I racconti della nostra Lady Viola

Era il 04.03.1590 e, in onore del Cardinale, Niccolò Sfondrati (futuro Papa Gregorio XIV) ospite a Palazzo Pitti, si rappresentava “L’Aminta” del Tasso con allestimenti e messa in scena di Bernardo Buontalenti, di cui era già nota in tutta Italia, la fama. Buontalenti era un architetto, pittore e scultore, dotato di una eccezionale inventiva e fantasia che metteva a frutto nell’organizzare feste grandiose, ricche di effetti pirotecnici, quali razzi botti,fuochi d’artificio che li valsero il soprannome di “Bernardo delle Girandole”. Era “un geniaccio” fiorentino scrupolosissimo, ad es. nel disegno del Parco di Boboli, iniziato dal Tribolo, si era sostituito al giardiniere, creando sinuosi viali, innumerevoli fila di siepi, decorative fontane, abbellimento di grotte ecc. Addirittura, per far capire ancor di più, la sua creatività, si racconta che a Firenze, a distanza di un anno veniva ancora ricordato lo sfarzo finale del ricevimento notturno tenutosi nel cortile del Palazzo per le nozze del Granduca Ferdinando I con Cristina di Lorena, nipote di Caterina de’Medici, che concludeva i festeggiamenti durati un mese per tutta la città. Quante meraviglie aveva escogitato Bernardo, trenta giorni di sorprese, una diversa dall’altra! Si narra, come dice lo storico Baldinucci che nel cortile facesse bella mostra di sé, un castello “turchesco” (destinato ad essere espugnato per gioco), con comparse militari, fuochi, macchine e musica, il tutto diretto ed orchestrato sempre dall’inesauribile Buontalenti. Infatti, quando gli ospiti ritornarono nello stesso luogo, dopo essersi allontanati per consumare un lauto banchetto, non trovarono più il castello, ma la magia di un grande lago artificiale!!

Quindi, tornando al nostro racconto, per la visita del Cardinale, tutto doveva essere perfetto e soprattutto essere di gradimento non solo al Granduca ma principalmente al Tasso. La rappresentazione dell’Aminta fu un successo strepitoso e non poteva essere altrimenti!!! L’abitazione del Maestro in Via Maggio (ora n.37) si riconosceva perché era priva di stemmi gentilizi, come mostravano a quei tempi gli altri palazzi, aveva solo due modesti cornicioni al piano delle finestre e la sua firma, dimora che si era costruita da sé per la sua famiglia.

Trascorsi alcuni giorni dalla recita della commedia, il Maestro se ne stava tornando nella sua casa (par di vederlo giù per lo sdrucciolo de’Pitti, arrivare fino al portone!) quando fu avvicinato da un uomo ben vestito, l’abito denotava una origine campagnola, sembrava una persona di passaggio. Scese da cavallo e chiese se stesse parlando con colui che aveva magnificamente rappresentato con macchine e artifici vari, la commedia scritta dal Tasso. Avutane conferma, lo sconosciuto lo abbracciò calorosamente come si fa con un amico a cui si è legati da profonda amicizia. – Il Buontalenti ebbe solo il tempo di domandare chi fosse, che l’altro, era già rimontato a cavallo e partiva a spron battuto mentre il rumoroso scalpiccio degli zoccoli e gli stretti muri dello sdrucciolo, gli risuonavano il nome di Torquato Tasso.

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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini con piccole annotazioni riprese dal Web


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