rosa profumata in Ottobre- A quei tempi non c’erano né serre, né vivai ecc., era quindi ben strano quel bislacco desiderio. Determinato, tuttavia, a prendersi il tesoro, dopo aver scatenato tutta la sua fantasia, finalmente ebbe una idea e accettò la scommessa.
A Firenze, fioriva l’arte della seta, una delle Arti maggiori con botteghe in Porta Rossa. All’alba, l’uomo si recò in quella via per cercare della seta vellutata come una rosa e di pari colore con sfumature delicatissime, poi la portò da una sua conoscente che sapeva molto brava, tanto abile da far, uscire dalle sue capaci mani, magnifiche creazioni. Infatti ne venne fuori un fiore bellissimo che, come ultimo atto, fu portato in Via degli Speziali per essere profumato. Trovare l’essenza giusta fu una cosa da nulla.
Al successivo plenilunio l’uomo, puntuale, si presentò allo spiritello con la rosa in mano: “Bella questa rosa, sembra vera ma il tuo stratagemma non mi inganna” disse il folletto tenendo tra le mani il fiore di seta. Al che, l’altro rispose:” Folletto, dimmi, chi fa di un uomo, una creatura viva: il suo corpo o la sua anima? Sebbene stupito che un essere umano potesse interagire con lui, disse:” Certamente la sua anima!!” E allora la persona proseguì imperterrita: “Il profumo della rosa non è forse la sua anima?” Commosso e meravigliato per tanta furbizia, lo spirito, che altri non era l’anima del monaco, svelò il punto dove era nascosto il tesoro e sparì per sempre dalla torre.
Più a valle, anche il Ponte Vecchio aveva ogni notte il suo genietto. Era un genietto buono perché fungeva da guardiano alle botteghe degli orafi che si premurava di avvertire, suonando la campana della vicina Chiesa di S.Felicita, quando un’ombra sospetta si aggirava sul ponte e i gioiellieri erano ben contenti di avere questa protezione che veniva da loro invocata ogni sera a difesa dei preziosi.
Ma il Ponte fu anche spettatore di un evento tragico che si svolse realmente intorno al 1200, evento che racconterò, se avete la pazienza di leggermi, nelle prossime settimane.
A Firenze, fioriva l’arte della seta, una delle Arti maggiori con botteghe in Porta Rossa. All’alba, l’uomo si recò in quella via per cercare della seta vellutata come una rosa e di pari colore con sfumature delicatissime, poi la portò da una sua conoscente che sapeva molto brava, tanto abile da far, uscire dalle sue capaci mani, magnifiche creazioni. Infatti ne venne fuori un fiore bellissimo che, come ultimo atto, fu portato in Via degli Speziali per essere profumato. Trovare l’essenza giusta fu una cosa da nulla.
Al successivo plenilunio l’uomo, puntuale, si presentò allo spiritello con la rosa in mano: “Bella questa rosa, sembra vera ma il tuo stratagemma non mi inganna” disse il folletto tenendo tra le mani il fiore di seta. Al che, l’altro rispose:” Folletto, dimmi, chi fa di un uomo, una creatura viva: il suo corpo o la sua anima? Sebbene stupito che un essere umano potesse interagire con lui, disse:” Certamente la sua anima!!” E allora la persona proseguì imperterrita: “Il profumo della rosa non è forse la sua anima?” Commosso e meravigliato per tanta furbizia, lo spirito, che altri non era l’anima del monaco, svelò il punto dove era nascosto il tesoro e sparì per sempre dalla torre.
Più a valle, anche il Ponte Vecchio aveva ogni notte il suo genietto. Era un genietto buono perché fungeva da guardiano alle botteghe degli orafi che si premurava di avvertire, suonando la campana della vicina Chiesa di S.Felicita, quando un’ombra sospetta si aggirava sul ponte e i gioiellieri erano ben contenti di avere questa protezione che veniva da loro invocata ogni sera a difesa dei preziosi.
Ma il Ponte fu anche spettatore di un evento tragico che si svolse realmente intorno al 1200, evento che racconterò, se avete la pazienza di leggermi, nelle prossime settimane.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
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