Funaro critica il Governo e chiede maggiori investimenti nell’integrazione. Torselli (FdI): «Provvedimento di buon senso»

Il Governo torna a discutere l’introduzione di un tetto del 30% per classe agli studenti stranieri con scarsa o nulla conoscenza dell’italiano. Una misura che riprende una circolare emanata nel 2010 dall’allora ministra Maria Stella Gelmini, rimasta però sostanzialmente inapplicata. Nella provincia di Firenze il provvedimento potrebbe riguardare 19.267 alunni: nell’anno scolastico 2024/2025 gli studenti privi della cittadinanza italiana rappresentavano infatti il 18% del totale, percentuale che saliva al 21% nelle scuole primarie.

Le comunità più numerose sono quella albanese, con il 18%, quella cinese, con il 17,9%, e quella peruviana, con il 12,1%. Le incidenze maggiori si registrano nell’Empolese, al 20,46%, e nell’area fiorentina nord-occidentale, al 19,15%. Nel Comune di Firenze gli studenti stranieri iscritti alle primarie e alle scuole medie sono il 21,51%: il Quartiere 1 presenta la quota più alta, con il 27,71%, mentre il Quartiere 3 si ferma al 13,92%. Tra i comuni metropolitani spicca Campi Bisenzio, con una percentuale vicina al 20%.

La sindaca Sara Funaro ha bocciato la proposta, accusando il Governo di utilizzare uno slogan elettorale al posto di interventi concreti. Secondo la prima cittadina, servirebbero maggiori risorse per i centri di alfabetizzazione, il sostegno linguistico e i progetti d’integrazione. A Firenze operano da 26 anni i centri Giufà, Gandhi e Ulysse, finanziati dal Comune: lo scorso anno hanno seguito 1.300 studenti e per quello in corso ne sono previsti oltre 1.200.

Di segno opposto la posizione dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia Francesco Torselli, che ha definito il tetto del 30% un provvedimento di «puro buon senso». Secondo Torselli, la misura aiuterebbe i bambini stranieri a integrarsi realmente, evitando la formazione di classi e scuole trasformate in ghetti. Lo scrive la Nazione. 

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