«Non abbiamo mai preso soldi per le stanze. Anzi, io le mie camere dentro l’occupazione le ho pagate». Abel Argenis Vasquez, detto Dominique, zio della piccola Kata, respinge le accuse nel processo sulla presunta compravendita di posti letto all’interno dell’ex hotel Astor di via Maragliano, da cui la bambina scomparve il 10 giugno 2023.
Al centro del procedimento c’è anche quanto accaduto la sera del 28 maggio precedente, quando Santiago Manuel Medina Palaez si gettò dalla finestra della propria stanza all’ultimo piano. Secondo l’accusa, sostenuta dalla pm Christine Von Borries, l’uomo cercò di sfuggire a una rappresaglia finalizzata ad appropriarsi di camere da cui ricavare denaro. L’ipotesi di una vendetta collegata alla successiva scomparsa di Kata è stata indagata a lungo, senza esito.
Anche il principale imputato, Carlos Palomino De La Colina, ridimensiona il proprio ruolo nell’occupazione. Nella sua versione, si sarebbe occupato soltanto di raccogliere piccoli contributi per la manutenzione dell’immobile, come rappresentante della comunità peruviana. «Fu deciso nelle riunioni con il Movimento lotta per la casa, sono stati loro a gestire l’occupazione», ha dichiarato.
Quanto alla sera della caduta, Carlos ha raccontato che un gruppo di occupanti salì all’ultimo piano per protestare contro il rumore e la confusione. Gli imputati negano che qualcuno sia entrato nella stanza di Santiago e sostengono che non vi fossero persone incappucciate. Una ricostruzione che presenta elementi di contrasto con le lesioni riscontrate dal medico legale, compatibili anche con un’aggressione precedente alla caduta.
Il tribunale ha fissato la prossima udienza al 3 marzo, quando la pubblica accusa inizierà la discussione. Lo scrive la Nazione.
Al centro del procedimento c’è anche quanto accaduto la sera del 28 maggio precedente, quando Santiago Manuel Medina Palaez si gettò dalla finestra della propria stanza all’ultimo piano. Secondo l’accusa, sostenuta dalla pm Christine Von Borries, l’uomo cercò di sfuggire a una rappresaglia finalizzata ad appropriarsi di camere da cui ricavare denaro. L’ipotesi di una vendetta collegata alla successiva scomparsa di Kata è stata indagata a lungo, senza esito.
Anche il principale imputato, Carlos Palomino De La Colina, ridimensiona il proprio ruolo nell’occupazione. Nella sua versione, si sarebbe occupato soltanto di raccogliere piccoli contributi per la manutenzione dell’immobile, come rappresentante della comunità peruviana. «Fu deciso nelle riunioni con il Movimento lotta per la casa, sono stati loro a gestire l’occupazione», ha dichiarato.
Quanto alla sera della caduta, Carlos ha raccontato che un gruppo di occupanti salì all’ultimo piano per protestare contro il rumore e la confusione. Gli imputati negano che qualcuno sia entrato nella stanza di Santiago e sostengono che non vi fossero persone incappucciate. Una ricostruzione che presenta elementi di contrasto con le lesioni riscontrate dal medico legale, compatibili anche con un’aggressione precedente alla caduta.
Il tribunale ha fissato la prossima udienza al 3 marzo, quando la pubblica accusa inizierà la discussione. Lo scrive la Nazione.
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